Costa Allegra, ma non troppo!

L’odissea della Costa Allegra prosegue. In panne al largo dell’Oceano Indiano sta lentamente avvicinandosi a Mahè, l’isola principale delle Seychelles dove dovrebbe attraccare giovedì mattina. La notizia rimbalza nei vari telegiornali. Il mare è calmo e favorisce la navigazione. La nave viaggia a una velocità di sei nodi, pari a 11 chilometri l’ora, trainata dal peschereccio d’altura francese Trevignon che per primo ne aveva raccolto l’Sos.

Per alleviare il disagio dei passeggeri della Costa Allegra la compagnia ha predisposto continui collegamenti via elicottero con la nave per garantire il rifornimento di cibo, generi di conforto, torce elettriche e acqua alle 1.049 persone a bordo. Il comandante assicura che la situazione a bordo è normale, nonostante  sia scoppiato un incendio domato dall’equipaggio. I passeggeri attendono che i luoghi paradisiaci sognati si trasformino in realtà, ponendo fine  all’incubo che stanno vivendo.

A meno di due mesi dalla tragedia della Costa Concordia, che per una manovra azzardata s’incagliò  a pochi metri dell’isola del Giglio, un’altra nave della flotta Costa Crociere è nei guai. Un incendio in sala macchine ha costretto l’Allegra “alla deriva” nell’Oceano Indiano. Di proprietà della Costa Crociere e della Carnival (le stesse della Costa Concordia), soprannominata “nave di cristallo” per l’abbondanza di vetrate, era partita sabato dal Madagascar diretta a Mahè, ha interrotto la navigazione perché le fiamme sono divampate  nel locale generatori elettrici, situato a poppa e, fortunatamente, non ci sono stati feriti o vittime. L’incendio è  stato estinto e non si è esteso a nessuna altra zona della nave. La macchina dei soccorsi si è messa subito  in moto.

Due incidenti  alle grandi navi in poco tempo, salire su una nave da crociera è diventato come giocare al lotto? La maledizione di Tritone ha colpito il business della Costa?  La Costa Crociere va verso la chiusura?

Milioni di passeggeri nonostante la crisi scelgono di evadere dalla realtà navigando in mare aperto, il business delle crociere è all’attivo  e mobilita circa 19 milioni. Eppure la tragedia al largo dell’Isola del Giglio, accaduta proprio all’inizio della stagione delle prenotazioni delle crociere, rischia di tradursi in serie perdite per Carnival, e per la nostra economia visto la famiglia degli armatori genovesi Costa,  l’ha ceduta nel 1997 a Carnival ma la società, è rimasta italiana. Oltre al brand Costa, i marchi controllati dal gruppo italiano  sono due: Aida e Iberocruceros. Costa Crociere è l’unità piu’ importante, il danno è abbastanza facile da immaginare. Innanzitutto verranno persi tutti quei viaggi che erano già stati prenotati proprio sulla Costa Concordia e, poi si aggiunge il rischio per tutto il settore è che ci sia una reazione emotiva al naufragio che porti le persone a non scegliere i viaggi di lusso in mare e a disdire quelle già prenotati.

Ecco che l’orizzonte del  business delle crocere vacilla , le grandi navi con il loro tutto compreso in stile Love Boat portano a galla numerosi intoppi. Carnival stima perdite fino a 95 milioni di dollari. Gli esperti temono di peggio: il settore era già in crisi e l’Italia è il Paese che ci rimetterà di più.

La Costa deve fare i conti con la Concordia e ora anche con l’Allegra e mentre tutti puntano al rilancio della barca Italia, vedremo se il business delle crociere è arrivato al giro di boa. Nel frattempo possiamo divertirci nel  rispondere alla domanda del Gday di Geppi Cucciari: Un’altra nave della Costa Crociera è rimasta in mezzo al mare, secondo lei è più difficile far scendere i passeggeri dalla nave o far salire i clienti sulla prossima?

Giornata difficile e nervosa

Enrico Mentana fa partire il Tg de La7 con la notizia del militante del movimento No Tav in Val di Susa, caduto da un traliccio.  Luca Abbà si era arrampicato su un palo dell’alta tensione per protesta contro l’allargamento del cantiere di Chiomonte. I suoi compagni accusano le forze dell’ordine e scatenano la protesta che si tramuta in scontri, manifestazioni e presidi di solidarietà.

Qual’è la verità? Il dibattito politico si riaccende e torna a infiammarsi anche la polemica.

Una maledetta mattinata attorno al cantiere della Val di Susa, un ragazzo è rimasto folgorato perché si opponeva all’allargamento del cantiere  per la costruzione della linea ferroviara Torino-Lione. Abbà, 37 anni, tra i proprietari dei terreni oggetto dell’esproprio, arrampicato sul traliccio è stato folgorato da una scarica elettrica mentre alcuni agenti stavano cercando di raggiungerlo per convincerlo a scendere . Trasportato in elicottero all’ospedale  di Torino, è tuttora ricoverato in coma.

La polizia precisa che “il manifestante, autonomamente arrampicatosi sul traliccio, superava, nell’arrampicata, l’area di sicurezza”. “Personale di polizia, notato il fulmineo movimento”, lo avrebbe invitato a scendere ma poco dopo il giovane è caduto probabilmente colpito da una scossa elettrica.

