L’alba di una nuova politica

Aria di rinnovamento in Italia dopo le elezioni amministrative. Il Tg3 riflette sul  Pdl che sprofonda nella sua crisi d’identità. Un partito che annaspa, nessuno sa cosa fare, mentre l’ex leader sa esattamente di “escludere una mia candidatura a Premier”. Silvio Berlusconi e Angelino Alfano hanno respinto le dimissioni presentate da Sandro Bondi a seguito di accuse incrociate, veleni e riunioni. Insomma un Pdl nel caos, che si arrabatta, con l’obiettivo di resistere, perché il Pdl non  si archivia con dignità, ma,  tenta il rilancio, per galleggiare ancora, nell’illusoria, quanto penosa, improbabile, resurrezione.

Disordine, incertezza e confusione, ma anche improvvisi bagliori di resistenza politica si alternano nelle ore più complicate della vita del Pdl in crisi di identità e consenso. Il Pdl non è un fantasma, c’è ancora , anche se il ciclo berlusconiano è finito e si sono accorti che la gente è arrabbiata, ancora lottano, vaneggiando sulle possibili alleanze, sui concorrenti e sugli avversari. Berlusconi, indeciso, confuso,  vuole costruire ” il partito popolare europeo, in cui gli italiani che non si riconoscono nella sinistra, potranno riconoscersi”. Ma il problema è sempre lo stesso, come fare e con chi? Pier Ferdinando Casini è inafferrabile e Luca Cordero di Montezemolo non sembra intenzionato a legittimare operazioni politiche che lo avvolgano dall’esterno. Il flirt con Montezemolo e la politica non va avanti, i binari non convergono e tra treni e Ferrari non si sa se parte o resta.

Il M5S è in crescita vertiginosa. È un incubo, una certezza. Come, l’altra  cosa certa,  Monti, il resto per ora non funziona. Il disagio diffuso nel paese ha generato il rifiuto, la ribellione e visto che all’orizzonte non si vedevano proposte concrete, i cittadini, si sono rivolti a chi qualcosa da offrire ce l’aveva.  Dietro all’ampio consenso ricevuto dalle urne si nasconde, infatti, una grande fiducia nel progetto del M5S. Con l’elezione a sindaco di un loro candidato, ora i grillini sono attesi alla verifica sul campo. Dalle parole si passa ai fatti. In effetti Grillo non ha mai smesso di tuonare, sparandole grosse e ha già iniziato la marcia su Roma, dove si sono già attivati per accoglierlo e fargli capire che non avrà vita facile.

Il velocissimo emendamento, votato altrettanto velocemente, alla Camera priverebbe il Movimento 5 Stelle dei finanziamenti pubblici, del resto sempre negati da Grillo, ma, il colpo basso è nella  modifica al testo concordato da Pdl, Pd e Terzo polo sui contributi elettorali ai partiti politici presentato da due deputati dell’Udc e approvato dall’aula di Montecitorio. Stabilisce che per poter accedere ai rimborsi elettorali previsti dal provvedimento, ogni partito debba avere uno statuto. Insomma, senza Statuto, niente rimborsi. Il che significa che il Movimento 5 Stelle, ove mai un giorno decidesse di accedere al rimborso elettorale che oggi rifiuta, dovrebbe dotarsi di uno Statuto vero e proprio.  Una norma di sbarramento contro i grillini se mai si volessero trasformare in partito.

In conclusione alla legge sui finanziamenti pubblici,  ampiamente rifiutata dagli italiani con il referendum e trasformata abilmente in rimborso elettorale, che vanno a tutti , ora, si aggiunge la ciliegina, della norma ad-grillum e questo non fa altro che mettere in evidenza l’agonia in cui versano i “vecchi” partiti, nessuno escluso. Insomma la parola d’ordine, che li vede accomunati, è “fermare l’uragano Grillo”! Luomo nuovo nello scenario politico italiano. Un uragano capace, forse, di mandare in soffitta la Seconda Repubblica con i suoi vecchi e imbalsamati protagonisti.

Staremo a vedere cos’altro escogiteranno per arrestare il nuovo che avanza.

Il verdetto delle amministrative

All’ombra del tragico fine settimana, tra una bomba e un terremoto si sono concluse le elezioni amministrative che vedevano riflesse i malumori italiani e le nuove aspettative. Mentana, si collega da studio e parte nel primo pomeriggio, con una lunga diretta, finisce, con il riassunto serale nel telegiornale, infine  cede la parola agli altri appuntamenti che bene o male intavolano il confronto dialettico sul nuovo panorama politico, disegnato dal voto.

