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by Loretta Dalola

Ulisse, alla scoperta del Foro Romano

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Nella puntata di Ulisse il piacere della scoperta, un viaggio   molto particolare della nostra storia: Alberto Angela ci ha accompagnato nell’esplorazione di  un’area che oggi è uno dei siti più visitati al mondo, non più grande di una piazza, ma che ha avuto un’importanza fondamentale nella storia dell’Uomo: il Foro di Roma.

La frase : “ Tutte le strade portano a Roma” è legata proprio al punto zero e cioè – il Foro romano. Era il cuore della più importante civiltà dell’antichità, quella da cui deriva la nostra cultura, il nostro modo di parlare, di pensare, di scrivere, di applicare le leggi.  Roma era la capitale di un enorme potere, occupava una superficie immensa, era la più grande metropoli dell’epoca, con tantissime meraviglie architettoniche.

Mai in prima serata è stato dedicato un intero programma al Foro Romano, con l’ausilio tra l’altro di spettacolari ricostruzioni virtuali che ci hanno mostrato come si presentava il Foro Romano, il vero cervello dell’impero, al momento del suo massimo splendore.

Tutti gli abitanti al loro risveglio avevano in testa una cosa sola: andare al Foro, dove si potevano ammirare opere d’arte strabilianti, simbolo della grande civiltà romana. Statue coloratissime, templi (innalzati alla gloria degli dei e dell’imperatore),  edifici, in un susseguirsi di colonne, il tutto in un trionfo di marmi raffinatissimi, gialli, verdi, rossi, tutti provenienti dalle tante province romane.

Il popolo di Roma, una brulicante folla umana convergeva nella grande piazza, piena di bancarelle,  venditori, mendicanti, acrobati, era difficile camminare nel luogo del pettegolezzo di ricchi e  poveri, vi si svolgevano feste,  banchetti e funerali. Su quei marmi hanno camminato  imperatori, senatori e i grandi del passato, ma fu anche un luogo molto amato e frequentato dalla gente comune.

Poi con Giulio Cesare le cose cambiarono, vietando l’accesso ai carri, allontanando i venditori, di fatto la piazza perse l’aspetto sociale caotico per assumere quello più ufficiale, pur continuando ad essere il cuore di Roma.

La ricostruzione degli eventi legati al Foro ci ha condotto anche all’assassinio di Cesare. Nel foro fu cremato il suo corpo, in sua memoria fu innalzato un altare ricco di marmi e cosa curiosa ancora oggi sui suoi resti, la gente lascia messaggi e fiori. Cesare fu ucciso nella sala del Senato ma il suo corpo fu esposto alla folla a testimonianza dell’efferatezza e dell’ingiustizia umana, qui Marcantonio pronunciò il famoso elogio alla figura di Cesare , scatenando un’incontenibile reazione che si placò solo dopo  la distruzione del luogo dell’uccisione e con la cremazione pubblica del corpo. Ottaviano, (suo erede) fece erigere anche un tempio, proprio sul luogo dove era stato cremato il corpo di Cesare.

A quell’epoca il  Foro era pieno di statue dipinte con colori sgargianti, dal castano per i capelli al rosso vermiglio per le labbra, fino al blu intenso degli abiti,  tutti trattati con lacche organiche che esaltavano la lucentezza della pietra. La policromia era una delle caratteristiche che più connotavano statue e rilievi, con il tempo, i colori  sono scomparsi, lasciando solo piccole tracce  visibili al microscopio dei restauratori.

Quei romani sarebbero sconcertati dal vedere la statua di Augusto completamente cangiante  in quanto  la ricca policromia era un importante strumento espressivo, complementare al rilievo scultoreo, fatto altrettanto sconcertante per noi contemporanei, invece che  il mito  dell’arte greca e romana che per secoli si è diffuso come il simbolo della purezza e della raffinatezza estetica in realtà non era stata pensata originariamente in quel modo.

Oggi, sembra impossibile che quello che è avvenuto su quei marmi sia solo un ricordo, poche tracce del riassunto della grandezza di Roma nei secoli.

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