Abbiamo parole per fare parole, ma ci servono parole per pensare o amare, andiamo a cercare insieme queste parole è la sintesi del nuovo programma Quello che non ho che riporta sul piccolo schermo il duo Fazio-Saviano a un anno e mezzo dal successo di Vieni Via con Me. In onda in diretta dalle Officine Grandi Riparazioni di Torino, per raccontare, questa nostra Italia, ai tempi della crisi, attraverso le parole. La prima parole sono: bacio, sputo, ma anche crescita…il mondo è pieno di parole, tante, gli ospiti si susseguono e ognuno ne sceglie una e spiega il motivo per cui l’ha scelta.
Un trionfo di parole e ragioni che ci accompagnano in una serata televisiva tra spettacolo e riflessione. Una serata fatta di racconti, testimonianze, canzoni e monologhi. Parole piccole, concrete, parole, in ordine sparso, che ci fanno pensare, emozionare o reagire. Parole, che fanno parte della vita. L’idea di Fazio e Saviano è quella di costruire un vero e proprio dizionario umano, una bacheca di ricordi ed emozioni condivisibile con tutti.
Il primo monologo di Saviano è dedicato al lavoro, che da soddisfazione e che serve per misurarsi con il mondo, ma che oggi, è associato anche alla parola suicidio, perché manca, il lavoro. Si fa difficoltà a parlare di suicidio, è complesso darsi la morte, è la via d’uscita alla disperazione. Il fatto, dice Saviano, è che “In Italia di suicidi ne avvengono sempre di più, perché la crisi economica riguarda tutti, anche gli imprenditori. Lo fanno dopo che gli operai sono andati via, nel luogo che ha dato loro la vita. Se fosse possibile fare un appello allo Stato perché istituisca uno sportello per aiutare le imprese, che hanno agito correttamente”… Imprese esposte, fragili, perché le committenze ci mettono tantissimo a pagare e questo “impone agli imprenditori debiti, strozzati dai debiti, come Giovanni Schiavon che lascia un biglietto con scritto: non ce la faccio più“. I debiti gli hanno impedito di continuare la sua impresa. A stare vicino alla famiglia di Schiavon, non è lo Stato, ma, Laura Tamiozzo, la figlia di un altro suicida, impiccato nel capannone della propria azienda, per lo stesso motivo. Logorato dal pensiero di non riuscire a pagare gli stipendi dei suoi operai. Laura, oggi è la presidente dell’associazione Speranza lavoro.
11.615 imprese che hanno chiuso perché non gli è rimasto nulla, nel Nord-est Italia. Chi gli veniva in soccorso? La società finanziaria Aspide che per aiutare gli imprenditori chiedeva dal 120/ al 180% di interessi. Una società legata alla camorra che entrava nella ferita del debito per infettarla. Una società come tante, troppe. Società che rivogliono il denaro e se non paghi: intimidazioni, violenza, paura, fintantoché l’angoscia chiude tutte le possibilità. Società che riciclano denaro, denaro liquido, quello che manca a tutti, ma non alle organizzazioni criminali, pronti a entrare nel cuore delle imprese italiane. “Quello che mi preme dire è che la mafie tolgono, non danno…che lo Stato dovrebbe difenderti…non sono storie lontane…le mafie distruggono, condizionano tutto…il lavoro è un diritto”…
Parole, veicoli, per raccontare l’esperienza significativa di un’esistenza, parole che lasciano un segno. Parole di Paolo Rossi, Gad Lerner, Marco Travaglio, i Litfiba, Raphael Gualazzi e tanti altri.
Parole che raccontano anche un lieto fine, parole che fanno sorridere, come quelle scanzonate di Luciana Littizzetto che finalmente è nella sua Torino, dentro una fabbrica, senza nemmeno un operaio che farebbe la gioia di Marchionne. La sua parola è Donna. ” Sono molto contenta di essere donna, non ho avuto mai invidia del pene, semmai nostalgia, è un bell’articolo, mutevole per carità, ma invidia, mai. Essere donna è una fatica, in tutto il mondo, ci vogliono due palle così, anzi le tette, bastano e avanzano…e poi abbiamo gli uomini, innamoratissimi che ogni 2/3 giorni uccidono, perché roba sua. Però è anche colpa nostra, perché amiamo troppo, ma l’amore con le botte non c’entra nulla. Un uomo che ti mena è uno stronzo e basta, dobbiamo capirlo, da una sberla, poi ne arriva una seconda, una terza, e non cambieranno mai, anche se piangono e chiedono perdono. E se abbiamo una figlia, dobbiamo portarla via da quell’uomo, anche con la forza, anche se si incazzerà, ma almeno sarà viva e questa è una bella cosa”!
Parole serie o simpaticamente serie, parole, che si susseguono ma, che non vogliono bissare il successo precedente. Qualche volta, però, è utile ritornare. Parole che si offrono, in tv. Qualche volta è bello, guardare la tv, ascoltare, pensare, come quando si leggono le parole all’interno di un libro. La tv, qualche volta, può essere un libro moderno!





Paperblog, è un sito partecipativo di informazione che diffonde gli articoli dei blogger al quale collaboro da un anno. Gli aggregatori sono un ottimo strumento per permettere un’ indicizzazione velocissima, quasi immediata di diffusione delle informazioni. In occasione del suo primo compleanno che, coincide casualmente anche con la mia permanenza nella blogosfera, mi ha chiesto di rilasciare un’intervista che fornirà materiale per i festeggiamenti, ecco il testo:









