La dolce vita della Casa Bianca

La storia del presidente più amato degli Stati Uniti che aprì una nuova era americana ma, che fu anche incline a una vita sessuale molto spinta, questo è il tema centrale del documenatrio in onda su History channel dal titolo: Gli scandali sessuali di JFK. 

Un passo indietro nel tempo: 1963 viene assassinato l’uomo che incarna la nuova era che si affaccia al mondo, basata sulla speranza della parità di diritti tra gli Americani, la persona più giovane ad essere scelta come Presidente, il primo cattolico e quello più giovane  a morire. Il mondo lo piange ma, forse quel proiettile ha salvato la sua reputazione.

1962, l’immagine  del presidente vacilla, la causa, una diva del cinema, una donna fragile, imbottita di psicofarmaci, ma, è solo uno dei tanti scandali sessuali presenti nella vita del presidente che, drogato di sesso, si riteneva intoccabile e invulnerabile.  Quando il destino fa intrecciare le loro strade lei è già Marilyn Monroe, un’attrice famosa e conturbante, l’innocente svitata dalle curve mozzafiato, John Fitzgerald Kennedy, ambizioso e affascinante, marito infedele di Jaqueline Bouvier, è già senatore del Massachussets. Proviene da una famiglia aristocratica e anche il padre si era permesso tante relazioni, oltre alla moglie, dunque nel Dna di famiglia c’è quello che consideravano una naturale propensione al sesso.

Soffre di sindrome di Addison, è  in preda a costanti e lancinanti dolori, che gli fanno consumare elevate dosi giornaliere di medicinali antidolorifici e ansiolitici, con l’aggiunta di testosterone, che sicuramente, non giovarono alla malattia ma, contribuirono alla  sua già super attiva libido. Una condizione di salute in bilico tra la vita e la morte che influì sul suo stile di vita, sempre pronto a cogliere il presente, e le relazioni amorose, sono un buon modo per “assaggiare e gustare le delizie della vita” come affermò un giorno.

Tante relazioni pericolose, torbide, si succedono minacciando la sua vita politica, iniziata a 29 anni in un interminabile tensione tra l’aspetto pubblico e quello privato, sapientemente “coperto” dal fratello Robert, padre di famiglia integerrimo, riflessivo e responsabile, e suo devoto braccio destro. L’opionione pubblica moralista americana non tollera l’adulterio, la dimensiuone pubblica non può scendere a compromessi con il privato, nonostante John sia convinto di essere intoccabile. Porta avanti la sua campagna elettorale costruendo il suo potere in modo da conquistare nuovi traguardi per la democrazia americana lottando contro alcool, malavita, corruzione, mafia e  dissolutezza.  Ma la realtà era ben diversa, di notte, baldoria e di giorno, integerrimo politico!

La mafia conosce il debole per il sesso del presidente e gli mette sulla strada, Judith Campbell Exner, attrice, divenuta amante di Frank Sinatra che voleva dividerla anche con altri amici e farci all’amore in tre o quattro contemporaneamente. Era stata sposata con un attore della Tv, Campbell, con un figlio, divenuta una delle donne di Giancana, il boss mafioso più potente assieme a Rosselli. Per la mafia, Judith è uno strumento, la possibilità di scambi di favore, un modo per allungare i tentacoli sul candidato Kennedy, sesso e politica stringono un accordo.

1961 diventa il 35° Presidente degli Sati Uniti, ora la sua esuberante attività sessuale passa nelle mani di Edgar Hoover, un vecchio ambizioso, meschino, paranoico e rabbioso, che passerà la vita a raccogliere informazioni riservate sui politici per sfruttarle a suo favore. JFK combatte la mafia mentre va a letto con la donna di Rosselli,  il nemico numero uno. L’FBI intercetta telefonate imbarazzzanti e con dettagli scabrosi, questa relazione è una bomba ad orologeria che va neutralizzata e Robert, provvede.

Ma la calma è breve, all’orizzonte un altra donna, ancora più pericolosa si affaccia. E’ popolarissima, affascinante e con la psicologia di una bambina, Marilyn Monroe. E’ a favore dei diritti civili e simpatizzante della sinistra, e in quegli anni la minaccia del comunismo è fortissima. L’ideologia comunista fa paura e fu proprio nell’atmosfera tesa della Paura Rossa seguita al primo conflitto mondiale che si formò l’ossessione per l’anti-comunismo e la relazione tra i due. Per lui è solo una delle tante, un’amante e nulla più, per lei, il suo avvenire, si vedeva la nuova first lady. Un colpo di fulmine. Una storia fatta di incontri clandestini, culminata nella morte per overdose di barbiturici di Marilyn, vittima della torbida vita sessuale del Presidente. I Kennedy rischiano il crollo dell’immagine,  uno scandalo che avrebbe fatto tremare la stessa Casa Bianca, uno scandalo dalla portata nazionale, che venne abilmente  insabbiato.

Nell’ultimo anno di vita, altre relazioni pericolose si succedono in un’America innamorata del suo giovane e dinamico presidente. Il  coraggioso uomo di Stato che all’apice della popolarità frequenta un giro di ragazze squillo sta per essere balzato nelle cronache della stampa implicandolo nello scandalo Profumo. Un boccone troppo ghiotto per i suoi nemici. La storia comincia a trapelare. Fino a quel momento nessun Presidente si era spinto così spudoratamente, la stampa americana può distruggere colui che combatte la corruzione. Scoppia il panico all’interno della famiglia che deve ancora una volta mettere tutto a tacere, mentre all’orizzonte un ‘altra bionda, bellissima, entra nelle lenzuola del Presidente, ma questa volta il premuroso  Bobby junior, la rispedisce velocemente nella patria natia: la Germania.

Lo scandalo Profumo cambiò per sempre i rapporti tra i politici e la stampa, ponendo fine alla loro intoccabilità e mettendo la loro vita privata sotto un continuo scrutinio, lo stesso che al giorno d’oggi spesso degenera in ossessione. Mentre la giovane vita del Presidente più amato finisce, tra le braccia della moglie, a Dallas, lasciando sgomenta una nazione ed il mondo intero. Le speranze che quell’uomo giovane e democratico incarnava vennero stroncate da un delitto che ha ancora tantissimi punti oscuri e per il quale molti parlano di complotto.

JFK ha rappresentato  un mix a base di festini, psicofarmaci, legami con la mafia, sesso, un vortice di potere, passione, disperazione e forse solitudine che non gli hanno impedito di fronteggiare i compiti di grande responsabilità che la sua posizione gli imponeva.

Il lato oscuro del potere:Cleopatra

History channel mette in onda un  documentario che analizza il lato psicologico di una delle regine entrate nella storia: Cleopatra, l’ambigua regina d’Egitto determinata a raggiungere il potere, una donna che non avrebbe esitato davanti a nulla per fermare i romani. Cleopatra l’ultima regina d’Egitto, mito o solo sete di potere?

Cleopatra, la protagonista femminile di una delle tragedie più famose tramandateci dalla storia,  un cocktail di sesso  e morte. Raggiunse il potere usando entrambi. Una tiranna o semplicemente una donna innamorata e disperata? La maggior parte delle notizie ci arrivano dai romani che sicuramente l’hanno considerata  una lussuriosa, con grandi poteri seduttivi e abile nella corruzione.

