Puntata che tocca un tema di particolare contesto sociale, quello affrontato da Corrado Augias, nel suo appuntamento quotidiano, Diario-le storie italiane, assieme all’autore del libro “Storia della contraccezione”, Carlo Flamigni.
Una puntata in cui si parla …degli strumenti che le donne hanno per non farsi fregare…come sagacemente, riassume la bravissima Anna Marchesini, nei panni di uno dei suoi personaggi, Merope Generosa, la sessuologa che cerca di dare delle lezioni professionali e accademiche sul sesso.
Nella storia dell’uomo le conoscenze sui meccanismi del concepimento sono andate di pari passo con l’evoluzione dei metodi per impedirlo. Quello del controllo delle nascite, spesso determinato dalla miseria, ma anche da convinzioni religiose e culturali, è tuttavia un ambito ancora delicato e sofferto, dal punto di vista informativo. Non di rado i metodi per impedire la procreazione sono diventati il pretesto per uno scontro fra opposte posizioni etiche e giuridiche che divide tuttora la nostra società. Carlo Flamigni, uno dei più autorevoli esperti italiani dell’argomento, ne sottolinea con rigore i principali aspetti, non rinunciando però a denunciare la colpevole arroganza di religione e scienza che, in nome della morale e del progresso, hanno sacrificato la dignità di generazioni di madri.
Un libro che inizia dall’antichità, dove Minosse, nel momento più bello… al posto del suo seme, eiaculava scorpioni, per colpa di una maledizione, che lo obbligava alla fedeltà, per questo per tradire Pasifae con allegria, inventa il primo preservativo, con la vescica di una pecora e ne fa uso per proteggere se stesso e la propria amante da un amplesso mortale. Ma, dopo un esordio leggero e simpatico l’attenzione viene spostata sul fatto che le donne hanno patito su scala stratosferica e per tempi così lunghi, la violenza della mancanza del diritto dei diritti. Considerare le donne come portatrici di bambini, come marsupi viventi che devono subordinare i loro interessi al bene dei propri figli, è incivile.
Riuscire ad ammettere che i nostri valori sociali sono ancora lontani dalla parità dei diritti è un modo per iniziare un cammino verso il diritto della donna a disporre incondizionatamente del proprio corpo. Se pensiamo che nel 1920 in Romagna le donne preferivano l’infanticidio per soffocamento perchè la miseria non permetteva loro di allevare il numero enorme di figli che erano costrette a “sfornare” ci rendiamo conto di quanto sollievo abbia portato con sè, l’entrata in vigore della pillola contraccettiva. Ripercorriamo brevemente alcune imporatnti tappe dell’emancipazione femminile: la legge contro l’adulterio, risalente al tempo del fascismo, che puniva con il carcere sino a due anni le donne condannate (e i loro amanti), è stata infine abrogata nel 1968. Solo nel 1970 fu concesso il divorzio in Italia, anche se con gravi limitazioni. La pillola anticoncezionale ormonale è stata introdotta in Europa nel 1961, un anno dopo il suo arrivo sul mercato degli Stati Uniti, ma le donne d’Italia hanno dovuto attendere il 1968 prima che fosse disponibile.
Quella che apparentemente sembra una battaglia vinta nel tempo, in realtà, è ancora oggetto di battaglia religiosa, la Chiesa continua ad aggredire l’argomento colpevolizzando la pillola e il suo uso, considerando tutto quello che impedisce la procreazione come “cattivo” e influenzando l’opinione pubblica nel modo subdolo e tortuoso. Lucianina Littizzetto sull’argomento ha giustamente affermato: ” Eminence, che voi non siate d’accordo sull’uso del preservativo lo si sapeva, ma, dire che non serve contro l’Aids è una cavolata, una fregnaccia, allora a cosa serve? A fare i gavettoni a quelli del piano di sopra? A insaccare i salami? A cosa, a cosaaa?”
Nonostante il potere potenzialmente liberatorio della pillola anticoncezionale, il suo utilizzo è piuttosto limitato in questo paese. Le donne hanno alle spalle lunghe e tormenate battaglie per la consapevolezza dei propri diritti. Sono passati cinquant’anni della pillola, quaranta dalla “rivoluzione sessuale” e i trenta da quando è stata introdotta la legge 194 sull’aborto, ma pare che il cammino sia ancora lungo a giudicare dalle statistiche che denunciano che la violenza contro le donne è ancora, la prima causa di morte in tutta Europa. La condizione femminile nel nostro Paese si è evoluta ma le donne sono ancora costrette a inseguire pari opportunità, a scegliere tra carriera e famiglia.