I risultati di alcune sfide chiave di questa tornata elettorale per le Amministrative, caratterizzata dalla bassa affluenza, segnano l’esploit dei grillini, a Parma che portano un caldo vento di novità, un’aria di cambiamento che in Italia si aspettava da tempo, con la vittoria di Federico Pizzarotti. E non solo, il  Pd non brilla ma si proclama vincitore. Udc snobbato dagli elettori. Caduta libera del Pdl, con particolare riguardo alla debacle registrata al Sud che si inserisce in un quadro elettorale molto mutevole. E in  questo periodo di passaggio che prelude all’anno che verrà, la Lega perde tutti i seggi in cui era impegnata.  Tonfo assoluto, con l’unica fiammella verde a Verona  che consacra ufficialmente il cambio di leadership e da il via ad una effettiva nuova stagione del Carroccio a guida, Roberto Maroni.

Sarà la coda e l’agonia della vecchia maggioranza?

Lo vedremo, intanto prendiamo atto che dobbiamo costruire la terza Repubblica con un sistema che garantisca trasparenza.  Leviamoci la zavorra ed entriamo in una nuova fase che cambierà la politica. Un voto importante che segna la clamorosa vittoria del M5s che ha ottenuto il 60% dei voti e che ora si proietta al centro della scena. Mentre le forze politiche stanno a guardare, il nuovo sindaco viene accolto festosamente i piazza, lo aspetta il buco economico, dopo gli scandali e il commissariamento. Ma è chiaro che si respira un altra aria a Parma, un cambio radicale che avanza temerario, contro la vecchia e statica politica.

Una vittoria dei cittadini scontenti, un segnale chiarissimo ai partiti. Nei numeri elettorali, ci sono le sfide che attendono  l’attuale classe dirigente perché parecchie città hanno cambiato bandiera. Travolti da un flop elettorale devono prendere atto che qualcosa è cambiato, che i cittadini chiedono altro. Un campanello d’allarme che la politica non può non aver sentito.

Le elezioni amministrative sono finite e ci mostrano la foto di un paese profondamente scosso dalla crisi, una crisi che è sociale e politica. Un  turno elettorale che lascerà il segno, in questo fine settimana particolare, dove l’Italia si sta leccando le ferite dopo la bomba di Brindisi e il terremoto emiliano.

Grillo incombe sulla politica

L’attenzione mediatica di vari programmi e appuntamenti informativi quotidiani è puntata sulla veloce crescita del consenso che il Movimento5stelle sta ottenendo. Il trascinatore Grillo attacca i vertici della politica italiana,  che costa quanto Buckingham Palace: ”iniziamo dall’alto, dal Quirinale, dalle Camere. I politici diventino persone normali come i politici negli altri paesi”, ma non si ferma e aggiunge “tagliare i rimborsi elettorali, ai giornali. Si comincino a recuperare i soldi dell’evasione fiscale, 98 miliardi di euro, con i quali si potrebbero pagare le piccole e medie imprese ed evitare i suicidi”.

Grillo si pone come diverso da tutti gli altri leader di partito, colma la distanza, parla ai cittadini di temi concreti,  affonda  il dito nella disuguaglianza di classe, alzando il tiro sui costi della politica.  ”La Camera costa un miliardo e mezzo all’anno, cominciamo da lì e dai rimborsi elettorali. Se il Paese deve fare sacrifici, questi devono essere fatti da tutti o da nessuno”. Come contraddirlo?  Difronte all’assenza del rinnovamento dei partiti, non stupiamoci della sua crescita esponenziale. Oggi è il terzo partito. E sempre più italiani sono propensi a votarlo. Gli italiani che vogliono cambiamenti radicali della classe dirigente, quelli dell’area del non voto,  dell’web, ma, anche quelli sopra i 50,  insomma tutti coloro che si pongono in modo critico verso il sistema.

Grillo prende il suffragio grazie alla degenerazione del sistema che non è più in grado di rappresentarci. Grillo propone alternative ad un sistema che non funziona o perlomeno ci prova. Grillo rappresenta l’attuale giudizio critico sulla passata politica italiana. I politici, aggiunge, ”hanno spolpato, tutti, questo Paese da 20 anni”.

