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by Loretta Dalola

Con Chopin l’addio di: “Chetempoche fa”

3 commenti


Si parte con la biografia del grande musicista, raccontata dal critico d’arte Flavio Caroli, in  occasione del bicentenario della nascita, il mondo celebra il ”poeta del pianoforte”, l’ intenso compositore polacco, uno dei più grandi pianisti di tutti i tempi: Frédéric François Chopin.

Siamo a Parigi all’epoca del Romanticismo. Chopin grazie all’amicizia con  Delacroix (aristocratico di nascita) viene introdotto in società e comincia  dare  lezioni private alle fanciulle aristocratiche, riuscendo a guadagnare parecchio dove, in  questa Parigi affollata, imponente architettonicamente, conquista un grande successo.

Chopin vede un quadro di Delacroix  che raffigura un giardino, la proprietaria è George Sand, scoppia l’amore, con questa donna  coraggiosa, una considerevole scrittrice, una femminista scatenata, ma soprattutto una donna imperiosa, che odiava l’aristocrazia, creando non pochi problemi a Chopin, che viveva proprio grazie a quell’ambiente. Dopo la passione travolgente, lei lo accudisce come una madre, lo cura e infine, tutto degenera a causa dell’innamoramento della figlia di Sand,  la storia finisce. Lui inizia a vagabondare in giro per L’Europa e muore, la sorella dopo la morte, gli leva il cuore, lo mette in formalina.,dove ancora sopravvive.

Chopin è un uomo del suo tempo, un romantico ma con un pizzico di classico, un senso malinconico di estremo dell’arte e se l’arte arriva alla gente lo dobbiamo anche alla Tv, e alla presenza, in questo contesto televisivo, del maestro di fama mondiale, Daniel Baremboim.

Dopo Caroli un’altra visione di Chopin, che Baremboim inizia a suonare a sette anni, grazie ad un padre molto intelligente che lo inizia alla musica facendogli conoscere Bach, Mozart, Debussy e i sovietici.

Chopin è diverso, già il fatto che è un compositore per pianoforte  lo rende sensuale, perché è un miscuglio molto raro, certi preludi, certi notturni sono composti per essere suonati da ragazze di buona famiglia, poi  c’è anche un lato più profondo,  non era solo un romantico esaltato, c’è un grande senso di logica e razionalità in lui.

Chopin arriva dal passato di Back, ma viene influenzato dalla melodia contemporanea, coesistono  tanti aspetti passati e nuovi, che gli danno il vigore per creare un mondo armonico molto importante, una varietà di stili che nessun altro compositore ha avuto.

Chopin era molto di moda, ottiene una grande popolarità perché usa un linguaggio che parla direttamente al cuore

Poi piano piano le mani di Arthur Rubinstein si posano sulla tastiera, le note entrano nella mia stanza, escono dalla Tv e si diffondono nell’aria…inondano l’ambiente, gli occhi si chiudono per lasciare entrare le emozioni legate alla musica e  un senso di pace appagante, raggiunge l’anima. Incredibile!

Questa musica non poteva essere scritta che  da un polacco,  – prosegue Baremboim, – nella vita di Chopin,  la Polonia ha un ruolo molto particolare, è una terra contesa da una parte dai tedeschi e dall’altra dai russi. E’ vissuta sempre sotto la minaccia ed è per questo che i polacchi hanno una fierezza molto particolare, tipica di chi si difende e in Chopin si sente molto.

La musica di Chopin, non nasce dall’ispirazione, al contrario è ragione arricchita dalla fantasia, gli bastava una tastiera per vedere scritto il suo pensiero.

Chopin è arrivato ad una coesistenza di matematica della musica e poesia, tutte le   sue musiche danno il senso di essere improvvisate ed è questa la grandezza, non fanno mai sentire la costruzione.

E ancora le note lasciano il posto alle parole…i pensieri vagano liberi..la musica è un meccanismo che fa sì che il suono possa diventare emozione, sensazione. Attraverso la musica si  trasmettere il dolore, l’amore, la gioia e riesce a farlo anche senza le parole.

“Il suono è effimero va via, realmente non c’è, tutto ricomincia ogni volta da zero ed è per questo che suono sempre con la freschezza della prima volta””, afferma Baremboim, ogni esecuzione è diversa dalla precedente. Il pianoforte è una bestia strana, devi diventare un tutt’uno con lo strumento, ti forza all’innamoramento. In Chopin c’è il “tempo rubato” è una melodia, il rubato è come il vento che fa giocare le foglie, le fa ondeggiare ma l’albero non si muove…ed è questa la grande difficoltà nell’eseguire brani di Chopin.

Un incontro televisivo non usuale, che lascia il segno. Poteva esserci modo migliore per congedare gli spettatori e augurare: “Buona estate”? Non credo proprio.

3 thoughts on “Con Chopin l’addio di: “Chetempoche fa”

  1. Pingback: Con Chopin l’addio di “Che tempo fa” « www.nutrimente.org di Daniela Domenici

  2. Ho sempre contrapposto Chopin a Beethoven; tanto l’uno era per i dettagli e la delicatezza delle composizioni tanto l’altro era per la grandezza ed i suoni potenti….
    Un saluto.

  3. ringraziandoti del contributo, che approvo aggiungendoci solo un nota (è proprio il caso di usare il termine) personale. Ogni volta che ascolto Chopin mi appacifico con il mondo, in me entra sempre un senso di pace, mentre per Beethoven devo essere dell’umore giusto per apprezzarlo.

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