Le donne hanno diritto al rispetto degli uomini, a una vita sessuale serena e appagante, ad una contraccezione libera con possibilità di leggi che la tutelino, e non ultima ad una corretta informazione che dovrebbe iniziare dalla scuola. Ma fintantochè la Chiesa remerà contro, non si avrà un’informazione equilibrata, resterà ancora una delle questioni irrisolte, e continueremo ad avere vittime.
Le donne si sono emancipate nel lavoro ma guadagnano meno rispetto agli uomini. Sono libere di scegliere della propria salute ma diminuisce la possibilità di vivere serenamente nella società, come i recenti casi di cronaca hanno portato alla ribalta. Una terribile ferita fatta di violenze e di stupri, con conseguenze a lungo termine, che vanno dalle gravidanze indesiderate, alle malattie sessualmente trasmissibili, fino all’impossibilità di abbandonarsi tra le braccia del proprio partner. Vivono più liberamente la propria sessualità ma utilizzano poco la contraccezione ormonale. E continuano ancora a essere costrette a inseguire pari opportunità, a scegliere tra carriera e famiglia. Ritengo che tutti questi problemi meritino di essere rimessi sul tavolo della discussione, possibilmente chiamando ad affrontarli persone prive di pregiudizi.
Tg3 apre l’edizione serale con il servizio dedicato alla manifestazione antirazzista che si è svolta a Firenze organizzata dalla comunità senegalese. In migliaia, arrivati da tutta Italia, per dire no al razzismo. Un fiume umano, che ha attraversato la città, pacificamente unito per ricordare la recente strage in cui Gianluca Casseri, estremista di destra, imbevuto di razzismo e xenofobia ha ucciso Modou Samb e Mor Diop.
Un lungo colorato corteo accompagna le foto dei due innocenti che hanno pagato con la propria vita il colore della loro pelle. Accanto al volto di Modou, le immagini della moglie, rimasta in Senegal, e della figlia tredicenne, che non ha conosciuto il padre, e una scritta, “Tredici anni senza vedere la sua famiglia e il suo sogno si è fermato il 13 dicembre”. Hanno gridato. NO al razzismo e NO alla violenza. Hanno pregato con tappeti stesi a terra, cantato, letto dal Corano e lasciato messaggi, disegni fatti dai bambini, stelle di natale e ciclamini e rose bianche. Contro il razzismo e la discriminazione l’Italia alza la testa e reagisce in maniera civile e composta portando avanti i valori dell’uguaglianza. Una giornata di ulteriore riflessione in questo paese che ha voltato pagina e il messaggio è chiaro: l’Italia del domani, non vuole la violenza e l’odio razziale che ha armato la mano del killer che ha colpito i due ambulanti senegalesi. 
tolleranza verso ideologie xenofobe e razziste che noi a lungo abbiamo sopportato. Le due vite spezzate chiedono rispetto non populismo, chiedono di cercare insieme soluzioni alle problematiche delle diverse comunità presenti nel nostro territorio. Tutti insieme, senegalesi, italiani, cinesi, egiziani e non. Tutti, proprio come è ormai l’identità di questa Italia multietnica, che qualcuno vuole cancellare come il tam tam su internet che si domanda: “PERCHÉ SOLO DUE”.
State cercando un lavoro? E’ difficile di questi tempi, ma è possibile trovare qualcuno che dia “la spintarella”. Viaggio nel paese della demeritocrazia a FuoriTg su Rai3 con l’inviato Alberto Fiorillo e l’editorialista Sergio Rizzo.
razionale-universalistico fondato sul rispetto di regole impersonali e sul principio del merito.
ine italiana all’estero è ai suoi livelli più bassi, abbiamo pagato un prezzo alto di inefficenza che oggi si vede, si tocca con mano. Un oceano di degrado che dobbiamo lasciarci alle spalle o non saremo competitivi per il mondo globare che si sta costruendo.
Tematica particolarmente cara a Corrado Augias, conduttore della trasmissione Le storie – diario italiano in onda su Rai3 che dedica parecchia attenzione all’argomento.