Tutto il movimento punta ora il dito contro le forze dell’ordine. Polizia e carabinieri, che erano intervenuti per garantire agli operai la possibilità di procedere con i lavori, una volta giunti sul luogo  hanno trovato ad attenderli una ventina di manifestanti e tanta rabbia. “La gente che difende i propri diritti fa questa fine” si sfoga un manifestante ai microfoni di “Servizio pubblico” , “è una vittima della provocazione della polizia che l’ha indotto a scendere”, ” se cercavano il morto ci sono quasi riusciti”, “chiediamo un incontro urgente al prefetto di Torino e al governo perché vengano interrotti i lavori”.

Roma, Firenze e Bologna hanno preso di mira i binari della stazioni per ovvia assonanza ma, presidi anche su strade e autostrade.  Le tensioni in Val di Susa, esasperate dal grave incidente hanno innescato le immancabili reazioni nel mondo della politica. Dagli storici oppositori della Tav ai convinti sostenitori della stessa, è tutto un coro di solidarietà levato all’indirizzo del giovane militante. Nichi Vendola “L’incidente rappresenta una svolta drammatica nella vicenda No Tav  - Paolo Ferrero: “Il ferimento di Luca Abbà, è frutto diretto della sconsiderata azione delle forze dell’ordine. L’esecuzione dell’esproprio di un terreno diventa un’azione militare in cui le regole d’ingaggio dei militari e della polizia sono molto più aggressive di quelle utilizzate in Afghanistan dai militari italiani”. A richiedere un tempestivo stop dei lavori è stato anche il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli: ”Gli espropri vanno immediatamente fermati - ha tagliato corto – si apra un confronto con gli abitanti della Valle sui dati e sui numeri che dimostrano in modo inequivocabile che la Torino-Lione è un progetto senza alcuna utilità sia per l’Italia che per l’Europa”.  Di parere contrario Casini:” L’opera va avanti, la Torino-Lione si deve fare”. A chiudere la “giostra”, Beppe Grillo: ”Robe da pazzi! – ha scritto ieri sul suo blog – Un ferito grave, l’accerchiamento della baita con persone dentro. Di nuovo violenze. Uno è caduto da un traliccio ed è grave in ospedale. A chi servono queste cose? Perché io vorrei capire, cosa c’è dietro questo sistema!”.

E dopo le giuste reazioni emotive il rischio è che la faccenda venga strumentalizzata perdendo la necessaria lucidità di analisi per una soluzione di mediazione che porti a risultati soddisfacenti per le parti coinvolte.   Al tempo l’ardua sentenza! Auguriamo anche una pronta guarigione a Luca che riesca a vivere ancora per continuare la  missione in cui crede, magari in modo meno pericoloso e rischioso.

Quando la terra era ferma

Un’analisi su due famosi astronomi: Keplero e Galileo in onda su History Channel. La conquista della luna fu uno shock per il mondo, tanto quanto (possiamo ipotizzare) siano rimasti sconvolti i cittadini del seicento quando i due scienziati diffusero le loro scoperte. La  storia dei rapporti tra i due scienziati è complessa e più ricca di quanto possa apparire. Uniti dal rifiuto della cosmologia tradizionale e dall’adesione al copernicanesimo, scomunicato dalla chiesa luterana l’uno, costretto all’abiura l’altro, i due matematici rappresentano un exemplum di quella straordinaria fucina d’innovazione che fu il finire del Cinquecento. Le loro scoperte aprirono la via alla astrologia contemporanea.

Galileo è cattolico e studente  all’Universita’ di Pisa facoltà di medicina, secondo il desiderio del padre.
Durante gli studi, si appassiona alla fisica e nel 1583 formula la teoria dell’isocronismo del pendolo, intuito osservando le oscillazioni di una lampada nella Cattedrale di Pisa. Contemporaneamente Keplero ha difficoltà ad inserirsi nella società, appartiene ad un ceto sociale più basso e con fatica termina gli studi di teologia e accetta un lavoro come insegnante di matematica. Vive al centro della disputa dovuta alla riforma protestante.

Figli della rivoluzione scientifica, seguono  con passione una sperimentazione atta a dimostrare le loro intuizioni. Entrambi riconoscono che la forza del pensiero scientifico sta nel fatto che esso non riconosce nulla come dogmatico ed è pronto a modificare ogni teoria quando l’osservazione o il ragionamento ne dimostrano l’inconsistenza. La ricerca della verità anima entrambi.  Le loro vite scorrono paralelle. Due caratteri diversi. Galileo arrogante, altezzoso e con un certo snobismo era orientato verso la conquista di ceti sociali più elevati, Keplero è costretto a convivere con il faticoso compromesso della sopravvivenza. 

