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by Loretta Dalola

“Il nome della Rosa” è ancora un film attualissimo

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Trasposizione cinematografica molto ben riuscita dall’omonimo celebre romanzo di Umberto Eco pubblicato nel 1980 che lo ha visto protagonista, nel panorama della  letteratura universale. fino a farlo divenire  lo scrittore italiano più famoso al mondo.

Ancora attualissimo e di intramontabile fascino filmico, riesce a rendere alla perfezione l’atmosfera cupa e opprimente, pervasa da un alone di mistero, che è presente nelle enormi abbazie gotiche del medioevo grazie anche all’ottimo  cast, con uno Sean Connery di una bravura indescrivibile, e all’impareggiabile sceneggiatura che segue molto da vicino il romanzo.

Il film  si presenta come un grande flashback in quanto è il ricordo di un’esperienza vissuta in gioventù da Adso, giovane benedettino,, nonché voce narrante che accompagna il suo maestro Guglielmo da Baskerville, monaco francescano, ex-inquisitore e consigliere dell’Imperatore, in un’abbazia allo scopo di partecipare ad un’importante riunione che vede contrapposti i francescani, fautori della povertà del Cristo, e la delegazione papale allo scopo di permettere alle due parti di trovare un accordo.

“il dibattimento tanto atteso riguarda la controversia se Gesù Cristo possedeva o no gli indumenti?” – “ La questione non è se Gesù Cristo fosse povero o no, ma se la Chiesa debba essere povera, voi francescani volete dare tutto ai poveri, privando la Chiesa dei mezzi necessari, per combattere gli infedeli e gli increduli…”

L’abbazia vive ore tormentate a cause del susseguirsi di morti e tutte sembrano ruotare intorno alla biblioteca e ad un misterioso manoscritto. Questa biblioteca, tra le più grandi della cristianità, è costruita come un labirinto, un luogo segreto, allo scopo di proteggerla dagli intrusi, la rigida norma dell’abate vieta l’accesso alla biblioteca a tutti, solo lo scriptorium è accessibile.

“ L’amore per i libri e la conoscenza contrastano con la Chiesa…”

I dialoghi puntano a sottolineare al contempo la grandiosità e la pazzia dell’intelletto umano, capace di creare quantità enormi di libri contenenti svariati campi del sapere però rendendoli inaccessibili al popolo, tenuto ignorante per convenienza ma, anche ad altri dotti che potrebbero divulgare il sapere e aprire le menti al dubbio.

“ Questa abbazia è avvolta da un orrendo mistero, qualcuno si da fare per nascondere libri proibiti o libri della conoscenza e tutti sono morti per un libro che uccide o meglio per cui gli uomini uccidono…”

In un’atmosfera inquietante, Guglielmo e Adso si avvicinano sempre più alla verità, fino a scoprire il misterioso manoscritto di Aristotele sulla commedia che fa tanta paura all’anziano bibliotecario: “Non pronunciate parole che procurano il riso, il riso è un vento diabolico, la Provvidenza non vuole che  ci si dedichi alle futilità!” – “Il riso uccide la paura e senza la paura non c’è più la fede”!

Come tutti gli intellettuali dell’epoca Guglielmo è in possesso di un sapere enciclopedico, è quindi dotto e sapiente e ciò gli conferisce la facoltà di affrontare ogni situazione con la giusta sagacità e prontezza nell’agire, a cui unisce un grande spirito d’osservazione e un eccellente acume intellettuale : “ Fratello Guglielmo il tuo orgoglio intellettuale ti ha già messo nei guai, mortifica il tuo intelletto e getta via tutti i tuoi libri…”

Dal punto di vista simbolico Guglielmo rappresenta la voglia di conoscere e la razionalità: “Adso, ti rendo conto che siamo in una delle biblioteche più grandi della cristianità, tempio della saggezza!” – nemmeno la città celeste avrebbe potuto dargli un estasi maggiore – Perché li nascondono, forse sono considerati troppo preziosi? – No, la conoscenza incoraggia la gente a dubitare dell’infallibilità della parola di Dio e il dubbio è nemico della fede”!

La parola e il sapere sono  i temi dominante del racconto filmico con i quali l’uomo tenta di dare un ordine al mondo, la parola, la sua forza e i suoi limiti,   l’uso negativo o positivo che l’uomo può farne.

Questo film affascinante ha saputo trasferire su pellicola la realtà medievale, intrisa di simbolismo, fatalismo, disprezzo del mondo e dei suoi piaceri, condanna della donna e del riso, paura, superstizione, e allo stesso tempo introdurre una storia thriller dominata dall’amore per la verità, per il sapere e per la razionalità, in contrasto con il dogmatismo e la passività degli  uomini di Chiesa.

Messaggio di condanna anche contro la Santa Inquisizione, capace solamente di reprimere e torturare persone innocenti, senza risolvere realmente i problemi. Si può tranquillamente affermare che il film  trasmette un senso di mistero, di inquietudine e allo stesso tempo un messaggio che lo rendono un capolavoro.

La grandezza di questo film infatti non sta solo nella trama intrigata o nelle ambientazioni spettacolari ma soprattutto nei messaggi contro l’ostinazione della Chiesa a perseguire certi dogmi e convinzioni.

È incredibile che un film così bello sia così poco noto al grande pubblico.

Il titolo inoltre rimanda implicitamente ad alcuni dei temi centrali dell’opera: la frase stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus ricorda anche il fatto che di tutte le cose alla fine non resta che un puro nome, un segno, un ricordo.

Eco fa ammettere a Guglielmo , che forse «il compito di chi ama gli uomini è di far ridere della verità, fare ridere la verità, perché l’unica verità è imparare a liberarci della passione insana della verità», e che quindi: «le uniche verità che servono sono strumenti da buttare».

È forse questo, dunque, il senso ultimo di questo film?

ALCUNE NOTE SUL FILM

  • L’espediente mediante il quale il monaco Jorge da Burgos ammazza chi legge il libro di Aristotele è stato ispirato da un racconto da “Le mille e una notte”, “Il racconto del pescatore”, al cui interno c’é un altro racconto, “La storia del re greco e del medico Dubán”, dove il medico condannato a morte convince il re a leggere un libro sul quale ha spalmato del veleno (questo dettaglio però glielo rivela dopo).
  • L’esterno dell’Abbazia è stato appositamente costruito vicino Roma, su tre ettari di terreno a Prima Porta, sulla Via Tiberina. Molti degli interni del film sono invece stati girati in studio in Germania.

6 thoughts on ““Il nome della Rosa” è ancora un film attualissimo

  1. Ho letto il libro, ma non ho visto il film.
    Un abbraccio infuocato Loretta!

  2. Penso che non sia mai stato attuale come ora.
    L’intolleranza verso il pensiero altro è, oggi, un must molto praticato.

  3. Anche in questo caso mi trovo in armonia con il tuo pensiero – forse è per questo che ogni volta che lo vedo o lo leggo mi fermo a riflettere e ne rimango profondamente coinvolta!

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