Le radici affondano nell’antica Grecia, che dava il diritto al voto con decisioni di maggioranza, voto segreto, una democrazia diretta e partecipativa, “oggi, noi, la democrazia ateniese la chiameremmo, oligarchia”. Superato il modello assoluto della sovranità si è diventati cittadini con un potere suddiviso che garantisce equilibrio tra poteri e rispetto. “Il sistema più semplice è quello che uno comanda e gli altri ubbidiscono, ma in tal modo, le persone non sono libere ed entrano in conflitto con il loro desiderio di libertà”.
La democrazia risulta essere come un frutto maturo della civiltà, è il potere più grande di tutti, fra quelli a cui possiamo ambire , ma comporta grandi responsabilità da parte di tutti coloro che in essa vivono. Eppure abbiamo passivamente permesso a un Berlusconi di trascinarci alla rovina e calpestare un concetto così importante. Il risultato è che oggi le persone sono sfiduciate e non trovano qualcuno degno di essere votato, mentre proprio nel concetto democratico ci dovremmo trovare tutti i modelli per contribuire all’amministrazione generale dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, organi preposti a stabilire regole da mettere in pratica. Guardando l’ammaccata Italia, reduce da un ventennio di guida berlusconiana, ci troviamo difronte un paese molto diviso, e non sappiamo neanche in quanto tempo la gente riuscirà a riappropriarsi del senso di appartenenza al governo della società che dovrebbe, al contrario, risultare, naturale.
Il mondo cambia velocemente e le persone devono contribuire all’arricchimento del paese che dovrebbe da ora in avanti diminuire la distanza creatasi tra eletti ed elettori, visto che i rappresentanti dovrebbero essere l’espressione dei rappresentati. Dovremmo riaffrontare la ridefinizione del concetto di “rappresentanza” visto che oggi, risulta essere solo un surrogato. I cittadini dunque dovrebbero ritornare a poter scegliere da chi farsi rappresentare perché attualmente è possibile solo scegliere l’area di rappresentanza e questa non è democrazia.![634073983614200884_augias[1]](http://lorettadalola.files.wordpress.com/2011/11/634073983614200884_augias1.jpg?w=600)







C’è stata un’epoca dove Roma era al centro degli interessi di tutti gli artisti, nel 700’ tutti arrivano a Roma, capitale incontrastata del Neoclassicismo, il baricentro dal quale questo nuovo gusto si irradiò per tutta Europa. Capitale del Grand Tour, come fu allora chiamato il viaggio in Italia intrapreso da nobili e ricchi borghesi, lo stimolo della scoperta delle vestigia di civiltà millenarie, in tempi in cui fioriva e si diffondeva l’interesse per la storia antica e l’archeologia; il Grand Tour era un momento essenziale della formazione culturale ed umana dei membri dell’alta società, una fondamentale esperienza di formazione del gusto e dell’estetica artistica, un’esperienza che andava ben al di là di quello che può oggi rappresentare un semplice viaggio di piacere, in tempi di turismo di massa. Un ‘epoca che finisce con Antonio Canova il maggior artista italiano ad aver partecipato alla vicenda del neoclassicismo con la sua visione della scultura come atto finale, sintesi di una ricerca che innalza anche i bozzetti, i disegni preparatori e i monocromi a vere e proprie opere d’arte autonome che svelano l’innata capacità di concepire il marmo come “viva carne” e sottendono la volontà di superare la consistenza materica della scultura dando voce e sentimento alle sue creazioni. Le sculture di Canova sono realizzate in marmo bianco e con un modellato armonioso ed estremamente levigato. Si presentano come oggetti puri ed incontaminati secondo i principi del classicismo più puro: oggetti di una bellezza ideale, universale ed eterna. Un gusto che entra in tutti gli oggetti, dai vestiti ai mobili, dall’architettura alle opera d’arte, tutto è visto sotto l’antica luce della gloria romana.
Ospite in studio Eugenio Lo Sardo, direttore dell’Archivio di Stato di Roma, ci racconta gli scoop che alimentano il mito, del grande Caravaggio. Una mostra unica, dal taglio innovativo, per conoscere gli aspetti meno noti di Michelangelo Merisi, attraverso documenti originali restaurati che gettano una nuova luce sulla vita di Caravaggio. Novità sconvolgenti e che riscrivono la biografia del pittore, riconsegnandolo alla storia anche nella luce insolita di uomo anarchico, spirito libero, compassionevole e con un sensibilità straordinaria che lo conduce alla nota aggressività.
