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by Loretta Dalola

ULISSE e la fiaba dell’amore eterno

6 commenti


L’India delle meraviglie: luoghi, colori, suoni e una bellissima storia d’amore, narrata da Ulisse il piacere della scoperta, l’appuntamento settimanale con Alberto Angelo, su Rai3, che attraversa un paese immenso, con più di un miliardo di abitanti e almeno 25 lingue. Un viaggio in India coinvolge i sensi, ma non lascia mai indifferenti lo spirito e la mente, perché le emozioni suscitate da questo subcontinente così ricco di contrasti fanno sempre riflettere. L’India, il paese delle religioni più antiche, degli odori forti, degli sguardi penetranti e delle favolose ricchezze ma, anche della povertà. Un paese con  una storia antichissima che ci ha lasciato siti, templi, monumenti che sono tra i più spettacolari del nostro pianeta.

L’India, di Agra e del suo monumento funebre il Taj Mahal, fatto costruire dal Grand Mogul per la sua amata sposa morta giovane.

Un gioiello di architettura dipinto nel cielo ma anche un inno all’amore,  dove ogni anno migliaia di turisti provenienti da ogni angolo del mondo, lo visitano subendo il fascino di una delle meraviglie del mondo. La bellezza di questa costruzione è resa ancor più affascinante dalla storia che la avvolge, quasi una fiaba. Taj Mahal significa “Palazzo della Corona” ed è di fatto la più bella e meglio conservata tomba del mondo, intrisa di tenerezza,  passione travolgente, orgogliosa e trasformata in pietre viventi da uno dei due protagonisti. Questa è la storia del  “re del mondo” il Gran Mogul indiano che prende il via dal suo matrimonio combinato con Mumtaz Mahal,  una principessa originaria della Persia che segnerà l’inizio di un amore eterno. Il giovane imperatore ha 25 anni ed è un sovrano tollerante, dedito ai piaceri della vita, che regalerà alla sua India un periodo di prosperità, straordinaria ricchezza e pace che ha visto il fiorire delle arti e della cultura, un’epoca paragonabile, in un certo senso, al nostro Rinascimento.

Ad Agra però un provincia si ribella ed è la guerra, il Mogul deve combattere, ma la vittoriosa battaglia è interrotta da una tragedia: la morte di Mumtaz Mahal. Aveva appena dato alla luce il loro quattordicesimo figlio. La sua morte fu un vera tragedia per l’imperatore, al punto che i suoi capelli e la sua barba nel giro di pochi mesi diventarono completamente bianchi per il dolore. Per due anni non ascolterà musica, non indosserà  gioielli né profumi e l’unico scopo che lo tiene ancora attaccato alla vita è quello di erigere un tempio per ricordare sua moglie, per ricordarla per sempre.

La costruzione del Taj Mahal iniziò nel 1631 e venne completata in 22 anni. Ventimila persone vennero impiegate per la sua costruzione, elefanti bufali trasportarono mattoni e il marmo bianco di MaKrana, un marmo puro e lucente, una pietra pregiata che dona quel particolare candore alla facciata. Il mausoleo sorge su una base di pietra arenaria rossa sormontata da un’enorme terrazzo di marmo bianco sul quale si posa la famosa cupola affiancata dai quattro minareti affusolati. La cupola è fatta di marmo bianco, ma la sua posizione vicino al fiume fa si che un magico gioco di colori che cambiano durante le ore del giorno e a seconda delle stagioni, diano al Taj Mahal riflessi di colori che lo rendono unico ma, sempre diverso.

I giardini e le fontane, conservano tutto il fascino delle atmosfere islamiche.  Le decorazioni astratte: fiori, frutta e tralci ornati con pietre dure, mosaici incastonati nel marmo cesellati con assoluta precisione, sono una vera pittura in pietra.  Come un gioiello, il Taj scintilla al chiaro di luna quando le pietre dure incastonate nel marmo bianco afferrano il bagliore dei raggi della luna. Il Taj è rosato al mattino, bianco latteo alla sera e d’oro quando la luna splende. Sembra quasi che questi cambi di colore rispecchino la mutevolezza dell’umore femminile, o almeno così si dice in India. Una curiosità: il corpo della favorita non giace nel sarcofago (vuoto) che tutti visitano, in realtà ella riposa nella cripta al di sotto della mura, dove nessuno può disturbare il suo  sonno.  Un ulteriore, tenero accorgimento,  riservato alla sua amata. Una tomba ricchissima di sentimenti che circonda colei che ha circondato la  vita del sovrano, condividendo la sua felicità, il Taj Mahal vive, in quanto monumento dedicato all’amore e il modo migliore per apprezzare la sua meravigliosa architettura e i suoi ornamenti preziosi, è quello di vederli con gli occhi dell’amore che l’imperatore aveva per la sua Mumtaz Mahal. Era e rimane sicuramente un “simbolo di amore eterno.”

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6 thoughts on “ULISSE e la fiaba dell’amore eterno

  1. Non avevo mai visto Ulisse. Ieri ci sono capitata per caso e non riuscivo più a staccarmene. Mi ha fatti rivivere le emozioni provate lo scorso anno proprio in quei luoghi.

    • benvenuta Laura – sono una fan di Ulisse non ne perdo uno, sempre gradevolmente istruttivo e coinvolgente – sono contenta che ti abbia risveglaito emozioni vissute – ciao e grazie

  2. L’ho visto… quasi tutto. Come l’hai descritto bene!
    Mi hanno affascinato i colori della seconda parte della trasmissione.

  3. condivido le tue impressioni – ho scelto di valorizzare solo la prima parte per ragioni di spazio e (confesso) di cuor femmineo…ciao e buona domenica

  4. Vista da questo punto di vista l’India è davvero affascinante. I miracoli dell’amore ancora di più.
    Bellissimo il Taj Mahal sorto per amore. Chissà come avrà fatto quella prediletta a surclassare le altre trecento concubine. Davvero misterioso è l’amore!

    Un Maragià (Maharaja) esiste ancora, mica c’hanno detto quante concubine ha.
    Mi sarebbe piaciuto saperlo.
    Ci scherzo un po’ su perchè di fronte a tanta opulenza da una parte e tanta povertà dall’altra, rimango un po’ male, quasi senza parole.
    Il Grande Re serve a qualcosa in questo mondo o è fine a se stesso?
    Ciao Loretta, un abbraccio.
    Il tuo commento, è bellissimo, fa rivivere il documentario ed il modo sapiente di raccontare di Alberto Angela.

  5. troppo bbbuona! amo seguire Ulisse e i suoi argomenti che trovo sempre interessanti e coinvolgenti – la tua puntualizzazione mi ha fatto ritornare alla mente una visita al grande telaio costruito da Leonardo che io guardavo affascinata, mentre mia zia, che mi accompagnava, mi faceva riflettere che erano i bambini piccolissimi, con le loro dita minute a tuffrale nell’acqua bollente per recuperrare il prezioso bozzolo…due facce della stessa medaglia, ricchezza e povertà, genio e sfruttamento! ciao e grazie come sempre

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