Flop della piazza, ma non del web

Come è già successo per le precedenti manifestazioni del popolo degli “indignati” che si mobilitano per dare sfogo alle voci di protesta dei Cittadini Italiani che lamentano l’attuale insostenibile situazione politica, anche la protesta per la legge bavaglio, monta in rete, ma la prova della piazza, delude le aspettative.

Le folle oceaniche a cui guardavamo con speranza, quelle, per intenderci, delle manifestazioni delle amministrative o del “se non ora, quando” sono un ricordo.

Un’appannamento che sembra in contrasto con un governo che invece accusa colpi e contraccolpi e che con tenacia tenta il tutto per tutto, forse bisogna riflettere che le modalità di protesta sono cambiate.  L’web funziona nel passaggio delle informazioni ma meno per l’aggregazione in piazza. L’Italia non arretra e lo ha urlato, compatta, in un coro di indignazione ma per via telematica. Di fronte alla minaccia di una nuova “legge bavaglio”, “solo” centinaia di persone sono scese in piazza per protestare contro il ddl intercettazioni e, in particolare, contro l’ormai famigerato comma 29, meglio conosciuto come comma “ammazza-blog”.

Siamo in una fase storica di passaggio e le persone, forse esauste e sfiduciate non hanno aderito numerose al richiamo della protesta della piazza.  Il Bavaglio è solo un pezzo di un’iniziativa più generale che mette insieme le censure, i tagli e il depotenziamento del servizio pubblico, gli interventi sui giornalisti, insomma tende a colpire la libertà d’informazione. Berlusconi ha paura, ma non recede e intensificala l’attività politica che esaminerà la legge la prossima settimana.

Una situazione torbida, resa ancora più ambigua dalla strategia del governo, che sembra  utilizzare  la crisi, e il fatto che i cittadini sono impegnati a pensare a come arrivare alla fine del mese, per continuare l’affondo verso la libertà d’informazione.

Non si riesce a identificare quale sarà il nuovo collante che terrà uniti gli italiani per spingersi al riconoscimento e ritrovarsi uniti e insieme per superare i grandi problemi che ci attanagliano e recuperare i valori.  Nel frattempo, le associazioni, i giornalisti e i blogger hanno iniziato un processo di sensibilizzazione con iniziative e nei confronti di diversi parlamentari per presentare emendamenti  per modificare la legge.

Questa legge sarà un buco nell’acqua, perché le parole devono rimanere sempre scritte o dette in libertà, forti e chiare!

La libertà di stampa non si tocca

Il tam tam del web è arrivato anche nelle piazze. La protesta contro il disegno di legge sulle intercettazioni  si è concretizzata in Piazza del Pantheon a Roma. Organizzata dal “Comitato per la libertà e il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo”, per dire no all’ennesima legge ad personam confezionata per salvare Berlusconi dai suoi processi. Da ‘Viva la libertà’ a ‘Basta, fermiamoli’, i post it indossati e distribuiti in piazza del Pantheon alla manifestazione contro il disegno di legge.

L’web da giorni  compatto diffonde l’allarme che si allarga ora dopo ora. In migliaia protestano contro la decisione della maggioranza parlamentare di riproporre la legge bavaglio. Video, post, commenti, diffusioni di documenti e di vademecum per comprendere i punti critici del provvedimento.

Proprio il versante della blogosfera è tra i più attivi. Infatti, il provvedimento sulle intercettazioni contiene ancora al suo interno la norma “ammazza-blog”. A fare da cassa di risonanza in Rete per la mobilitazione contro la norma ammazza blog è Valigia Blu, il collettivo di attivisti per “la dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini” rappresentato da Arianna Ciccone, sentinella contro la legge bavaglio sin da quando iniziò il dibattito sul ddl.

Riparte così la campagna dei post-it. Mandate una foto con la scritta:

LEGGE BAVAGLIO
CI RIPROVANO.
FERMIAMOLI

Le immagini vanno spedite all’indirizzo mail leggebavaglio@repubblica.it 1.


