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by Loretta Dalola

Simboli della Padania a scuola

14 commenti


C’è una scuola padana, ad Adro, (Brescia) coi simboli del Carroccio impressi sui banchi, sui vetri, perfino sugli zerbini, il Sole delle Alpi che oltrepassa i confini della propaganda e diventa marchio di un’istituzione pubblica.

La struttura é molto valida, le aule dispongono di sedie e banchi ergonomici, armadietti con chiave, ogni cattedra dispone del pc per l’insegnante, un proiettore, che pare avere anche funzione di telecamera consentendo agli alunni assenti di seguire le lezioni anche da casa.

Ogni elemento è al proprio posto: tutto sembra preludere ad una perfetta efficienza strutturale, atta  a creare un valido centro per l’insegnamento  delle discipline della mente.

Questo dovrebbe essere lo scopo primario della scuola, come istituzione educativa, avente il compito di trasmettere alle nuove generazioni, attraverso l’insegnamento collettivo, i fondamenti della cultura a cui esse appartengono; Un territorio in cui riconoscersi, ma che instaura rapporti con le altre piccole comunità con cui trova momenti di confronto e scontro, scambio e comunione.

Solitamente in questo spazio virtuale,  non mi occupo di politica ma, questo fatto non può che far sorgere nell’animo dei liberi pensatori, alcuni interrogativi, di natura etica.

E’ opportuno che in un edificio scolastico pubblico vengano posti i simboli di un partito politico?

E’ mai capitato a qualcuno di voi di entrare in una scuola e vedere dipinti sui banchi piccoli simboli di UDC, PDL, PD, IDV, sinistra o destra extraparlamentare?

Falci e martelli, svastiche?

Se visitaste un edificio scolastico i cui zerbini, i posacenere sui cestini dell’immondizia, ed ogni banco riportassero inciso in modo indelebile il simbolo della Lega Nord, quale sarebbe la vostra reazione?

Per quanto l’edificazione di un nuovo polo scolastico possa essere vanto di un’amministrazione comunale, questo legittima la stessa a “marcare” indelebilmente l’opera?

Non è un bel segno questo, e non c’entra il colore politico che rappresenta, perché riporta alla mente un altro grande “pedagogista” che  fece della scuola il suo fertile terreno per la manipolazione delle coscienze.

Se, al fascino del potere sessuale, (è risaputa la “durezza” dei simpatizzanti) si aggiunge il potere di attrazione di una martellante propaganda visiva, condotta quotidianamente sui ragazzi, per annunciare la rinascita nazionale della Germania, ops, pardon, dell’Italia, la faccenda diventa preoccupante.

Forse i tempi sono mutati, come le soglie dell’accettazione, se  nessuno, mette in discussione o impedisce  alla politica di entrare nelle aule scolastiche.

Ritornando allo scopo istituzionale della scuola, in un mondo fortemente globalizzato, dovrebbe forgiare i nostri uomini del domani,  ai principi di libertà, democrazia e tolleranza.

La globalità della persona, comprende non solo una dimensione intellettuale ed affettiva, ma anche una dimensione sociale primitiva che la lega ai suoi simili. Superati gli stereotipi culturali affiorano le similitudini tra le diverse culture ad ogni latitudine e si ritrova la comunione della natura umana.

Anche se la scuola, da sola, non può rispondere alla totalità dei bisogni educativi, è tuttavia indubbio che all’interno di un sistema formativo, il suo ruolo resta centrale e determinante. Dovrebbe essere sempre più chiara ed evidente l’idea di una scuola che sia agenzia educativa con l’intento di assicurare il rispetto e la valorizzazione della molteplicità delle culture arricchendosi delle diversità sotto il profilo antropologico, religioso, culturale.

Non mi sembra che  ciò rientri nei compiti pedagogici della scuola di Adro.

Sottolineando che sulla legittimità della presenza di questi simboli nelle aule decide la Legge della Repubblica Italiana, e che in uno Stato civile la parola spetta alla Legge prima che alla volontà di un Sindaco.

Aggiungo anche un altro piccolo pensiero dai toni ingenui: chi viene eletto, dai cittadini ha il compito di amministrare la cosa pubblica nell’interesse di TUTTI I CITTADINI, o deve fare  riferimento esclusivo ai propri elettori?