Si scrivono ma non si incontreranno mai. Leggono le opere l’uno dell’altro e comunicano tramite intermediari. Galileo manifesterà grande stima per Keplero ma si rivelano apprezzamenti formali. Keplero d’altronde non accettò l’invito a insegnare nelle scuole italiane. Fu un accanito e convinto sostenitore del sistema copernicano, fervente cristiano si lasciò influenzare dalle sue credenze religiose e dal pensiero filosofico contemporaneo.
Galileo fu in realtà un fisico, nel senso moderno della parola, piuttosto che un astronomo, tuttavia egli portò dei contributi essenziali all’affermarsi del pensiero copernicano. Tali contributi riguardarono sia gli aspetti strettamente scientifici sia quelli più generali relativi al dibattito culturale e al rapporto tra Scienza e Fede.

Nel 1609, mentre Keplero pubblica la sua “Nuova astronomia”, che contiene le prime due leggi del moto planetario, Galileo comincia ad interessarsi ad un nuovo strumento, costruito in Olanda: il telescopio. Fino a quel momento le osservazioni astronomiche erano state compiute ad occhio nudo.
Dopo avergli apportato dei miglioramenti, ne dona alla Serenissima di Venezia un esemplare, al quale da’ il nome di “perspicillum”.
A Padova, con il nuovo strumento, Galileo compie una serie di osservazioni della Luna e nel 1610 osserva delle “piccole stelle” luminose vicine a Giove. Presenta una serie di disegni dimostrando che la luna non è piatta e riconosce i crateri.  Keplero è alle prese con problemi economici, scrive un altro libro nel tentativo di ricevere la paga dall’imperatore che invece appare più propenso ad investire nell’impresa bellica.

Galileo rivela nel “Sidereus Nuncius” la scoperta  dei  4 satelliti di Giove. Consapevole delle reazioni che quest’ulitma  avrebbe avuto, soprattutto negli ambienti aristotelici,  li battezza Astri Medicei in onore di Cosimo II de’ Medici, Gran Duca di Toscana. Soltanto in seguito, su suggerimento di Keplero, i satelliti prenderanno i nomi con i quali sono conosciuti oggi: Europa, Io, Ganimede e Callisto.
La scoperta di un centro del moto che non fosse la Terra comincia a minare alla base la teoria tolemaica del cosmo, mentre la guerra sconvolge gli uomini con atrocità ed epidemie.

Successivamente Galileo puntò il cannocchiale verso il Sole, osservandone l’immagine proiettata su uno schermo bianco; osservò le macchie solari e ne studiò sistematicamente il loro moto, limitandosi, questa volta, a comunicarne i risultati ad alcuni amici in forma privata. Keplero durante un processo lungo spese un patrimonio per salvare la madre dall’accusa di stregoneria.

Le loro opere finiscono all’indice e chiunque affermi che la terra giri intorno al sole è eretico. Keplero muore e Galileo esce allo scoperto ma incappa nell’inquisizione che segnerà la sua rovina. Lo scienziato, già anziano e malato, viene chiamato a Roma nel 1633, dove viene processato e gli viene richiesto di abbandonare la teoria copernicana. Imprigionato e minacciato di tortura, Galileo viene costretto ad abiurare pubblicamente e viene condannato alla prigione a vita, ma poi gli viene concesso di scontare la pena nella sua villa di Arcetri, vicino a Firenze.

Potremmo concludere che i due dovendo confrontarsi con la questione lasciata aperta del sistema copernicano, percorrono strade diverse. Le soluzioni proposte da Keplero culminano nell’enunciazione delle celebri “tre leggi” e trovano fondamento nell’estrema accuratezza delle osservazioni astronomiche. Galileo invece elabora una nuova fisica che incorpora in un unica teoria fenomeni celesti e fenomeni lunari. Una scienza del moto fondata sul principio di relatività.

Entrambi in un periodo dove le leggi dell’universo erano definite a priori da credenze immutate e immutabili, attraverso la decisione nell’affermare le proprie convinzioni basate sull’esperienza diretta e sulla osservazione critica, segnano il definitivo passaggio tra l’antico e il moderno portando ad una oggettiva visione del cosmo e ad una conseguente ridefinizione del ruolo dell’uomo al suo interno. Entrambi furono attori di una storia ben più complessa che aprì la strada verso quella famosa passeggiata sulla luna!


Confindustria Ecce Leader

La nuova polemica sull’articolo 18 innescata  dalle dichiarazioni del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia“i sindacati difendono gli assenteisti cronici e ladri” – apre di fatto la campagna elettorale per la successione. Ospite a In Onda il programma di approfondimento de La7 condotto da Luca Telese e Nicola Porro, il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei che alla domanda di apertura se l’art.18 fosse il nocciolo della questione, risponde:” “Siamo arrivati ad una condivisione totale. Ciò che ha dichiarato il Presidente Marcegaglia è esattamente la presa di posizione che io condivido”… “anche se non approvo i  toni esagerati che ha utilizzato nei confronti delle organizzazioni sindacali”.

