Film per le calde serate estive: BEAUTIFUL DREAMER

Per l’appuntamento con il ciclo: Estate d’amore, su Canale5, ecco messo in onda il film romantico “ Beautiful dreamer – La memoria dl cuore” , ambientato negli anni del conflitto mondiale, questo film tv racconta la storia un po’ scontata di una donna che vede il proprio marito, di mestiere pilota di caccia, chiamato alle armi.

Dolore e sconforto sono i sentimenti provati dalla protagonista Claire,( Brooke Langton) quando le viene comunicato che l’aereo di Joe (Colin Egglesfield) è stato abbattuto in territorio nemico e le speranze di ritrovarlo o che sia ancora vivo sono ridotte a zero.

L’uomo, invece, riesce miracolosamente a salvarsi ma a causa dell’impatto perde la memoria, in seguito, per sbaglio gli viene assegnata  l’identità di un suo compagno caduto. Nel frattempo i soccorritori non ritrovando il suo corpo lo dichiareranno disperso in azione.

L’amnesia lo fa restare lontano da casa per cinque lunghi anni, durante i quali la moglie Claire non avendo un corpo da seppellire, non riesce ad elaborare il lutto e con fiducia continua a cercarlo.

“So che è vivo. Lo sento, devo sapere cosa gli è successo, in fondo non è mai stato trovato nessun corpo”.

Ritrovato casualmente, deciderà di restargli accanto sperando che l’amore che li ha legati possa guarire ogni ferita.

Conclusione: l’amore è un’ottima cura e sa essere più forte dell’amnesia, l’amore di quest’uomo per questa donna non può mai morire e questa donna ha la forza interiore per guarirlo.

Finale: e…vissero per sempre felici e contenti!

I cinici possono farsi beffe di questo genere di sentimenti, ma non c’è nulla di banale, il film  semplicemente suggerisce la speranza sul potere dell’amore.

Il buio nell’anima, viaggio dentro la vendetta

Come vendicarsi e/o farsi giustizia da soli, dopo un evento molto traumatico, farla franca e continuare a vivere nella violenta New York. – Per il ciclo: filmissimi, su Canale 5, “Il buio nell’anima” è un film del 2007 diretto da Neil Jordan.

Una discesa agli inferi dell’animo umano, nella cui spirale si intravedono parecchi  temi che l’intenso viso di Jodie Foster affronta in questa vicenda:  violenza, solitudine, fascinazione per il linguaggio, alienazione, compassione  e di come in un attimo sia possibile  un  cambiamento radicale e senza possibilità di ritorno…

Per Erica Bain (Jodie Foster), le strade di New York sono la sua casa e il suo lavoro: condivide i suoni e le storie della sua amata città con il pubblico radiofonico del programma “Street Walk”.

“ Sono Erica Bain, testimone di tutto il bello e il brutto della nostra città, storie di una città che sta scomparendo sotto i nostri occhi, ogni volta che ti perdi un pezzo di memoria, perdi un pezzo dell’anima”…

Di notte, torna a casa dall’amore della sua vita, il fidanzato David Kirmani (Naven Andrews). Ma tutto ciò che Erica conosce e ama le viene strappato  durante una tragica notte, quando lei e David subiscono una violenta aggressione, in seguito alla quale David muore e lei viene ferita gravemente.

Anche se il corpo martoriato si riprende, le ferite più profonde non si rimarginano, come il dolore per la perdita di David e soprattutto una paura che le attanaglia la gola a ogni passo. Le strade della città che un tempo amava percorrere, anche i luoghi che le erano più cari e familiari, ora le appaiono estranee e minacciose.

“Lo sgomento paralizzante che scopri dentro di te, è come un estraneo irrequieto e strano, uno con i tuoi stessi occhi, gambe e braccia che continua a mangiare e a vivere”

Quando la paura diventa un fardello troppo pesante da sopportare, Erica decide di armarsi per combatterla. La pistola diventa un mezzo tangibile per proteggersi.

La prima volta che spara a qualcuno è una questione di autodifesa, poi  lentamente si trasforma in una versione femminile del giustiziere della notte e prende la giustizia nelle proprie mani.

La paura che prima la paralizzava diventa qualcosa di diverso… qualcosa che la porta a riprendersi la vita che le è stata strappata quella notte… qualcosa che Erica stessa non accetta.

“ Sono Erica Bain e giro per la città di New York. – E’ orribile aver paura di un luogo così amato. Non avevo capito come si potesse aver paura della gente che ha paura di altra gente. La paura credevo appartenesse alle persone più deboli, ora ce l’ho dentro e ti gela il sangue e il cuore. Guardi la persona che eri e ti domandi, tornerò mai ad essere lei”?