La regina delle regine fu l’ultima sovrana della dinastia macedone, erede diretta di Alessandro Magno, permeata dalla cultura e dalle tradizioni greche, amò profondamente il suo paese,  rivivificandone le gloriose tradizioni e lottando per mantenerlo prospero, riuscendo ad ottenere il consenso dal popolo egiziano e persino a farsi onorare come incarnazione di Iside, grazie al sostegno della classe sacerdotale. Educata fin da piccolissima a regnare tra uccisioni e incesti. Tutto è ammesso per contendersi il trono e regolare i conti con la morte è norma. A 11 anni arriva a Roma assieme al padre, lasciando in patria il fratello che subito approfitta dell’assenza per sedere sul trono. Il padre al suo rientro lo fa uccidere e riprende il suo posto.

Cleopatra cresce all’interno di questa lezione di vita: se vuoi mantenere il potere devi uccidere prima che gli altri ti uccidano. Il messaggio è chiaro e Cleopatra lo capì subito e non lo dimenticò mai. Alla morte del padre  ha 18 anni e va sposa al fratello per cementare la dinastia. Un incesto a tutti gli effetti. Nel giro di due anni il fratello/marito la manda in esilio. Padrona dell’egiziano, dell’arabo, dell’ebraico, del greco, e di varie altre lingue, curiosa, ironica, d’indole gioiosa, certamente  di grande fascino, dovette essere di non poco fastidio in tempi in cui la condizione sociale femminile era d’inferiorità, ma Cleopatra è soprattutto ambiziosa e vuole tornare in Egitto. Ha bisogno di alleati potenti e sa dove trovarli. Giulio Cesare romano è l’uomo più potente del momento, un ottimo strumento per restaurare il potere perduto. Deve solo mettere in pratica la lezione ricevuta dal padre. Cleopatra non perde la sua opportunità e Cesare si trova nel bel mezzo di una faida familiare. Cleopatra usa se stessa e il sesso è la chiave per ottenere l’aiuto di Cesare, la sua entrata sarà trionfale. Avvolta in un tappeto, sorretta dai servi, arriverà direttamente ai piedi di colui che è l’uomo più importante del mondo e saprà scuotere la sua attenzione. Uno degli incontri più memorabile della storia.

Certamente non bellissima  come vuole la leggenda , ma affascinante, amante del lusso e dei piaceri,  dotata d’intelligenza brillante e di grande cultura, riuscirà a ottenere da Cesare l’aiuto necessario per riconquistare il trono d’Egitto, eliminando gli ultimi familiari rivali.  Ma il ruolo di amante le sta stretto, da alla luce il figlio di Cesare e vuole per l’erede la legittimazione. L’assassinio di Cesare interrompe il perfetto equilibrio tra i due. Per conservare il trono necessita di nuove alleanze, sceglie un nuovo obbietivo: Marcantonio.  E’ l’inizio di una storia leggendaria vissuta nell’eccesso. Una relazione appassionata.  Avvinti in un legame carnale travolgente alimentano il mito. Cleopatra vuole la sovranità sul mondo terreno, la sua aspirazione viene perseguita eliminando sitematicamente i rivali con la complicità degli amati.

Alla base di tanta sete di potere ci sono evidenti motivi psicologici. La guerra tra Roma e l’Egitto è inevitabile. La regina meretrice deve essere sconfitta. E’ l’inizio della fine, da questo momento i due avranno Roma come nemico. Scelgono la morte, è l’ultimo atto.  A 39 anni la fortuna le volta le spalle. Decide di morire come ha vissuto e la leggenda vuole che sia il veleno a consegnarla alla storia. Optò per una fine drammatica mostrando un gusto per la teatralità adatto alla sua personalità istrionica.

Il suo comportamento è mosso da chiari segnali psicopatici: spietata assassina, vuole essere sempre al centro dell’attenzione, colpisce a sangue freddo, bramosa di potere, assetata di vendetta. Tutto questo ha fatto parte della sua storia e merita di essere giudicata, interpretata, osannata, disprezzata. Ma allo stesso modo, proprio questo suo comportamento ha lasciato il proprio solco nella storia. In effetti con la morte di Cleopatra una civiltà con migliaia di anni di storia occupata dai romani finisce per sempre.

Medici padrini del Rinascimento: Magnifici Medici

Il secondo appuntamento dedicato da History channel alla Famiglia dei Medici dal titolo Magnifici Medici prende in esame l’eclettica personalità di Lorenzo de Medici.

A metà del XV secolo la famiglia dei Medici si è fatta potente con la forza e sotto la protezione del suo signore si innalzerà l’arte dei grandi artisti  Botticelli, Leonardo e Michelangelo a vette altissime. Ma tanta gloria porta anche nemici e nel 1446 la famiglia Medici è in pericolo, si teme un colpo di stato da parte di famiglie rivali, Piero de Medici sta per tornare a Firenze scortato dai due figli Lorenzo e Giuliano, suoi eredi. In testa al corteo Lorenzo, il capofamiglia. L’obiettivo dell’agguato è Piero ma, Lorenzo con uno stratagemma salverà il padre. In seguito radunerà un pugno di armati pronti a difendere l’impero creato dal nonno Cosimo I°.

E’ chiaro che la grande ostilità e il risentimento della città nei confronti dei Medici li rende vulnerabili, hanno bisogno di alleati. Per la prima volta escono dalla città per trovare una sposa, un atto di convenienza politica che permetterà loro di legarsi ad un’importante famiglia dell’aristocrazia romana: Clarice Orsini che porta in dote, fama, nobiltà, conoscenza e potere militare. Il matrimonio segna linizio di una nuova e vibrante era. Firenze assume una nuova identità e diverrà un’industria d’arte e di pensiero. Una città che farà del fermento creativo un tripudio di organizzazione. A partire dal giovane Sandro Botticelli che parteciperà attivamente al mito dei Medici.

Ma sono anche anni difficle, muore Piero e Lorenzo appena ventenne, accetta la cura della città e dello stato. Diventa l’uomo più importante della città, l’intera Firenze è nelle sue mani. E’ astuto e intelligente, sa che deve consolidare la politica del nonno e del padre, sa che il popolo può aver voce in capitolo e sa che deve aumentare il suo potere. E’ un  fine diplomatico ed un accorto politico. Adotta un sistema di lealtà simile a quello mafioso, il governo è distante mentre l’uomo che esercita il potere è la realtà, è il trionfio del clientelismo che favorisce gli amici degli amici e i seguaci. Lorenzo è una sorta di ditattore. Vuole inviare al mondo un messaggio chiaro: ho il potere e i soldi!

E’ stato educato a diventare un erudito, ha ricevuto un’educazione umanistica. Nei suoi salotti rende possibile lo sviluppo del libero pensiero, agevole l’arte e la cultura. In un mondo governato dal pensiero religioso, Lorenzo crede fortemente nella libertà: Quant’è bella giovinezza. che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: del doman non c’è certezza. Gli piace divertirsi, ha carisma, è l’anima della città.

