Italia infetta

Otto e mezzo, Lilli Gruber, La7, ospiti Ilaria d’Amico e Aldo Cazzullo. Una puntata all’insegna del gioco truccato,  un nuovo  scandalo  che colpisce il mondo del calcio. ” La cosa era abbastanza nota, c’è un sistema di corruzione a livello nazionale” afferma Ilaria D’Amico”. La bufera sulla serie A scatenata dall’operazione Calcio scommesse  che ha portato agli arresti diversi giocatori, per il momento non ha ancora il giudizio definitivo, in realtà difronte a tanti indagati, l’indignazione, la rabbia e la delusione di trovarsi difronte ad un sistema diffuso, è chiara.

Aldo Cazzullo: “Ti posso assicurare che il mondo dello sport è pieno di persone pulite, con uno spessore morale, non dobbiamo generalizzare, certo che una parte del mondo calcistico continua il malcostume”. La giornata più lunga per il calcio, sconvolto per la nuova ondata di indagini delle presunte combine tra giocatori per aggiustare le partite, per ora vede, soltanto la presunzione di reato ma, intanto le nubi sul calcio  restano nere e dense. Alla giustizia il compito di indagare per dissolvere quelle nubi o trasformarle in una tempesta che segnerebbe il mondo  del pallone in maniera clamorosa.

A noi,  resta lo spunto  della riflessione che l’alba del ventunesimo secolo, vede il nostro paese dentro alla  morsa della  crisi, ma con la possibilità di maneggiare un giro di scommesse che  hanno raccolto 120 miliardi, tutti esentasse. Il gioco è senza frontiere e la cultura dell’illegalità estesa. Succede in Parlamento, succede nello sport, succede un po’ qua e un po’ la, ma succede, continuamente. La cupidigia rende tutto corrotto e corruttibile. Siano la patria dell’economia sommersa e della criminalità organizzata e questo quadro  non fa del bene al prestigio e alla serietà del paese.

L’inchiesta sul calcio scommesse ha coinvolto tanti, in un  ennesimo scandalo che nuoce moltissimo allo sport, il problema è che anche la credibilità comincia ad essere seriamente a rischio. I tifosi come e cosa tiferanno? La bravura, la capacità tecnica, la fortuna, o la tecnologia che consente un business che inquina le gesta sportive sommergendole sotto la coltre del potere del vil denaro?

Un  mondo alla rovescia in mano alla disonestà e alla prepotenza. Un mondo alla rovescia dove si  trae profitto,  per ciò che ci fa male,  con poche regole morali che governano il pianeta, sommersi dai meccanismi della corruzione, del proibito, del vizioso, dell’illegale che sono ormai la normalità  Il calcio infetto, purtroppo,  è una vicenda che si inserisce in una cultura diffusa, che lascia il segno e che ci coinvolge tutti.

Da oggi la lotta antimafia si chiama anche Rizzotto

Nel Tg de La7 non solo la situazione  politica del giorno ma, anche un giusto spazio,  dedicato a chi ha perso la vita, lottando contro la mafia a Corleone nel 1948.   Corleone, luogo emblematico, per ricordare, luogo emblematico, per la commemorazione dei funerali di Stato e onoranze postume al sindacalista siciliano.

Un contadino quasi dimenticato, il cadavere di Rizzotto era stato occultato, gettato in una profonda cavità naturale nel territorio corleonese, e oggi, medaglia d’oro alla sorella.  Il  Paese ha tributato gli onori alla memoria del sindacalista socialista della Cgil, assassinato a 34 anni. Oggi,  il Paese  intero ha conosciuto la storia  di Rizzotto e riconosce  uno dei primi oppositori della mafia, quando ancora quella parola non si pronunciava. In Chiesa persone comuni e istituzioni, tensione e preoccupazione nel dopo Brindisi ma, al passaggio della bara, un’ovazione, per rendere onore a chi coraggiosamente, nella patria inespugnabile di cosa nostra, ha lottato e pagato con la vita.

Sono trascorsi sessantaquattro anni dalla morte di Placido Rizzotto, rapito e ucciso dalla mafia nel 1948 per il suo impegno a favore dei contadini siciliani. Di lui si erano letteralmente perse le tracce.  I suoi resti  trovati solo nel 2009 nelle foibe sui monti siciliani.  L’ esame del Dna che conferma.   E ora, dopo, troppi  anni, dove sembrava che la giustizia si fosse dimenticata di lui. Ora, finalmente lo Stato ne ha onorato la memoria con i funerali di Stato. La cerimonia si è svolta nella chiesa madre di Corleone alla presenza del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano e del segretario della Cgil, Susanna Camusso. Presenti anche la sorella e il nipote omonimo del sindacalista.

A dimostrazione che dopo l’insabbiamento, arriva la giustizia. A occuparsi delle indagini sulla morte di Rizzotto fu un giovane capitano dei carabinieri, Carlo Alberto dalla Chiesa. Vennero arrestati e processati due uomini, Vincenzo Collura e Pasquale Criscione, che ammisero di aver partecipato al rapimento insieme a Luciano Liggio. Furono trovate anche alcune tracce della vittima, a conferma dell’avvenuta esecuzione, ma non il corpo. La vicenda processuale, però, si concluse con l’assoluzione degli imputati per insufficienza di prove  e nel frattempo tutti avevano ritrattato. Poi il nulla, il silenzio omertoso della paura, sceso sulla vicenda.  Oggi, la giustizia ad orologeria ritardata, ha segnato un altro traguardo a favore della legalità.  Oggi,  la gente ha gridato, ha applaudito e accompagnato i resti di quello che  diventa un altro simbolo del bene contro il male. 