I media diffondono la storia di un anonimo giustiziere e il detective della polizia di New York, Sean Mercer (Terrence Howard) si mette sulle tracce del killer notturno. Tutto fa pensare che  si tratti di una donna che si vendica.

Con Mercer che la tallona e la sua coscienza in crisi, Erica deve decidere se la sua ricerca di giustizia, o di vendetta, sia la strada giusta. Se l’odio verso coloro che vivono a danno e a scapito degli altri perpetrando crimini e violenze, macchiando la società nella quale viviamo, sia la strada giusta.

Cupo, affascinante, doloroso, carico di emozioni contrastanti, lascia un alone di confuso, inquietante, crudo e di tanto in tanto violento. Tutto vissuto all’interno del personaggio femminile, una presenza fragilissima e d’acciaio.- Gli occhi di un azzurro indifeso e un sorriso che dà i brividi. Sempre più sola, sempre più androgina, un meraviglioso commovente mutante nella notte che scava dentro se stessa scoprendo una creatura che non sapeva di essere.

“ Non riesci a tornare ad essere la stessa, questo estraneo è tutto quello che sei, ora”!

Il buio nell’anima ci regala  sequenze cariche di tensione in una New York bellissima nella sua complessità e diversità, è un esperimento di introspezione, scrutatore d’anime, lavora sulla tensione psicologica e sulle atmosfere, ci  lascia alla domanda se  un giustiziere della notte che va in giro a vendicare i torti sostituendosi alla polizia inefficiente è condannabile.

La risposta del film è che il fine giustifica i mezzi, ma ognuno può decidere.

Titolo originale: The brave one

Cast: Jodie Foster, Terrence Howard, Douglas J. Aguirre, Naveen Andrews, Mary Steenburgen, Margaret Baker, Dennis Johnson, Nicky Katt, Jane Adams, Larry Fessenden, Dana Eskelson

La leggenda della sirena

Ogni tanto è proprio bello abbandonarsi al potere ipnotico della Tv e lasciarsi trasportare nel mondo del sogno, mettere a riposo il cervello, lasciare alle spalle la quotidianità, dimenticare la razionalità e sprofondare beatamente e con soddisfazione nell’irrealtà magica della fantasia…Canale5 con il ciclo dedicato all’ESTATE D’AMORE ha trasmesso : La leggenda della sirena, film sulla ricerca spirituale, viaggio interiore emotivo, con paesaggi fiabeschi e spiritualità elargita a piene mani.

La trama si esaurisce in due parole: Jessie ha un trauma irrisolto, riguardante la morte del padre in circostanze mai chiarite, per la quale prova un senso di colpa.

E quando sua madre sembra impazzire e comincia a tagliarsi le dita la raggiunge per accudirla, nei luoghi della sua infanzia, iniziando un periodo di riflessione. Vecchi luoghi, vecchio gruppo di amiche e l’incontro con un frate di cui si innamorerà e che poi abbandonerà il monastero. Infine il ritorno a casa per “ricominciare” e/o continuare la vita con il marito e la figlia: “Sono state le sirene a portarmi a casa e io so che è la verità!”

Basato sul romanzo omonimo della scrittrice Sue Monk Kidd questo film per la Tv è  una bella favola onirica,   di quelle che basta lasciar parlare gli occhi per comunicare con l’interiorità delle persone, le anime si parlano anche a distanza, anche senza parole, sussurri e grida che diverranno carezze e amore che spezza la solitudine e ti fa sentire più forte, amata e compresa.

Il messaggio filmico sul quale riflettere è che nel profondo di te, nel tuo dentro incontaminato, nuotano i tuoi desideri, i sogni e la  tua essenza.


“Mio padre raccontava che le sirene vivono intorno all’isola per salvare le persone, è vero, alla fine le sirene sono venute da me e mi hanno salvata, la donna che voleva essere libera, sta tornando a casa…una casa/museo degli anni 50/60, dopo la morte di mio padre tutto si è fermato e fino ad ora non avevo capito cosa volevo… in questa pausa della mia vita…non so dove sto andando…Ma le sirene portano il messaggio di salvezza: “tutto finisce e quando qualcosa finisce inizia qualcos’altro”!

Vietato uccidere i sogni, anche se della durata di un film…

Diretto da Steven Schatchter, con Kim Basinger, Alex Carter, Bruce Greenwood, Roberta Maxwell e Debra Mooney.