Le possibilità della “virtute” umana, il fervido interesse per i problemi della città terrena, il senso della stretta connessione fra vita politica e cultura, gli elementi insomma dell’umanesimo civile fiorentino sembrano incrociarsi con un nuovo stato d’animo, in cui prevale una tendenza a cercare  nella cultura o nell’arte un separato e sereno rifugio. Queste pulsioni vengono incarnate nella pittura del giovane Botticelli che si allontana dal tema religioso e da vita ad opere d’arte completamente innovative. La Primavera è pura fantasia, è ispirata dalla poesia ed è il trionfo della sua fervida immaginazione. La giovinezza a cui si allude non è solo quella, più ovvia, dell’età giovanile, ma è una giovinezza di spirito, che per essere mantenuta va nutrita di Natura (il giardino pieno di fiori), Grazia e Virtù (Tre Grazie), uso della Ragione (Mercurio, simbolo della ragione e del buon consiglio), Amore (Cupido) e Bellezza (Venere), creatura pagana simbolo della fertilità.

Mentre il mondo di Lorenzo fiorisce qualcuno lotta per distruggerlo. Il controllo del territorio è minacciato dai Pazzi, la seconda famiglia più ricca di Firenze, sono banchieri e nobili. Lorenzo li ha emarginati e tenuti lontani dalla politica. Decidono di tornare al potere eliminando tutti i rivali medicei. Il giorno di Pasqua, nel Duomo, nel corso della messa, Giuliano viene pugnalato 19 volte, muore all’istante. Lorenzo, ferito si rifugia nella sagrestia. La congiura è fallita e la punizione sarà durissima. Tutti i traditori vengono annientati.

Lorenzo è sconvolto dal dolore e entra in conflitto con il Papa che lo scomunica. Parte per Napoli in cerca di alleati. Stipula un accordo con Ferdinando. Firenze è libera e Lorenzo viene acclamato come il Magnifico. Adotta il figlio del fratello per proteggere la dinastia. Il mecenatismo è un ottimo modo per assicurarsi il controllo su tutto.

Nella bottega del Verrocchio individua un giovane artista, Leonardo da Vinci, che si distinguerà su tutti, il suo talento è impossibile da ignorare. Leonardo si fa notare ma, Botticelli non sta a guardare e ispirato dall’arte classica dipinge la “Nascita di Venere”, una celebrazione dell’amore come forza della natura, una matrice pagana che viene celebrata per la glorificazione del corpo fisico.

Ma la libertà di pensiero che Lorenzo ha portato a Firenze fa paura ad un monaco domenicano, Savonarola, che si convince che la città sia in pericolo. Fanatico moralista, si schiera contro qualsiasi arte visiva che non fosse di carattere religioso, ossessionato dal fervore mistico indirizza il suo odio contro la società corrotta del tempo e in particolar modo contro Lorenzo, il perno di tutti i peccati.

1487 muore a 34 anni l’amata Clarice e Lorenzo sconvolto dal dolore incanala le sue energie nell’arte, istituendo la prima scuola a disposizione di tutti i nascenti talenti. E’ qui che incontra l’allora 13enne Michelangelo e lo mette subito sotto la sua protezione consentendogli di crescere assieme ai suoi figli. Un rapporto che crebbe giorno dopo giorno, una relazione molto intima tra mecenate e artista.

Il moralismo di Savonarola, convinto che Lorenzo porterà alla rovina Firenze,  comincia a dare i suoi frutti e la città si divide. Il momento è delicato. Lorenzo si ammala. Sa che sta per morire e ha bisogno di qualcosa: la redenzione dai peccati commessi. Temendo la dannazione eterna chiede l’assoluzione a Savonarola  che lo maledice.

All’età di 43 anni, muore temendo l’inferno. Savonarola coglie la sua occasione e al grido di “pentiti Firenze finché sei in tempo”  da inizio ad un’era di integralismo. Tutti i simboli dell’esuberante mondo di Lorenzo diventano cenere nel famoso Falò della vanità e Firenze  guidata dal fanatismo estremo  diventa l’immagine dell’inferno in terra.

Le donne di Hitler

Le donne e il nazismo, vittime o complici?  Questo documenatrio, in onda su History channel,  svela le complesse relazioni che interagirono fra le donne e il Terzo Reich. Adolf Hitler è conosciuto da tutti come il Führer, il dittatore che ha scatenato la Seconda guerra mondiale, il maggiore responsabile dell’Olocausto. Pochi però conoscono l’uomo Adolf Hitler, le sue passioni, la sua vita dietro le quinte da semplice essere umano e non da tiranno sanguinario.

1921 un ‘enorme crisi economica porta la Germania alla disoccupazione e alla disperazione, Hitler alimenta il pensiero tedesco con brutali discorsi contro la democrazia. Vuole il potere.  I suoi comizi  sono molto violenti. Tutto ciò che diceva in pubblico mirava a sollecitare il sì o il no e a negare le eccezioni, le riserve e i compromessi. Al centro della teoria di Hitler stava l’idea della razza. La guerra è l’espressione naturale e necessaria di questa lotta in cui il vincitore, cioè la razza più forte, ha il diritto di dominare. L’unico scopo dello stato è mantenere sana e pura la razza e creare le condizioni migliori per la lotta per la supremazia, cioè per la guerra. E la guerra è l’unica cosa che può dare un senso più nobile all’esistenza di un popolo. Era l’uomo che le tedesche volevano e per lui le donne erano esseri da dominare, nessun sentimento. Non amò nessuno al di fuori della sua Germania, ma fu l’oggetto del desiderio di molte donne, alcune vicine al suo entourage e altre facenti parte dell’elettorato femminile attivo. Di alcune di esse si servì per fini prettamente politici, di altre probabilmente si infatuò, ma di una sola si fidò fino alla fine: Eva Braun. La Braun fu l’unica donna ad avere il privilegio di stare accanto all’uomo più potente e inviso del mondo, dal 1937 al 1944.

Il rapporto con le donne è patologico. Hitler è un uomo privo di passioni e incapace di provare emozioni. Instaura con le sue giovani amanti relazioni-giocoforza, destinate ad un finale tragico: alcune tentano il suicidio, a volte riuscendo altre volte fallendo. Tutti i rapporti reiterano manie e ossessioni erotiche, subite da Hitler probabilmente in giovane età dal padre.

Geli Raubal è la nipote/amante ventitreenne, che Hitler tiene in ostaggio nel suo chalet di montagna. E’ gelosissimo. Lei si suicida. Subito dopo arriva Eva, 17 anni, è spensierata e ama il potere. Hitler ne ha 43. La sistema ma, non la sposa, passa le giornate ad attendere colui che è devoto al Reich. E’ all’apice del successo in una Germania che non tollera le donne se non nel ruolo di compagne o procreatrici della razza superiore. La popolazione femminile è incantata non da Hitler ma, dalla sua rappresentazione, l’archetipo della perfezione. L’uomo mandato dalla provvidenza.  E’ cancelliere e il terrore diviene la sua politica. Anche le donne ne pagarono il prezzo, in mezzo ai suoi grandiosi progetti, nell’illusione della prosperità, il gentil sesso diventa un mezzo. Adora le trecce bionde. Prevale l’idea di salute e bellezza. Sei giovane, bella, sana, grazie a te la razza sarà perfetta e tutto ciò in nome della moralità.   Chi si poteva opporre?

Leni Riefenstahl, e perfetta per la propoganda del nazismo, regista del Trionfo della volontà, è una donna dal temperamento hitleriano, talentuosa, intelligente, probabilmente troppo per il Führer, dal momento che a lei preferirà Eva Braun, più docile e remissiva, ignorante, senza alcun interesse per la vita politica e per le attività in cui è coinvolto Hitler.

