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by Loretta Dalola

Grido d’allarme per il nostro patrimonio culturale

4 commenti


In tempi di caldarroste, zucche e streghe, la nuova puntata di Che tempo che fa, si apre parlando con Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, che commenta, anche attraverso fotografie, il patrimonio paesaggistico e culturale italiano, non nascondendo la situazione difficile in cui è lasciato. Un Don Chisciotte della bellezza che da anni, a suon di denunce e in compagnia di poche altre voci, combatte contro i “vandali”.

“La bellezza non è una cartolina. – dice Settis – “ Chi distrugge il paesaggio distrugge la nostra memoria, paesaggio  e ambiente sono la stessa cosa, si legano e contribuiscono all’equilibrio fisico e mentale dell’uomo” – “Il bello della bellezza è che non cammina mai da sola, cammina con la memoria e la salute fisica e mentale.

Nell’Italia del cemento e dell’asfalto c’è chi comincia ad aprire gli occhi sul saccheggio del paesaggio, lo considera una vera e propria emergenza nazionale e corre ai ripari, gridando che si devono disegnare le linee di una politica culturale in materia di tutela e gestione dei beni storico-artistici.

“A Mantova il Palazzo ducale si affaccia su un lago artificiale, sullo sfondo un bosco che è lì dal dodicesimo secolo, ora ci vogliono costruire delle villette, quindi se hanno ottenuto il permesso di riedificazione vuol dire che il tema del paesaggio è divenuto nel tempo  insignificante”!

Il paesaggio urbano ci ricorda chi siamo, come le memorie d’infanzia, se facciamo un “viaggio simbolico”, molto italiano in una certa architettura, dentro una natura modificata e costruita dagli italiani,  ci rendiamo subito conto che a differenza  del paesaggio americano che è caratterizzato da un natura incontaminata  in Italia la natura è finalizzata a fini civili.

Devastare il paesaggio è il risultato di una  mentalità proiettata solo all’investimento economico, un atto egoistico di guadagno personale, una consuetudine sociale che impoverisce tutti.

L’utile personale vince su tutto e la terra “non rende” se non è muratura e lucrativa.

Ognuno di noi deve sviluppare l’idea di bene comune, perché ognuno di noi è di fatto proprietario di un pezzo di patrimonio culturale.  Dovremmo pertanto sforzarci di capitalizzare il paesaggio non l’economia che lo distrugge, perché in questo modo danneggiamo anche le generazioni future, smettiamo quindi di costruire capannoni a fianco di chiese medievali o villaggi turistici a fianco di beni storici.

L’arte  è un campo dove non ci possiamo permettere  chiusure preconcette diventa  necessario  tracciare delle affidabili linee di demarcazione fra ciò che è patrimonio culturale e ciò che non lo è.

Dunque, teniamo ben presenti i problemi del consumismo estetico contemporaneo, nessun fenomeno di involgarimento ci deve legittimare ad accettare il mutamento sconsiderato del nostro storico patrimonio culturale.

L’arte è il petrolio d’Italia, valorizziamola,  perché il  bello ci aiuta a far crescere quella coscienza civica che tutti noi dovremmo avere. Bisogna insistere sul ruolo pubblico del patrimonio culturale nella costruzione della nostra identità sociale e anteporre gli  interessi economici particolari all’eredità storica di tutta la comunità.

Il paesaggio e la sua salvaguardia sono valori per cui battersi.

 

 

Salviamo l’Italia da abusi edilizi, scempi ambientali ed ecomostri è un progetto che invita tutti i cittadini a denunciare il degrado ambientale del nostro Paese attraverso foto, mail, mms.  L’iniziativa è stata ideata in collaborazione il Fai e  il Fondo per l’Ambiente italiano. Obiettivo del progetto, a cui partecipa anche il neosoprintendente al polo museale di Venezia Vittorio Sgarbi, è «diffondere una maggior coscienza civica e documentare il degrado del paesaggio italiano, sempre più divorato dall’incuria e dal cemento».

Il materiale raccolto, pubblicato sul sito www.paesaggioitaliano.it è destinato a comporre un archivio il più vasto possibile e darà il via a una serie di mostre.

Settis: denunciate con una foto scempi al paesaggio

Per inviare immagini e video: info@nuovopaesaggioitaliano.it,

mms +39 338 1163674,

facebook nuovo paesaggio italiano.

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4 thoughts on “Grido d’allarme per il nostro patrimonio culturale

  1. Sbaglio o quella bella villa sul mare che si vede nella foto e’ quella di Curzio Malaparte a Capri? Ciao

  2. ACC che occhio di lince! La risposta è affermativa e quella casa che ispira sensazioni infinite è Casa Malaparte – Con il suo indiscutibile fascino è una delle case-simbolo capaci di attrarre non solo per la sua architettura, che mantiene l’integrità dello spazio ma anche per il suo impatto paesistico che viene rispettato senza ricorrere alla dissimulazione e al mimetismo – Ciò non toglie che il regolamento edilizio del 1921 e del 1931 imponeva all’edilizia locale di Capri la conservazione e preservazione del patrimonio artistico e pittoresco dell’isola – Curzio Malaparte costruì la più moderna e suggestiva villa sul mare – casa che rientrava nella zona vincolata del Piano regolatore paesistico di Capri dov’era assolutamente vietato ogni tipo di costruzione.

  3. Conosco la storia della villa che andai a visitare senza peraltro riuscire ad entrare, studiai la vita di Curzio Malaparte perché’ mi affascinava molto.. Per questo l’ ho riconosciuta subito.. Ciaooo

  4. AAHH ora si spiega tutto…pur ammettendo che in questo intervento architettonico sia stato rispettato l’impatto estetico con la natura resta comunque il fatto che la legge italiana subisce elasticamente delle interpretazione che non sempre danno questi risultati

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