Art news è un luogo televisivo per parlare di arte ma, anche di donne. Tra poco è l’8 marzo e allora parliamo di donne, oggetto e soggetto dell’arte;
Uno sguardo storico al rapporto tra donne e fotografia attraverso una mostra al MoMA di New York, “Pictures by women: a history of Modern photography”, una raccolta di 220 fotografie di donne. Durante i 170 anni della storia della fotografia, le donne hanno assunto un ruolo sempre più importante, dando vita a diverse sperimentazioni. La mostra presenta una selezione di fotografie memorabili scattate da donne artiste. Dagli scatti romantici del passato, all’evoluzione tecnologica dove la donna capisce che può esprimersi e che l’obiettivo della macchina fotografica “rivela e svela”, per arrivare alla donna contemporanea che da vita a nuovi scenari interpretativi.
L’arte può essere impugnata come un’arma contro le ingiustizie e le discriminazioni. Lo sosteneva la contestazione femminista quarant’anni fa quando perseguiva un obiettivo di liberazione attraverso azioni scioccanti e provocatorie. Una delle sue più incisive pioniere è Valie Export, un simbolo della trasgressione che utilizza l’immagine per denunciare la violenza e la sopraffazione sul corpo della donna. Lungo una strada affollata una donna giovane e bella porta a spasso un uomo al guinzaglio; la stessa donna seduta a gambe aperte in una tuta di pelle nera con un buco tra le gambe, ben visibili la vagina e i peli pubici, punta un revolver contro l’obiettivo; ancora la stessa donna in mezzo a una piazza invita i passanti a toccarle il seno nudo nascosto da una scatola che tiene attaccata al busto. Sono rimaste nell’immaginario collettivo le provocatorie performance dell’artista viennese Valie Export a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta e oggi la Export è diventata una delle artiste più influenti del mondo. L’artista mediale e performativa, è anche in questo coerente con il nome programmatico che si è scelto all’inizio della sua carriera: Valie Export, ossia esportatrice di valori, di trasformazioni, politiche e mediali al tempo stesso. Femminista radicale e creativa, è chiaro che rifugge quei modelli estetici statici e noiosi di bellezza femminile ancora così dominanti nel mondo mediale moderno per affrontare spesso i temi della sofferenza psichica e fisica di voci femminili poco ascoltate ma, sentite e l’intensità del suo lavoro non finisce di stupire.
Una donna particolare, un uomo particolare, una giornata particolare…un film che ha fatto epoca ripresentato ai giovani a Roma, racconta il breve incontro tra una massaia e un omosessuale durante una Roma in festa per un altro incontro, quello tra due dittatori, Hitler e Mussolini. Nel momento di pieno consenso ad un regime che di lì a poco avrebbe portato il Paese alla catastrofe.
Un uomo e una donna in un disagio sottile come un ricamo in un film che rievoca lo squallore dei tempi fascisti alla luce delle idee attuali del femminismo e del fronte omosessuale.
Nella storia dell’arte la donna ha fatto passi da gigante, poco si conosce della loro attività creativa in passato, nella percezione comune, la storia dell’arte è quasi interamente opera di artisti maschi, e per di più spesso attivi per committenti o per collezionisti a loro volta di sesso maschile. Solo nel tardo ‘900 la presenza rosa si sparge anche nel mondo dell’arte, sino alle cyberartiste post-contemporanee presenti oggi sul web, esse sembrano fra loro legate dai fili di un destino sociale sempre pronto a spingerle nell’invisibilità, ai margini, lontane dal centro. La quasi assoluta assenza di donne artiste nella storia dell’arte occidentale, e la invece massiccia presenza di artiste negli ultimi decenni ci fa dunque affermare che l’arte possa farci crescere perché è sempre un po’ più avanti del pensiero comune e che oggi potremmo essere appagate, soddisfatte di questa presenza estesa di voci femminili. Lo siamo ma non basta. Donne al potere o in corsa per divenire tali, donne protagoniste della moda, dello spettacolo, normalizzano in un’apparenza solo superficialmente appagante ma, pongono le premesse, della ricerca, della sperimentazione dell’inedito, nel senso di quello di cui ancora non si è fatta sufficiente esperienza.