Sterminare gli ebrei  e popolare il mondo con la razza ariana  è il sogno di Hitler. Le SS creano le tecniche per incrementare il Reich e purificare la razza. Criteri razziali che vengono applicati alla procreazione. Le donne erano entusiaste di donare i figli al partito. Giovani femmine con tratti somatici nordici vengono selezionate ed elette a macchine riproduttive nei “bordelli nazisti” . Visione normale  quando credi nell’ideale nazista, ti senti fiera di avere un figlio da Hitler. La propaganda folle, strumentalizza la maternità. Le donne non  sono persone ma, bestie da riproduzione. Questa idea utopica causò la tragedia di massa e i tedeschi vennero manipolati dall’istruzione e dalla propaganda che aveva il controllo totale anche della stampa. Sfilate, stendardi, slogan, tutto in nome della mitologia teutonica.

Magda Goebbels, affascina Hitler, è intelligente. Una donna desiderata da Hitler e che desidera Hitler, ma ambiziosa e vulnerabile, sposata ad uno degli uomini più fidati del partito. Non le è concesso commettere errori. Ma la linea di demarcazione tra ragione e follia è davvero sottile e precaria. Diventa l’icona del Terzo Reich,  la first lady del partito.

1940 la violenza sta per invadere la Francia.  Hitler è certo della vittoria totale e le vittime civili, donne e bambini non hanno valore. La Francia si arrende. Hitler è l’uomo più forte d’Europa. La gente di Berlino è entusiasta, le donne in delirio, ma, è l’inizio della fine. Gli anni a seguire saranno meno eclatanti. Vuole anche l’Unione Sovietica, Eva sta per essere nuovamente abbandonata, il suo Adolf torna in guerra. L’invasione è sanguinosa, l’inverno russo  terribile.  Le bionde infermiere devono lavorare con instancabile devozione, la propagamda non si ferma mai. Le vedove sono sempre di più e lo spirito di sacrificio prevale su tutto. Diventa un servizio/dovere richiesto alle donne.

Eva è totalmente sconosciuta ai tedeschi, non esiste. Ufficialmente  è un’attrice che fa film per Hitler, dormono in camere separate. E’ elegante, sportiva, la sua compagna, adora i cani. Hitler manda centinaia di bambini nei campi di sterminio. E’ difficile pensare che Eva fosse all’oscuto di tutto. La selezione dei bambini diventa un ‘ossessione, le donne vengono sequestrate per procreare il futuro perfetto. Tutto per la grandezza del Reich. Mentre Eva fa sport sulle montagne bavaresi. Come ha potuto restare indifferente?

Gli alleati decidono di mettere la parola fine alla follia nazista. Le perdite sono colossali. Le donne si sentono tradite  e poche capiscono di aver contribuito ad un crimine. Hiltler diventa sempre più debole, sta andando a picco. 1944 gli alleati sbarcano in Normandia e nel 1945, liberano i campi svelando al mondo l’abominio di morte. Le donne iniziano  a prendere coscienza dell’indottrinamento. E’ il tempo della resa dei conti ma,  le fanatiche vogliono stare vicino al Fuher e partecipano alla guerra, molte vengono stuprate dai russi. Tutto è perduto. Hitler si barrica nel bunker con l’ultima delle sue fanatiche, la sposa e si suicidano. 

Infine la popolazione femminile, venne ripagata con il disprezzo del mondo. Le donne pagarono  caro il prezzo della loro adesine alla dottrina nazista ma, furono anche quelle che coraggiosamente, si rimboccarono le maniche e ricostruirono la Germania mentre gli uomini erano prigionieri. Ma che dire dei 50 milioni di esseri umani trucidati, bruciati, uccisi barbaramente; chi farà loro giustizia?

Come ha potuto un solo uomo contenere in sè così tanto odio da riuscire a convincere un’intera nazione della ragionevolezza delle sue idee, legate a un ideale di morte giustificato dalla presunta superiorità razziale di un popolo sugli altri? La storia è importante perché dovrebbe aiutare ad imparare dagli sbagli e forse è proprio per questo motivo che si continua a discutere su di lui, per questo è importante che tutto ciò non venga dimenticato. Molte persone ancora oggi cercano di tramandare ad altre persone, più giovani,  quello che hanno visto e provato sulla propria pelle. Non lo fanno per essere compatite, ma semplicemente perché possiamo renderci conto degli sbagli che furono fatti e per fare in modo che tutto ciò non si verifichi più.

Medici padrini del Rinascimento

Da oltre un secolo una famiglia guida la città di Firenze, sono i Medici. Ma all’apice del loro successo vengono spodestati. Giovanni e Giulio costretti alla fuga vogliono tornare al potere e mirano al massimo: il papato.

Così inizia l’affascinante racconto televisivo dal titolo: Medici: Padrini del Rinascimento che narra  la storia di un’epoca violenta, drammatica e avvincente. Un punto di svolta cruciale per la storia occidentale. E’ una serie che ci fa viaggiare indietro nel tempo per scoprire le vere storie del Rinascimento europeo e la potente famiglia che lo finanziò.   I Medici contribuirono alla nascita del mondo moderno e sfidarono alcuni tra i più grandi pensatori e pionieri del tempo ma, furono anche coloro che portarono Firenze, Roma e l’Europa sull’orlo del collasso.

Mentre Alessandro de Medici viene assassinato, un’importante opera d’arte inizia a prendere vita. Un unico, gigantesco blocco di marmo grezzo giace da 35 anni  in attesa di uno scultore coraggioso in grado di affrontarlo, il suo nome è Michelangelo Buonarrotti che lavorò per due anni alla sua realizzazione. Non mangiava, colpiva il marmo ripetutamente, giorno dopo giorno ininterrottamente, con le mani sanguinant. Attende che il colosso di un giovane uomo al massimo della forza fisica, con un’espressione accigliata, prenda forma. Sarà il simbolo di una famiglia che un tempo ha adorato. Quindici anni prima si era trasferito alla corte dei Medici, era cresciuto con la famiglia, aveva avuto modo di conoscere i massimi artisti e studiosi dell’epoca, testimoni della ricchezza e vitalità culturale dei Medici. Una famiglia che possiede tutto di Firenze, un potere che cresce insieme agli eredi. Giovanni e Giulio vengono destinati alla carriera ecclesiastica fin dalla tenera età. Ma una sanguinosa guerra civile scoppia nelle strade di Firenze, e vengono esiliati. I cugini devono vagare per l’Italia cercando sostegno.

A Firenze, Michelangelo trasforma il marmo  in un autentico capolavoro: il David.  L’eroe è nudo, perché non ha nulla da nascondere, vuole mostrare la sua virtù, la sua integrità morale e rappresentare la rinascita del popolo fiorentino che è riuscito a cacciare la signoria dei Medici, a favore di un governo Repubblicano. Il simbolo dell’indipendenza sta per essere mostrato. Michelangelo vuole che l’ambizione dei  Medici sia vista come Golia che viene sconfitto dal popolo. Doloroso dare forma al marmo pensando che le persone che ti hanno accolto siano diventate una minaccia per la città tanto amata.