Una classe dirigente che per anni si è disinteressata delle necessità del paese, una classe dirigente italiana che è la più vecchia d’Europa. Un mancato ricambio di energia e pulsioni. Una classe longeva. Signori attempati, fossilizzati e ancorati ai propri benefici. La Repubblica italiana è fondata sulla gerontocrazia. L’età media  della classe dirigente italiana impegnata nelle politica, nell’economia e nella pubblica amministrazione in tempo di crisi del nostro Paese è intorno ai 59 anni. A conquistare il triste primato dell’anzianità sono le banche, i cui amministratori delegati e presidenti hanno un’età media di circa 67 anni, pari addirittura a quella dei Vescovi italiani in carica. Nelle Istituzioni, l’età media dei senatori è di 57 anni e quella dei deputati 54. Ancora più alta è l’età media del Governo guidato da Mario Monti, che non si distingue certo per avere dei ministri giovani: 64 anni.
Il nostro presidente del Consiglio ha 69 anni e i ministri più giovani, Renato Balduzzi e Filippo Patroni Griffi, ne hanno “solo” 57.

L’Italia è in mano a idee vecchie. Un paese  che sta rinunciando a energie giovani, innovatrici che hanno tutto l’interesse ad affrontare il futuro, visto che saranno i protagonisti di quel futuro! E allora ben venga un Grillo che scuote le coscienze. Ben venga il terremoto che scuote sempre più i palazzi della politica italiana.  Ben venga  una rivoluzione copernicana della geografia politica.

Grecia e Spagna scombussolano l’UE

Mentana non ha dubbi, una giornata molto nervosa, con nuovi nuvoloni neri che si addensano nel cielo europeo. La Grecia nel caos e la Spagna priva di liquidità  fa sbalzare lo spread. Pesa l’incertezza sul futuro politico in Grecia; ma sono soprattutto le banche spagnole senza liquidità e gonfie di titoli spazzatura che condizionano i mercati.  Il differenziale tra bonos e bund tedeschi schizza a 456. E anche in Italia lo spread sale a 436, ai livelli di emergenza del febbraio scorso. Insomma, una situazione drammatica che renderà ancora più difficile l’incontro del vertice europeo che a breve cercherà di trovare  soluzioni.

Ritorna il gelo dello spread, il caos politico in Grecia affossa le piazze del Vecchio Continente e fa di nuovo impennare gli spread in Italia.  L’evolversi  greco lascia presagire che sarà molto difficile formare un governo stabile e questo fa aumentare le probabilità di un contagio in Europa. Torna l’allarme sulle banche spagnole. E in questo scenario da brivido una cosa è chiara, a breve termine, non riusciremo ad uscire dalla prospettiva crisi e con l’incubo del ritorno della dracma e la Spagna nel rosso dominante la domanda è d’obbligo: Quanti costi umani vedrà ancora questa crisi?

Un clima di grosse tensioni che contagiano anche l’Italia. E alla luce del nuovo quadro politico, che il governo gioca il jolly della tassazione dei capitali svizzeri. In un Italia dove la sofferenza sociale è alta per colpa di chi ci ha governato in precedenza,  lo stallo rimane immobile. Si è cercata una via d’uscita facendo pagare lo scotto ai cittadini ma si continua a non  voler toccare i grandi patrimoni e i benefici della casta che ogni tanto se ne esce  con l’intenzione  di ridursi lo stipendio dandosi una  percentuale al ribasso.

Ora la nuova magica proposta per risanare parzialmente il debito italiano approda in Svizzera e i due paesi avviano un  dialogo.  Un altro tentativo per trovar soldi è quello della  regolarizzazione dei patrimoni italiani in Svizzera.  Monti è  nel regno del paradiso fiscale per discutere e promuovere un  modello di convenzione sulla regolarizzazione dei valori patrimoniali detenuti in Svizzera da contribuenti non residenti e sull’introduzione di un’imposta alla fonte sui futuri redditi da capitale.

Una cooperazione già effettuata da altri paesi europei e ora tocca all’Italia e se le trattative andranno a buon fine, lo Stato italiano potrà mettere in piedi un accordo fiscale con la Svizzera simile a quello stipulato con a Germania, Gran Bretagna e Austria, e incassare una grossa somma di imposte inevase.

In conclusione, nel caos generale, si cerca di  rattoppare il buco italiano  e da domani  vedremo quali saranno i prossimi sviluppi in Europa e in Italia.

Poker di “grillini”

Mentana ci ha ormai abituati alla sua attenta osservazione dei fatti quotidiani e non poteva farci mancare una lunga diretta sui risultati delle elezioni amministrative e il proseguo nel Tg de La7.  Un pomeriggio politico di estrema importanza che fotografa una nuova versione politica del nostro paese.

