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by Loretta Dalola

La TV abbraccia e ricorda “O Guerriero”

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Palinsesti modificati, notizie  che si rincorrono in tutti i telegiornali e programmi che  dedicano ampio spazio dialettico alla sua scomparsa, nel tentativo di adattarsi e accettare quel destino ineluttabile che ci porta via una brava e bella persona che amava il rischio ma senza eccedere.

Si entra nel salotto di :”A gentile richiesta” su canale 5  e un lungo, lunghissimo  applauso saluta il suo eroe televisivo: Pietro Taricone. Puntata interamente dedicata al suo ricordo, un doveroso omaggio da parte di quella madrina che ha assistito all’esordio Tv del primo GF  : Staremo qui ricordando con nostalgia ma anche con il sorriso Pietro Taricone”, così Barbara d’Urso introduce il filmato che ci invia le immagini  del funerale, una semplice cerimonia al riparo da tutte le indiscrezioni, solo la famiglia e pochi intimi, chiusi nel loro dolore.

Telecamere tenute a distanza, un telo bianco copre l’entrata, tutto  per proteggere da qualsiasi forma di curiosità,  dal gusto del  sensazionalismo il corpo di Pietro, divenuto suo malgrado il personaggio del momento.

Ospiti in studio: Salvo Veneziano, Rocco Casalino, Lorenzo Battistello, Daniele Interrante; in collegamento: Roberta Beta e Marco Liorni. L’unica ad aver preferito salutare Pietro di persona, nel silenzio di una cerimonia funebre privata è stata Marina La Rosa.

E’ stato coerente fino alla fine, sull’onda di quel suo essere macho con intelligenza, bello, sorridente, e spavaldo, buttarsi con il paracadute era una vera passione, gli piaceva il rischio, ma non era un principiante, aveva un alto livello di competenza.

Il paracadutismo gli era entrato nel sangue, come l’amore per gli animali e in particolare per  i cavalli. Non era un incosciente, ma voleva sfidarsi e assaporare il gusto della vita con avidità, la sua morte gli assomiglia, è una morte naturale ma un po’ su di giri. 

 Nella bara sono stati inclusi il suo paracadute e le scarpe da ginnastica a testimonianza delle sue grandi passioni che lo affiancheranno anche nella sua nuova vita.        

Con quell’etichetta di “O guerriero” era entrato nell’affetto della gente con umiltà e un pizzico di spavalderia, partecipa al Grande Fratello consapevole che è una vetrina per raggiungere il suo sogno di cinema e tenero rubacuori dai muscoli gonfi, conquista il successo diventando il vero protagonista di quella storica  prima edizione.

“Una simpatica faccia da schiaffi, partiva all’attacco per autodifesa,  faceva lo spaccone ma aveva una grande sensibilità, difficile da equiparare con altre storie”! così lo ricorda Cristina, compagna dell’emozionante storia d’amore sbocciata all’interno delle stanze della casa televisiva.

 La sua velocissima eclissi lo consacra tra gli eroi moderni, un guerriero dei giorni nostri, legato alle chiavi spettacolari del  destino fatale che lo consegna alla memoria collettiva senza ombre : “ me lo sono goduto fino in fondo, grazie ragazzi”! sono le sue parole al termine di un atterraggio, e ancora : “ Io vivo, mè voglio piglià tutto”!

 Anche Matrix rende omaggio all’imprevista morte di Pietro Taricone, personaggio della Tv ma senza esserlo fino in fondo, capace di conquistare il successo ma anche di gestirlo.

Lo ricordiamo al suo esordio, uno dei dieci ragazzi assetati di gloria, al massimo della sua potenza, fisico pompato, macchina di muscoli  divenire il caposcuola indimenticabile di quei maschi da copertina.

Ma quello che lo ha reso unico è proprio quel suo sottrarsi al meccanismo televisivo. E’ stato una creatura televisiva ma ha saputo dosare la popolarità anziché rincorrerla. Capisce perfettamente la natura diabolica legata alla celebrità, parte come sciupafemmine, si piega allo studio e si impone come attore vero, poi accetta il senso dell’amore e con grande forza si abbandona alle responsabilità della famiglia.

Arriva basso all’ultima virata e impatta  con il terreno, lasciando il posto alla rabbia e allo sconcerto di tutti perché senza quella manovra sarebbe arrivato a terra salvo.  Si era già lanciato 400 volte, conosceva bene tutte le manovre, l’unica spiegazione è che abbia sottovalutato la distanza con il terreno che lo ha portato all’impatto duro e violento.

Aveva una marcia in più!  Vittima del bisogno di adrenalina, la pienezza con cui si buttava nelle cose lo distingueva, sul terreno rimane un paracadute afflosciato, una bella favola finita in tragedia.

Un personaggio autentico, faccia tosta e intelligenza, carisma e sfrontatezza, anticonvenzionale e caparbio così ti ricorderemo…il tuo sogno si è arrestato in volo in una vita più spietata di un film in cui non era contemplato il lieto fine…addio guerriero!

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7 thoughts on “La TV abbraccia e ricorda “O Guerriero”

  1. Pingback: La TV abbraccia e ricorda ‘o guerriero « www.nutrimente.org di Daniela Domenici

  2. Funere mersit acerbo. Pietro Taricone ha incontrato la più tragica delle morti in un eccesso di vita. Piangiamo per la sua fine e, soprattutto per Sophie, la sua bambina.
    Massimo Limas

  3. Grazie per il tuo pensiero che condivido, – purtroppo sappiamo tutti che chi resta ha il compito di elaborare il dolore della tragedia e la sofferenza dell’assenza – per la piccolina poi sarà terribile visto che aveva un papà presente, sensibile e molto fiero di lei!

  4. Sono abbastanza d’accordo su tutto quanto hai scritto.

    Devo però fare una piccola considerazione e cioè che credo non giusto rischiare più di quel tanto se si ha una famiglia alla quale si dice di voler bene.

    Se un papà è veramente presente e sensibile rinuncia a certe pericolose “passioni”.

  5. Forse hai ragione, ma stò poveri genitori li vogliamo anche far divertire? o seguire quelle che sono le proprie passioni? In questo caso condivise anche dalla mamma.

  6. Penso che i Genitori, se responsabili, hanno il dovere o, se preferisci la possibilità di agire positivamente verso i figli e positivamente verso se stessi. Se l’agire positivo verso se stessi diventa negativo verso i figli, allora è necessario astenersi e mettere in azione l’amore.
    Vivere pericolosamente, se diventa poi una tragedia, è una delle tante “sofferenze gratuite” inflitte alle persone che diciamo di amare.
    Amare non è anche saper rinunciare? Può diventare una fregatura…
    Ai posteri l’ardua sentenza!

  7. Hai ragione ma l’amore non è categorico e non implica la rinuncia del sè, altrimenti diventa una sofferenza sotto tutti i punti di vista per chi rinuncia e per chi riceve – tutto deve avvenire ed essere indirizzato a quello che si ritiene meglio – se lui ha vissuto anche pericolosamente ma coerentemente con il suo essere ed è morto di conseguenza, non lo vedo come un atto di sofferenza aggiuntiva e gratuita, ma fatalità!

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