Non è mai troppo tardi ovvero lezioni sulla morte

Su canale 5 – Film “evento” che mette assieme per la prima volta una coppia di grandi veterani del cinema americano, i premi Oscar Jack Nicholson e Morgan Freeman, in una trama drammatica e un po’ prevedibile, ma ugualmente suggestiva nella quale riescono a sorprendere e far riflettere il pubblico che li ama, e non solo…

Non è mai troppo tardi, non colpisce soltanto per la maestosità dei due protagonisti, non colpisce neanche per le splendide location; colpisce per i sentimenti che trasmette, per la voglia di vivere che ogni spettatore non può fare a meno di provare dopo averlo visto.

I due personaggi sono agli antipodi: Morgan Freeman trasmette sicurezza, e rappresenta sicuramente il padre o il nonno che tutti vorremmo avere. Jack Nicholson sembra voler fare soltanto il matto, come in molti suoi film, ma in realtà riesce a emozionare.

“The bucket list” è un film drammatico, il tema è la morte annunciata dal tumore, un inno alla vita semplice, commovente e profondo che unisce pensieri di notevole impegno, con la leggerezza ironica dell’humour, unico antidoto alla depressione, a cui potrebbe indurre il tema trattato.

I due protagonisti  : Edward Cole (Jack Nicolson) è un ricchissimo ed eccentrico proprietario di cliniche che, a seguito di sue stesse direttive, si trova ricoverato in una propria struttura assieme al decisamente più umile e tranquillo Carter Chambers. Entrambi con pochi mesi davanti, a causa della malattia, decidono di togliersi, nel breve tempo che resta loro, tutti gli sfizi che non hanno mai potuto levarsi nella propria vita: il viaggio che li vedrà protagonisti però, servirà a ben altro…

Iniziata per caso, la convivenza forzata, li porterà a conoscersi meglio e a scegliere di portare a termine la cosiddetta “lista del capolinea“, ossia  fare tutte le cose che hanno sempre desiderato : ” Se 45 anni sono volati in fretta, come il fumo dal buco della serratura…possiamo attuare tutta la lista…non è mai troppo tardi – siamo nella stressa barca e possiamo fare due cose, sperare nel miracolo o darci una bella mossa”!

E via allora… lanciarsi dal paracadute: “Conquistiamo il cielo, questa è la vita, sto volando, sono vivo e muoio un altro giorno!” – tatuarsi, fare gare di velocità sulle automobili più belle, viaggiare nel mondo, vedere uno spettacolo sensazionale, fare orge, ridere fino alle lacrime, ma, soprattutto,  conoscersi meglio e  diventare persone migliori.

Nicholson  fa l’arrabbiato, esuberante e trasgressivo con il suo  humor graffiante : “Beato chi in questo momento sta morendo d’infarto”! – e  Freeman contrapposto, decisamente più pacato, flemmatico e riflessivo: Tatuarmi, no, non voglio dissacrare il mio corpo”!

La storia non mostra l’imminenza della morte non ci porta ad un eventuale presa di coscienza dovuta alla sua ineluttabilità, mira dritto al cuore, commuovendoci : “Trova la gioia, oltre la foschia si trova il paradiso, mio caro amico, chiudi gli occhi e lasciati trasportare fino casa…ci siamo dati un po’ di gioia a vicenda…

“Edward Cole quando è morto, i suoi occhi erano chiusi ma il suo cuore era aperto”…

Un film di Rob Reiner. Con Jack Nicholson, Morgan Freeman, Sean Hayes, Beverly Todd, Rob Morrow

Titolo originale: The Bucket List.

RAIN MAN ha 22 anni ma non li dimostra

L’uomo della pioggia è un  film  del  1988 diretto da Barry Levinson. – I 4 OSCAR rendono Rain Man, un film che vale sempre la pena vedere, nonostante l’anzianità. In onda su  canale 5

Lui è l’inimitabile Dustin Hoffman, che nella lunga carriera ha tratteggiato con disinvoltura personaggi di forte drammaticità e complessità con i quali ha attraversato più di trent’anni di cinema americano: dal Piccolo grande uomo (1970) di Arthur Penn al marito ribelle di Cane di paglia (1971, di Sam Peckinpah), dal padre in lotta per la custodia del figlio di Kramer contro Kramer (1979).

Fino allo struggente Raymond, l’autistico di Rain Man. Di lui la critica ha scritto: “Con la sua interpretazione Hoffman evidenzia validamente le impuntature, la meccanicità dei gesti e degli scarti, l’incerto procedere nel camminare, comportamenti tutti caratteristici di un autistico.”