Bersaglio mobile parte con Lavitola

Debutto del programma, “Bersaglio mobile” su La7 in onda “ogni volta che ci sarà bisogno di dire qualcosa” come afferma il suo conduttore Enrico Mentana nei giorni che precedono il suo nuovo impegno di giornalista e che come  primo appuntamento  si collega da un località imprecisata, in diretta, via satellite, con il latitante e ricercato per la vicenda Tarantini,Valter Lavitola. Una puntata memorabile, nonostante le lentezze e i ritardi del collegamento satellitare. In studio il dibattito vedava il direttore del Tg di La7 Enrico Mentana e i suoi ospiti, Carlo Bonini di Repubblica, Corrado Formigli di Piazza Pulita, Marco Lillo e Marco Travaglio del Fatto Quotidiano, tentare di chiarire la faccenda che  ha visto il Tribunale di Napoli sovvertire tutti i dati, chi era parte lesa è divenuto indagato, l’unica cosa rimasta invariata è il nome di Lavitola  che ha spiegato la sua versione dei fatti e ha chiarito, al termine della puntata, che ha intenzione di restare latitante.

Si parla del denaro versato a Tarantini , un via vai di buste, cifre, date  e parole: “Ho anticipato io i soldi ai Tarantini per conto del premier, perchè Berlusconi mi chiese di aiutarli”. Lavitola parla di una misteriosa telefonata, non intercettata dalla magistratura, ma il cui contenuto sarebbe in grado di scagionarlo. “Nella telefonata che mi scagionerebbe gli ho detto, a Berlusconi: “Presidente, mi ha chiamato Tarantini, mi ha detto che ha notizia di questi 500mila euro e vuole che gli sia consegnata questa somma. Che faccio? Gliela metto a disposizione?. ”No, no, lui deve fare un’attività, quella somma è dedicata a un’attività”.

Alla domanda di Bonini: ma lei che mestiere fa? – “In Centro e Sud America ho un’azienda che si occupa di import-export di pesce, e ho alcuni pescherecci” precisa il latitante.  Faccio l’imprenditore e facevo il giornalista fino a quando non mi hanno radiato”.

Mentana rimarca il rapporto stretto, confidenziale molto forte tra Berlusconi  e Lavitola, e quest’ultimo risponde di essere: “riuscito, invece, dopo una gavetta lunghissima a far sì che il presidente mi concedesse di dire la mia su una serie di argomenti importanti, come si evince nella telefonata in questione. Sono un giornalista, faccio politica da 25 anni. Non sono un cretino: non vedo perché non avessi il diritto di dire la mia al presidente. Mi ero ritagliato un piccolo ruolo”.

E ancora quando Corrado Formigli, conduttore di “Piazza Pulita”, gli domanda perché avesse dato lui i 500.000 euro a Tarantini per conto di Berlusconi, Lavitola afferma: “Perché Berlusconi al momento non poteva per altri motivi e li ho dati io. Non ce la facevo più ad avere due, tre telefonate al giorno dai Tarantini. Il premier aveva dato questi soldi solo per far avviare a Gianpaolo una attività imprenditoriale all’estero. Per me era una liberazione, specie quando Tarantini ha detto: “datemi questi soldi e non vi rompo più”.

Alla domanda di Marco Travaglio sul motivo per il quale non torni in Italia a difendersi, Valter Lavitola dichiara di avere un “sacro terrore della magistratura“: “Sono latitante per alcuni errori, ma forse ho fatto bene vedendo quello che è successo a Tarantini e alla moglie, che non doveva essere arrestata perché aveva dei bambini piccoli. Tutto contro la legge, nonostante la misura sia disposta da un gip donna. Io avrei fatto la stessa fine di Tarantini: due mesi di carcere e poi mi avrebbero rilasciato chiedendomi scusa perché non ho fatto nulla”.