Ma  chi ha vinto? A Parma avanti la sinistra, verso il ballottaggio con il Movimento 5 stelle. Verona, vittoria piena di Tosi, a Palermo è davanti Orlando, a Genova: Doria contro Musso. Questi risultati segnalano sicuramente quattro annotazioni: è il tracollo congiunto del PDL e del terzo polo, la maggioranza è andata sotto in tutte le realtà, è l’affermazione del Movimento 5 stelle con un 10%, l’affluenza è più bassa del previsto e la Lega non è crollata e a Verona ha sbancato, 6 elettori su 4 hanno votato Tosi. E il PD che fine ha fatto? Regge senza sfondare, a Palermo è al ballottaggio contro un Orlando vicino al 50%.

Questi i dati, che ci portano alla vera riflessione: i 4 rappresentanti dei grillini sono tutti in ballottaggio, un successo innegabile. Un esploit. Il M5S è il vincitore delle elezioni con una percentuale alta.  A Parma la protesta che costrinse il sindaco Pietro Vignali a dimettersi perché‚ travolto dai guai giudiziari potrebbe spiegarne il successo. A Genova invece, si giocava in casa, e il movimento di Grillo ha potuto contare, in campagna elettorale, sulla forte spaccatura che ha caratterizzato i due schieramenti principali. Di spiegazioni se ne possono trovare molte, i fatti restano: è il segno del tempo! Il risultato è storico e di grandissima portata.

Grillo non si fa vedere, commenta da Twitter : ” Una vendemmia fuori stagione, è finita per voi,  i partiti sono morti, ci vediamo in Parlamento, è un cambiamento epocale”…

La gente non si rassegna tanto facilmente. Ha bisogno di  politica, di buona politica, e con essa di partecipare e di emozionarsi ancora. E nel segreto dell’urna, ha dato la propria preferenza al Movimento 5 Stelle, già da molti definito “spazzino” dell’emorragia dei consensi di tutti i partiti tradizionali. È la reazione popolare all’immobilismo della politica.  Voto di rottura, di protesta, di fiducia, di cedimento al populismo demagogico. Definitelo come volete, dategli il significato che credete più opportuno, ma è un dato non trascurabile e da non sottovalutare.  Perché il fenomeno Grillo ha riportato prepotentemente alla luce che ha vinto nella battaglia più dura. Riportare la gente nelle piazze, ad ascoltare, partecipare, emozionarsi e contestare. Colmare la distanza dalla politica, permettendo a tutti di farla e di esserne parte.

Mentre gli altri candidati dei partiti raccolgono la sfiducia del paese nei loro confronti, il M5S raduna la gente e candida, i non politici di professione,  cittadini come tanti, che hanno voluto mettersi in gioco, ricostruendo un rapporto diretto e sano con gli elettori. Vedremo se avranno,  la forza e la capacità di  attuare il programma. Intanto, si sono comunque guadagnati il diritto di essere messi alla prova. E’ un fenomeno emergente e sempre crescente, di cui non si può non tener conto. Facile tacciarli per antipolitici e paragonarli alla prima Lega, ma è il risultato del  rifiuto della politica, da cui i cittadini prendono le distanze e verso cui hanno livore e rabbia, la prima causa del fenomeno M5S e della sua ascesa inarrestabile.

È su questo che devono riflettere i vecchi partiti visto che il  tracollo del PDL  è evidente. La destra scompare. È una liquefazione rapida e i dati confermano la realtà sconfortante, il PDL si è  spappolato e ha già ricevuto “lo sfratto”.  Questo dato ci fa capire che stiamo vivendo uno spartiacque e ora il governo deve trovare una strada verso una nuova alleanza, nuove collocazioni  che affiancheranno Monti, nel difficile compito di traghettare l’Italia nel ventunesimo secolo.

Lo Stato che soffoca

Una giornata caratterizzata dalla forte emotività che i cittadini provano nell’ascoltare le allarmanti notizie del TG de La7 che ci restituiscono una fotografia della nostra condizione attuale veramente drammatica: il carrello della spesa è diventato il triplo dei salari. Il prezzo della benzina  segna un vero e proprio record: +20,8%. Il tasso di disoccupazione è altissimo. Il potere di acquisto degli italiani è sempre più basso.