L’impegno sindacale e il sacrificio di Rizzotto si inseriscono all’elenco dei nomi noti che hanno  trovato la morte nella lotta alla criminalità organizzata, al quale, possiamo anche aggiungere un’ulteriore  nota informativa, Rizzotto è ricordato anche grazie al vino prodotto dalla cooperativa siciliana ” Placido Rizzotto Libera terra”. Le uve utilizzate provengono da vigneti confiscati alla mafia nell’Alto Belice Corleonese.

L’alba di una nuova politica

Aria di rinnovamento in Italia dopo le elezioni amministrative. Il Tg3 riflette sul  Pdl che sprofonda nella sua crisi d’identità. Un partito che annaspa, nessuno sa cosa fare, mentre l’ex leader sa esattamente di “escludere una mia candidatura a Premier”. Silvio Berlusconi e Angelino Alfano hanno respinto le dimissioni presentate da Sandro Bondi a seguito di accuse incrociate, veleni e riunioni. Insomma un Pdl nel caos, che si arrabatta, con l’obiettivo di resistere, perché il Pdl non  si archivia con dignità, ma,  tenta il rilancio, per galleggiare ancora, nell’illusoria, quanto penosa, improbabile, resurrezione.

Disordine, incertezza e confusione, ma anche improvvisi bagliori di resistenza politica si alternano nelle ore più complicate della vita del Pdl in crisi di identità e consenso. Il Pdl non è un fantasma, c’è ancora , anche se il ciclo berlusconiano è finito e si sono accorti che la gente è arrabbiata, ancora lottano, vaneggiando sulle possibili alleanze, sui concorrenti e sugli avversari. Berlusconi, indeciso, confuso,  vuole costruire ” il partito popolare europeo, in cui gli italiani che non si riconoscono nella sinistra, potranno riconoscersi”. Ma il problema è sempre lo stesso, come fare e con chi? Pier Ferdinando Casini è inafferrabile e Luca Cordero di Montezemolo non sembra intenzionato a legittimare operazioni politiche che lo avvolgano dall’esterno. Il flirt con Montezemolo e la politica non va avanti, i binari non convergono e tra treni e Ferrari non si sa se parte o resta.

Il M5S è in crescita vertiginosa. È un incubo, una certezza. Come, l’altra  cosa certa,  Monti, il resto per ora non funziona. Il disagio diffuso nel paese ha generato il rifiuto, la ribellione e visto che all’orizzonte non si vedevano proposte concrete, i cittadini, si sono rivolti a chi qualcosa da offrire ce l’aveva.  Dietro all’ampio consenso ricevuto dalle urne si nasconde, infatti, una grande fiducia nel progetto del M5S. Con l’elezione a sindaco di un loro candidato, ora i grillini sono attesi alla verifica sul campo. Dalle parole si passa ai fatti. In effetti Grillo non ha mai smesso di tuonare, sparandole grosse e ha già iniziato la marcia su Roma, dove si sono già attivati per accoglierlo e fargli capire che non avrà vita facile.

Il velocissimo emendamento, votato altrettanto velocemente, alla Camera priverebbe il Movimento 5 Stelle dei finanziamenti pubblici, del resto sempre negati da Grillo, ma, il colpo basso è nella  modifica al testo concordato da Pdl, Pd e Terzo polo sui contributi elettorali ai partiti politici presentato da due deputati dell’Udc e approvato dall’aula di Montecitorio. Stabilisce che per poter accedere ai rimborsi elettorali previsti dal provvedimento, ogni partito debba avere uno statuto. Insomma, senza Statuto, niente rimborsi. Il che significa che il Movimento 5 Stelle, ove mai un giorno decidesse di accedere al rimborso elettorale che oggi rifiuta, dovrebbe dotarsi di uno Statuto vero e proprio.  Una norma di sbarramento contro i grillini se mai si volessero trasformare in partito.

In conclusione alla legge sui finanziamenti pubblici,  ampiamente rifiutata dagli italiani con il referendum e trasformata abilmente in rimborso elettorale, che vanno a tutti , ora, si aggiunge la ciliegina, della norma ad-grillum e questo non fa altro che mettere in evidenza l’agonia in cui versano i “vecchi” partiti, nessuno escluso. Insomma la parola d’ordine, che li vede accomunati, è “fermare l’uragano Grillo”! Luomo nuovo nello scenario politico italiano. Un uragano capace, forse, di mandare in soffitta la Seconda Repubblica con i suoi vecchi e imbalsamati protagonisti.

Staremo a vedere cos’altro escogiteranno per arrestare il nuovo che avanza.

Procreazione…inconcepibile!

Puntata che tocca un tema di particolare contesto sociale, quello  affrontato da  Corrado Augias, nel suo appuntamento quotidiano, Diario-le storie italiane, assieme all’autore del libro “Storia della contraccezione”, Carlo Flamigni.

Una puntata in cui si parla …degli strumenti che le donne hanno per non farsi fregare…come sagacemente, riassume la bravissima Anna Marchesini, nei panni di uno dei suoi personaggi, Merope Generosa, la sessuologa che cerca di dare delle lezioni professionali e accademiche sul sesso.