Al suo fianco un giovanissimo Tom Cruise che interpreta il ruolo del fratello Charlie, un commerciante di automobili di lusso, in difficoltà economiche che scopre solo durante la lettura del testamento di avere un fratello, unico erede del patrimonio paterno.

Un doloroso passato rimosso, che viene costretto ad affrontare se vuole mettere le mani sui soldi che spettano al fratello rinchiuso in un istituto di rieducazione per handicappati.

Vagamente Charlie ricorda che quando era bambino viveva nella casa paterna uno strano personaggio – l’uomo della pioggia, onirica figura che aiuta a crescere, un uomo buffo che gli recitava le filastrocche. “E che fine ha fatto”? – “Niente sono cresciuto”.

Fortemente adirato per la mancata eredità, Charlie porta via Raymond dalla clinica con la speranza di diventarne legalmente il tutore e beneficiare indirettamente dell’ingente patrimonio. Durante il lungo viaggio intrapreso, poco a poco Charlie si affeziona a Raymond, un individuo tutto gesti meccanici e frasi ripetitive, privo di reazioni sul piano emotivo.

Scoprirà che l’uomo della pioggia è proprio Raymond ( Rain man una storpiatura infantile  del nome Raymond) che pensava fosse frutto della sua fantasia, ma in realtà  altri non era  che suo fratello, del quale è stato privato per tutti questi anni e che è stato allontanato da casa per paura che arrecasse danno al piccolo Charlie. – “Tu sei l’uomo della pioggia! – “ Mai fatto male a Charlie baby, mai fatto male”!

Perso ogni rancore nei suoi confronti, rinunciando ad ogni pretesa finanziaria, consente a Raymond di ritornare nella clinica. “Ho scoperto di avere un fratello, è’ la mia famiglia. – siamo legati e sono felice di avere un fratello come te”! – “Charlie migliore amico, migliore amico”!

Un film che fa parte della nostra storia e che non fa vedere i segni del tempo. Una trama  portata avanti da tutti con serietà e professionalità e che  ha il merito di raccontare l’autismo secondo le regole di Hollywood. Forse troppo curato esteticamente e meno sul piano dell’approfondimento psicologico della malattia. Tocca le corde giuste,  senza eccessi emoziona e coinvolge grazie alla performance di Hoffmann. Una colonna sonora strepitosa in grado di sottolineare al meglio i passaggi  commoventi della narrazione.

L’amore ritrovato è un viaggio dentro il cuore

Film intimistico quello in onda su Canale 5 dal titolo: L’amore ritrovato, tratto dal romanzo di Carlo Cassola, ‘Una relazione’.

Pochissimi i dialoghi, musica intensissima, spesso assente, luci calde e cariche di pathos, tutto il lavoro di interpretazione spetta allo spettatore, che viene solo accompagnato all’interno di un viaggio dell’animo umano e dei suoi sentimenti.

Una storia d’amore inconsueta che si svolge nell’arco temporale di una decina di anni a partire dal 1936.

Giovanni Mansani ha trent’anni, un buon impiego in banca, una moglie, un figlioletto. La sua vita scorre senza angosce né tormenti ma anche senza emozioni profonde. Un giorno, durante uno dei suoi quotidiani spostamenti in treno per raggiungere il posto di lavoro, rivede Maria, una sua vecchia fiamma.

A Giovanni, sembra naturale riallacciare i rapporti con lei e vivere una comoda avventura, tanto con lei già esiste un passato e riaverla non si presenta difficile, anzi. Poi al termine, i soliti gesti squallidi di chi tradisce, lavare via i segni e tornare alla normalità. In realtà riallacciare le emozioni passate, investe il protagonista di un’irrefrenabile voglia di nuovo, profondo e vero :“hai una moglie e un figlio, cosa vuoi da me”? – Sono sposato, c’è l’arresto, sono rovinato, ci pensi a mia figlia”?

Amore clandestino, amore rubato alla realtà dal ritmo lento come il quotidiano, musica toccante e suoni reali, trasmettono un senso di veritiero che non affatica, mai prevedibile nel suo incedere narrativo. Esprime qualcosa di sentito, di semplice ovvero la profondità dei sentimenti, la voglia di rivivere qualcosa di perduto legato anche alla gioventù e quindi idealizzato dal ricordo.