Firenze sta vivendo in un nuovo spirito libero che si manifesta anche nell’arte. Leonardo da Vinci è acclamato in tutta Europa come il più grande artista del suo tempo. E’ in competizione con Michelangelo. La sfida ufficiale prende forma con la famosa gara a colpi di pennello tra i due per la raffigurazione migliore tra la battaglia di Anghiari e quella di Cascina. Leonardo è altolocato, elegante, Michelangelo è un genio irrequieto. Leonardo perpetua la sua interminabile ricerca del vero, non un vero ideale, verosimilmente credibile, ma un vero scientifico, ai limiti delle possibilità di rappresentazione che l’occhio umano e le tecniche pittoriche permettono. Michelangelo, apparentemente più spontaneo e passionale, maledettamente sensuale e sottilmente provocatorio, rivive nelle figure che si stagliano imponenti, dove la luce scolpisce sia la muscolatura che i volti. Leonardo e Michelangelo uno scontro tra titani, mentre Firenze sta per incontrare i soldati dei due cugini Medici che rivogliono la loro città. Lo scontro brutale parte da Prato. Devastazione, razzie, violenze e morte. Un bagno di sangue che servirà come esempio. Firenze si arrende. Attraverso il terrore e la violenza i Medici tornano a casa.

Giovanni diventa Leone X. L’ascesa al papato cambia tutto, da nemico diventa il simbolo della cristianità.  Leone X vuole difendere gli interessi della famiglia e Giulio diventa subito cardinale. Classico esempio di nepotismo. Inizia un periodo di feste e celebrazioni. Il Papa è il rappresentante di dio in terra è al di sopra di tutti,  è il capo di un  potere che va oltre tutto. Giovanni è un amante del divertimento:”Dio ci ha dato il papato, godiamocelo”! Sera dopo sera si susseguono feste e banchetti.

Michelangelo che detestava la pittura lavora alla Cappella Sistina, per lui è una punizione, si considera uno scultore ma, deve ubbidire. Ricopre il soffitto con figure monumentali ispirate alla bellezza e alla perfezione del mondo antico e da vita all‘opera d’arte più grandiosa del Rinascimento. Vive nel terrore perché è considerato un traditore dei Medici che però non hanno nessuna intenzione di sprecare un talento che può portar loro prestigio e  potere. Gli ordinano le tombe, un’opera ambiziosa in onore dele famiglia.

Leone X con il suo stile di vita ha svuotato le casse di Roma, decide di metter tutti i suoi familiari al centro del potere. Cariche e matrimoni sono un buon mezzo per trovare denaro. Ma non basta. Ricorre alle indulgenze papali che cancellano i peccati, le vende su larga scala. Potenti e umili possono  comprare la salvezza eterna, una vera miniera d’oro.E il fiume di denaro riprende vita. Ma per Lutero, disgustato dalla decadenza e dalla corruzione delal Chiesa è il momento di reagire. Pubblica le sue tesi che iniziano a diffondersi velocemente, un attacco diretto al Papa. Nessuno aveva mai osato tanto. Merita la scomunica e la condanna all’inferno.  Inizia la rivoluzione che scatena la scissione tra le due chiese. Ma il papa non vivrà abbastanza, per vedere gli eserciti dei protestanti invadere Roma. La città sacra viene saccheggiata.

Spinti da un profondo odio religioso, Roma , sede dell’anticristo, viene devastata e Giulio de Medici ora Clemente VII, si trova, intrappolato a Castel sant’Angelo. Un massacro, il momento più oscuro del Rinascimento. Clemente VII, fugge e si rifugia a Firenze dove il popolo si ribella, una panca viene scagliata dal Palazzo Comunale e danneggia il David, il simbolo della città. La città è assediata. L’asso nella manica di Clemente VII si chiama Caterina, l’ultima discendente che viene destinata al matrimonio a soli 14 anni al coetaneo Enrico di Francia. Lei erede della più ricca famiglia d’Europa, lui (futuro Enrico II), secondogenito del re Francesco I, da sempre innamorato dell’Italia.

Un enorme affresco, il Giudizio universale riflette in maniera egregia l’agonia di quel tempo.  Un periodo tragico raffigurato  dalla  disperata solitudine nella tremenda infinità del vuoto dei corpi intrecciati, sofferenti e infelici. Oppressione e ansia. E’ la transizione di due ere. Dalla bellezza vitale del Rnascimento al suo declino. E la morte di Clemente VII segna definitivamente la fine del corrotto mondo dei Medici.

Quando la terra era ferma

Un’analisi su due famosi astronomi: Keplero e Galileo in onda su History Channel. La conquista della luna fu uno shock per il mondo, tanto quanto (possiamo ipotizzare) siano rimasti sconvolti i cittadini del seicento quando i due scienziati diffusero le loro scoperte. La  storia dei rapporti tra i due scienziati è complessa e più ricca di quanto possa apparire. Uniti dal rifiuto della cosmologia tradizionale e dall’adesione al copernicanesimo, scomunicato dalla chiesa luterana l’uno, costretto all’abiura l’altro, i due matematici rappresentano un exemplum di quella straordinaria fucina d’innovazione che fu il finire del Cinquecento. Le loro scoperte aprirono la via alla astrologia contemporanea.

Galileo è cattolico e studente  all’Universita’ di Pisa facoltà di medicina, secondo il desiderio del padre.
Durante gli studi, si appassiona alla fisica e nel 1583 formula la teoria dell’isocronismo del pendolo, intuito osservando le oscillazioni di una lampada nella Cattedrale di Pisa. Contemporaneamente Keplero ha difficoltà ad inserirsi nella società, appartiene ad un ceto sociale più basso e con fatica termina gli studi di teologia e accetta un lavoro come insegnante di matematica. Vive al centro della disputa dovuta alla riforma protestante.

Figli della rivoluzione scientifica, seguono  con passione una sperimentazione atta a dimostrare le loro intuizioni. Entrambi riconoscono che la forza del pensiero scientifico sta nel fatto che esso non riconosce nulla come dogmatico ed è pronto a modificare ogni teoria quando l’osservazione o il ragionamento ne dimostrano l’inconsistenza. La ricerca della verità anima entrambi.  Le loro vite scorrono paralelle. Due caratteri diversi. Galileo arrogante, altezzoso e con un certo snobismo era orientato verso la conquista di ceti sociali più elevati, Keplero è costretto a convivere con il faticoso compromesso della sopravvivenza. 

Si scrivono ma non si incontreranno mai. Leggono le opere l’uno dell’altro e comunicano tramite intermediari. Galileo manifesterà grande stima per Keplero ma si rivelano apprezzamenti formali. Keplero d’altronde non accettò l’invito a insegnare nelle scuole italiane. Fu un accanito e convinto sostenitore del sistema copernicano, fervente cristiano si lasciò influenzare dalle sue credenze religiose e dal pensiero filosofico contemporaneo.
Galileo fu in realtà un fisico, nel senso moderno della parola, piuttosto che un astronomo, tuttavia egli portò dei contributi essenziali all’affermarsi del pensiero copernicano. Tali contributi riguardarono sia gli aspetti strettamente scientifici sia quelli più generali relativi al dibattito culturale e al rapporto tra Scienza e Fede.