Un Italia con tanti problemi da affrontare. Ad aprile il rincaro annuo del cosiddetto carrello della spesa, cioè i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza (dal cibo ai carburanti), è del 4,7% un valore, superiore al tasso d’inflazione (3,3%), che risulta il più alto da settembre 2008. La vita costerà sempre di più e sarà condita dalla recessione. E tra disoccupazione, cassa integrati, mobilità, i giovani, scoraggiati attendono un futuro che si prospetta sicuramente difficile.

Il Primo Maggio cade quest’anno proprio mentre gli italiani attendono il prossimo salasso sulle bollette per il salvataggio nazionale.  Queste le brutte notizie in campo sociale. Una situazione che grida vendetta. Mentre spunta all’orizzonte una revisione per tagliare gli sprechi. Il governo ha nominato “commissario per la razionalizzazione della spesa” un manager con fama da risanatore, ristrutturatore, di tagliatore di costi: Enrico Bondi, che dovrebbe puntare a risparmi immediati per il rilancio all’economia a favore delle imprese ormai stremate. Scelto da Monti per “capire e individuare” dove lo Stato sperpera e tagliare, con l’obiettivo di risparmiare senza più pesare sui cittadini che oramai si sentono in mano a vere  sanguisughe politiche o tecniche.

Bondi il cacciatore, ha il compito di definire il livello di spesa per ogni voce, un terreno di caccia che toccherà, province, scuola, pubblica amministrazione, organi, uffici, enti locali, regioni, per assicurare una riduzione della spesa per l’acquisto beni e servizi e per recuperare 4,2 miliardi di euro ed evitare che in autunno scatti un aumento automatico dell’IVA di due punto percentuale.  Siamo in mano a colui che è riuscito a guadagnarsi nel corso della sua carriera la fama del “risanatore” riuscendo  a rimettere in sesto i conti della Parmalat, riuscirà a risanare anche l’Italialat?

Monti,  vuole usare l’accetta anche nelle spese pubbliche.  I tagli dunque, almeno in teoria,  sono partiti, e i partiti, come reagiranno, chiedendo un intervento meno invasivo? Alzeranno le barricate  per continuare a beneficiare della loro privilegiata condizione, lasciando il peso del salvataggio nazionale ben risposto nelle tasche degli italiani?

Prima eravamo un popolo di poeti, santi e navigatori… poi di commissari tecnici, e ora di risanatori.  Da creatori di arte e cultura a un popolo di grigi e mediocri ragionieri. Tutti a fare i calcoli di quanto si risparmierebbe tagliando a destra e a manca…e in attesa del miracoloso risanamento, non ci resta che… goderci la Festa dei pochi lavoratori rimasti, per affogare le preoccupazioni, almeno, nella musica.

Blu, le mille auto blu

Le telecamere del Tg de La7 vengono puntate sui dati allarmanti che emergono in questo periodo di vacche magre, quasi la metà dei pensionati italiani percepisce meno di 1.000 euro al mese, mentre inaspettato arriva il nuovo bando di gara da 9,57 milioni di euro per l’acquisto di 400 auto blu per la Pubblica amministrazione.

Difficile da digerire, e a molti sembra inspiegabile  lo squilibrio richiesto ai cittadini di stringere la cinghia mentre dall’alto  si pensi a nuove spese. Il mondo della politica si allontana sempre più dai cittadini  e sotto il cielo dell’insensata  politica romana la fotografia sociale del nostro paese viene scattata dall’Inps e ci parla di un numero clamoroso  di pensionati che vive al di sotto della soglia della povertà.

Nelle classifiche dei dimenticati, dopo i giovani, vengono loro, i pensionati.  Una fotografia impietosa e realistica che ci rivela che  circa 7,6 milioni di pensionati (il 45,4% del totale) ha percepito pensioni inferiori alla soglia dei 1.000 euro e un terzo  vive con un assegno mensile che non raggiunge nemmeno i 500 euro.  I pensionati italiani si confermano i più poveri d’Europa. A pesare è soprattutto la pressione fiscale, che nel nostro paese resta elevatissima, mentre altri paesi europei non prevedono alcuna tassazione sulle pensioni.  A peggiorare la situazione, inoltre, le ultime misure introdotte in Italia, che hanno determinato un aumento dei prezzi e delle tariffe e una conseguente perdita del potere d’acquisto, già crollato negli ultimi anni.