La fama del candidato è  tutt’altro che tranquillizzante, pare che all’interno di Confindustria sia considerato un vero falco del business management, e al tono provocatorio di Telese che glielo ricorda, sorride sornione.  La battaglia non è solo per la poltrona ma, è scontro di idee.  I due candidati provengono dal mondo imprenditoriale, hanno passato la vita nelle loro imprese, esportando i loro prodotti in tutto il mondo, come concilieranno le esigenze dei sindacati con quella della  Confindustria al riflesso della vita politica? Quali prese di posizioni prenderanno per rendere più competitiva l’Italia? “Dopo 8 anni di frequentazione del mondo della Confindustria ci si affeziona, è una lobby di potere legittima, quello che deve essere cambiato è il sistema, deve rinnovarsi.  Deve essere più trasparernte e autorevole, insomma  più associazione e meno burocrazia. Non intendo criticare il passato, ma prevenire futuri problemi che si dovranno risolvere. Confindustria non deve essere considerata soggetto politico, deve essere equidistante dalla politica. Credo che l’equidistanza sia la posizione più equilibrata , perché essere filogovernativi è normale è perché il governo è il nostro interlocutore”.

Con il pieno appoggio di  Sergio Marchionne, amministratore delegato del Gruppo Fiat, Bombassei sta facendo una campagna molto forte, critica anche l’articolo 18, che definisce senza mezzi termini: “uno dei principali motivi del perché in Italia non si investe abbastanza, è un freno che non fa sviluppare le assunzioni per i giovani. Dobbiamo rompere gli schemi e adeguarci alle nuove esigenze.” – Anche se lo Statuto dei lavoratori impedisce il licenziamento indiscriminato? -  ” Secondo me l’effetto devastante dell’art. 18 è l’aspetto pscicologico, è quello che impedisce alle grandi imprese europee di investire, l’impossibilità di licenziare”.

Continua dunque la crociata sull’art.18, capro espiatorio dei mancati investimenti esteri, a parte che vorremmo veramente sapere se tali investimenti sono sconsigliati dall’articolo 18 o dalla mancanza di infrastrutture, dalla burocrazia asfissiante, dalla corruzione o dalla presenza di una criminalità organizzata che non ha eguali al mondo. Ma  che l’Itali sia tacciata come  l’Eden del licenziamento è puro vagheggiamneto.

Provi a ragionare come un lavoratore che ha subito una discriminazione, incalza Telese, le farebbe piacere essere cacciato? ” Abbiamo visto filmati di valige aperte con sottrazione di oggetti, esempi eclatanti di licenziamenti per giusta causa”…

E alle 382 operaie della Golden Lady di Gissi in Abruzzo che sono attualmente in cassa integrazione, anticamera del licenziamento, con difficoltà di ricollocazione perché l’azienda ha preferito la delocalizzazione, si risponderà che è giusta causa? La storia di questo stabilimento è del tutto simile a quella dell’Omsa di Faenza:  delocalizzazione in Serbia, chiusura degli impianti produttivi e cassa con incentivi alla mobilità per i dipendenti. “Eravamo già da un anno, molti da due, in cassa integrazione, ma i sindacati, e noi stessi dipendenti, ci dicevano di aspettare, che ci sarebbe stata una riconversione, o che si sarebbe trovato un nuovo acquirente. Perchè qui, come a Faenza, lo smantellamento delle macchine ed il trasferimento in Serbia era già di fatto avvenuto, addirittura mi ricordo che i nostri manutentori sono stati obbligati a fare i corsi a quelli serbi. Invece quest’estate abbiamo ricevuto la tragica notizia; l’azienda chiude, senza riconversione, senza se e senza ma.”

E’ la voce delle donne, madri di famiglia e lavoratrici   che con amarezza si fa sentire ai microfoni de La7 , Giuliana da 18 anni in azienda e che prima facendo i turni percepiva 1.900 euro al mese  ora arriva malapena a 1.000 e testimonia, ennesima prova della decadenza della nostra civiltà, la distanza della politica, specie nel centro-sud, dai problemi reali.  Si parla tanto della competizione globale, di innovazione, di cambio di sistema e poi nel silenzio totale dei sindacati  e della politica si preferisce traslocare il profitto all’estero perché un operaio costa il 40% in meno e fa guadagnare di più che in Italia. Quando chiudono, oppure quando mettono in cassa integrazione o  licenziano i loro dipendenti, le grandi aziende di solito giurano di non poter fare altro. E’  stata la crisi, dicono, a metterci con le spalle al muro. Ma in questi casi la crisi non c’entra nulla.  Alla base c’è soltanto la voglia di aumentare ancora di più un profitto che è già bello grasso. La Golden Lady è un gigante nel settore delle calze femminili, e pagando ancora di meno il lavoro i profitti aumenteranno anche di più. Pensata, e subito messa in atto, senza tenere in considerazione che dentro alla produttività aziendale ci sono essere umani che pagano sulla proprie pelle le strategie di un guadagno maggiore. Un disastro  civile oltre che sociale, perchè in questi esempi si va a colpire un anello che è già debole, quello dell’occupazione femminile.

Sentiamo continuamente parlare di ricostruzione per riqualificare l’Italia agli occhi del mondo e aziende floride e in attivo come la Golden Lady possono decidere di mettere a repentaglio la vita di centinaia e migliaia di famiglie e danneggiare profondamente l’economia del Paese solo per poter aumentare ancora di più i loro già ricchi profitti. E’ questo il vero scandalo su cui tutti continuano a tenere gli occhi chiusi. Forse prima di pensare ad essere innovatori dovremmo lottare per restare conservatori di un Made in Italy, vanto del nostro Paese.

