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by Loretta Dalola

Sconosciuti – la nostra personale ricerca della felicità

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sconosciuti (1)Rai 3 manda in onda alle 20.15, un nuovo programma che racconta ogni sera la storia di uno di noi. Una storia qualunque, una storia unica. In ogni puntata i protagonisti raccontano la propria vita in un intreccio di ricordi, emozioni e immagini che riportano alla memoria le tappe e le scelte più importanti: l’amore, il lavoro, le difficoltà economiche, le crisi personali, la crescita dei figli, le decisioni sofferte, gli eventi che hanno prodotto svolte decisive e significative.
Sconosciuti accende i riflettori sulle persone comuni che hanno una storia semplice e per questo straordinaria, intessuta di sacrifici e di fatiche, illuminata dall’amore e dall’amicizia. Una televisione a cui non siamo più abituati. Una televisione che, sinceramente racconta la storia di Gianfranco Battiston, imprenditore e Maria Gorini, casalinga, entrambi di Pesaro. Sposati da 47 anni.

OLYMPUS DIGITAL CAMERASi amano da sempre e insieme hanno condiviso tutto. Ormai la loro è una vita tranquilla, serena ma, al ritorno da un viaggio nel 2007 a Gianfranco viene diagnosticato un linfoma di Hodgkin. “Non sapevo neanche cos’era” dice alle telecamere, Gianfranco seduto accanto alla sua Maria. Il linfoma di Hodgkin è un tumore maligno del sistema linfatico, è aggressivo e grave. La diagnosi è senza speranza. Al suo fianco oltre alla sua compagna di vita, c’è anche un ragazzo, Andrea, che non è suo figlio e neppure suo nipote, ma che non lascerebbe Gianfranco solo neppure per un minuto.

“I padri devono sempre dare per esssere felici” – H.Balzac

La storia di Gianfranco inizia nel 1944. Cresce nell’Italia della ricostruzione. Il padre apre un mobilificio a Pesaro. Maria, invece trascorre un’infanzia in campagna. La loro esistenza potrebbe rimanere separata per sempre ma, entrambi hanno la passione del ballo. “ Negli anni ’60 c’erano le balere, le femmine erano tutte a destra nel perimetro della sala, i maschi nel mezzo, quando l’orchestrina cominciava, si andava a formare la coppia. Io l’ho vista e le ho chiesto di ballare, lei ha detto subito di si, perchè ero bello”.

Un ragazzo pieno di pretendenti e una ragazza alla buona, di umili origini: “Andavo a badare gli animali e facevo l’erba ai conigli” dice Maria. Due ragazzi diversi che iniziano un cammino di vita insieme, dopo tre anni di fidanzamento, il matrimonio, tre figli e il mobilificio del padre. ” Erano anni d’oro per il lavoro, la gente cantava quando lavorava. C’era un’euforia, come dopo la tempesta e tutti escono fuori contenti”.

Ma il boom economico è destinato a finire. I figli diventano grandi. Negli anni ’90 la globalizzazione arriva anche in Italia, con i mobili fatti in serie e a basso costo. I mobili di Gianfranco non si vendono più. Bisogna chiudere. “Ha sofferto molto, lui era innamorato del suo lavoro “ – “Eh ancora adesso me lo sogno”.

chernobyl_ansa_citta_pripyat_05Per colmare il vuoto venutosi a creare nel 1995 fondano un ‘associazione che  coordina e promuove l’accoglienza, per periodi di circa due mesi, presso famiglie italiane, di bambini in età compresa tra 7 e 10 anni, colpiti dalle conseguenze della nube tossica di Chernobyl e residenti in zone contaminate della Bielorussia.

Dopo Chernobyl sono venuti qui i bambini, prima uno, poi due, tre…” – Tra loro c’è anche il piccolo Andrea che ha 8 anni “piccolino, tutto spaventato, secco, secco“. Quel ragazzino gracile, impaurito e in fuga dai fantasmi di una vita difficile è in cerca di un padre che non gli è mai stato accanto. È orfano di madre, vive in un istituto e il padre è in prigione.  Ogni estate atterra a Pesaro e trascorre giorni sereni. Un legame che si rafforza nel tempo, tra separazioni, abbracci e altre separazioni. Dopo 12 anni la legge Bossi-Fini consente ai maggiorenni con un contratto di lavoro di venire in Italia. E Andrea si trasferisce a Pesaro nel 2007. Poco dopo Gianfranco si ammala e la diagnosi è di morte. Panico. Gianfranco è il pilastro della famiglia. Andrea si trova ad affrontare un altro dramma e sempre legato alla figura paterna. Inizia il calvario ospedaliero. L’autotrapianto di midollo e la convalescenza. La malattia è dura ma, al fianco di Gianfranco, oltre alla sua famiglia, c’è anche Andrea che gli fa da infermiere personale. Poi la guarigione e la vita riprende il suo corso.

mfront_bambiniQuesti i protagonisti del racconto televisivo che stupiscono per la loro normalità. Nulla di eclatante, niente risse, tragressione o successi.  In un momento in cui la televisione italiana non sa più a chi aggrapparsi, le vite “normali” sono un lampo che esce dalla “scatola magica”, per essere  condiviso.  Una storia semplice e genuina, che ci lascia quella sensazione di appartenenza al genere umano che, ultimamente abbiamo dimenticato.

“La tua casa è quel posto dove, se ci devi andare, sono costretti ad accoglierti” – R. Frost

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4 thoughts on “Sconosciuti – la nostra personale ricerca della felicità

  1. Non guardo molta televisione, ma questo programma mi è capitato di vederlo. Che dire… nella sua semplicità, nel suo raccontare storie “normali”, è disarmante. E ti fa chiedere perché in Tv passano soprattutto programmi che spesso sono sopra le righe, quando si potrebbe fare buona televisione anche in altro modo. Il modo che hanno utilizzato gli autori di “Sconosciuti”.

    • concordo ed è per questo motivo che l’ho recensito – anche la tv sta cambiando e cerca la sua collocazione definitiva – dopo le batoste competitive con l’arte e il fine educativo, forse, sta comprendendo di essere un linguaggio informativo e utile – speriamo che il tempo di tette e culi (ops) sia finito e che la tv rientri in qualità di strumento divulgativo di qualcos’altro! ciao e grazie

  2. “la gente cantava quando lavorava” penso che sia la frase più significativa per descrivere quegli anni che con niente si aveva tutto.

    Molto toccante la storia del signor Battiston anche se fotocopia quella di tante situazioni. La guarigione è stata una bella sorpresa per me lettore.
    Ciao Loretta. robi

  3. ha colpito molto anche la sottoscritta – e proprio in questi giorni il muratore che sta lavorando presso le tubature del nostro bagno, fischietta, mentre opera – io lavoro al pc e lo ascolto, ti garantisco che è un piacevole ritorno al passato…ciao e buon fine settimana

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