Nella storia dell’uomo le conoscenze sui meccanismi del concepimento sono andate di pari passo con l’evoluzione dei metodi per impedirlo. Quello del controllo delle nascite, spesso determinato dalla miseria, ma anche da convinzioni religiose e culturali, è tuttavia un ambito ancora delicato e sofferto, dal punto di vista informativo. Non di rado i metodi per impedire la procreazione sono diventati il pretesto per uno scontro fra opposte posizioni etiche e giuridiche che divide tuttora la nostra società. Carlo Flamigni, uno dei più autorevoli esperti italiani dell’argomento, ne sottolinea con rigore i principali aspetti, non rinunciando però a denunciare la colpevole arroganza di religione e scienza che, in nome della morale e del progresso, hanno sacrificato la dignità di generazioni di madri.

Un libro che inizia dall’antichità, dove Minosse, nel momento più bello… al posto del suo seme, eiaculava scorpioni,  per colpa di una maledizione, che lo obbligava alla fedeltà, per questo per tradire Pasifae con allegria, inventa il primo preservativo, con la vescica di una pecora e ne fa uso per proteggere se stesso e la propria amante da un amplesso mortale. Ma, dopo un esordio leggero e simpatico l’attenzione viene spostata sul fatto che le donne hanno patito su scala stratosferica e per tempi così lunghi, la violenza della mancanza del diritto dei diritti. Considerare le donne come portatrici di bambini, come marsupi viventi che devono subordinare i loro interessi al bene dei propri figli, è incivile.

Riuscire ad ammettere che i nostri valori sociali sono ancora lontani dalla parità dei diritti è un modo per iniziare un cammino verso il diritto della donna a disporre incondizionatamente del proprio corpo. Se pensiamo che nel 1920 in Romagna le donne preferivano l’infanticidio per soffocamento perchè la miseria non permetteva loro di allevare il numero enorme di figli che erano costrette a “sfornare” ci rendiamo conto di quanto sollievo abbia portato con sè, l’entrata in vigore della pillola contraccettiva. Ripercorriamo brevemente alcune imporatnti tappe dell’emancipazione femminile: la legge contro l’adulterio, risalente al tempo del fascismo, che puniva con il carcere sino a due anni le donne condannate (e i loro amanti), è stata infine abrogata nel 1968. Solo nel 1970 fu concesso il divorzio in Italia, anche se con gravi limitazioni. La pillola anticoncezionale ormonale è stata introdotta in Europa nel 1961, un anno dopo il suo arrivo sul mercato degli Stati Uniti, ma le donne d’Italia hanno dovuto attendere il 1968 prima che fosse disponibile.

Quella che apparentemente sembra una battaglia vinta nel tempo,  in realtà, è ancora oggetto di battaglia religiosa, la Chiesa continua ad aggredire l’argomento colpevolizzando la pillola e il suo uso, considerando tutto quello che impedisce la procreazione come “cattivo” e influenzando l’opinione pubblica nel modo subdolo e tortuoso. Lucianina Littizzetto sull’argomento ha giustamente affermato: ” Eminence, che voi non siate d’accordo sull’uso del  preservativo lo si sapeva, ma, dire che non serve contro l’Aids è una cavolata, una fregnaccia, allora a cosa serve? A fare i gavettoni a quelli del piano di sopra? A insaccare i salami? A cosa, a cosaaa?”

Nonostante il potere potenzialmente liberatorio della pillola anticoncezionale, il suo utilizzo è piuttosto limitato in questo paese. Le donne hanno alle spalle lunghe e tormenate battaglie  per la consapevolezza dei propri diritti. Sono passati cinquant’anni della pillola,  quaranta dalla “rivoluzione sessuale” e i trenta  da quando è stata introdotta la legge 194 sull’aborto, ma pare che il cammino sia ancora lungo a giudicare dalle statistiche che denunciano che la violenza contro le donne è ancora,  la prima causa di morte in tutta Europa.   La condizione femminile nel nostro Paese si è evoluta ma le donne sono ancora costrette a inseguire pari opportunità, a scegliere tra carriera e famiglia.

Le donne hanno diritto al rispetto degli uomini, a una vita sessuale serena e appagante, ad una contraccezione libera con possibilità di leggi che la tutelino, e non ultima ad una corretta informazione che dovrebbe iniziare dalla scuola. Ma fintantochè la Chiesa remerà contro, non si avrà un’informazione equilibrata, resterà ancora una delle questioni irrisolte, e continueremo ad avere vittime.

Le donne si sono emancipate nel lavoro ma guadagnano meno rispetto agli uomini. Sono libere di scegliere della propria salute ma diminuisce la possibilità di vivere serenamente nella società, come i recenti casi di cronaca hanno portato alla ribalta. Una  terribile ferita fatta di violenze e di stupri, con conseguenze a lungo termine, che vanno dalle gravidanze indesiderate, alle malattie sessualmente trasmissibili, fino all’impossibilità di abbandonarsi tra le braccia del proprio partner.  Vivono più liberamente la propria sessualità ma utilizzano poco la contraccezione ormonale. E continuano  ancora a essere costrette a inseguire pari opportunità, a scegliere tra carriera e famiglia. Ritengo che tutti questi problemi meritino di essere rimessi sul tavolo della discussione, possibilmente chiamando ad affrontarli persone prive di pregiudizi.