E mentre la campagna elettorale per la successione al vertice di Confindustria entra nel vivo, con il duello fra il presidente uscente, Emma Marcegaglia, ed il vice presidente e candidato Alberto Bombassei, il dubbio ci assale, siamo sicuri che le fazioni che oggi si scannano sull’articolo 18, vogliano finalmente scendere sul pianeta Italia e parlare di cose concrete?

Ieri finanziamento pubblico, oggi rimborso elettorale

“L’articolo 49 della Costituzione italiana dice testualmente: Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale, pochi sanno che i partiti politici non hanno disciplina sociale e dunque sono finanziati da fondi pubblici”. Questo l’incipit del programma quotidiano ” Le storie – diario italiano” condotto da Corrado Augias su Rai3.

Ebbene i partiti non rispondono alla legge.  Da anni ormai le persone che siedono in Parlamento sono sempre le stesse, alcuni di essi sono condannati, prescritti, indagati, imputati e rinviati a giudizio, e a tutte queste persone  noi paghiamo lo stipendio! “E’ una questione morale, tra la commistione con i partiti e la vita pubblica, una sovrapposizione delle funzioni politiche tra Stato e politica” afferma l’ospite in studio Elio Veltri, autore del libro “I soldi dei partiti”. La storia dei finanziamenti dalla loro introduzione, nel 1974, alla progressiva degenerazione, fino ai giorni nostri dove si è arrivati alla legge vergognosa tutt’ora vigente  che i segretari dei partiti nominano i deputati è cosa risaputa.  Una vera, ignobile occupazione dello Stato da parte della politica.

E i soldi che prendono i partiti si sono gonfiati a dismisura negli ultimi anni, aumentando del 1000%, nonostante nel 1993, avessimo approvato un referendum abrogativo proposto dai Radicali. Subito dopo il referendum, è stata approvata una legge che concedeva ai partiti politici un “contributo per le spese elettorali”. Il finanziamento pubblico ai partiti in Italia, cambiava nome  e diveniva “rimborso delle spese elettorali”. Un escamotage per aggirare il referendum  e la tagliola della Corte Costituzionale.  E oggi è il più elevato del mondo: 200 milioni di euro all’anno, con il minore controllo in assoluto. I soldi dei rimborsi, che per legge devono andare ai partiti, possono così essere riscossi da associazioni costituite da poche persone in nome del partito o dirottati altrove senza che nessuno abbia qualcosa da eccepire.

Se voglaimo riportare la moralità all’interno della nostra politica dobbiamo aver chiaro  tutta una serie di aspetti e considerazioni da valutare attentamente, la cui trattazione potrebbe arrivare a svelare quei retroscena alla base della costituzione di uno strapotere illegittimo da parte dei partiti politici italiani di questi ultimi anni.  L’aggiramento di un esito referendario è la prima illegalità che si possa compiere in una democrazia. Per essere “rimborsi elettorali”, quelli definiti dall’attuale quadro legislativo dovrebbero essere fondi di ristoro a fronte di documentate spese sostenute dai partiti per ogni campagna elettorale, non altro. Quello invece che è avvenuto è un vero e proprio finanziamento pubblico camuffato, configurabile in pieno col reato di truffa.

La degenerazione del Parlamento parte proprio dai rimborsi elettorali, il rigore è diminuito come la militanza, sono divenuti una vera oligarchia o partiti personali.  Quello che sta emergendo può essere solo la punta di un iceberg, composto in realtà da un insieme di attività illecite, fondi neri, capitali trafugati, investiti o riciclati in maniera illegale o incontrollata. Eppure la politica dovrebbe essere  un’attività indispensabile alla collettività. Ma non è tutto, perfino i partiti defunti continuano a percepire finanziamenti e questo ricorda il meccanismo del testatico, un’imposta pubblica gravante sulle persone facenti parte di una comunità, feudo o regno. Una tassa che veniva percepita sulla base della testa, appunto,  in poche parole ogni testa era sottoposta ad essa, il feudatario riceveva denaro fino al nuovo censimento, anche se il numero delle “teste” era morto.  Insomma nulla è cambiato.

E in questo humus, sprovvisto di trasparenza, nascono e crescono la corruzione e l’illegalità. Un cancro  che sopravvive ad ogni stagione politica. Le ideologie sono crollate e non sono state sostituite da ideali.

Il ritornello che  tutti dicono è quello della necessità di cambiare la legge elettorale, ma non ho ancora sentito nessuno dire che bisogna cambiare la legge sui rimborsi elettorali. Per forza: i partiti politici incasserebbero meno soldi ed è anche per questo che i membri del Parlamento non li scelgono i cittadini ma le segreterie dei partiti politici: gli spiriti liberi non hanno più diritto di cittadinanza nei palazzi romani. I signori della Casta non si accorgono  di avere esagerato e quello che gli si chiede ora è proprio un ritorno alla dignità, attraverso  proposte concrete: regole chiare e non modificabili a seconda delle convenienze, per dare risposte alla rabbia dei cittadini che ormai riconoscono nei partiti oligarchie e clan familiari, in cui omertà, familismo amorale e fedeltà hanno sostituito la militanza, il rigore morale e l’impegno serio, per il bene comune.