Una raffica di domande e un altrettanto fiume di parole, Lavitola ha dato del mezzo bugiardo al Presidente del Consiglio, ha parlato dei coniugi Tarantini come dei viziati sempre bisognosi di soldi, è andato in confusione, ha mescolato dati e fatti, ha provato a cambiare discorso e a difendersi, si è incartato.   Accusatori e accusato a confronto, in mezzo il telespettatore, un ping pong di parole, che porta ad una sola conclusione certa l’ immobiliarista, commerciante di pesci surgelati e congelati, giornalista, editore di quotidiani, giardiniere,  finanziere, consulente industriale sui mercati del Sud America (Brasile e Panama in particolare), pubbliche relazioni,  rimane latitante e a noi, l’ardua sentenza di farci un’opinione su tutta questa intricata faccenda.

 

 

Propulsione umana

Eureka, una lampadina si accende, ma, non per un click manuale, bensì dopo un’energica, pedagogica, pedalata.

Il Tg2 ci presenta la scuola dell’energia. Una scuola che produce energia facendo pedalare i propri alunni ed immagazzinando i watt all’interno di accumulatori in modo da riutilizzarli quando servono.  E’ quanto si sta sperimentando  nell’Istituto Tecnico Industriale Statale Vallauri di Roma che ha creato una Sala dell’Energia, al cui interno trovano spazio 18 postazioni allestiste per la produzione di energia elettrica attraverso delle dinamo che sono attivate dalle pedalate o rotazioni a manovella.

L’obiettivo di questa iniziativa è  quella di modulare o rimodulare i comportamenti energetici individuali e di conseguenza collettivi, creando al tempo stesso una cultura dell’antispreco. Un progetto  ambizioso ed estremamente educativo. Oltre al risparmio prodotto dall’energia accumulata in modo pulito, il programma si pone quello di una migliore consapevolezza sui temi della produzione e consumo dell’energia anche in chiave ambientale. I ragazzi sono costretti a constatare, sulle loro gambe,  quanta energia ci vuole per produrre energia (100 Watt per un’ora di pedalata), in questo modo vengono educati a comprendere il senso e il valore del risparmio energetico

Scuole a pedali, questo è il nome dell’ originale piano di lavoro, ideato da Oscar Santilli, insegnante dell’istituto ed architetto appassionato di ecologia. Ogni ragazzo è proprietario di  una tessera personale,  che serve per attribuirgli le quantità energetiche che ha prodotto e che gli verranno riconosciute come crediti. Per cui il ragazzo sarà titolare di un credito energetico che cresce man mano che pedala.  Una scheda magnetica contabilizza l’energia che verrà in seguito convertita in premi e benefit, quali ingressi al cinema, buoni libro, acquisto dvd, ricariche telefoniche ed altri beni o servizi ad alta appetibilità ma scolasticamente e socialmente compatibili. Si tratta di spin-bike e altrettante dinamo a manovella, da azionare a braccia, che producono Watt da accumulare in una centralina a loro collegata da un sistema di cavi. A realizzare il software e l’hardware della sala ci ha pensato un ex-studente dell’istituto.
Una scuola che ha come obiettivo  oltre all’utilità pratica,  una funzione didattica. Un modo per conoscere determinate realtà e, magari, per riuscire a cambiare i propri comportamenti in base a queste conoscenze. Il tutto in controtendenza alle difficoltà che devono superare le scuole dopo  i tagli e le riforme scolastiche governative.

E non basta, il donatore di watt,  può essere un professore, uno del personale didattico, un genitore, chiunque abbia voglia di contribuire al proprio benessere fisico e all’ambiente.  Adulti che avranno un’ altra tessera diversa da quella degli studenti, ma che potranno utilizzare la stessa sala per produrre energia ed accumulare watt che verranno riutilizzati in momenti di natura collettiva o sociale, come ad esempio un concerto. Attività virtuose prodotte in favore della collettività.

Un modo interessante per aprire la scuola al contributo sociale e, contemporaneamente, esercitare l’azione formativa anche su coloro che non sono studenti con l’aggiunta  del piacere di aver contributo al benessere se non del pianeta, almeno della propria scuola.  Senza tralasciare che l’attività fisica diventa un colpo ben assestato a sedentarietà e soprappeso.