Un ultimo tocco architettonico, nel tempietto leghista: i crocifissi sono stati fissati con il cemento nei muri!

Visualizza altro:http://www.corriere.it/cronache/

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14 thoughts on “Simboli della Padania a scuola

  1. Tipico delle dittaure. <poco altro da aggiungere.

  2. EEEHHH ne ho il sospetto anch’io! E confesso che sia l’adesione che la non reazione mi fanno paura…voltare il capo leggermente indietro, di appena 50 anni a quanto pare non serve a nulla…

  3. Cara Loretta, inizio subito rispondendo sinteticamente alle tue domande:

    “E’ opportuno che in un edificio scolastico pubblico vengano posti i simboli di un partito politico?” NO
    “E’ mai capitato a qualcuno di voi di entrare in una scuola e vedere dipinti sui banchi piccoli simboli di UDC, PDL, PD, IDV, sinistra o destra extraparlamentare?” MAI
    “Falci e martelli, svastiche?” ORRORE! Comunque MAI
    “Se visitaste un edificio scolastico i cui zerbini, i posacenere sui cestini dell’immondizia, ed ogni banco riportassero inciso in modo indelebile il simbolo della Lega Nord, quale sarebbe la vostra reazione?” ORRORE … il sole delle Alpi, in quanto simbolo di un partito, non è molto dissimile da falci, martelli e svastiche.
    “Per quanto l’edificazione di un nuovo polo scolastico possa essere vanto di un’amministrazione comunale, questo legittima la stessa a “marcare” indelebilmente l’opera?” ASSOLUTAMENTE NO.

    La mia riflessione, fin dall’inizio, si è spostata sulla descrizione della scuola: pubblica eppure (l’utilizzo di tale congiunzione non vuole essere ironico, purtroppo) superefficiente: “le aule dispongono di sedie e banchi ergonomici, armadietti con chiave, ogni cattedra dispone del pc per l’insegnante, un proiettore, che pare avere anche funzione di telecamera consentendo agli alunni assenti di seguire le lezioni anche da casa.”. Ma dove siamo? Nel paese della cuccagna? Va be’ che stiamo parlando di Padania, ma la scuola pubblica è, per il momento, statale, quindi italiana e di scuole pubbliche così in Italia credo non ce ne siano.

    Poi, però, ho letto l’articolo del Corriere e ho scoperto che “la nuova scuola è stata costruita non solo con una spesa di zero euro per le casse pubbliche ma addirittura con il generoso contributo degli abitanti che si sono «tassati» per acquistare i banchi, i mobili e tutti gli arredi dell’edificio.
    […]
    il comune di Adro ha ceduto gratuitamente a una ditta privata le vecchie scuole, consentendo di trasformare la costruzione in appartamenti; in cambio però ha chiesto alla stessa ditta di realizzare la nuova scuola … a ogni donatore è stata intitolata un’aula.”

    A questo punto capisco come mai una scuola pubblica possa essere così perfetta … simboli della Lega a parte. E, se dimentichiamo per un attimo che l’istituto in ogni angolo sembra gridare “Viva la Padania”, ritengo che questo sindaco abbia delle capacità imprenditoriali rare.
    Non stupiamoci, quindi, che nessuno abbia nulla da obiettare, anche se qualche dubbio sul consenso unanime mi viene quando leggo che la scuola è frequentata per il 7% dai figli di immigrati le cui famiglie suppongo non si siano “tassate”. Una scuola in cui prevale il verde, non ammette altri colori tipo nero, marroncino, giallo … a parte quello del risotto allo zafferano, ovviamente, che al cous cous dà 10 a 0, anche se il colore è lo stesso. Ma l’iscrizione di chicchessia a una scuola pubblica non si può rifiutare.