E in attesa che i venti della tempesta economica  si diradino lo Stato assistenziale è vacante e a chi ha lavorato per una vita e ora pretende, giustamente, di avere un’esistenza dignitosa il governo risponde acquistando nuove  auto blu. Una notizia bomba che rimbalza nei media, scatenando la protesta generale. Solo nel pomeriggio arriva la smentita, non è un bando d’acquisto ma, una gara di fornitura di 400 auto blu con cilindrata non superiore ai 1.600 cc.  Auto di servizio destinate alle Forze dell’ordine  e alla Pubblica amministrazione. Il governo interviene a spiegare che non solo non comprerà nessuna auto nuova quest’anno, ma il bando serve solo a stipulare un accordo quadro e che i dieci milioni non verranno necessariamente spesi. Insomma, le auto non vengono automaticamente acquistate, ma solo ove necessario. E il bando vuole rispondere soprattutto alle esigenze delle Forze dell’ordine e di quelle che svolgono servizi di utilità sociale.

Ma la polemica non sembra placarsi del tutto,   la rivolta rimane  nell’aria, perché il problema c’è  e  resta,  visto che  lo Stato continua a comprare e  può permettersi di  spendere dieci milioni.  Strano Paese davvero, che parla di equità e austerità e non garantisce un futuro ai giovani e un’esistenza dignitosa ai propri cittadini.  Sarà anche demagogia, ma in tempi come questo occorre dare valore a certi gesti.

Il vento socialista

Il Tg de La7 riflette sulla giornata appena trascorsa e sui contraccolpi del primo turno delle presidenziali francesi.  I mercati non amano la prospettiva Francois Hollande.  E dall’Italia un grido d’allarme si alza minaccioso.  La Corte dei Conti e Banca d’Italia hanno espresso il medesimo concetto, se vogliamo la crescita, bisogna mettere fine alla pressione fiscale.

L’esito del primo turno in Francia, per quanto scontato, appesantisce il sentimento degli investitori che temono ripercussioni sugli equilibri politici dell’intera Europa.  Il vento socialista, sembra non piacere  al mercato,  infatti, lo spread è schizzato alle stelle. Mentre sembra piacere ai francesi che hanno assegnato la seconda posizione a Nicolas Sarkozy. Un’“umiliazione” che testimonia il “rifiuto brutale” di cui è oggetto il presidente uscente, una sorta di verdetto contro un presidente incapace di realizzare le riforme necessarie  e l’esplicita volontà popolare di offrire meno rigore europeista.  A conferma che il popolo francese ha patito  le conseguenze della politica imposta dalla Germania all’Europa. La Francia cambia e cambia contro la Germania.

Dunque una vittoria socialista potrebbe avere ripercussioni sugli equilibri politici dell’intero Vecchio Continente, visto che i rapporti tra Francia e Germania sarebbero destinati a non essere più gli stessi. Se il rapporto Merkel-Sarkozy era l’accoppiata vincente che dettava legge, ora Hollande, potrebbe più del suo predecessore essere in grado di avviare una politica pragmatica basata sulle riforme necessarie per tirare fuori il paese dalla crisi del debito e dalla miseria economica.  Con Hollande si spezza l’asse Berlino-Parigi e il quadro cambia e se salta il rigore. Tutta Europa si sente coinvolta da quest’elezione, dove si affrontano concezioni diverse dell’integrazione a livello continentale.

E il fallimento del governo di centrodestra francese  influenzerà anche la politica di casa nostra?  Mentre si attende il 6 maggio i nostri guai non attendono. Il risanamento finanziario ottenuto con l’aumento della pressione fiscale mette a rischio le prospettive di crescita. L’urgenza del riequilibrio dei conti ha forzato troppo la mano, dando il via a una recessione pericolosa.  L’Italia rischia un corto circuito “rigore/crescita” e c’è voluto il Presidente della Corte dei Conti per dar voce alla disperazione dei cittadini che da tempo denunciano questa situazione. Si pagano troppe tasse e il pagato non viene trasformato in altrettanti servizi. Questo gravame indebolisce i contribuenti che pagano regolarmente il loro debito con l’erario. Il tutto senza considerare che la strategia del governo sembra orientata ad aumentare ancora un po’ il prelievo fiscale.

 La botte piena e la moglie ubriaca è impossibile.  Saldare i conti troppo velocemente e  pressare gli italiani del 49%  è altamente rischioso. L’economia non gira e non si fa cassa, l’imprenditoria è ferma. Un cane che si morde la coda. Troppe tasse frenano la crescita. Insomma la stretta, soprattutto fiscale, potrebbe essere eccessiva. E tutto non si può avere subito, sembra voler dire la Corte dei Conti.  Serve tagliare la spesa pubblica, ha detto Giampaolino, attuare la spending review tanto attesa, ma soprattutto “redistribuire meglio le risorse per raggiungere standard di efficienza maggiori”.

