La Stazione Centrale: un monumento moderno


Passaggio a nord ovest, ideato e condotto da Alberto Angela, si occupa ad ogni puntata del piacere di conoscere nuove realtà o approfondirne aspetti poco conosciuti. Questa settimana approdiamo al fascino legato ad uno dei capolavori dell’ingegno umano: Milano Centrale. E’ la seconda stazione italiana per grandezza e volume di traffico, accoglie circa 600 treni al giorno, 32.000 persone, per un totale di 120.000.000 all’anno. Per la stragrande maggioranza di questi viaggiatori la stazione è un luogo di partenza o arrivi, di separazioni o ricongiunzioni, treni, sempre treni, l’avvio ideale per ogni luogo. Partire o arrivare a Milano vuol dire,  storie di vita.

Quando venne realizzata nel 1921, Milano era già la capitale economica italiana, per questo si voleva sottolineare la sua imporatanza attraverso questo edificio, imponente e variegato, nel quale la monumentalità si doveva e si deve tutt’oggi coniugare con la funzione a cui esso è destinato. La decisione di costruire la stazione scaturì, sicuramente dalla necessità tecnica di un complesso riordino delle ferrovie milanesi, ma l’importanza simbolica dell’opera non sfuggì a chi ne aveva progettato la funzione, così che fin dagli inizi fu chiaro lo sforzo di trovare, una soluzione anche esteticamente degna dell’opera stessa.

Ed eccolà qui la stazione, un capolavoro di ingegneria e architettura. La struttura portante dell’edificio, ricoperta da un imponente apparto decorativo, è di cemento armato,  ma anche l’acciaio fu abbondantemente utilizzato, per le coperture delle gallerie e fu l’elemento dominante, assieme al vetro, nella costruzione delle tettoie di protezione dei binari. Una struttura progettata dall’ingegnere delle ferrovie Alberto Fava. Un edificio  che ha assistito alla partenza e all’arrivo di tante persone, anche famose: la principessa Soraya di Persia o Kim Novak scelsero il treno per giungere in Italia.  L’entrata speciale  riservata al re d’Italia e alla sua famiglia conduce alla “Sala Reale”, sala d’attesa della famiglia Savoia e della corte, divisa in sala reale e sala delle armi, rimasta intatta, nonostante il passare del tempo.

Una volta scesi dal treno si viene accolti da una cascata di luce che scende sui passaggeri grazie alle  immense vetrate che servono a dar vita ai marmi delle pareti e ai mosaici dei pavimenti. I grandi ambienti pubblici della stazione (galleria di testa, Biglietteria centrale e Galleria delle Carrozze) richiamano le architetture monumentali romane.  E le due fontane ai lati della facciata, con i volti di pascià e dalle cui bocche fuoriesce l’acqua nella vasca prospiciente; i cavalli con palafrenieri rappresentanti il progresso guidato dalla velocità e sono posti  a  35 metri, realizzati in pietra artificiale sono solo una parte degli innumerevoli decori che le consentirono di diventare l la più grande stazione d’Europa.

Un giorno i camioni arrivarono all’entrata della stazione, trasportando qualcosa di speciale, una merce particolare, uomini, donne e bambini, cittadini italiani, la cui sola colpa era quella di essere ebrei.  Fu così che  il binario 21, venne utilizzato per l’avvio dei treni che deportavano gli ebrei italiani verso i campi di concentramento e sterminio. Un primo convoglio di 250 deportati partì il 6 dicembre del 43 , poi altri e altri, tutti, furono avviati al lager. Mezzo di trasporto e di morte per molti e luogo di salvezza per altri, i sotterranei furono utilizzati come rifugio antiaereo.  Intere famiglie vi si nascosero in preda alla paura, attendendo il cessato allarme.

Nel tempo la stazione si evolve, in effetti le stazioni hanno questo di straordinario, il tempo le arricchisce.  Il “luogo” stazione, nella concezione attuale, è destinato a divenire, oltre che un efficiente centro servizi per i viaggiatori, un grande spazio pubblico di incontro, di scambio, di commercio, di cultura e di socializzazione, che contiene al suo interno tutti quei fenomeni che hanno caratterizzato in passato le piazze delle nostre città storiche.  Ecco perché è stata oggetto di importanti lavori di restauro antidegardo e riqualificazione. Il  recente  restyling  l’ha adeguata alle nuove esigenze dei viaggiatori e della cittadinanza  e ha riporatato alla luce la sua maestosità che lascia senza fiato i viaggiatori che ci passano. Le stazioni sono destinate a innescare innovazione e sviluppo nei tessuti urbani che le circondano. A settant’anni dalla sua inaugurazione la Centrale risultava decisamente inadeguata rispetto alle necessità della mobilità contemporanea, mentre i fenomeni di degrado fisico e sociale avevano reso progressivamente sempre più invivibili ed insicure, le aree interne ed esterne alla stazione.  A seguito della riorganizzazione dei servizi e dei percorsi oggi sono disponibili grandi ambienti che potranno ospitare eventi cittadini, incontri pubblici, esposizioni, spettacoli o sfilate di moda, in una vetrina urbana di straordinaria visibilità.

Un’emozione di stupore che viene dal passato ma che ha saputo adattarsi alla logiche della contemporaneità.

4 risposte a “La Stazione Centrale: un monumento moderno

  1. Non immagini quanti viaggi mi ricorda la Stazione Centrale di Milano! Impossibile contare le volte che sono passato sotto quella “copertura vetrata”. Peccato che, rispetto a 50 anni fa i “servizi” delle ferrovie siano peggiorati. Questo Piero Angela non l’ha detto?

    • no, non l’ha detto e nemmeno che il costo dei treni è diventato proibitivo – ma del resto questo è uno spazio televisivo che consente un viaggio alla ricerca della conoscenza, non tocca altri aspetti – ciao e grazie

  2. Alberto Angela ci dovrebbe anche spiegare perché, arrivati col treno e fatta la prima tratta in discesa del tapis roulant per andare a prendere la metropolitana si devono fare cinquanta metri per raggiungere la seconda tratta (e tanti mi hanno chesto dove andare per proseguire).

    Alberto Angela ci deve anche spiegare come mai prima si usciva dalla metropolitana e dopo due scale mobili si era sui binari e adesso è un labirinto per arrivarvi.

  3. ciao – comprendo le tue richieste, ma converrai con me che il compito del programma è quello di aprire al pubblico la sua grande biblioteca mostrandoci di volta in volta la grande creatività e l’intelligenza dell’essere umano, non le carenze! ciao e grazie

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