Nel 1609, mentre Keplero pubblica la sua “Nuova astronomia”, che contiene le prime due leggi del moto planetario, Galileo comincia ad interessarsi ad un nuovo strumento, costruito in Olanda: il telescopio. Fino a quel momento le osservazioni astronomiche erano state compiute ad occhio nudo.
Dopo avergli apportato dei miglioramenti, ne dona alla Serenissima di Venezia un esemplare, al quale da’ il nome di “perspicillum”.
A Padova, con il nuovo strumento, Galileo compie una serie di osservazioni della Luna e nel 1610 osserva delle “piccole stelle” luminose vicine a Giove. Presenta una serie di disegni dimostrando che la luna non è piatta e riconosce i crateri.  Keplero è alle prese con problemi economici, scrive un altro libro nel tentativo di ricevere la paga dall’imperatore che invece appare più propenso ad investire nell’impresa bellica.

Galileo rivela nel “Sidereus Nuncius” la scoperta  dei  4 satelliti di Giove. Consapevole delle reazioni che quest’ulitma  avrebbe avuto, soprattutto negli ambienti aristotelici,  li battezza Astri Medicei in onore di Cosimo II de’ Medici, Gran Duca di Toscana. Soltanto in seguito, su suggerimento di Keplero, i satelliti prenderanno i nomi con i quali sono conosciuti oggi: Europa, Io, Ganimede e Callisto.
La scoperta di un centro del moto che non fosse la Terra comincia a minare alla base la teoria tolemaica del cosmo, mentre la guerra sconvolge gli uomini con atrocità ed epidemie.

Successivamente Galileo puntò il cannocchiale verso il Sole, osservandone l’immagine proiettata su uno schermo bianco; osservò le macchie solari e ne studiò sistematicamente il loro moto, limitandosi, questa volta, a comunicarne i risultati ad alcuni amici in forma privata. Keplero durante un processo lungo spese un patrimonio per salvare la madre dall’accusa di stregoneria.

Le loro opere finiscono all’indice e chiunque affermi che la terra giri intorno al sole è eretico. Keplero muore e Galileo esce allo scoperto ma incappa nell’inquisizione che segnerà la sua rovina. Lo scienziato, già anziano e malato, viene chiamato a Roma nel 1633, dove viene processato e gli viene richiesto di abbandonare la teoria copernicana. Imprigionato e minacciato di tortura, Galileo viene costretto ad abiurare pubblicamente e viene condannato alla prigione a vita, ma poi gli viene concesso di scontare la pena nella sua villa di Arcetri, vicino a Firenze.

Potremmo concludere che i due dovendo confrontarsi con la questione lasciata aperta del sistema copernicano, percorrono strade diverse. Le soluzioni proposte da Keplero culminano nell’enunciazione delle celebri “tre leggi” e trovano fondamento nell’estrema accuratezza delle osservazioni astronomiche. Galileo invece elabora una nuova fisica che incorpora in un unica teoria fenomeni celesti e fenomeni lunari. Una scienza del moto fondata sul principio di relatività.

Entrambi in un periodo dove le leggi dell’universo erano definite a priori da credenze immutate e immutabili, attraverso la decisione nell’affermare le proprie convinzioni basate sull’esperienza diretta e sulla osservazione critica, segnano il definitivo passaggio tra l’antico e il moderno portando ad una oggettiva visione del cosmo e ad una conseguente ridefinizione del ruolo dell’uomo al suo interno. Entrambi furono attori di una storia ben più complessa che aprì la strada verso quella famosa passeggiata sulla luna!


Vietnam

Nella morsa fredda del gelo che fa battere i denti all’Italia, la casa appare come un caldo e comodo rifugio e predispone lo spirito alla lettura o alla visione di buoni programmi televisivi. History è il canale specializzato in documentari, quello sul Vietnam racconta del  lungo conflitto armato che ha opposto  il regime comunista del Vietnam del Nord  conosciuto come Viet Cong, contro il Vietnam del Sud e il suo principale alleato, gli Stati Uniti.  Nel 1964 le  truppe americane lanciano l’operazione “ricerca e distruzione” spronati da nobili intenti: ” Noi combattiamo, perché dobbiamo combattere, non ci tireremo indietro, andate, andate”! sono le parole di incoraggiamento che il vice presidente  Lyndon Johnson usa per motivare l’impegno americano nel combattere il comunismo su tutti i fronti, sia interno che internazionale.

La guerra in Vietnam fu la più rovinosa combattuta dagli  Stati Uniti dopo il Secondo Conflitto Mondiale.

L’immenso dramma del Vietnam fu consumato lungo i fiumi e nei cieli, ma sopratutto a terra e molti dei  giovani soldati impiegati non sapevano nulla del Vietnam ma avevano ben radicata la paura del comunismo che li motivava fortemente a fermare la minaccia.

Il coinvolgimento americano inizia quando il Vietnam si divide in due e diventa un punto nevralgico nella guerra fredda  tra due superpotenze mondiali: gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica.

Nel 1964 si decise di aumentare la presenza americana in Vietnam, fu così che sbarcarono in Vietnam del Sud 3.500 marines, convinti che il conflitto sarebbe finito prestissimo. Nessuno tenne in conto la straordinaria capacità  di resistenza di quel popolo giudicato inferiore difronte alla potenza americana. Un errore di valutazione che costò la vita  a più di 3 milioni di persone (tra cui 58.000 americani)  più della metà erano civili vietnamiti. Nel 1969, al culmine del coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra, più di 500.000 militari statunitensi furono coinvolti nel conflitto in Vietnam. Ragazzi partiti per una missione veloce  giunsero nel territorio asiatico convinti di mettere facilmente  in pratica le teorie  dell’addestramento, ma sottomettere il Vietnam non fu come nelle previsioni e si trovarono nel bel mezzo dell’inferno e ci rimasero più di quanto si aspettavano. Gli attacchi aumentarono sempre di più con gli anni, così come il contingente e dopo l’artiglieria, i bombardamenti, le granate e i proiettili utilizzati in cerca dei punti vulnerabili per far breccia nel nemico l’unità americana rischiava di essere sopraffatta.

La più grande potenza mondiale non riusciva a domare le forze guerrigliere, ecco allora che vengono inviati i bombardieri che sganciano il Napalm, liquidi incendiari da lanciare sul nemico mediante lanciafiamme.  Distruggono tutto: soldati, fortificazioni nemiche, campi coltivati, boschi e villaggi.  Un prodotto chimico industriale,  inventato, perfezionato e fabbricato in laboratori scientifici e su scala industriale. E nel Vietnam fu usato anche contro la popolazione civile che si supponeva nascondesse i partigiani Vietcong; il napalm veniva lanciato dagli elicotteri, contenuto dentro leggeri serbatoi di alluminio che al contatto col terreno si rompevano, spargevano e accendevano il liquido incendiario che bruciava tutto, anche vecchi, donne e bambini.

Le conseguenze in Vietnam furono disastrose. L’economia fu duramente colpita dal conflitto e ancora oggi stenta a riprendersi. Crescente l’opposizione alla guerra negli Stati Uniti che portò  ad aspre divisioni tra gli americani. Un’intera generazione venne segnata da quella guerra, furono enormi i danni psicologici e morali che subirono i reduci. Per molto tempo diventati il simbolo della colpa da cancellare, l’immagine di quella “sporca guerra”, l’emblema della violenza ingiustificata, da eroi a carnefici.

