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by Loretta Dalola

ULTIMI GIORNI di un dramma umano

2 commenti


In occasione del Giorno della Memoria, la Tv trasmette  il film documentario prodotto da Steven Spielberg e vincitore del premio Oscar sul dramma della Shoa. Uno dei più importanti film-documento degli ultimi anni :“Gli ultimi giorni”, in onda su Sky canale 130,  racconta gli ultimi giorni del nazismo attraverso le precise testimonianze di alcuni sopravvissuti allo sterminio. Ebrei tedeschi, ungheresi, polacchi, ucraini, parlano del loro dolore, rievocato dalle immagini in bianco e nero che ci catapultano in un periodo tragico.  La storia raccontata dalla viva voce dei testimoni oculari che descrivono gli eventi avvenuti, prima, durante e dopo la guerra.  Hitler marcia sull’Europa,  le vite umane iniziano ad essere in pericolo, la  terra minacciata, gli uomini scappano, giungono voci di storie relative alle atrocità commesse dai nazisti, ma perdura una sorta di ingenuità che non consente di credere, che non consente una difesa, Hitler è lontano, la Germania è lontana…invece l’intera popolazione dovrà vivere in un incubo destinato a durare sino al gennaio del ‘45.

In Europa, c’erano due guerre, una militare e l’altra razziale fatta sugli uomini. Dominava  la volontà di portare a compimento la “soluzione finale” nella questione ebraica che raggiunge livelli apocalittici, nonostante la sconfitta si profili sempre più vicina. Anzi, proprio nel ‘44 il genocidio subisce un’accelerazione impressionante, facendo più vittime in quei dodici mesi che in tutti gli anni precedenti. I nazisti, pur consci di trovarsi sull’orlo del disastro, o magari proprio per questo, sembrano ossessionati dalla coazione ad uccidere il maggior numero possibile di ebrei. Hitler riuscirà a dire, poco prima del suicidio nel bunker berlinese: “Soprattutto, ordino al governo e al popolo tedesco di mantenere in pieno vigore le leggi razziali e di combattere inesorabilmente l’avvelenatore di tutte le nazioni, l’ebraismo internazionale”.

Un lato oscuro della follia umana diventato realtà, le SS entrano nei paesi, sfondano porte, prelevano persone, le deportano, mentre i bombardamenti si fanno più fitti, si formano lunghe fila di esseri umani, aggrappati alle poche cose trasportabili che rappresentano il loro passato di umanità: un costume da bagno regalato dal padre indossato sotto il vestito, alcuni diamanti cuciti nell’orlo dell’abitino, da una madre che tenta di salvare la figlia, una fotografia al bordo di una piscina, cuscini e coperte…nell’aria riecheggiano le urla dei soldati: “Non vogliamo ebrei, dobbiamo liberarci di voi”!

Un programma di eliminazione eseguito con ferocia,  in soli tre mesi di quel terribile ‘44 dalle campagne vengono deportati, quasi tutti ad Auschwitz, 440.000 ebrei orientali, poche migliaia dei quali tornano a casa alla fine della guerra. Molti di essi non superano l’inverno, costretti ad agghiaccianti “marce della morte”, viaggi allucinanti verso la Germania, a piedi in mezzo alla neve, senza acqua né cibo e in condizioni fisiche penose. Animali braccati, soli, senza speranza, mandati via dai loro paesi, indesiderati, pigiati gli uni contro gli altri,  bambini che piangono, la paura toglie il fiato, all’arrivo, la fucilazione, o peggio, attende i superstiti: migliaia di persone, sorvegliate dai cani, vengono separati in due file, una va direttamente nella camere a gas, gli altri, denudati e spogliati di ogni identità diventano un numero marchiato a pelle, stipati nelle baracche, in compagnia di pidocchi e infezioni, fame e freddo…dimenticati dal Dio in cui credono. Cavie umane, test, sterilizzazione, esperimenti scientifici e poi la veloce conclusione nelle camere a gas, dai due ai quattro per morire, per essere cancellati dalla faccia della terra.

Un disegno folle e delirante concepito all’inizio del conflitto per volere di Hitler: Dachau, Auschwitz, Bergen-Belsen, Buchenwald, Majdanek, Mauthausen-Gusen, Birkenau  sono  alcuni dei drammatici nomi da ricordare, nomi che  hanno rappresentato il  viaggio verso l’orrore.

Questo documentario diviene emblematico di tutta la realtà europea, quasi la sintesi di quanto accaduto agli ebrei nell’intero continente durante la seconda guerra mondiale, va  utilizzato come strumento di istruzione globale sull’Olocausto e come mezzo per diffondere la tolleranza razziale, religiosa, etnica e culturale. Il passato non muore, non deve morire, va meditato e rimeditato, vi si può riconoscere il futuro…


 

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2 thoughts on “ULTIMI GIORNI di un dramma umano

  1. Secondo me volevano seppellire tutte le loro colpe. Non si spiega altrimenti un accanimeto così grande, quando ormai tutti sapevano di aver perso la guerra.
    Che secolo triste e dannato per queste storie dolorose, frutto di dittature, imperialismi, fascismi che hanno insanguinato la storia.
    Ciao Loretta, un abbraccio.

  2. Paolini e Speilberg mi hanno dato un ulteriore motivo di riflessione – quando si viene educati a pensare in un certo modo risulta difficilissimo rivedere gli elementi depositati e radicati nella cultura collettiva – i cambiamenti necessitano di lungo tempo – a noi risulta incredibile se non impossibile immedesimarci e la domanda cosa avresti fatto tu in una simile situazione, non credo la si possa liquidare semplicemente…rimane il fatto che sia stata una concezione assurda, folle, disumana e speriamo mai più ripetibile!

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