Lo Stato che soffoca

Una giornata caratterizzata dalla forte emotività che i cittadini provano nell’ascoltare le allarmanti notizie del TG de La7 che ci restituiscono una fotografia della nostra condizione attuale veramente drammatica: il carrello della spesa è diventato il triplo dei salari. Il prezzo della benzina  segna un vero e proprio record: +20,8%. Il tasso di disoccupazione è altissimo. Il potere di acquisto degli italiani è sempre più basso.

Un Italia con tanti problemi da affrontare. Ad aprile il rincaro annuo del cosiddetto carrello della spesa, cioè i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza (dal cibo ai carburanti), è del 4,7% un valore, superiore al tasso d’inflazione (3,3%), che risulta il più alto da settembre 2008. La vita costerà sempre di più e sarà condita dalla recessione. E tra disoccupazione, cassa integrati, mobilità, i giovani, scoraggiati attendono un futuro che si prospetta sicuramente difficile.

Il Primo Maggio cade quest’anno proprio mentre gli italiani attendono il prossimo salasso sulle bollette per il salvataggio nazionale.  Queste le brutte notizie in campo sociale. Una situazione che grida vendetta. Mentre spunta all’orizzonte una revisione per tagliare gli sprechi. Il governo ha nominato “commissario per la razionalizzazione della spesa” un manager con fama da risanatore, ristrutturatore, di tagliatore di costi: Enrico Bondi, che dovrebbe puntare a risparmi immediati per il rilancio all’economia a favore delle imprese ormai stremate. Scelto da Monti per “capire e individuare” dove lo Stato sperpera e tagliare, con l’obiettivo di risparmiare senza più pesare sui cittadini che oramai si sentono in mano a vere  sanguisughe politiche o tecniche.

Bondi il cacciatore, ha il compito di definire il livello di spesa per ogni voce, un terreno di caccia che toccherà, province, scuola, pubblica amministrazione, organi, uffici, enti locali, regioni, per assicurare una riduzione della spesa per l’acquisto beni e servizi e per recuperare 4,2 miliardi di euro ed evitare che in autunno scatti un aumento automatico dell’IVA di due punto percentuale.  Siamo in mano a colui che è riuscito a guadagnarsi nel corso della sua carriera la fama del “risanatore” riuscendo  a rimettere in sesto i conti della Parmalat, riuscirà a risanare anche l’Italialat?

Monti,  vuole usare l’accetta anche nelle spese pubbliche.  I tagli dunque, almeno in teoria,  sono partiti, e i partiti, come reagiranno, chiedendo un intervento meno invasivo? Alzeranno le barricate  per continuare a beneficiare della loro privilegiata condizione, lasciando il peso del salvataggio nazionale ben risposto nelle tasche degli italiani?

Prima eravamo un popolo di poeti, santi e navigatori… poi di commissari tecnici, e ora di risanatori.  Da creatori di arte e cultura a un popolo di grigi e mediocri ragionieri. Tutti a fare i calcoli di quanto si risparmierebbe tagliando a destra e a manca…e in attesa del miracoloso risanamento, non ci resta che… goderci la Festa dei pochi lavoratori rimasti, per affogare le preoccupazioni, almeno, nella musica.

Il vento socialista

Il Tg de La7 riflette sulla giornata appena trascorsa e sui contraccolpi del primo turno delle presidenziali francesi.  I mercati non amano la prospettiva Francois Hollande.  E dall’Italia un grido d’allarme si alza minaccioso.  La Corte dei Conti e Banca d’Italia hanno espresso il medesimo concetto, se vogliamo la crescita, bisogna mettere fine alla pressione fiscale.

L’esito del primo turno in Francia, per quanto scontato, appesantisce il sentimento degli investitori che temono ripercussioni sugli equilibri politici dell’intera Europa.  Il vento socialista, sembra non piacere  al mercato,  infatti, lo spread è schizzato alle stelle. Mentre sembra piacere ai francesi che hanno assegnato la seconda posizione a Nicolas Sarkozy. Un’“umiliazione” che testimonia il “rifiuto brutale” di cui è oggetto il presidente uscente, una sorta di verdetto contro un presidente incapace di realizzare le riforme necessarie  e l’esplicita volontà popolare di offrire meno rigore europeista.  A conferma che il popolo francese ha patito  le conseguenze della politica imposta dalla Germania all’Europa. La Francia cambia e cambia contro la Germania.

Dunque una vittoria socialista potrebbe avere ripercussioni sugli equilibri politici dell’intero Vecchio Continente, visto che i rapporti tra Francia e Germania sarebbero destinati a non essere più gli stessi. Se il rapporto Merkel-Sarkozy era l’accoppiata vincente che dettava legge, ora Hollande, potrebbe più del suo predecessore essere in grado di avviare una politica pragmatica basata sulle riforme necessarie per tirare fuori il paese dalla crisi del debito e dalla miseria economica.  Con Hollande si spezza l’asse Berlino-Parigi e il quadro cambia e se salta il rigore. Tutta Europa si sente coinvolta da quest’elezione, dove si affrontano concezioni diverse dell’integrazione a livello continentale.