C’è stata un’epoca dove Roma era al centro degli interessi di tutti gli artisti, nel 700’ tutti arrivano a Roma, capitale incontrastata del Neoclassicismo, il baricentro dal quale questo nuovo gusto si irradiò per tutta Europa. Capitale del Grand Tour, come fu allora chiamato il viaggio in Italia intrapreso da nobili e ricchi borghesi, lo stimolo della scoperta delle vestigia di civiltà millenarie, in tempi in cui fioriva e si diffondeva l’interesse per la storia antica e l’archeologia; il Grand Tour era un momento essenziale della formazione culturale ed umana dei membri dell’alta società, una fondamentale esperienza di formazione del gusto e dell’estetica artistica, un’esperienza che andava ben al di là di quello che può oggi rappresentare un semplice viaggio di piacere, in tempi di turismo di massa. Un ‘epoca che finisce con Antonio Canova il maggior artista italiano ad aver partecipato alla vicenda del neoclassicismo con la sua visione della scultura come atto finale, sintesi di una ricerca che innalza anche i bozzetti, i disegni preparatori e i monocromi a vere e proprie opere d’arte autonome che svelano l’innata capacità di concepire il marmo come “viva carne” e sottendono la volontà di superare la consistenza materica della scultura dando voce e sentimento alle sue creazioni. Le sculture di Canova sono realizzate in marmo bianco e con un modellato armonioso ed estremamente levigato. Si presentano come oggetti puri ed incontaminati secondo i principi del classicismo più puro: oggetti di una bellezza ideale, universale ed eterna. Un gusto che entra in tutti gli oggetti, dai vestiti ai mobili, dall’architettura alle opera d’arte, tutto è visto sotto l’antica luce della gloria romana.
Ospite in studio Eugenio Lo Sardo, direttore dell’Archivio di Stato di Roma, ci racconta gli scoop che alimentano il mito, del grande Caravaggio. Una mostra unica, dal taglio innovativo, per conoscere gli aspetti meno noti di Michelangelo Merisi, attraverso documenti originali restaurati che gettano una nuova luce sulla vita di Caravaggio. Novità sconvolgenti e che riscrivono la biografia del pittore, riconsegnandolo alla storia anche nella luce insolita di uomo anarchico, spirito libero, compassionevole e con un sensibilità straordinaria che lo conduce alla nota aggressività.
A Lugano, l’arte e la fotografia giapponese, la tecnologia che incontra la perfezione tra mito e realtà, la cultura di Araki uno dei fotografi più conosciuti al mondo in mostra al Museo Cantonale d’arte con “Love and Death”.
adini, palazzi antichi o cantieri dimessi sono stati il palcoscenico delle provocazioni di Maurizio Cattelan, delle performance di Tino Seagal, delle invenzioni di Paola Pivi. La Fondazione non colleziona opere ma aiuta nella produzione gli artisti, i quali sono stati invitati ciascuno a presentare un progetto in e per un luogo, che la Fondazione di volta in volta ha contribuito ad attivare, non solo producendo le opere, ma talvolta occupandosi di interventi di manutenzione sugli spazi.