Un’importante iniziativa volta a sensibilizzare i corretti comporamenti energetici attraverso le pedalate di tutti. Se risparmiare energia è doveroso, è veramente bello e, è il caso di dirlo, istruttivo, che la corrente prodotta sia in grado di alimentare pc, attrezzature tecnologiche, ma soprattutto la mente dei ragazzi, cittadini di un futuro incerto che ha fame di nuova cultura del consumo. La spesa di questa ristrutturazione scolastica  potrà essere ammortizzata in poco più di dieci anni, mentre il ritorno in fatto di qualità di vita sarà altissimo. E’ il caso di prendere spunto da un famoso slogan: Meditate Gelmini &, meditate!

Addio al papà di Tex e delle Miss

La fantasia del mondo del fumetto piange la morte di uno dei suoi autori più convinti. Sergio Bonelli era un artigiano, innamorato del suo lavoro come gli artisti del fare che non esistono più. Era il sogno,  l’avventura, era il bambino nascosto dentro di noi. L’erede di Tex Willer che con il fumetto ha tenuto insieme la tradizione del west, con i suoi cowboy e indiani. L’eroe che difende i deboli qualunque sia il  colore della loro pelle.

Aveva 79 anni, vissuti tutti dentro i fumetti, quando la fantasia doveva accontentarsi di parole e disegni. Ha appassionato con raffinata genialità con i suoi fumetti generazioni di ragazzi e adulti.

Era figlio d’arte.  Suo padre Gian Luigi era il creatore di Tex Willer, ma a lui si devono straordinari esempi della fantasia come  Zagor, Mister No e Dilan Dog, che hanno saputo coniugare tradizione e innovazione, eroi che sono usciti dalle nuvole di carta diventando personaggi carichi di idealita’ sana, robusta e forte.

Personaggi che sono stati  e continuano ad essere cibo per l’immaginazione  della letteratura disegnata con i colori  dell’emozione.

 

A pochi giorni dalla conclusione del concorso di Miss Italia, anche Enzo Mirigliani, lo storico patron, è morto a Roma all’età di 94 anni. Anche lui ha fatto sognare migliaia di ragazze.  Da cinquantanni  si era occupato di concorsi di bellezza a partire dal 1953. Nel 1959, aveva assunto la direzione di Miss Italia e nel 1991 aveva fondato anche Miss Italia nel mondo, concorso destinato alle giovani ragazze di origini italiane, nate e residenti in altre nazioni.

Sono tanti i nomi famosi che devono al patron la loro fortuna, Sofia Loren, Lucia Bosè, Silvana Pampanini, Gina Lollobrigida, Silvana Mangano, Eleonora Rossi Drago, Gianna Maria Canale, Giovanna Ralli. Tra le belle di oggi, Miriam Leone, Roberta Capua,  e Cristina Chiabotto, arrivate in Tv con la corona in testa.  Ragazze normali, comuni, quelle della porta accanto, come le dattilografe, le commesse, le impiegate, le studentesse che si incontrano sul pianerottolo di casa. Mirigliani le ha messe in mostra, le ha esibite e trasformate in  principesse per alcuni giorni o, almeno, per  un anno.

Una vita passata con le giovani aspiranti al titolo che può cambiare la sorte, un impegno entusiasmante che lo ha tenuto attivo fino ad oggi.  Di candidate, ne ha selezionate almeno un milione. Nel 1990, su suggerimento di Maurizio Costanzo, ha abolito le canoniche misure delle miss (90-60-90) e, quattro anni dopo,  ha aperto il concorso alle donne sposate e alle mamme, oltre che a quelle straniere con cittadinanza italiana. Scalpore ha fatto nel 1996 l’elezione di Denny Mendez, unica miss di colore.

In conclusione,  due italiani che hanno segnato il cambiamento dei tempi e del costume  della nostra società,  simboli di un paese che ha voluto e vuole  sognare con la fantasia tipica del nostro popolo.