Tutto giocato sull’espressività recitativa dei due protagonisti a cui ruotano intorno pochissime comparse. Piano piano una tenerezza nuova prende il sopravvento nell’agire di lui e  lei grazie a questo amore acquista una dignità nuova. Due ruoli che risultano molto  convinti e convincenti.

Siamo nel 1936, ma lo sfondo storico non ha un rilievo adeguato,non serve, potrebbe essere una storia dei nostri giorni, la delicatezza narrativa è accompagnata da scene passionali e molto realistiche  e la conclusione del film è lasciata sospesa, preceduta solo dal calmo e intenso coinvolgimento di entrambi: “ Non so parlare e neanche scrivere, lo sai, ti ho scoperta piano piano. Sei una donna straordinaria e sei stata mia”!

Regia: Carlo Mazzacurati – Sceneggiatura:Claudio Piersanti ,Doriana Leondeff Musiche:Franco Piersanti – Fotografia: Luca Bigazzi
Cast: Armida: Luisanna Pandolfi, Franchino: Marco Messeri, Maria:Maya Sansa, Giovanni : Stefano Accorsi

Il mistero dei templari : visto 1 volta, basta!

“Voglio sapere nonno! – … Era l’anno 1832 ed era una notte buia e piovosa…sapeva che gli restava poco da vivere, voleva vedere il presidente, aveva un segreto importante da rivelare…un TESORO oltre ogni immaginazione, che passava di mano in mano diventando sempre più grande, fino a che non finì nella mani dei templari che lo nascosero e per proteggerlo crearono numerosi indizi…”

“Benjamin Franklin Gates [Nicolas Cage], vuoi tu diventare cavaliere”? – hai scelto di assumerti l’impegno dei Templari – giuri tu di onorarlo”?

Si, LO GIURO”!

Il mistero dei Templari è una caccia al tesoro oggettivamente banale e scontata, la classica megaproduzione  costosa e pacchiana, che riesce comunque a giocarsi la proprie carte come film di puro intrattenimento, ma solo perché comodamente seduti davanti alla Tv.

Un mix tra umorismo e azione che sull’onda del successo de: Il Codice Da Vinci, senza pretese, se non quelle di far passare al pubblico due ore di assoluto svago estivo.

In breve: il  protagonista proviene da una famiglia di archeologi che hanno passato la vita a cercare il tesoro perduto dei Templari che nessuno credeva esistesse. La caccia ha inizio ai giorni nostri, quando il piccolo Benjamin, lasciatosi alle spalle i giuramenti dell’infanzia, trova il primo indizio che lo porta verso il tesoro.

La mappa è sul retro della dichiarazione di indipendenza americana, il documento più importante per quella nazione, custodito quale simbolo di alta democrazia; -  VA RUBATO!

A questo punto il gruppo di ricercatori si divide in: buoni e cattivi!

L’intrepido eroe, un po’ 007, molto Indiana Jones e  novello avventuriero si fa carico di tutelare l’ingordigia umana dal piacere della ricerca storica e culturale, utilizzando valori e intelligenza.

Quindi:  AZIONE!

Spari, rapimento, inseguimento, effetti speciali, colpi di scena, corsa contro il tempo e la polizia beffata! E fra un parapiglia e l’altro c’è tempo anche per l’amore, fra il protagonista e la bella, bionda, pure colta e brava  Diane Kruger.

Ora ci dobbiamo aggiungere che dopo il furto ci si mette anche l’Fbi alle calcagna del nostro eroe in quanto ritenuto un ladro, quindi dovrà affrontare prove decisamente fuori dall’ordinario : spari, corse sui tetti, traffico, salti nel vuoto e la perdita del documento che rotola ai piedi del cattivo.

L’arresto e il compromesso con la polizia, l’eroe si allea con i protettori della legge che uniti cercano di riportare la dichiarazione nel museo.

E si ricomincia con nuove traversie inaspettate. Sì, perché quando crederete di essere a un passo dalla soluzione del mistero, ecco che ricomincia la girandola: spari, corse e caduta nelle  acque profonde del mare, poi buio, torce, cunicoli, cattivi e pure un bacio…Incredibile come gli eroi trovino il modo di dichiarare i propri sentimenti in momenti di altissima tensione, ma, già loro sono eroi!

Si arriva nella stanza del tesoro, dopo la breve soddisfazione personale nell’aver raggiunto l’obiettivo, l’ambito trofeo, viene donato al mondo intero. perché tutti possano ammirarlo.

A proposito i cattivi vengono arrestati e i buoni vissero per sempre felici e contenti. DUBBI?