Per il futuro, il quadro è tutt’altro che positivo:  lavoro e fisco saranno le due grandi sfide che aspettano al varco Monti che dovrà dare forma a una nuova prospettiva economico-politica all’Italia del domani se vogliamo avere, “un domani”.

Benarrivata estate in nero!

Denaro invisibile che deve viaggiare senza essere intercettato, questo l’argomento trattato dal sostituto di Lamberto Sposini, Marco Liorni nella trasmissione pomeridiana : La vita in diretta su Rai1. Con gli esperti presenti in studio, si parla di evasione fiscale partendo dalla situazione delle case affittate in nero.

“Fate un contratto?. “Per carità, io vado sulla fiducia. La parola conta più di tutto…”. Benvenuti nell’estate in nero, il magma sotterraneo degli appartamenti in affitto per qualche settimana di vacanza, quasi sempre senza contratto né ricevuta. Così risulta dall’inchiesta con telecamere nascoste effettuata dai giornalisti che si sono finti turisti. Poche settimane, tanto nero, una stretta di mano e il  gioco è fatto. Per la prossima estate offresi: vista panoramica, balconi  e giardino a soli 20.000 € per il mese di agosto e amici come prima. Ovviamente i prezzi cambiano a seconda della zona e della tipologia abitativa ma, la variabile costante rimane l’evasione. Da giugno a settembre, crisi permettendo, scompariranno  80.000 €, e se arriva un controllo, si risolve in qualche modo…Alla faccia dei blitz a Cortina e della linea dura contro l’evasione. E se si vuole un contratto registrato i prezzi lievitano.

L’estate degli italiani sarà all’insegna dei soldi in bocca. L’economia del nostro paese vive sul mercato nero.

Chi offre un regolare contratto, da stipulare se l’affitto è di almeno 30 giorni, o rilascia la ricevuta fiscale rappresenta non più del 20 per cento, quasi un’eccezione a fronte dell’80 per cento che dice chiaramente di volere contanti, di accontentarsi di una stretta di mano o di temere l’intervento della Guardia di finanza. Un’economia sommersa che prolifera proprio mentre arriva un’altra stangata sugli onesti. È offensivo per i tanti contribuenti onesti. Bisogna diffondere la cultura che considera gli evasori al pari dei ladri perché l’evasione è truffa ai danni dello Stato ovvero, di tutti noi cittadini.  Nel nostro paese la frode fiscale sta diventando una vera e propria piaga sociale, che sta aumentando con il passare degli anni. Per contrastare questa frode non basta che i proprietari facciano due conti con la loro coscienza, ma occorre che ognuno di noi pretenda un contratto registrato regolarmente.

In Italia alcuni continuano a evadere le tasse, creando un danno economico e sociale di vaste dimensioni, non curanti delle conseguenze della loro azione e, in alcuni casi, anche orgogliosi di prendersi gioco dello Stato. L’evasione è uno dei numeri uno, del nostro paese.

Oltre all’affitto in nero esiste anche un’economia sommersa legata alla criminalità, agli scontrini non battuti, alla corruzione delle pubbliche amministrazioni e, a tante altre furberie, che contribuiscono a questa Italia che arranca, dibattuta nell’economia internazionale che oscilla,  e dove risulta faticoso trovare una via d’uscita.  Del resto fa sempre comodo tenersi in tasca qualche euro in più senza farlo sapere allo Stato. Che sia un danno per l’intera comunità e un reato punibile dalla legge poco importa; si va avanti così da anni, sperando che la Fiamma gialla non bussi mai alla porta.

Va bene allora chiedere un maggiore impegno alle parti politiche affinché si mettano in campo iniziative concrete per la ripresa economica e sociale del paese. Ma è giusto anche chiedere agli italiani di cambiare atteggiamento e abbandonare i consueti vizi: l’evasione fiscale è un reato, non è accettabile in un paese democratico, non è un vanto ma una vergogna.

L’Italia ha degli obiettivi da raggiungere nei prossimi anni, con molti debiti da saldare e garanzie da dare ai cittadini. Agli stessi cittadini, però, si chiede l’impegno di diventare cittadini civili, responsabili delle loro azioni. È un principio di civiltà  che va inculcato. Tutti i flussi finanziari devono essere tracciati e controllabili. Dobbiamo smettere di considerare furbo chi evade le tasse e sciocco chi le paga, perché quell’Italia furba e egoista fa pagare un prezzo amaro ai contribuenti onesti.