E il fallimento del governo di centrodestra francese  influenzerà anche la politica di casa nostra?  Mentre si attende il 6 maggio i nostri guai non attendono. Il risanamento finanziario ottenuto con l’aumento della pressione fiscale mette a rischio le prospettive di crescita. L’urgenza del riequilibrio dei conti ha forzato troppo la mano, dando il via a una recessione pericolosa.  L’Italia rischia un corto circuito “rigore/crescita” e c’è voluto il Presidente della Corte dei Conti per dar voce alla disperazione dei cittadini che da tempo denunciano questa situazione. Si pagano troppe tasse e il pagato non viene trasformato in altrettanti servizi. Questo gravame indebolisce i contribuenti che pagano regolarmente il loro debito con l’erario. Il tutto senza considerare che la strategia del governo sembra orientata ad aumentare ancora un po’ il prelievo fiscale.

 La botte piena e la moglie ubriaca è impossibile.  Saldare i conti troppo velocemente e  pressare gli italiani del 49%  è altamente rischioso. L’economia non gira e non si fa cassa, l’imprenditoria è ferma. Un cane che si morde la coda. Troppe tasse frenano la crescita. Insomma la stretta, soprattutto fiscale, potrebbe essere eccessiva. E tutto non si può avere subito, sembra voler dire la Corte dei Conti.  Serve tagliare la spesa pubblica, ha detto Giampaolino, attuare la spending review tanto attesa, ma soprattutto “redistribuire meglio le risorse per raggiungere standard di efficienza maggiori”.

Per il futuro, il quadro è tutt’altro che positivo:  lavoro e fisco saranno le due grandi sfide che aspettano al varco Monti che dovrà dare forma a una nuova prospettiva economico-politica all’Italia del domani se vogliamo avere, “un domani”.

Benarrivata estate in nero!

Denaro invisibile che deve viaggiare senza essere intercettato, questo l’argomento trattato dal sostituto di Lamberto Sposini, Marco Liorni nella trasmissione pomeridiana : La vita in diretta su Rai1. Con gli esperti presenti in studio, si parla di evasione fiscale partendo dalla situazione delle case affittate in nero.

“Fate un contratto?. “Per carità, io vado sulla fiducia. La parola conta più di tutto…”. Benvenuti nell’estate in nero, il magma sotterraneo degli appartamenti in affitto per qualche settimana di vacanza, quasi sempre senza contratto né ricevuta. Così risulta dall’inchiesta con telecamere nascoste effettuata dai giornalisti che si sono finti turisti. Poche settimane, tanto nero, una stretta di mano e il  gioco è fatto. Per la prossima estate offresi: vista panoramica, balconi  e giardino a soli 20.000 € per il mese di agosto e amici come prima. Ovviamente i prezzi cambiano a seconda della zona e della tipologia abitativa ma, la variabile costante rimane l’evasione. Da giugno a settembre, crisi permettendo, scompariranno  80.000 €, e se arriva un controllo, si risolve in qualche modo…Alla faccia dei blitz a Cortina e della linea dura contro l’evasione. E se si vuole un contratto registrato i prezzi lievitano.

L’estate degli italiani sarà all’insegna dei soldi in bocca. L’economia del nostro paese vive sul mercato nero.

Chi offre un regolare contratto, da stipulare se l’affitto è di almeno 30 giorni, o rilascia la ricevuta fiscale rappresenta non più del 20 per cento, quasi un’eccezione a fronte dell’80 per cento che dice chiaramente di volere contanti, di accontentarsi di una stretta di mano o di temere l’intervento della Guardia di finanza. Un’economia sommersa che prolifera proprio mentre arriva un’altra stangata sugli onesti. È offensivo per i tanti contribuenti onesti. Bisogna diffondere la cultura che considera gli evasori al pari dei ladri perché l’evasione è truffa ai danni dello Stato ovvero, di tutti noi cittadini.  Nel nostro paese la frode fiscale sta diventando una vera e propria piaga sociale, che sta aumentando con il passare degli anni. Per contrastare questa frode non basta che i proprietari facciano due conti con la loro coscienza, ma occorre che ognuno di noi pretenda un contratto registrato regolarmente.

In Italia alcuni continuano a evadere le tasse, creando un danno economico e sociale di vaste dimensioni, non curanti delle conseguenze della loro azione e, in alcuni casi, anche orgogliosi di prendersi gioco dello Stato. L’evasione è uno dei numeri uno, del nostro paese.

Oltre all’affitto in nero esiste anche un’economia sommersa legata alla criminalità, agli scontrini non battuti, alla corruzione delle pubbliche amministrazioni e, a tante altre furberie, che contribuiscono a questa Italia che arranca, dibattuta nell’economia internazionale che oscilla,  e dove risulta faticoso trovare una via d’uscita.  Del resto fa sempre comodo tenersi in tasca qualche euro in più senza farlo sapere allo Stato. Che sia un danno per l’intera comunità e un reato punibile dalla legge poco importa; si va avanti così da anni, sperando che la Fiamma gialla non bussi mai alla porta.

Va bene allora chiedere un maggiore impegno alle parti politiche affinché si mettano in campo iniziative concrete per la ripresa economica e sociale del paese. Ma è giusto anche chiedere agli italiani di cambiare atteggiamento e abbandonare i consueti vizi: l’evasione fiscale è un reato, non è accettabile in un paese democratico, non è un vanto ma una vergogna.