Camminare verso la pace

Tg3 nei giorni precedenti all’evento ha diffuso la notizia relativa al nuovo e rinnovato appuntamento  della Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli. 24 Km d’amore verso Assisi…Un corteo di persone che raggiungendo  la città della pace francescana, diffondono compatte, il nobile obiettivo. Partendo dal centro storico di Perugia in un itinerario di circa 8 ore di cammino, seguite in diretta, la domenica,  dalle telecamere di Rai 3,

Esattamente come cinquant’anni fa, migliaia di persone inaugurarono questo storico e pacifico percorso, oggi, come allora, i chilometri d’asfalto, divengono un simbolo unificatore, una  lunghissima aula didattica dove ciascuno può percorrerli, raccogliendo idee, proposte e riflessioni utili per un futuro di  pace, intercultura, legalità e ambiente. Siamo sempre più consapevoli che, intorno al concetto di pace, ruotano significati più ampi: nonviolenza, giustizia, libertà, diritti umani, responsabilità e speranza. Come in passato, anche  l’edizione del 2011  si carica di senso. Nel 1961, durante la prima Marcia, organizzata da Aldo Capitini, venne usata per la prima volta la Bandiera della Pace così come la conosciamo oggi, con i 7 colori dell’arcobaleno, disposti orizzontalmente, dai più freddi ai più caldi. E proprio per festeggiare questo anniversario, la XIX Marcia per la Pace Perugia-Assisi avrà lo stesso tema della prima: “Per la pace e la fratellanza tra i popoli“.

Persone che da ogni parte del mondo, unite nello spirito e nei valori, sfilano per le vie cittadine, impegnate nella lotta alla povertà, per la giustizia sociale, per l’uguaglianza dei diritti dei popoli, contro le discriminazioni di sesso, religione e razza. Cittadini qualsiasi, realtà umane diverse,  che credono in un metodo nuovo di stare assieme. Senza pace non c’è futuro, per l’umanità. Dobbiamo recuperare i temi principali, per salvare l’uomo. Pace, lavoro e futuro.Temi importanti, carichi di tensioni politiche ed  economiche, una battaglia comune molto difficile e dentro la marcia c’è tutto questo.  Camminare insieme,  verso uno stile di vita,  diretti ad una  meta unica, quella di  una reciproca comprensione.

Dunque una pace in senso lato che affratella tutti, nei colori degli striscioni e delle bandiere. Molti gli slogan  che hanno animato il lungo corteo. Un pensiero particolare alle migliaia di  persone morte quest’anno in mare per arrivare nel nostro Paese.  Sono arrivati  da tutta Italia. Le maglie sgargianti, la luce dei  loro sorrisi, sono i segnali che ci conducono a camminare verso la crescita, perché la pace non si predica, ma si pratica. Guerre vere, combattute realmente da talebani, tunisini, libici, palestinesi si mescolano a guerre quotidiane, combatture in nome del lavoro, della scuola, della ricrescita, in questo  anno di transizione  che collegherà il futuro al benessere comune. Scelte coraggiose, dovranno essere fatte, nella politica di tutti i giorni, dentro una relazione educativa dove giace l’immensa potenza di ciò che non è potere politico, con l’obiettivo di raggiungere una serena quotidianità futura. Il nostro orizzonte dovrà confrontarsi con i sentimenti profondi dell’uomo, verrà giocato nell’intimo delle coscienze, nello spazio del “cuore”, lì dove l’uomo fa le sue scelte, optando per l’egoismo o per l’altruismo; per gli interessi di parte o per il bene comune; per una vita solo materiale o per una vita improntata ai grandi ideali; per una concezione “piccola” dell’appartenenza territoriale, etnica e culturale, o per  una concezione “grande” che, senza rinunciare alle identità, sa però integrarle nel  più vasto orizzonte della fratellanza universale.

Questa marcia,  appartiene  a un unico orizzonte ideale. Non c’è pace, se non alziamo lo sguardo verso un mondo globalizzato, che ci vede  sigillati nell’alleanza con gli uomini e con la natura,

 

 

Vicini al traguardo

Prosegue la raccolta firme per il referendum che vuole cambiare la legge Porcellum. TG 2 dedica un servizio per informare i cittadini che restano pochi giorni. Il tempo stringe, ma l’operazione sembra ben avviata per raggiungere il “primo” quorum. Entro il 30 settembre si può andare presso il proprio comune e firmare a favore del Referendum per l’abrogazione dell’attuale legge elettorale, che consente ai capi di partito di scegliere chi mandare in Parlamento. Un Parlamento di nominati che non rispondono al popolo.

