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by Loretta Dalola

L’acqua non si VENDE

8 commenti


Il  Comitato referendum acqua pubblica ha consegnato un valanga di firme in Cassazione  per chiedere che l’acqua continui a essere un bene comune.

Gli italiani si stanno mobilitando in maniera molto determinata perché il servizio erogazione dell’acqua non venga affidato al libero mercato.

È un NO netto alla privatizzazione,  con oltre un milione e 400mila firme in favore di ciascuno dei tre quesiti abrogativi delle norme che consentono la privatizzazione dell’acqua. Nessun referendum nella storia della Repubblica, ha sottolineato il Comitato promotore, ha raccolto tante firme.

Slogan della campagna referendaria: «L’acqua non si vende». E’ un bene essenziale che appartiene a tutti: nessuno può appropriarsene, né farci profitti.

Sintetizzando i 3 quesiti:

  • abrogazione dell’articolo 23-bis della legge 133/2008, che colloca tutti i servizi pubblici essenziali locali sul mercato, compresa la gestione dell’acqua pubblica in Italia;
  • articolo 150 del Codice dell’ambiente relativo alla scelta della forma di gestione e alle procedure di affidamento;
  • del comma 1 dell’articolo 154 che prevede che la tariffa costituisce corrispettivo del servizio pubblico integrato ed è determinata rendendo conto di una adeguata remunerazione del capitale investito.

La combinazione dei  tre quesiti comporterebbe,  l’affidamento del servizio idrico a forme societarie che qualificherebbero il servizio  sia strutturalmente che funzionalmente.

La raccolta firme precede il referendum che è un modello di partecipazione affidata ai cittadini,  legato ad un’idea avanzata di democrazia partecipativa che forse oggi, in tempi di revisione e di attacco alla Costituzione non viene adeguatamente apprezzato.

Non solo, purtroppo  lo strumento referendario si è dimostrato inadeguato  per la scarsa efficacia dimostrata negli ultimi anni (24 referendum persi su 24 negli ultimi 15 anni per mancato quorum).

Un modello di politica che va al di là delle strutture e sovrastrutture classiche e che da voce reale ai cittadini sui propri diritti per il futuro.

Un referendum importantissimo  al quale dobbiamo aderire tutti perché l’acqua che è la nostra essenza e senza la quale non si vive,  non sia considerata una merce ma un bene pubblico per tutti.

Una battaglia fondamentale che ha coinvolto finalmente l’opinione pubblica e che in questa prima fase, evidenzia la forte partecipazione firmataria ma anche la volontà di difendere l’acqua come bene comune fondamentale.

Il primo passo è stato fatto ora resta da fare  l’altra parte di questa avventura,  quella della certificazione.

Visualizza altro: http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/

http://www.google.it/news?q=acqua+bene+comune&hl=it

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8 thoughts on “L’acqua non si VENDE

  1. Non se ne parla proprio…
    L’acqua è vita, come l’aria!

  2. vero ma stavolta tocca anche a noi collaborare e decidere – il referendum è uno strumento democratico che va utilizzato se vogliamo che il potere ascolti la nostra voce!

  3. Io sono una delle firmatarie del referendum, anche perchè si sono già visto i risultati delle privatizzazioni nei paesi dell’america latina.

  4. BRAVA non avevo dubbi! Conta pure anche il mio voto!

  5. Il prossimo futuro vedrà come bene prezioso l’acqua. Già ora in certe parti del mondo, tra petrolio od acqua preferiscono acqua. E paradossalmente ce ne sarà sempre meno (di pulita intendo..di inquinata ne avremo a volontà) e sarà sempre più cara.
    E guarda caso..l’occhio lungo del M.P.d.C.d.M. (per i meno esperti..Miglior Presidente del Consiglio del Mondo …per il titolo universale è in lizza con Putin) ha subito privatizzato l’acqua.
    Chissà se si potesse sapere se sono tutti suoi compagnucci di merenda come con CAI..
    a.y.s. Bibi

  6. Siamo in parecchi visto il risultato a pensarla così e queste firme segnano un passo importante nella storia della democrazia e della partecipazione attiva in questo Paese.
    Questo inaspettato risveglio democratico preoccupa e spaventa il potere – in un quadro politico-istituzionale non avvezzo all’idea che possa esistere una soggettività sociale capace di prendere parola e di progettazione autonoma. Figuriamoci poi in chi si crede Dio! L’idea che per la prima volta dopo decenni, ci sia stato un vero e proprio movimento nazionale di massa deve avergli sconvolto non poco il suo unico modo di pensare…

  7. Certa gente non si lascia sconvolgere… ma “sotto mentite spoglie” ci riprova!… e ci riesce.
    E noi? Abbiamo a disposizione un’altra sofferenza “gratuita”.

  8. Io ci credo alla possibilità di cambiare insieme!

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