Una legge che dica chiaro e tondo, che l’attività dei partiti politici non è finanziata dalle casse pubbliche. I cittadini per ritornare ad avere fuducia nella politica chiedono  una radicale riforma dei partiti e chissà se questo nuovo governo avrà la forza per rispondere veramente alle richieste dal basso?

Alfano al capezzale del PDL

Angelino Alfano ospite da Lilli Gruber fa il riassunto della situazione del suo partito, alla luce del fatto che da  giorni il tam tam dei giornali racconta di un Pdl in crisi, con toni più o meno drammatici.

Lei è alla guida del Pdl da otto mesi qual’è il tema più difficile che ha affrontato?  ” Sono entrato in un partito che era alla guida del governo, adesso mi devo confrontare con un nuovo governo, dopo essere stato il partito di governo, risponde Alfano (calcando sull’articolo), siamo nati per stare al governo e oggi abbiamo dovuto fare una scelta differente” –  E’ per questo motivo che perdete consensi? incalza pungente la conduttrice. “Non direi proprio nell’ultima settimana abbiamo resistito ed ora stiamo riguadagnando consensi”.

L’allievo ha imparato bene la lezione del maestro che nonostante le circostanze ancora ragiona su come presentarsi alle prossime elezioni, e  nega ogni difficoltà del suo partito, annunciando invece di essere in crescita. Talis patris talis filius.  Eppure il Corriere della sera.it  scrive che persino Libero , quotidiano del centrodestra, titola sulla “frana” del Cavaliere, parlando di “emergenza elettorale”, di “sondaggi da brivido” e spingendosi fino a dire che in alcune regioni il partito di Angelino Alfano è “al 10 per cento”.  Ovviamente l’ ufficio stampa del Pdl ha smentito il dato.

Il Pdl è un malato grave, è un partito nato intorno ad una persona ed è alla ricerca di se stesso visto che Berlusconi non c’è più. Non hanno più una rotta da seguire, la leadership è vacante e tutti corrono per prenderne il posto. E’ un momento di grande difficoltà. Troppe le variabili in campo, troppi i nodi da sciogliere. Oltretutto i pidiellini rischiano di rimanere isolati, senza il Carroccio.

Alfano:” Noi lo sosteniamo perché riteniamo sia la scelta più giusta”. Ma L’indice di popolarità di Berlusconi è imparagonabile con nessun altro partito ed è fuor di dubbio che il Cavaliere non possa recuperare la fiducia totale degli italiani.

Del resto non si può negare che viviamo un momento storico particolarmente difficile per i partiti politici , in generale, un italiano  su due ha perso fiducia nel loro operato e, di conseguenza, negli uomini che lo rappresentano.  E’ sicuramente crisi della rappresentanza politica. Gli italiani insomma sono critici contro il sistema dei partiti e  soprattutto i giovani  mostrano un forte  senso di sfiducia dichiarando di volersi astenere dal voto. Del resto ingiustizia, privilegi  e sprechi sono un forte deterrente che hanno indotto gli italiani a credere  che le attuali forze politiche dovrebbero lasciare il campo ad altre più nuove, e  che la soluzione sarebbe un cambio ai vertici dei partiti,  ritenendo infatti che serva un vero e proprio mutamento nel modo stesso di fare politica.

Eccezzion fatta per il Pdl: Quale sarà il futuro politico dell’Italia?  risposta secca ” Berlusconi sarà un protagonista della politica del domani”!

Berlusconi alla riscossa

Quando escono da Palazzo Chigi, dopo il summit, Berlusconi, Alfano, Monti e Letta hanno le idee chiare, accelerare la riforma del lavoro.  L”ex premier ci ha messo lo zampino. L’incontro ha avuto il chiaro intento di allontanare il Pd dal governo tecnico. Da qualche giorno Berlusconi, uomo dalle mille sfaccettature,  ha  fatto trapelare l’orientamento in lui prevalente in questa fase, quello di proporre a Monti di restare a palazzo Chigi anche nella prossima legislatura. Una proposta che il Pdl potrebbe lanciare, “prenotando” il professore prima che lo faccia il Pd, un investimento che, in Berlusconi, corrisponde anche ad un calcolo di convenienza politica.

 Il Tg3 dedica un ampio servizio all’analisi dell’attuale situazione verificatasi tra il presidente del Consiglio Mario Monti e il suo predecessore Silvio Berlusconi, un incontro dove il cavaliere punta alto, dando piena fiducia al governo tecnico,  al quale però, chiede il suo piatto forte,  la riforma della giustizia. Da tempo il  Cav. si sente perseguitato dai giudici, in particolare dalla Procura di Milano e vorrebbe un cambio radicale.  Dopo il restyling del Pdl con nome, simbolo e inno nuovo, ora Berlusconi guarda lontano e tenta la rivincita.   Tra i due è stato il secondo incontro nell’arco di due mesi, una frequenza rafforzata dai continui contatti telefonici. La nuova strategia è diretta al dialogo, un’analisi della situazione legata alla crisi economica, con uno sguardo rivolto all’azione futura del Pdl che intende  far valere le proprie ragioni.