L’evasione fiscale serve solo ad accumulare ricchezza per il proprio comodo e francamente non mi sembra etico, nei confronti di coloro che sono costretti a versare “lacrime e sangue” nel tentativo di risolvere la difficile situazione in cui tutti viviamo.

L’ultimo capitolo del romanzo Lega

TgLa7: il fatto del giorno è l’anticipazione clamorosa del settimanale Panorama al quale Francesco Belsito ha “confessato” di avere ingaggiato degli investigatori privati per incastrare i presunti “puri” che nel Carroccio gli stavano facendo la guerra.

Un dossier pagato con i soldi del partito. Detective privati contro un membro del partito stesso.

Una notizia che riporta al massimo il calore della questione Lega.  Belsito  avrebbe tentato di raccogliere informazioni su Roberto Maroni sguinzagliando degli 007 genovesi con il compito di scoprire qualcosa di sporco negli affari e nelle amicizie dell’ex ministro degli Interni. La matassa Lega non si sbroglia, al contrario, si ingarbuglia sempre più tra soldi, diamanti, lingotti, auto, case,  e ora, lo scandalo si tinge di giallo con  Maroni spiato, che fa esplodere tutta  la sua ira: ” È incredibile che l’ex ministro degli Interni sia stato oggetto di attività di dossieraggio, è un dossier che io ho visto, la verità è questa”. Il  materiale è stato raccolto per motivi interni al Carroccio e “dai contenuti inverosimili, visto che non ho nulla da nascondere”. Una tiritera che abbiamo sentito spesso negli ultimi tempi, tutti innocenti e accusati ingiustamente.

La notizia dell’esistenza di un dossier, ha fornito a Maroni l’ennesima occasione per rilanciare la sua campagna di pulizia contro i suoi nemici ed ex colleghi di partito. Per ora è proprio Maroni il primo a dare peso al dossier che rivela semmai l’aggressività della faida interna che si combatteva nel Carroccio ben prima dello scandalo dovuto alle inchieste della magistratura. E questo nuovo capitolo alimenterà ancora la crisi all’interno del Carroccio?

Maroni non farà sconti a chi gli metterà i bastoni tra le ruote, nella corsa al segretariato. Ma cosa c’è dentro al fascicolo di Belsito?  Gli agenti assoldati da Belsito avrebbero seguito una “pista nautica”. Speravano di scoprire affari opachi dietro la passione per la vela di Maroni. In particolare avevano individuato tre natanti che sarebbero riconducibili all’ex ministro: due motoscafi e un catamarano che sarebbe stato intestato a una società di un prestanome. Un motoscafo invece sarebbe stato trasferito a Portorose in Slovenia. Accuse che attendono conferma.

L’unica notizia certa, invece, viene dalle procure. I pm hanno accertato che Rosi Mauro e Piergiorgio Stiffoni hanno aperto due conti correnti lo scorso gennaio per acquistare 300 mila euro in diamanti.  Dai documenti in mano ai magistrati si potrà verificare la corrispondenza tra i diamanti comprati con i soldi dei rimborsi elettorali, secondo quanto ritenuto dalla procura, e quelli che l’ex tesoriere ha spontaneamente restituito. Ma non è tutto con i finanziamenti del Carroccio sarebbe stato pagato anche l’affitto di un’abitazione romana per l’ex ministro Roberto Calderoli, oggi membro del triumvirato del Carroccio.

Il momento delle verità della guerra atomica leghista sta per essere svelato e a questo punto la Lega che da anni sbandierava la sua lotta contro gli imbrogli di Roma ladrona e contro lo Stato saccheggiatore, oggi, è nel ciclone dello scandalo della corruzione e la favola leghista sta piano piano sfumando, rivelando che era raccontata  da un cialtrone, con uno spiccato gusto per la volgarità  e una fascinazione per la violenza, un personaggio da osteria che tra i fumi dell’alcol e del sigaro,amava giocare a chi le sparava più grosse.

E nel giro di poco, gli italiani hanno visto crollare come birilli le due “B” della politica contemporanea, i due principali responsabili del dissesto economico, della frana istituzionale, della catastrofe morale del Paese. E chi lo sa che non sia finita qui…e se l’addio a Berlusconi è stato festeggiato con lo spumante, quello di Bossi  non merita nemmeno, un rosso sfuso della casa Italia.