Un conflitto che ha segnato la storia, la vita politica e la cultura degli Stati Uniti d’America e del mondo intero. Le decisioni  vengono sempre prese in sedi a cui i cittadini non hanno accesso; ma i cittadini votano i governanti che possono decidere e i cittadini hanno il dovere di  chiedere che la guerra non rappresenti più una soluzione  per qualsiasi paese.

America ieri, oggi e domani

L’immigrazione e i conflitti che essa genera sono il tema di questo documentario, in onda su History Channel. L’America per i  padri fondatori è la terra delle mille possibilità, la terra sulla quale ricominciare nel segno della libertà, una terra di infinite opportunità. Un paese fondato da immigrati ma con molti problemi a riguardo. Il Sogno Americano, come pure la fuga dalla persecuzione o dalla guerra, è sempre stato una delle cause principali dell’arrivo degli emigranti in America. In tutta la sua storia l’America è stata un luogo di opportunità per gli imprenditori delle altre zone del mondo. Per sogno americano (American Dream) ci si riferisce alla speranza, condivisa che, attraverso il duro lavoro, il coraggio, la determinazione sia possibile raggiungere un migliore tenore di vita e la prosperità economica. Seppur venata da tante contraddizioni, infatti, la storia degli Stati Uniti è profondamente segnata dalla ricerca di libertà e felicità e dalla certezza che attraverso il duro lavoro, il coraggio, la determinazione niente sia impossibile.

Un paese che ha  la possibilità di ricominciare e la capacità di rigenerarsi per riconoscere il nuovo, il 2008 è uno di questi momenti. Un nuovo candidato si affaccia sulla scena americana, un uomo capace di rappresentare tutti i colori dell’America, in tutte le sue sfumature, il sogno che qualunque americano possa arrivare alla Casa Bianca si riflette in un nome: Barack Obama.

Ma cos’è un americano? Un uomo libero in un mondo sconfinato. C’è un Paese del mondo considerato da tutti gli altri all’avanguardia come tecnologia e “futurabilità” dove gli uomini possono diventarne parte.

Un pensiero che spinge le persone ad emigrare per andare a vivere in questa terra libera. La creazione di una nuova società fondata sulle idee della Rivoluzione, dove si giurò  l’impegno per la difesa della vita, della libertà e della ricerca della felicità. E fu così che individui di ogni nazione poterono entrare a far parte di quell’idea di libertà e uguaglianza. Un’idea straordinaria che è diventata realtà? Per almeno due generazioni, l’America (nel senso degli Stati Uniti) ha rappresentato il futuro, un bagno dentro ai modelli vincenti, ai miti emergenti. Stiamo parlando di una Nazione la cui popolazione è composta per oltre il 90% da non indigeni.

Naturalmente all’inizio il sogno americano era rivolto a tutte le razze ed è qui che sono cominciti i problemi, perchè in realtà l’integrazione è passata attraverso il dolore e la fatica. Tutti hanno dovuto combattere per diventare americani.  Popolazioni che, provenienti dagli altri continenti, sono andate a lavorare negli Stati Uniti per realizzare le più alte aspirazioni. Una Nazione che non si è accontentata di garantire unità, sicurezza, prosperità per il proprio popolo ma che ha combattuto ed ha versato il sangue dei suoi figli per contribuire alla crescita della  più grande potenza industriale del mondo.

Oggi sono gli ispanici che ancora lottano per il riconoscimento di appartenere alla terra libera, per decenni hanno attraversato il confine messicano in cerca di un luogo dove migliorare le proprie condizioni di vita. Sono 45.000.000 gli ispanici che stanno modificando il volto americano. In mezzo alla crisi brutale alcuni pensano che stiano cambiando la “loro America” e non vogliono essere sommersi dal popolo latino. I conservatori più fanatici agiscono per evitare la “contaminazione” e il loro bersaglio sono gli immigrati che cercano lavoro, rubandolo ai “veri americani”. Li considerano invasori, clandestini, delinquenti, sporchi e portatori di malattie. Nei loro incubi hanno il compito di difendersi dagli invasori. Ma quando gli Stati Uniti divennero uno stato l’invasione avvenne nella parte opposta.  Dunque questo popolo non è esente da contraddizioni poco nobili. Ma è ancora il continente che nessuno potrà fermare, il sogno americano è ben radicato. E allora anche la fantasia di una terra squisitamente bianca si deve arrendere ai vari colori che oggi la popolano. Dopo messicani,  cinesi, africani, europei e italiani, l’America  è la classica storia di immigrazione  e Obama, africano, tahitiano, di madre bianca è il simbolo di quell‘unione umana che è la forza del sogno americano. Un mosaico di razze e culture che sarà l’America di domani. Gli Stati Uniti, oggi  vivono un cambiamento. La società è multirazziale e globale e deve crescere  nel rispetto delle diversità.

E’ stato un processo doloroso, a volte vergognoso per il razzismo, la discriminazione o il disprezzo. Tuttavia la società americana è maturata. Ne è riprova l’elezione dell’attuale presidente statunitense, Barack Obama, o la nomina di un giudice donna di origine ispanica alla Corte suprema degli Stati Uniti. Questi sono segni e simboli di una società che si sta integrando e sta accettando il fatto che è possibile essere uniti solo rispettando la diversità.

Insomma, nonostante i venti di crisi, gli Stati Uniti sono ancora il paese dove, come ha sostenuto il disegnatore e produttore cinematografico Walt Disney “se puoi sognarlo, puoi farlo”. E Robert Goddard, uno degli scienziati che ha costruito l’industria aerospaziale americana, ha aggiunto: “è difficile definire ciò che è impossibile, i sogni di ieri sono la speranza di oggi e la realtà di domani”.

La follia di un piano di conquista

Si parla e tanto della qualità del mezzo televisivo accusandolo di scarsa produttività, ma con  un tocco di zapping è possibile approdare su History Channel che consente a tutti di vedere documentari di vario interesse che offrono approfondimenti, intrattenimento e spunti di riflessione.

Un’analisi sulla vera storia della Battaglia di Stalingrado, teatro di una delle più importanti battaglie del fronte russo-tedesco,  fondamentale per la seconda guerra mondiale, caratterizzata da grande violenza, brutali battaglie, enormi perdite  e condizioni di vita miserabili sia per i russi che per i tedeschi.

Uno scontro titanico  tra la Germania nazista e l’Unione Sovietica socialista. Uno scontro militare su larga scala, che mise contro milioni di soldati. Punto chiave di una follia ossessiva contro gli ebrei, ( in Unione sovietica ce n’erano molti) e la bramosia del potere . Un dramma nel quale si affrontarono due sistemi sociali, quello capitalista-imperialista rappresentato dai nazisti tedeschi e quello socialista che nacque dalla Rivoluzione d’Ottobre e che si sviluppò durante due decenni con la direzione di Lenin e Stalin, in un combattimento per la vita o la morte. Hitler è convinto di riuscire nella conquista in brevissimo tempo, contando sul fattore sorpresa, visto che aveva firmato il patto di non aggressione. Vuole annientare il nemico per imporre la supremazia tedesca e impadronirsi delle ricchezze naturali del sottosuolo e dei giacimenti petroliferi. Una guerra dunque,guidata da  una politica dichiarata dei nazisti, di uccidere, deportare o ridurre in schiavitù la popolazione russa, che essi consideravano inferiore, ma anche di carattere economico predatorio. Per Hitler rappresenta  un grande traguardo che avrebbe aperto un varco per conquistare anche la parte più ad est dell’Europa, lo “spazio vitale” per quel pazzesco piano che mirava alla “conquista del mondo”.