In una giornata caldissima  sulla questione lavoro, mentre il ministro Elsa Fornero ha detto a chiare lettere che la riforma si fa comunque, nell’attesa della condanna o meno del processo Mills, Berlusconi si riattiva e non lascia perdere la questione Italia.  Tema delicato quello del lavoro, sul quale il Pd sta entrando in affanno e sul quale Berlusconi ha consigliato di procedere senza tabù e Monti ha risposto al Cavaliere: “La mia intenzione è di andare avanti”.

 Dunque Berlusconi prova ad arginare le batoste giudiziarie rinviando il momento della successione, anche se Monti si sarebbe sottratto, ribadendo il suo impegno a lasciare il campo non appena si concluderà la legislatura.  Il governo guidato dal Professore deve arrivare al 2013. Per approvare le riforme, certo, ma anche perché man mano che passa il tempo le difficoltà per la Sinistra aumentano: le fibrillazioni sul mercato del lavoro sono evidenti.  Scissioni e spaccature tra tutti i partiti, con il rischio disastroso che la partita giochi a favore del Pdl che sostiene il governo Monti.  L’obiettivo resta sempre quello di cercare l’intesa per evitare tensioni sociali, ma l’articolo 18 non può essere un tabù.

In definitiva,  il governo va avanti  come un caterpillar ma, resta evidente come i  partiti siano tutti impegnati a tirar l’acqua al proprio mulino in vista delle prossime elezioni e questo a discapito delle difficoltà degli italiani.

Intransigenza, si grazie!

La puntata di Le Storie – diario italiano è dedicata ad un’attitudine, un sentimento legato alle cose del mondo. Il politologo Maurizio Viroli illustra, con Corrado Augias, il suo elogio dell’intransigenza, una pianta con molte radici.

Partendo da un recente episodio, il comportamento di un calciatore Simone Farina che era uno sconosciuto giocatore del piccolo Gubbio divenuto famoso per aver fatto il suo dovere, ovvero aver denuncito il tentativo di corruzione, contribuendo in modo decisivo alle indagini condotte dalla procura sull’ultimo grande scandalo del nostro calcio, in contrasto con i divi calcistici che pur essendo pagati profumatamente non hanno esitato a prendere tangenti. Il comportamento del calciatore è esemplare e nobile e certamente gli consentirà di vivere meglio con se stesso e con chi gli sta intorno, perché l’intransigenza è uno stile di vita che permette di vivere una  vita migliore.

Sorprende e incuriosisce il  comportamento civile del giovane,  difronte a quello che oramai è uso comune, la cedevolezza morale è diventata caratteristica degli italiani che dal fascismo al Berlusconismo sono divenuti inclini al compromesso. Se vogliamo disegnare congetture probabili su come agirà questo o quel politico, questo o quel popolo, dobbiamo leggere bene le sue passioni, capire se sono avidi di gloria, o attaccati agli interessi materiali, audaci o cauti, ambiziosi o umili. Mussolini voleva trasformare  “a bastonate” gli italiani in ardimentosi, perchè sognava un’Italia grande,  Berlusconi  voleva affiancare gli italiani per blandire i difetti, entrambi mancando di intransigenza hanno istituito regimi nefasti.

Perché il primo requisito della buona intransigenza è senza dubbio la saggezza politica, intesa come capacità di capire uomini, circostanze e tempi. È un sapere che non si basa su regole certe, ma sull’arte raffinata di interpretare parole, segni, gesti e sulla capacità di cogliere la “verità effettuale della cosa”, come scrive Machiavelli, che sta dietro ai veli della simulazione della dissimulazione e delle menzogne della politica.

La saggezza dunque aiuta l’intransigenza che è  la virtù dei precursori, degli anticipatori, di quelli che dimostrano che si può vincere contro aversari agguerriti grazie alla voce della coscienza morale. In Italia abbiamo grandi esempi da Giordano Bruno a Piero Gobetti o Luigi Einaudi, da Piero Calamandrei ad Antonio Gramsci, che risultano essere dei portavoce della parte migliore di noi. Uomini capaci di notevole  intransigenza, una forza che veniva dalla loro coscienza morale, mossi da una passione tenace quale lo sdegno, inteso come quel profondo senso di repulsione per l’ingiustizia, che è proprio degli animi grandi ed è invece del tutto sconosciuto agli animi servili e ignobili. Lo sdegno impone di operare anche quando le speranze di vincere sono esigue o nulle, quando bisogna agire nell’indifferenza dei più, e quando lottare espone a pericoli certi.

Noi italiani siamo stati da tempo diseducati ad ascoltare la nostra coscienza, anzi ci siamo abituati a metterla in pace  con una facile assoluzione. Ogni volta che viene violato un principio di libertà e di giustizia, l’azione guidata dallo sdegno dovrebbe essere la risposta normale di cittadini maturi. Nella realtà, prevalgono spesso docilità, indifferenza oppure azione rabbiosa, che sono il segno di impotenza più che di forza.

