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by Loretta Dalola


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AUSMERZEN: dolce nome di morte


Nessuna interruzione  pubblicitaria per la serata dedicata alle vite di scarto, 1,7 milioni di spettatori, nessun applauso, solo attenzione ed emozione per “Ausmerzen – vite indegne di essere vissute”, in diretta su La7, dalle cucine dell’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano. Aumerzen è un monologo – agghiacciante – sul programma di eugenetica nazista, una sorta di “prova generale” dello sterminio messo poi in atto con la “soluzione finale”, in cui l’attore bellunese Marco Paolini ha raccontato – documenti alla mano – come il nazismo abbia prima sterilizzato e poi sterminato con la complicità di medici, infermieri, burocrati, ostetrici e psichiatri almeno 400 mila handicappati, disabili, ritardati mentali e pazzi con lo scopo di “purificare il sangue della nazione”  e soprattutto risparmiare nel bilancio della sanità sulla pelle di persone considerate improduttive. In pratica “vite indegne di essere vissute”, come dice il sottotitolo della trasmissione andata in onda alla vigilia della Giornata della memoria.

Una storia che non si conosce, sepolta nei meandri di una memoria collettiva troppo frettolosa,  insabbiata da sempre, una memoria rubata agli inutili,   una narrazione cruda, nitida, razionale dello sterminio perpetrato da una nazione che voleva ripulirsi, purificarsi , migliorare la specie. Cappotti appesi nella scarna  scenografia, testimonianze di vite soppresse, perché deboli, l’essenza della follia, penzola macabra, uno sterminio di massa denominato: Action T4, un programma e un luogo  che ha continuato  a uccidere  anche dopo il  termine del conflitto. I cittadini tedeschi sapevano che degli esseri umani venivano usati come cavie, ogni cittadino sapeva che lì “è dove uccidono!”…la prima vittima, un neonato…l’ultima un’adolescente! Ausmerzen è il verbo tedesco che indica lo “sradicare” e se lo pensiamo riferito a degli esseri umani già possiamo percepirne l’intrinseca violenza.

In  un periodo di crisi economica – come quella che stava attraversando la Germania negli anni Trenta e poi con la guerra – le prime risorse che vengono tagliate sono quelle dell’assistenza ai più indifesi.  Eliminare i deboli, i brutti, i sordi, i malati psichici, così la civile Europa spazza via la democrazia, del resto se c’è miseria  e qualcuno ti dice che nella tua nazione ci sono persone che mangiano senza lavorare, allora la faccenda cambia…tutto diventa difficile da sopportare…a scuola impari una materia che si chiama, genetica, che dimostra quanto costa allo Stato mantenere una donna malata, ovvero ben 4 marchi al giorno…Hitler va al potere e diffonde un’idea che diventa politica…ci sono ben 300.000 persone geneticamente inaccettabili perché mangiano a sbafo! Una macchina potente che passa attraverso la propaganda, documentari, spot, che parlano di persone che pesano sugli uomini produttivi ed  è così che si diffondono i principi eugenetici che pian piano diventano, “l’orgoglio della nazione “. Ed è allora che si elimina con efficienza, un’organizzazione finanziata dallo Stato, uno sforzo collettivo, un delirio tecnologico per arrivare alla razza pura.
Una serata dedicata alla vicenda legata a una storia tanto dolorosa quanto rapidamente consegnata all’oblio: la  teorie dell’eugenetica che, fra il 1934 e il 1945, ha portato il nazismo alla sterilizzazione prima e all’eliminazione poi, di disabili e  malati di mente, dalla sterilizzazione all‘eliminazione di massa, inseguendo una follia omicida, una delirante teoria nazista riguardo alla selezione della razza, un progetto tanto efferato concepito dall’essere umano contro un proprio simile, in un periodo storico che sembra essere lontano anni luce dal presente, così lontana dal nostro attuale modo di pensare?  Siamo sicuri?  Nella speranza che ciò non accada in futuro. Ricordiamo, per non dimenticare e per non rifare. Mai.