Sappiamo che tutti noi abbiamo bisogno di miti, per forgiarci dei modelli interni che possono ispirarci ed essere delle linee guida, bene, pare che la moda del momento sia il sesso sadomaso soft, ovvero, le star vogliono divertirsi a fare sesso dappertutto tranne che a letto. Ed ecco comparire immagine dove le “divine irraggiungibili” assumono atteggiamenti e pose provocanti, nude, senza peccato e senza freni, in scatti al limite della trasgressione sessuale. “Nel sesso ? Le pinze mi annoiano. Le fruste mi fanno ridere. Meglio quattro schiaffoni”, racconta la provocante modella, Eva Riccobono, l’ultima di una schiera di star alle quali piace il “famolo strano”.
pagno. È attraverso il sesso infatti, che credevo si esprimesse la nostra anima più genuina, perché la forza divina dell’eros travolge tutte le impalcature razionali che tengono imbrigliata la nostra natura profonda. Dunque, credevo di non dover fare altro che ascoltare il desiderio che ci nasce dentro e lasciarci guidare soltanto dal piacere, ora invece, se dovessi seguire le nuove icone, dovrei darmi al sesso estremo con attività sadomaso come bondage, sculaccioni e ben assestati colpi di frusta. Duro colpo per i miei principi radicati!
Per noi contemporanei, risulta veramente difficile immaginare come fosse il mondo senza i libri, che allora venivano scritti a mano, all’interno dei conventi, dagli amanuensi. Monaci, che copiavano i testi in una stanza lo scriptorium, adiacente alla biblioteca. Lo scriptorium era una delle stanze più importanti delle abbazie, l’unica ad essere sempre riscaldata, perché si aveva la necessità di tenere calde le dita per farle meglio lavorare e di tanta luce, sole o candele, un lavoro estenuante di trascrizione dei testi eseguito in silenzio, interrompendo il lavoro solo per le preghiere; Ogni libro era trascritto da un solo amanuense, mentre le decorazioni, a volte, potevano essere realizzate anche da altri monaci. Il tutto con grande fatica, come ci dice uno di loro: “Annebbia la vista, incurva la schiena, schiaccia le costole ed indolenzisce il corpo”. Inoltre tale lavoro era molto costoso.
atteri dei segni da riprodurre in modo da rendere possibile comporre una matrice in cui essi siano, appunto, “mobili“, ovvero riposizionabili e riutilizzabili per praticare altre stampe. Tale procedimento prevede che, per ogni lettera o segno, venga fabbricato un punzone di metallo molto duro, recante all’estremità la lettera o il segno incisi a rilievo.
Il fine della stampa è quello di comunicare e non è un caso che nasce nel periodo dell’Umanesimo. L’aver stampato diverse Bibbie in molte lingue, ha permesso un processo di democratizzazione della parola di Dio e della cultura. Il concetto di testo come sistema coerente di idee (trattato) o di fatti (romanzo) esposte in modo lineare e in sequenza divenne definitivamente la base della conoscenza. Anzi, grazie all’aiuto di una tecnica che fissava definitivamente il testo e ne moltiplicava gli esemplari identici, si rafforzò il concetto di opera autentica ed originale, e quella di autore unico responsabile dei suoi contenuti.
In questa puntata di Art News in onda su Rai 3, un servizio da Lugano sull’arte e la fotografia giapponese, un reportage sulla mostra a Firenze “8½ per celebrare cento anni di Trussardi” e l’intervista a Marco Magnifico, vicepresidente FAI.
A Lugano, l’arte e la fotografia giapponese, la tecnologia che incontra la perfezione tra mito e realtà, la cultura di Araki uno dei fotografi più conosciuti al mondo in mostra al Museo Cantonale d’arte con “Love and Death”.
adini, palazzi antichi o cantieri dimessi sono stati il palcoscenico delle provocazioni di Maurizio Cattelan, delle performance di Tino Seagal, delle invenzioni di Paola Pivi. La Fondazione non colleziona opere ma aiuta nella produzione gli artisti, i quali sono stati invitati ciascuno a presentare un progetto in e per un luogo, che la Fondazione di volta in volta ha contribuito ad attivare, non solo producendo le opere, ma talvolta occupandosi di interventi di manutenzione sugli spazi.
Un pungolo e un esempio di “sostituzione” all’operato delle istituzioni politiche da tempo disattente e
insensibili verso la cultura, ritenuta un inutile orpello. Un patto tra chi protegge e chi investe, dove tutela del patrimonio italiano e rilancio economico seguono la stessa logica: progettare assieme, in grande, nel segno della qualità e della bellezza italiana