Chi ha la responsabilità ha il dovere di dare il buon esempio, cosicchè anche il costume degli italiani potrà cambiare. Abbiamo avuto grandi esempi di uomini in passato ora ci vuole qualcuno che rieduchi la  morale  collettiva.  Uomini con ferme convinzioni e senza la paura di metterle in discussione. Uomini capaci di saggezza, di mediazione e di flessibilità. Uomini capaci di anteporre la  fatica di chi agisce per sdegno che spesso non riesce ad incrinare il potere di chi opprime e a fermare l’oppressione ma,  tuttavia essa ha l’effetto di incoraggiare altri a seguire il medesimo cammino, a non arrendersi e a volte può dare anche la vittoria insperata. Abbiamo bisogno di uomini che applichino una politica democratica in grado di lottare per una pluralità di idee per raggiungere la libertà . Uomini che applichino una condanna radicale della corruzione politica e del sistema economico che mira soltanto a produrre immensi profitti per pochi e disoccupazione e povertà per molti. Uomini che diano vita ad una “rivoluzione etica” che metta il denaro al servizio dell’essere umano, non questo al servizio di quello.

Perché o sei intransigente o non sei libero e solo lo sdegno spinge a difendere la libertà nei tempi bui, quando i più piegano la schiena e si rassegnano all’oppressione. L’intransigente è lodevole solo quando cerca la libertà o fini meritevoli, ecco perché gli intransigenti non sono mai degli sconfitti.

Shock nella sanità italiana

Sono successi episodi importanti in questi giorni che hanno riacceso l’attenzione generale  sul problema della sanità italiana. Il Tg de La7 non poteva non essere dedicato a una situazione così allarmante. Il pronto soccorso che dovrebbe essere il luogo dove si svolgono l’insieme delle azioni che permettono di aiutare una o più persone in difficoltà  nell’attesa dell’arrivo dei soccorsi qualificati , nella terza potenza dell’europa è diventata una cosa vergognosa. Una vicenda grave, brutta e intricata è al centro dello scandalo, una situazione indecente che  si è svolta nel pronto soccorso della nostra capitale, che ha fatto emergere quella che ormai sembra essere la normalità.

Quattro giorni legata alla barella in attesa di un posto letto. La donna di 53 anni, malata di un Alzheimer precoce, in preda a crisi epilettiche, era in coma. Caduta in casa, aveva sbattuto la testa. L’hanno scoperta in quella condizione, legata alla barella, Ignazio Marino e Domenico Gramazio, senatori del Pd e del Pdl, dopo essere entrati a sorpresa nella “piazzetta” del pronto soccorso del Policlinico Umberto I di Roma, l’area di smistamento dei pazienti in urgenza. Un caso che ha scoperchiato la realtà.  Il sistema di emergenza in Italia è allo sbando. Ore d’attesa su sedie, barelle di fortuna, senza assistenza,  nella disperata ricerca di un posto letto  o in attesa di  una mezza diagnosi da completarsi poi negli ambulatori specialistici, quando questi apriranno.

Lei che è medico, ha mai visto una situazione del genere? è la domanda che la giornalista rivolge direttamente al senatore Marino, ” Devo dire, sinceramente, no, al pronto soccorso dell’Umberto I, la situazione è intollerabile, totalmente indecente”. Nei cinquanta metri quadrati della “piazzetta”, il lazzaretto di uno dei peggiori ospedali d’Italia, ci sarebbe posto per otto malati ma, al momento del blitz c’erano venti persone, alcune in attesa da giorni. “Nei giorni di crisi vengono stipate anche cinquanta barelle, afferma i direttore dell’azienda sanitaria pubblica, non possiamo respingere i malati”!

Se la capitale è infetta come sarà la situazione negli altri pronto soccorso? Il caso romano sarà isolato?

Il  problema della mancanza di posti per il ricovero non è una novità. Bisogna risolvere queste situazioni.  Il Policlinico Umberto I è uno dei numerosi ospedali oggetto di indagini della magistratura nella capitale, dopo la scoperta fatta circa una settimana fa all’ospedale San Camillo, di pazienti curati a terra nel pronto soccorso. Per questo la Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo sulle presunte carenze negli ospedali della città ma, anche gli altri pronto soccorso italiani sono a rischio collasso. Da Nord a Sud, da Milano a Napoli, passando per Roma, la situazione che si vive nei reparti di emergenza degli ospedali del Paese è al limite: sovraffollamento, accessi impropri, mancanza di posti letto per i ricoveri, carenza di personale medico e paramedico, costretto spesso a stringere i denti e lavorare in condizioni sempre più difficili.

Per quel che riguarda l’attesa dei pazienti per un posto letto, l’attesa a volte si traduce  in una vera e propria odissea. Storie di ordinario disservizio, casi limite forse, ma sempre più frequenti. ”L’affollamento del pronto soccorso, spiega il presidente Fimeuc Barletta,  non è un problema organizzativo dei reparti di emergenza, ma dell’ospedale. Se la struttura non può accogliere un paziente, questo per forza rimane in pronto soccorso sulla barella, determinando come effetto domino un rallentamento di tutte le attività e perfino del sistema di emergenza preospedaliero del 118″. Dunque il sovraffollamento è proprio uno, se non il primo, dei problemi più pesanti che affliggono i reparti dell’emergenza-urgenza del Belpaese.

E mentre le stelle stanno a guardare in attesa che si trovino una serie di misure da adottare, i pazienti dovranno pazientare!