“Io Firmo. Riprendiamoci il voto” è lo slogan del Comitato referendario che ha lanciato una  raccolta firme per eliminare la legge elettorale voluta dal Governo in carica che prevede le liste bloccate, premio di maggioranza, deroghe alla soglia di sbarramento, obbligo di indicazione del candidato premier. Una legge, studiata da Roberto Calderoli, introdotta nel 2005 per depotenziare la legge Mattarella.

“La legge c’è, ma è una porcata” sibilò il suo creatore. Il porcellum è un sistema anticostituzionale. Con la mancata possibilità di scegliere un nominativo all’interno delle liste, finisce che si vota per il partito che ha già stabilito, in maniera del tutto antidemocratica, la propria lista elettorale. L’elezione dei parlamentari dipende quindi solo dalle scelte dei partiti.

In caso di vittoria dei si, all’ipotetico referendum, la Camera sarebbe eletta con metodo proporzionale, senza premio di maggioranza e con una soglia di sbarramento al 4%. Gli eletti, non sarebbero piu’ nominati dai partiti ma scelti tra i candidati con la preferenza unica.

Abbiamo ancora nelle orecchie,  tutti i dibattiti realtivi al recente salvataggio di Milanese che, chiaramemte è il risultato politico di un voto di scambio.  Un governo che legittima se processare o meno chi delinque, scavalcando gli organi giudiziari è un governo di potere, che si permette di bypassare la giustizia, e in democrazia è grave .

Il termine per depositare in Corte di Cassazione le necessarie 500mila firme è fissato al 30 settembre – Firme permettendo dunque, l’appuntamento contro il Porcellum sarà, con tutta probabilità, per la prossima primavera.

Se pensi di dover essere tu a scegliere chi ti deve rappresentare, vai a firmare.

Le sorelle diabolike

L’epopea delle due ragazze bene, divenute autrici di culto,viene celebrata con un documentario su History channel. Immutabile nel tempo, resta il loro Diabolik, che si affianca a Tex nell’olimpo delle storie disegnate autoctone.

DiabolikSiamo negli anni ’60, l’Italia è nel boom economico, c’è voglia di divertimento, la minigonna invade le strade, nasce la generazione “beat” e la contestazione. In questo clima prende vita il fumetto più longevo e di maggior successo, il celeberrimo Diabolik. Fumetto per adulti che rompe gli schemi in cui  tutto è lecito per raggiungere lo scopo: il furto!

L’avventura editoriale nasce dalle fervide menti di  Angela e Luciana Giussani, il duo delle signore omicidi nel fumetto italiano. Figlie della buona borghesia milanese, colte, belllisime, sportive, alte, spiritose e inquiete. Due giovani donne determinate a diventare se stesse. Donne coraggiose che raccontano  storie forti e cattive, firmate con una semplice L, proprio per evitare critiche, due primedonne che non inventano  una serie, ma un modo tutto loro di fare fumetto. Di pensarlo, di scriverlo, di gestirlo, di viverlo.
Mitiche creatrici del più famoso criminale della storia del fumetto italiano, Diabolik appunto, che ha rappresentato una rivoluzione nella storia del costume.

Le due Giussani, partono con le idee ben chiare,  vogliono qualcosa di più. Qualcosa tutto per loro…Nasce l‘ Astorina che mette  per la prima volta sul mercato, un eroe cattivo,  in calzamaglia nera , con la K nel nome. E’ noto che le sorelle Giussani diedero precise indicazioni, su chi dovesse somigliare il loro personaggio: Robert Taylor. E fu subito un successo travolgente e inaspettato. Ed ecco allora scatenarsi i giudizi negativi e  moralisti.  Il fumetto fa paura, è pericolosamente antisociale. E’ un cattivo esempio e istiga alla violenza. Sociologi e psicologi lo accusano di contribuire all’aumento della criminalità.Viene sequestrato.