L’Italia ha degli obiettivi da raggiungere nei prossimi anni, con molti debiti da saldare e garanzie da dare ai cittadini. Agli stessi cittadini, però, si chiede l’impegno di diventare cittadini civili, responsabili delle loro azioni. È un principio di civiltà  che va inculcato. Tutti i flussi finanziari devono essere tracciati e controllabili. Dobbiamo smettere di considerare furbo chi evade le tasse e sciocco chi le paga, perché quell’Italia furba e egoista fa pagare un prezzo amaro ai contribuenti onesti.

L’evasione fiscale serve solo ad accumulare ricchezza per il proprio comodo e francamente non mi sembra etico, nei confronti di coloro che sono costretti a versare “lacrime e sangue” nel tentativo di risolvere la difficile situazione in cui tutti viviamo.

Elogio al panteismo

Corrado Augias, da tempo, ci ha abituati che lo spazio televisivo da lui condotto, è un angolo di confronto del pensiero umano, nel quale trovare spunti di riflessione su tematiche molto importanti e impegnative, e per non smentirsi, l’argomento trattato nell’odierna puntata di Le Storie – Diario italiano, gira attorno al concetto di divinità.

Ospite in strudio, l’autore dell’inconsueto saggio: Eclisse del Dio unico, lo scrittore Ferruccio Parassoli.  Cristiano, collaboratore di Famiglia Cristiana, cattolico integrale, con le carte in regola per parlare di cose di Chiesa, che scrive un libro dove il sublime e l’abisso si incrociano. Dove il Vecchio Dio di Abramo è caduto dietro le quinte, ma dove sul palco non è mai comparso quel Dio Padre che Gesù chiamò dalla croce.

Decisamente inconsueto, quasi da eresia.

“E’ un  documento di un uomo che ora non  è più teista ma, panteista, non è un dramma, quando si arriva ad una certa età è onesto e giusto fare i conti con se stessi, con la società e con Dio, io l’ho fatto, e cattolico e teista non stanno bene insieme. Non si tratta della morte di Dio ma, semplicemente lo abbiamo da tanto tempo perso di vista. Dio esiste ma, non lo si vede e non lo si sente, si è eclissato. E’ un buio che si ripercuote sulla società perché abbiamo perso il pilastro della civiltà occidentale.Quel Dio lì che non sa più onorare col suo silenzio la richiesta di verità e di giustizia dell’anima umana, è il Mistero che si è chinato sul nostro niente…?”

Il nostro Dio viene dal ceppo ebraico, nel tempo si è modificato divenendo il padre amoroso presente ovunque, un’idea del Dio unico presa dagli egiziani e più precisamente dal culto di Aton, unico e solo,  che durante l’esodo degli ebrei, Mosè si portò appresso, diffondendo l’idea unificatrice di Dio. Nacque il monoteismo, frutto dell’interpretazione dei discepoli che in tempi diversi sistemarono le parole di Cristo. Poi il cristianesimo e la variante cattolica ha allentato l’originale ideologia introducendo i santi che accendono negli italiani vere passioni e devozioni. In testa a tutti, Padre Pio, seguito dalla Madonna e da Madre di Teresa di Calcutta. Il 71% degli italiani porta con se, l’immagine di un santo e lo invoca spesso. Pertanto nel cristianesimo, il dio unico dell’ebraismo è messo in discussione. I santi sono idolatrati,  sfociamo nel paganesimo. Eppure la religione cattolica lo ha debellato, ma, di fatto convive con il contenuto cristiano ed è tollerato.

E il messaggio  come tale è valido ancora oggi come nel passato; presente come lo fu duemila anni fa, con tutte le sue caratteristiche genetiche e storiche, il fatto cristiano interessa ancora. “Non credo in un Dio statico, egli è in tutto ciò che avviene, è dinamico,  è il presente e la rappresentazione di ciò che avviene, e con ciò faccio semplicemente il quadro dell’attuale situazione”.

Si tratta, dunque, per i credenti, di un metodo da riscoprire, di una modalità di comunicazione. Non è mica l’uomo, che usando  il suo libero arbitrio,  rifiuta l’amicizia di Dio bensì un’apertura al confronto anche con altre religioni.

Gesù e Budda potrebbero essere affiancati?

Gli ingredienti sono così tanti e decisamente  stravaganti, per gli integralisti cattolici, da resatre senza fiato, ma se nel silenzio e nella pace dell’animo umano e nelle piccole cavità della mente risiede tutto l’universo, perché non concepire una rivolta metafisica?

Oggi c’è un gran bisogno di unità e di pace. Ogni religione considera gli insegnamenti del suo Maestro e il Maestro stesso come sua proprietà esclusiva. La vita di tali Maestri però, sembra smentire questa pretesa e il loro insegnamento non è inteso a favorire la creazione di divisioni e contrapposizioni di forme, rituali e “credo”. Piuttosto sembra che le religioni siano nate, attraverso queste divine personalità, per migliorare la condizione umana e che la molteplicità delle forme religiose rifletta le differenti culture ed epoche in cui esse sono sorte.

D’altra parte, solo un dio limitato potrebbe donare la sua grazia solo a chi professa una fede esclusiva?

I cristiani potrebbero aprirsi a una forma di  mutua comprensione, nel rispetto delle differenze reciproche, e passare indenni all’interno di un  approfondimento della propria religione attraverso un terzo punto di vista.  Né cattolico, né buddhista, nè ebreo. Insieme, per darsi  l’aiuto, psicologicamente e spiritualmente utile a percorrere il nostro cammino di esseri umani sulla terra.