Un pungolo e un esempio di “sostituzione” all’operato delle istituzioni politiche da tempo disattente e
insensibili verso la cultura, ritenuta un inutile orpello. Un patto tra chi protegge e chi investe, dove tutela del patrimonio italiano e rilancio economico seguono la stessa logica: progettare assieme, in grande, nel segno della qualità e della bellezza italiana
Appuntamento con l’arte all`Istanbul Modern Art Museum che ospita la prima mostra in Turchia dedicata a uno dei protagonisti della video arte: Kutluğ Ataman “The enemy inside me”. Una retrospettiva che ripercorre il lavoro dell’artista a partire dal 1999, storie di spessore e sofferenza, frutto del suo stesso passato fatto anche di carcere e torture a causa delle sue idee politiche. Un artista moderno che attraverso il suo lavoro ci mostra che la realtà è profondamente “cinematografica”, facendoci apparire l’arte di oggi come indissolubilmente legata alle questioni sociali, culturali e identitarie della nostra società e come l’artista afferma: “Voglio mostrare che la vita stessa è arte, che è un modo di costruire e voglio mostrare come di fronte a una telecamera chiunque può costruire qualcosa.”
Numerosi i servizi di ”cronaca d’arte” a partire dalla mostra su Lucas Cranach, protagonista del Rinascimento tedesco, in corso alla galleria Borghese di Roma, illustrata e commentata dall’inviato speciale Prof. Paolucci. Siamo nel 1508 Lutero diffonde le sue idee e Cranach che è un propagandista luterano dipinge tele dal carattere ironico, trasgressivo, di straordinaria efficacia emotiva, gettando le basi di un’ iconologia protestante. La mostra propone per la prima volta al pubblico italiano la figura e le opere di Lucas Cranach, massimo esponente della rinnovata pittura tedesca del 1500 e intende dare un’immagine complessiva della produzione artistica del pittore, artista di corte e in
novatore, legato alle tradizioni fiamminghe ma contaminato anche dalle novità figurative del rinascimento italiano. Le sue donne seminude (fu considerato il pittore cinquecentesco del nudo femminile per eccellenza), inserite in contesti sacri e profani, sono inconfondibili: allungate, flessibili, prive di struttura ossea e per certi versi inquietanti.
Nell’esplosiva Parigi osò contestare gli impressionisti mostrando una ostilità verso quella che considerava una “moda decadente” che gli costò l’etichetta di reazionario, proponendo dipinti con una varietà di argomenti e di temi di grande originalità, fondendo il vecchio stile classico con la contemporanea obiettività del Realismo e divenendo il precursore nell’immaginario europeo e americano dello stile dei colossal di Hollywood. Uno dei quadri più famosi e conosciuti in tutto il mondo è “Pollice Verso” che è una frase latina, che significa “con un pollice alzato”, che veniva utilizzato nel contesto di combattimento dei gladiatori. Si riferisce al gesto della mano usata dagli antichi romani per esprimere un giudizio su un gladiatore sconfitto. Si tratta di una grande tela che parla dell’impero romano in tutta la sua gloria e la malvagità e raffigura le Vestali che abbassando il pollice decretano la morte di un gladiatore caduto nell’arena.
Al Bargello a Firenza la mostra che viene dedicata a Giovanfrancesco Rustici, scultore nato nel 1475 a Firenze, formatosi nel celebre Giardino di San Marco sotto la protezione di Lorenzo il Magnifico, erede di Leonardo, di cui fu allievo, collaboratore e grande ammiratore. Punto focale della mostra è il capolavoro del Rustici, la “Predica del Battista”, gruppo scultoreo di tre grandiose figure in bronzo alla cui progettazione e realizzazione partecipò Leonardo da Vinci e che fu innalzato sopra la Porta Nord del Battistero fiorentino nel 1511.
Eppure in Italia abbiamo una “lista rossa” di siti a rischio finiti nel mirino degli esperti Unesco come Pompei ad esempio, dove c’è solo un archeologo responsabile di un intero Parco archeologico: “In Italia ci vuole una scelta strategica da parte della politica che consideri i beni artistici prioritari in quanto fonte di ricchezza e volano per l’economia. Quando avremo un governo che metterà la cultura tra le prime cinque priorità in agenda, allora potremo dire di esser diventati maggiorenni”.