Leggere Diabolik in quegli anni, sovverte le regole etiche della morale cristiana. Aspre le critiche tra il pubblico dei benestanti, fino a trascinare Angela e Luciana  in tribunale. Diabolik merita la censura anche se è letto da tante persone.   Ma è solo un giallo, che punta sull’intrigo e sulla destrezza dei furti, eppure, diviene un fenomeno sociale  e popolare che entrò a far parte della cultura italiana. Un fumetto con un “anti-eroe”,  un genio del crimine che si poteva permettere di essere cattivo ed avere successo, con una caratterizzazione grafica che lo rende inconfondibile: un uomo dagli occhi di ghiaccio, dallo sguardo pungente, penetrante e dall’astuzia incomparabile.

Trame originali e complesse con trucchi sempre più diabolici, sceneggiature avvincenti dalla forza vigorosa, nulla è lasciato al caso, storie di fantasia con canoni fissi. Arriva il colpo di scena:  Diabolik trova la donna della sua vita, Eva, (ispirata all’attrice Grace Kelly,) novità assoluta, un’eroina dalla personalità decisa, bella, creativa, capace di discutere e litigare, ma unita al suo uomo, per sempre, dalla forza dell’amore. I due sono inseparabili. Eva diviene l’assennata compagna ideale. Dunque un’evoluzione del fumetto che anticipa l’evoluzione del mondo, ma con un valore imperituro, l’amore, unico valore tradizionale nel ribaltamento generale.

Nel tempo Diabolik si evolve, diventa film. La tv lo fa suo, con l’arma dell’ironia, arriva  Dorellik! Oramai è parte dell’immaginario collettivo e acquista spessore, si fa promotore di battaglie sociali. Quel fumetto, un tempo diseducativo, si schiera a favore del divorzio, dell’aborto, ma è contro il contrabbando di organi, armi, prostituzione e droga.

Insomma Diabolik è l’eroe dei fumetti calato nel mondo reale, ma oggi come ieri continua a compiere furti, diabolici!

 

 

Il governo galleggia

Trasmissioni ormai consolidate su La7, come Otto e mezzo, ma anche le new entry  Piazza Pulita puntano le loro energie verbali nel tentativo di capire cosa succede ai vertici del nostro governo e trattano il caso Milanese.

Sedicenti politicanti, influenti opinion leader,  acuti commentatori e giornalisti imperversano, occupando i salotti  televisivi. La politica “accende”  la televisione e “spegne” ogni speranza.

Dunque  la casta ha salvato Milanese, assolto dalla politica e il governo ha superato la prova. Il braccio destro del ministro dell’economia non sarà arrestato. La maggioranza tiene, nonostante 7 franchi tiratori. Si voleva dare una spallata al premier per velocizzare l’uscita dalla crisi economica italiana e per risollevare la credibilità fortemente provata dalle sue follie. Tentativo fallito. Debolezze e problemi che stiamo pagando in modo esplicito, anche se  i rappresentanti del governo negano l’evidenza, Maurizio Gasparri ospite della Gruber afferma sicuro: ” La credibilità non è messa a dura prova, Berlusconi, vara decreti e provvedimenti validi, ma di crescita in giro se ne vede poca, il premier ha ottenuto l’approvazione dalla maggioranza e senza questo governo sarebbe peggio”.

La domanda che sorge spontanea in noi spettatori è relativamente semplice:  ma come è possibile che ancora si sostenga l’uomo che si vanta di aver fatto numerose riforme ma il paese è tornato indietro?  Si vanta di aver aperto centinaia di cantieri ma le infrastrutture sono al collasso. Si vanta delle sue avventure sessuali e passa le giornate a schivar udienze o al telefono con gli avvocati, mentre la disoccupazione sale alle stelle.   Forte della  sua incrollabile convinzione di essere sempre dalla parte del giusto, con  il suo concetto di società divisa in classi , ricchi e poveri, professionisti e operai, residenti e immigrati.

