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by Loretta Dalola

Sara Scazzi, parla la Tv

5 commenti


L’attenzione mediatica si concentra unanime su un fatto di cronaca imprevisto e improvviso e siamo coinvolti e travolti dall’ondata emotiva. Le immagini della televisione ci fanno essere tutti, contemporaneamente, nello stesso evento. Certe immagini che abbiamo visto rimangono in mente e diventano parte integrante del ricordo, anzi alcune immagini particolari, si trasformano poi in ricordi, tratti proprio dalle immagini televisive. Come l’aereo che si schianta nelle Twin Tower a New York, l’urlo di Tardelli nella finale del mondiale di calcio, il funerale del papa, e andando indietro nel tempo, l’agonia di Alfredino Rampi a Vermicino: tutti eventi della storia che noi italiani abbiamo serbato nella nostra  memoria identificandoci con quelle immagini.

Ne possiamo arguire che l’uso della televisione è legato anche ad esigenze  di “moderna” aggregazione e  che il media si sforza  di sostituirsi alla normale socializzazione, offrendone un surrogato. La televisione soprattutto ha permesso di avvicinare nelle varie culture la percezione degli eventi storici. Le immagini proposte e riproposte della caduta del muro di Berlino hanno permesso a tutti (diversamente da chi era lì) di ragionare sulle stesse immagini. Condividere gli eventi attraverso il mezzo consente una sana comunicazione emotiva, la Tv diventa il ponte di collegamento al vissuto.

I momenti emotivamente forti possono essere utilizzati per partecipare, immedesimarsi e riflettere, in questo modo, noi spettatori possiamo  fare un percorso “virtualmente insieme” di elaborazione di un momento difficile e doloroso, cercando di creare un ponte  comunicativo forte ed efficace che possa essere poi una valida base per capire e migliorare la nostra vita. La televisione ha la potenza della diretta, ovvero della contemporaneità tra evento e visione . Anzi, potremmo dire che molti eventi sono cresciuti di importanza perché la trasmissione televisiva ha connotato quegli eventi, come ad esempio in questi giorni  dove l’attenzione generale è focalizzata  sull’episodio di cronaca di Sarah Scazzi, la ragazza scomparsa lo scorso 26 agosto ad Avetrana, in Puglia, uccisa nel garage di casa, dallo zio Michele che dopo averla strangolata, l’avrebbe trasportata in auto in un podere tra Avetrana e Nardò, dove ne avrebbe occultato il cadavere.

Unanimemente incollati davanti alla Tv,  esprimiamo  la nostra solidarietà e vicinanza alla famiglia della quindicenne Sara,  la cui tragica morte ha scioccato tutta l’Italia, per la crudeltà dei fatti, di una gravità inaudita ancor più se si pensa che è avvenuto nell’ambito familiare. Tutti ci “stringiamo” attorno alle immagini, affinché i protagonisti colpiti da una tragedia inaspettata, sentano con forza la nostra vicinanza.

La storia è passata sempre dai gesti simbolici. Ma oggi non si propaga attraverso la narrazione orale o scritta, sempre esposta ai facili travisamenti, bensì attraverso l’occhio televisivo. La nostra percezione della nostra storia passa in buona parte dai flash televisivi.

In conclusione nella società dello svuotamento dei valori e della crescente perdita dei punti di riferimento, i media sembrano assumersi il ruolo ambivalente e al contempo decisivo della comunicazione mediatica, che da un lato produce rappresentazioni del vuoto, della superficialità e della violenza, ma dall’altro, si propone come ambiente privilegiato per l’acquisizione di una capacità critica e come sostegno valido ed efficace per la valutazione e forse anche prevenzione di situazioni di disagio sociale. Spettatori, per  un futuro della società, della famiglia, del gruppo, evidenziato  dalle “buone regole” del vivere civile.

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5 thoughts on “Sara Scazzi, parla la Tv

  1. Cara Loretta,

    apprezzo molto e condivido l’analisi fatta del rapporto che intercorre tra lo spettatore e il mezzo d’informazione; tuttavia credo che, almeno per quanto riguarda il caso di Sara, sarebbe stato meglio chiuderlo quell’ “occhio televisivo”.

    Sinceramente credo che non abbia aggiunto nulla alla notizia, già di per sé tragica, la visione dello sguardo perso nel vuoto dell’impietrita madre di Sara.
    Non dico chiudere la trasmissione (il direttore di rai3 ha dichiarato che sarebbe stato inopportuno cedere la linea allo spettacolo di satira previsto dal palinsesto; ma, mi chiedo, la Rai non ha una scorta di quei bei documentari da madare in onda al posto di?), ma almeno spegnere quella telecamera che, ironia della sorte, era piazzata proprio nella casa del mostro.
    In questo modo sarebbe rimasta intatta quella “contemporaneità tra evento e visione” che azzera la distanza tra lo spettatore e la tragicità del momento.

    • Il mezzo diffonde i fatti, non fa i fatti! – non ho visto la trasmissione di cui parli, ne sono al corrente ma, non ho vissuto la mia reattività a “caldo” quindi non sono in grado di fornirti la mia opinione specificatamente all’uso del mezzo in quella circostanza – certo che io che ho vissuto tecnicamente una diretta, so con certezza che non deve essere stato facile prendere decisioni in quel momento – credo che la giornalista si sia attenuta al suo ruolo perchè il dovere professionale glielo imponeva, come l’abbia fatto, è collegato solo alla sua sensibilità –

  2. Devo essere onesto, io non minimamente seguito la storia di questa ragazza.
    In parte perchè ero in ferie quando è scoppiato il caso ed in parte perchè non amo seguire queste vicende di cronaco nera. Quando si arriva a queste cose al Tg di solito cambio, non ho interesse nel sentire le domande tipo dei giornalisti ai parenti : “come si sente?” (come cazzo vuoi che si senta? al settimo cielo di felicità?) “spera che si trovi viva?” (no..e perchè dovrebbero trovarla viva? è solo mia figlia..) ed altre amenità del genere.
    Quindi non amo l’approccio dell’informazione televisiva perchè è decisamente falsa ed ipocrita. Ti faccio un esempio di ipocrisia e falsità ai massimi livelli : striscia la notiza.
    E’ il programma più ipocrita e falso che ci sia, fanno servizi e scoop ma appena tirato il sasso nascondono la mano. I volti coperti di truffatori, i bip al posto di nomi e cognomi. C’è solo un programma che fa inchieste serie e con nomi e cognomi e facce ed report su rai tre e non è ben visto. Ma forse sono andato off topic.
    a.y.s. Bibi

  3. Al contrario, ti sono grata per il tuo intervento – lentamente si è diffuso un modello di informazione che oltre alla ricerca, alla documentazione e alla investigazione sfiora un itinerario da ripercorrere spettacolarmente, per offrire una rappresentazione dei fatti che diano una forte autenticità, non credo che l’informazione ci guadagni ma, sono le esigenze del nostro tempo, per fermarsi a pensare e riflettere occorre “bloccare con forza” l’individuo.

  4. Neppure io ho visto la trasmissione perchè non le guardo mai.
    Sempre più spesso la televisione non dà i fatti ma fa i fatti; esiste un voyerismo del dolore che tracima da moltissime trasmissioni e che ci porta a volere sapere i dettagli più macabri e pruriginosi che non aggiungono nulla alla notizia e ad eventuali analisi.

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