    Dici bene, cara Loretta: “Anche se la scuola, da sola, non può rispondere alla totalità dei bisogni educativi, è tuttavia indubbio che all’interno di un sistema formativo, il suo ruolo resta centrale e determinante. Dovrebbe essere sempre più chiara ed evidente l’idea di una scuola che sia agenzia educativa con l’intento di assicurare il rispetto e la valorizzazione della molteplicità delle culture arricchendosi delle diversità sotto il profilo antropologico, religioso, culturale.”.
    Bella quest’immagine di “agenzia educativa”, mutuata, credo, dalla tua attività professionale. Ma la scuola dev’essere, oltre che il “tempio del sapere”, soprattutto un luogo di formazione e di educazione. Nella scuola di Adro, come ho letto, trovano posto la scuola dell’infanzia, la primaria e la secondaria di I grado (media), tutte frequentate da giovani menti che hanno bisogno di punti di riferimento, di modelli corretti e aperti agli aspetti variegati delle molte culture con cui ogni giorno, nelle nostre città e paesi, ci confrontiamo. La multiculturalità inevitabilmente si scontra con quel monocromatismo imposto dal sindaco, con la complicità di tutti (?) i concittadini.

    La difesa del crocifisso come simbolo culturale è solo la ciliegina sulla torta … ai pistacchi, presumo.

    • Grazie sapevo di riporre la mia fiducia nella persona giusta – hai arricchito e integrato le informazioni in modo chiaro e preciso – a questo punto ogni letture può trarre le proprie conclusioni –

  4. Quoto alla grande Marisa.

  5. Adro e’ il paese dove nella mensa scolastica misero in un angolo, a pane ed acqua, i bimbi i cui genitori non avevano pagato la retta della mensa.

    • «Adro e’ il paese dove nella mensa scolastica misero in un angolo, a pane ed acqua, i bimbi i cui genitori non avevano pagato la retta della mensa» … per la maggior parte extracomunitari, aggiungo. 😦

    • Raf: Ho saputo anche questo…mi mancano le parole…o forse posso aggiungere : ottimo esempio di comprensione umana!

      Marisa: mbhè il colore marrone stona con il verde ramarro ed è decisamente poco chic!

  6. Io non ci vedo niente di male..è il simbolo degli asini ed a scuola ci sta benissimo…
    a.y.s. Bibi
    P.S. spero si noti il sottile spirito ironico…

  7. Pingback: IL SOLE DI SETTEMBRE SCOTTA ANCORA … SPECIE QUELLO DELLE ALPI « Marisa Moles's Weblog

  8. C’è un problema di fondo. Per 20 anni si è creduto che la Lega Nord sia un movimento folkloristico o di protesta.
    In realtà, fin nell’idea dei fondatori, la Lega è un pensiero che si organizza. E’ l’egoismo che trova un punto di riferimento.
    Il problema è che l’avere sottovalutato questo è stato ed è ancora un errore. Si continua a fare campagne d’informazione nei confronti dell’elettorato leghista, pensando che importi loro qualcosa se Bossi o Maroni o Calderoli li prendono in giro sul federalismo.
    La trasmissione Presa Diretta di ieri sull’evasione fiscale, dimostra che i leghisti il federalismo l’hanno già ottenuto da tempo. Qualunque cosa di estraneo che possa minare quelle enclavi è da osteggiare a tutti i costi.

  9. Sono assolutamente d’accordo ed ora ci troviamo difronte all’emergenza nord come aspetto morale e sociale e all’emergenza sud per l’aspetto di “sottosviluppo” ci resta solo il centro…e poi addio Italia!

  10. Anche Acqui Terme (AL) è stata colpita numerose volte dall’ideologia padana.
    Qua sotto i link di una lecture-performance che ho tenuto lo scorso 19 settembre ad Acqui Terme. Un’analisi storica su come la città di Acqui Terme sia laboratorio d’imposizione di potere politico attraverso l’utilizzo di simboli in luoghi pubblici.
    1° parte: http://www.youtube.com/watch?v=GyjyTUkoLPQ
    2° parte: http://www.youtube.com/watch?v=dux109AFrj8

  11. Ciao e Grazie per l’arricchimento che gentilmente hai condiviso in questo spazio virtuale – complimenti per la chiara, lucida e seria analisi di quello che considero un serio problema di abuso propagandistico di ideologie politiche che non può e non deve essere sottovalutato – spero che l’ampliamento alla diffusione del tuo lavoro, utilizzando il blog possa servire ad aprire le menti!

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