Eppure c’è ancora qualcuno convinto che Berlusconi sia vittima di un informazione faziosa. Gasparri: ” Da anni si esercitano su Berlusconi e innegabilmente, una serie di accuse e gli eventi non hanno portato ad una accelerazione della crisi”.  Cicchitto : “C’è un attacco a Berlusconi e a questo governo. Nei confronti di Papa e Milanese l’arresto viene chiesto perché c’è un attacco. Milanese è un perseguitato. È stato costruito un mostro, così come con Papa e Berlusconi. La situazione è drammatica a livello economico e in più c’è la magistratura che complica le cose. C’è il rischio che finisca la democrazia in questo paese per colpa dei giudici politicamente orientati“.

Affermazioni copiate “dall’originale”: “Contro di me è in atto una persecuzione da parte della solita magistratura politicizzata. Sembra di vivere in uno Stato di polizia” avrebbe detto il Cavaliere…

Eppure siamo l’unico paese a cui la manovra è stata imposta dalla BCE,   chissà perché…e in  questo caos generalizzato, l’Italia va a rotoli.

Berlusconi & solo promesse

Tg3 edizione serale, mette in evidenza la difficile situazione a Lampedusa. Una polveriera senza controllo che è esplosa insieme all’esasperazione dei cittadini. Dopo il rogo al centro  di accoglienza e i primi trasferimenti nella notte di immigrati tunisini la situazione a Lampedusa è improvvisamente precipitata, tutti contro tutti: isolani che presidiano il comune,  forze dell’ordine che tentano di sedare gli animi, il sindaco barricato che telefona al governo, i bambini impauriti nelle scuole e i tunisini che iniziano la loro battaglia. Sarebbero decine le persone rimaste ferite negli scontri iniziati dopo che un gruppo di abitanti dell’isola ha sfogato la rabbia, per una situazione ormai non più sostenibile, con un fitto lancio di pietre contro un gruppo di migranti. Immediato il corteo di circa 300 tunisini che hanno sfilato per le strade dell’isola al grido di “libertà libertà”.

E’ battaglia urbana tra i cittadini e gli immigrati che saranno reimpatriati a breve,  scontri forti, violenti, mentre la rabbia dei cittadini esasperati si sfoga anche sul sindaco, Dino De Rubeis, accusato di avere tenuto in questi mesi una linea troppo morbida e che invece ora, grida forte la sua protesta: “siamo in presenza di uno scenario da guerra, lo Stato mandi subito elicotteri, navi per trasferire i tunisini che vagano per l’isola dopo avere incendiato  il centro di accoglienza. Alle associazioni umanitarie dico: non vi permettete di accusare di razzismo i lampedusani, hanno dato fin troppo. Siamo in guerra, la gente a questo punto ha deciso di farsi giustizia da sola”. Poi chiede l’aiuto di Napolitano e Maroni. Il titolare del ministero dell’Interno promette: ”Tutti via in 48 ore”.

Ma è un annuncio già sentito, a marzo Berlusconi arriva a Lampedusa e promette di tutto, campi da golf,  svuotamento dei profughi in 48 ore, esenzione dalla tasse, il premio Nobel e un casinò,  in più si compra una villa e vuole diventare lampedusano, poi il nulla, a cui fanno eco gli applausi di chi ancora una volta gli ha creduto.  Ma non c’è traccia del piano a sostegno di Lampedusa. Infatti i mesi che seguono raccontano un altra favola, il turismo non decolla, immigrati che continuano ad arrivare, disperazione, solidarietà umana e cadaveri che approdano sugli scogli…Berlusconi ha la memoria imprecisa e infedele come le sue promesse.

E intanto Lampedusa rimane un’ isola sempre più militarizzata che acquista lentamente la fisionomia di un focolaio di guerra civile, con abitanti in guerriglia, centri di accoglienza bruciati, scuole chiuse perchè a rischio sassaiole e sindaci scortati dalla Digos che si sono muniti di mazze da baseball per trattare con i cittadini. Una situazione resa incandescente dalla mancanza di capacità organizzative di un governo allo sfacelo. Questa volta la situazione è cambiata. A farsi ragione con la forza sono gli stessi isolani che non si sentono più tutelati dallo Stato. E questa volta il messaggio è stato chiaro a tutti: accoglienza sì ma entro un limite oltre il quale si reagisce.