Dentro l’odio

Corrado Augias insieme al suo ospite Alberto Garlini ci portano dentro l’orrore della violenza. Ci sono momenti nella vita dei popoli in cui la spinta politica genuina (con le sue paure, le sue idee, la sua voglia di cambiare)  e non genuina cioè strumentalizzata  sfociano in atti di violenza. A Le storie – Diario italiano si tenta di spiegare le motivazioni che spingono l’uomo al ricorso della violenza, prendendo spunto dal libro scritto dall’ospite, dal titolo: La legge dell’odio,  un romanzo, nel quale convergono  i desideri e i sogni di una generazione e il fallimento di quelle che l’hanno preceduta.

Partendo da fatti di cronaca  esemplari firmati Casseri o Breivik, imbevuti di ideologie naziste fondate sull’odio razziale ed etnico esplosi in atti di violenza estrema, si comprende come  queste storie di straordinaria follia  hanno provocato la morte. Una educazione politica alla violenza che trascina in una folle fuga di desideri, di crudeltà, di sogni, di inganni,  di violenza e di morte, così feroce e incalzante che le azioni  si tramutano in un susseguirsi di atti e eventi immorali. L’aspirazione a una forma più alta di esistenza, il bisogno di valori più solidi, la fede in una vita ideale diventano le  forze che scatenano la violenza e la morte nel’illusione della rivoluzione, in realtà, nell’asservimento tangibile a ogni potere, fino alla strage.

Una foto emblematica ci riporta al mitico ’68, gli anni della contestazione studentesca. Nel marzo di quell’anno infatti avvenne il, primo, vero scontro di piazza fra polizia e studenti contestatori, a Roma presso la facoltà di Architettura a Valle Giulia. Tutti gli studenti sono da una parte, disposti in tre ordini, in basso nel piazzale il primo, alla fine della prima rampa il secondo, e il terzo più serrato e numeroso ancora più in alto. Di fronte, le camionette della polizia schierate. Pochi sanno, che la prima fila degli studenti, era composta da fascisti che impugnano spranghe e catene. Una commistione tra rossi e neri che li hanno visti combattere insieme. Il bersaglio era lo Stato. Una posizione di scontro comune che partiva da ideologie differenti. Valle Giulia fu il segno forte di un energia che voleva dire la profonda necessità di un cambiamento.

Gli incidenti di Valle Giulia sono anche ricordati a causa della celeberrima poesia di Pier Paolo Pasolini dedicata ai “proletari” delle forze dell’ordine che si trovarono a scontrarsi, secondo Pasolini, con gli studenti visti come sostanziale espressione della “borghesia” giovanile, riportata alla luce della nostra memoria, proprio in questi giorni, in riferimento agli scontri in Val di Susa.

La mancanza di un progetto, di un’ idea che possa ricondurre la protesta dentro i gangli dei processi di legalità e costituzionalità, agevola quanti pensano di forzare la democrazia del nostro paese attraverso la leva della violenza pubblica, di massa. Il punto cruciale è che quegli avvenimenti iniziati nel ’68 e culminati con il tema sacrificale dell’omicidio di Aldo Moro passano attraverso la strage di Bologna e Piazza Fontana.  Lo stupore dell’inizio, quando il malessere si fece energia e divenne violenza. Una violenza che prende spunto da atti politici. Scontri corpo a corpo, auto in fiamme, lacrimogeni, manganelli, ambulanze. Il nemico non era né l’università né lo Stato, ma l’ordine del linguaggio, degli affetti e dei giudizi. La rabbia  dell’ingiustizia che sfociano nella voglia di cambiamento, il comunismo la incanalava nella lotta di classe  e nella protesta collettiva, la religione nel riscatto salvifico del paradiso, alla base di netrambe la convinzione, l’esistenza di un progetto politico che motiva la protesta.

Fatti che scuotono le menti e che ci riportano bruscamente alla cronaca. L’attuale ingiustizia non ha più punti di riferimento, non si tende più alla rivoluzione con sfondo politico oggi, la sommossa ha preso il sopravvento. Una reazione senza orizzonte, senza una concezione di vita, e l’azione priva di pensiero diventa pericolosa. La rabbia non filtrata  dalla politica diventa violenza pura e semplice. I motivi della protesta passano in secondo piano, nessuno ne ricorda uno, mentre le immagini delle devastazioni rimangono per mesi scolpite nell’immaginario collettivo. Della politica non si può fare a meno,   troppo spesso la nostra società civile scende in piazza e si avvale di patenti di moralità che forse in fondo non possiede. Quando la prima Repubblica fu seppellita dagli scandali delle tangenti, quello che venne fuori fu il ventennio di Berlusconi e anche li la società civile si impegnò, si mobilitò, gridò in piazza, lanciò monetine, e mostrò cappi in parlamento poi, sappiamo tutti come è finita.

Ecco perché i Casseri o Breivik pensavano di agire politicamente in realtà davano sfogo alla propria rabbia di pancia. Ecco perché abbiamo di fronte due strade, o cercare di istituzionalizzare le rimostranze della piazza, cercare di rendere umano il disumano che investe le nostre vite ogni giorno, oppure portare in piazza il doppio di blindati e poliziotti e cercare di distruggere la protesta, violenza contro violenza.