“Operazione Barbarossa”  era il nome in codice tedesco.  Mussolini vuole partecipare. Entrambi i dittatori sono convinti della capitolazione russa  in breve tempo.  Si aspettano una vittoria in pochi mesi e non si prepararono per una guerra che si sarebbe protratta lungo l’inverno. Non equipaggiarono nemmeno le truppe per tale eventualità, dotandole di abbigliamento adeguato a un clima rigido. Il loro errore di valutazione fu l’origine della disfatta e il dramma di molti soldati impegnati sul Don.

Infatti l’idea della guerra lampo sfumò velocemente, il sopraggiungere dell’inverno  prolungò il conflitto e il valore del popolo nella difesa dell’URSS e l’eroismo dell’Esercito Rosso, capace di resistere, e infine vincere, un nemico molto meglio attrezzato, furono determinanti.

Nella steppa sconfinata si consuma la tragedia. I soldati combattono corpo a corpo, bersagli umani sacrificati in nome di una delirante e megalomane idea.   Le truppe, stanche, sconvolte dalla fame, dal gelo e dai combattimenti, coprirono chilometri e chilometri, in condizioni climatiche proibitive (temperature tra i meno 35 e i meno 42 gradi). Intrappolati e senza via di scampo. Intere divisioni allo sbando,  inghiottite dalla neve.

La morte bianca, copre ogni cosa.

Una sola cifra può dare l’idea di cosa abbia significato l’Operazione Barbarossa: i morti dell’Unione Sovietica furono  20.000.000.

Quella che doveva essere l’avvio alla conquista del mondo  divenne  un simbolo degli orrori della guerra.

Scemi di guerra

Prima guerra mondiale,  prima produzione di massa di morte.  La guerra è follia, violenza, sangue, caos che sconvolge il mondo, al centro ci sono i soldati, i fanti, della prima guerra mondiale, che non riescono a sopportare l’orrore della trincea. Il documentario “Scemi di guerra, la follia nelle trincee” in onda su History channel, ricostruisce le dolorose tappe che portarono migliaia di soldati durante il primo conflitto mondiale ad affrontare il calvario della malattia mentale, dopo quello delle trincee, degli assalti, dei gas e dei bombardamenti. Uomini che la storia ha nascosto, dimenticato, etichettato come “scemi di guerra”! Uomini strappati agli affetti e alle abitudini quotidiane, sottoposti ad un martellamento psicologico propagandistico dallo Stato, che impone a tutti il dovere della mobilitazione. Ad attenderli, un treno, pronto a partire. Il dolore del distacco. La partenza verso una meta sconosciuta. Un viaggio verso l’ignoto. Tutti diretti al fronte. Avanti march!

La vita diventa lontana, addio ai ritmi naturali della terra,  gli uomini-contadini vengono presi all’interno da un meccanismo che non conoscono.

“La guerra moderna non ha bisogno di uomini, ma di automi” (padre Gemelli).

Devono  diventare indifferenti alla morte, devono essere crudeli, mettere da parte i sentimenti, distaccarsi dal passato, è una guerra di massa dove sparisce l’individualità. Un fiume di corpi che avanza, sparisce. Non esistono gocce, solo una fiumana umana. Avanti, avanti! Macchine da guerra, instupiditi dal freddo, impantanati nelle buche. Una guerra di posizione che va dallo Stelvio all’Adriatico. 600 km di artiglieria, bombe, rumore assordante, schegge, lampi, proiettili, mitragliatrici, e l’assalto che può durare giorni interi. Il nemico rintanato, non si vede, ma i colpi sono mortali. Ai soldati non resta che rannicchiarsi e sperare di non essere colpiti dalla tempesta di ogni calibro.

Gli effetti delle detonazioni, lo spostamento della terra, le grida, tutto è amplificato, i sensi acuiti, cresce l’ansia. Sotto le bombe il malessere mentale aumenta, l’ansia si dilata, in  attesa del detonamento. Niente vie di fuga. La paura… e la paura di aver paura.

E poi l’assalto. Uscire dalla trincea, strisciare, vedere i corpi smembrati, oltrepassare il filo spinato e alzarsi, di scatto, per andare incontro al fuoco nemico. I battiti del cuore sono colpi di martello.  Soli, di fronte alla morte. La guerra è cambiata, non esistono più le battaglie classiche, qui tutto è  un’organizzazione produttiva immane, una fabbrica efficentissima, di morte. Lo Stato è il padrone, l’operaio è il soldato, la produzione è la morte.

Ben presto quel treno pronto in ogni stazione riparte per la direzione opposta, i feriti vengono trasportati nelle retrovie, ma non hanno segni sul corpo.

Le allucinazioni, le disfunzioni motorie e la perdita di sé, nella forma inedita dello shock da combattimento, tormentarono gli uomini di tutti gli eserciti impegnati in battaglia. Nevrosi traumatiche da combattimento. Gambe e braccia bloccate, non parlano, non sentono, non ricordano, hanno incubi sempre uguali. E’ la reazione all’impatto traumatizzante con l’esperienza guerra, che produce danni psicologici e fisici. Uomini, impegnati in una nuova forma di esplosione della modernità, costretti in  un cambiamento generale che sfocia nella malattia mentale. Un fenomeno sconosciuto quello della perdita dell’identità. Non più spettatori, ma comparse in un meccanismo inesorabile. Uno stress primordaile che induce a nascondersi, a mettersi sotto la terra che protegge o dentro l’amnesia che fa dimenticare il pericolo.

I malati, accusati di codardia e di tradimento dagli Stati Maggiori, vengono rispediti al fronte dai medici militari a forza di scosse elettriche e terapie ipnotiche, per sprofondare ancor di più negli abissi della pazzia, ammutoliti e dimenticati relitti della storia. Ai medici vengono consegnati i soldati non più idonei a sostenere il combattimento e loro, i “meccanici”, hanno una missione: restituirli ai loro reparti, pronti a riprendere le armi, in fretta. Il problema fu il “come” venne raggiunto questo traguardo. Con un’idea di base: creare nei “malati” un terrore tale delle cure che li aspettavano nelle cliniche da preferire il campo di battaglia. Il terrore di una cura deve essere più forte del terrore delle tricee. Il medico deve infliggere il senso di ineluttabilità eguale a quello della buca nella terra. Bisogna distruggere la voglia di non tornare. I soldati intrappolati nell’esercito arrivano alla follia. Una reazione difensiva all’opressione, rapiti dall’oblio del sogno, piuttosto che dal terrore logorante del campo di battaglia. La medicina non ha soluzioni terapeutiche, per la disperazione esistenziale, finiscono nei manicomi. Veri campionari di un dolore umano, che non ha mai fine, inflitto in nome della guerra che presuppone una nuova consapevolezza: la distruzione, senza pietà.

E le porte dei manicomi, si chiudono per sempre alle spalle di quei soldati, impazziti sui campi di battaglia.