La morale è che quando arriva il contagio della violenza dobbiamo annichilire e sentirla come uno schiaffo, una ferita dell’animo, perché la violenza va svuotata dal suo interno, va curata con pratiche di unione sociale, creando consenso attorno agli strumenti della democrazia o rischiamo una leggera ma inesorabile regressione umana.  La violenza impedisce ogni crescita morale e civile.

Ieri finanziamento pubblico, oggi rimborso elettorale

“L’articolo 49 della Costituzione italiana dice testualmente: Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale, pochi sanno che i partiti politici non hanno disciplina sociale e dunque sono finanziati da fondi pubblici”. Questo l’incipit del programma quotidiano ” Le storie – diario italiano” condotto da Corrado Augias su Rai3.

Ebbene i partiti non rispondono alla legge.  Da anni ormai le persone che siedono in Parlamento sono sempre le stesse, alcuni di essi sono condannati, prescritti, indagati, imputati e rinviati a giudizio, e a tutte queste persone  noi paghiamo lo stipendio! “E’ una questione morale, tra la commistione con i partiti e la vita pubblica, una sovrapposizione delle funzioni politiche tra Stato e politica” afferma l’ospite in studio Elio Veltri, autore del libro “I soldi dei partiti”. La storia dei finanziamenti dalla loro introduzione, nel 1974, alla progressiva degenerazione, fino ai giorni nostri dove si è arrivati alla legge vergognosa tutt’ora vigente  che i segretari dei partiti nominano i deputati è cosa risaputa.  Una vera, ignobile occupazione dello Stato da parte della politica.

E i soldi che prendono i partiti si sono gonfiati a dismisura negli ultimi anni, aumentando del 1000%, nonostante nel 1993, avessimo approvato un referendum abrogativo proposto dai Radicali. Subito dopo il referendum, è stata approvata una legge che concedeva ai partiti politici un “contributo per le spese elettorali”. Il finanziamento pubblico ai partiti in Italia, cambiava nome  e diveniva “rimborso delle spese elettorali”. Un escamotage per aggirare il referendum  e la tagliola della Corte Costituzionale.  E oggi è il più elevato del mondo: 200 milioni di euro all’anno, con il minore controllo in assoluto. I soldi dei rimborsi, che per legge devono andare ai partiti, possono così essere riscossi da associazioni costituite da poche persone in nome del partito o dirottati altrove senza che nessuno abbia qualcosa da eccepire.

Se voglaimo riportare la moralità all’interno della nostra politica dobbiamo aver chiaro  tutta una serie di aspetti e considerazioni da valutare attentamente, la cui trattazione potrebbe arrivare a svelare quei retroscena alla base della costituzione di uno strapotere illegittimo da parte dei partiti politici italiani di questi ultimi anni.  L’aggiramento di un esito referendario è la prima illegalità che si possa compiere in una democrazia. Per essere “rimborsi elettorali”, quelli definiti dall’attuale quadro legislativo dovrebbero essere fondi di ristoro a fronte di documentate spese sostenute dai partiti per ogni campagna elettorale, non altro. Quello invece che è avvenuto è un vero e proprio finanziamento pubblico camuffato, configurabile in pieno col reato di truffa.

La degenerazione del Parlamento parte proprio dai rimborsi elettorali, il rigore è diminuito come la militanza, sono divenuti una vera oligarchia o partiti personali.  Quello che sta emergendo può essere solo la punta di un iceberg, composto in realtà da un insieme di attività illecite, fondi neri, capitali trafugati, investiti o riciclati in maniera illegale o incontrollata. Eppure la politica dovrebbe essere  un’attività indispensabile alla collettività. Ma non è tutto, perfino i partiti defunti continuano a percepire finanziamenti e questo ricorda il meccanismo del testatico, un’imposta pubblica gravante sulle persone facenti parte di una comunità, feudo o regno. Una tassa che veniva percepita sulla base della testa, appunto,  in poche parole ogni testa era sottoposta ad essa, il feudatario riceveva denaro fino al nuovo censimento, anche se il numero delle “teste” era morto.  Insomma nulla è cambiato.

E in questo humus, sprovvisto di trasparenza, nascono e crescono la corruzione e l’illegalità. Un cancro  che sopravvive ad ogni stagione politica. Le ideologie sono crollate e non sono state sostituite da ideali.

Il ritornello che  tutti dicono è quello della necessità di cambiare la legge elettorale, ma non ho ancora sentito nessuno dire che bisogna cambiare la legge sui rimborsi elettorali. Per forza: i partiti politici incasserebbero meno soldi ed è anche per questo che i membri del Parlamento non li scelgono i cittadini ma le segreterie dei partiti politici: gli spiriti liberi non hanno più diritto di cittadinanza nei palazzi romani. I signori della Casta non si accorgono  di avere esagerato e quello che gli si chiede ora è proprio un ritorno alla dignità, attraverso  proposte concrete: regole chiare e non modificabili a seconda delle convenienze, per dare risposte alla rabbia dei cittadini che ormai riconoscono nei partiti oligarchie e clan familiari, in cui omertà, familismo amorale e fedeltà hanno sostituito la militanza, il rigore morale e l’impegno serio, per il bene comune.

Una legge che dica chiaro e tondo, che l’attività dei partiti politici non è finanziata dalle casse pubbliche. I cittadini per ritornare ad avere fuducia nella politica chiedono  una radicale riforma dei partiti e chissà se questo nuovo governo avrà la forza per rispondere veramente alle richieste dal basso?