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by Loretta Dalola

ULISSE: AMERICA storia di un continente

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Terzo appuntamento su Raitre con Ulisse, il piacere della scoperta. Alberto Angela fa un viaggio davvero particolare, a ritroso nel tempo, per raccontare la storia di un continente e capire com’è cambiata l’America.

Partenza: New York; obiettivo: scoprire quelle che sono le sue antiche origini;

Tutti la conosciamo come la grande metropoli, piena di grattacieli, strade, persone ma, grazie ad una sorta di moviola temporale ci ritroviamo in una zona piena di alberi, verde e in un’isola chiamata delle Ostriche (Little Oyster Island, per  le molte ostriche trovate sulla spiaggia). Siamo agli inizi del 900, niente grattacieli, per le strade circolano le prime automobili e a quell’epoca arrivano tanti europei, soprattutto italiani, siamo infatti al tempo della grande emigrazione fra il 1880 e il 1915 (approdano negli Stati Uniti quattro milioni di italiani, su 9 milioni circa di emigranti che scelsero di attraversare l’Oceano verso l’America). La crisi agraria poi, successivamente l’aggravarsi delle imposte nelle campagne meridionali dopo l’unificazione del paese, il declino dei vecchi mestieri artigiani, delle industrie domestiche, la crisi della piccola proprietà e delle aziende montane, delle manifatture rurali li porta verso la terra della speranza e della libertà e gli Stati Uniti  aprirono le porte all’immigrazione nel pieno dell’avvio del loro sviluppo capitalistico; le navi portavano merci in Europa e ritornavano cariche di emigranti. Chiunque poteva entrare in America a patto che riuscisse ad affrontare un viaggio veramente difficile, la vita a bordo era caratterizzate dalla mancanza di igiene e dalla scarsità di cibo.

Nel 1800 invece gli italiani erano pochi, c’erano ancora molti pellerossa, gli ultimi sopravissuti alle stragi  e combattevano la loro ultima battaglia contro gli invasori bianchi. Si completava così la costruzione del nuovo continente, questo paradiso con sterminate foreste che fornivano la materia prima di quei tempi. Foreste che sembravano inesauribili, un’incredibile quantità di legno che allieta i sogni espansionistici di tutti.

È la volta del West, una vera rivoluzione ambientale, i bisonti scompaiono soppiantati dalle mandrie arrivate con i primi coloni, che modificano per sempre il paesaggio americano. La carne diventa il cibo fondamentale ed esplode la caccia all’oro. Nuove città, nuove ricchezze ed è proprio allora che un uomo ebbe un’idea rivoluzionaria, quella di utilizzare un particolare tessuto per un  determinato modello di pantaloni. Levi Strauss, lancia un modello di pantaloni, resistenti, con cinque tasche, per i cercatori d’oro che segnò la sua fortuna.

Nel 1700 altri uomini erano arrivati in America, erano diversi, avevano la pelle scura ed erano schiavi. La richiesta di mano d’opera per le attività agricole e per le miniere d’oro e d’argento delle Indie occidentali aumentava con un ritmo sempre crescente, così venne organizzata una vera caccia all’uomo. Trafficanti che seminavano il terrore, razziavano uomini, donne e bambini che venivano trascinati in lunghe carovane, senza sapere nulla sul loro destino. L’avidità degli europei è insaziabile. Il secolo dei lumi, quello che vide la sua conclusione con la Rivoluzione francese e con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, il Settecento di Voltaire e dell’Enciclopedia fu anche il secolo in cui il commercio di centinaia di migliaia di uomini ridotti in schiavitù, provenienti dalle coste dell’Africa occidentale e diretti verso quelle americane, toccò il suo culmine. Schiavi oltreoceano, su navi negriere, incatenati  e stipati come merci, tra topi e malattie.

In quel periodo gli scambi non sono solo umani, arrivano mele, pere e pesche, in Europa invece mais, patate, pomodori e cioccolato. Senza la scoperta dell’America sulle nostre tavole mancherebbero: noccioline, pizza, sugo, polenta, tacchino con le patate e budino al cioccolato, per non parlare del tabacco. Il mais divenne grazie al suo basso costo, l’alimento più diffuso e la fonte primaria di energia e proteine per la gente più povera, in particolare in campagna e tra i ceti sociali non privilegiati. Sfortunatamente, ovunque arrivasse il mais arrivava anche una malattia chiamata “pellagra”. I popoli delle civiltà Azteca e Maya ammorbidivano il mais per renderlo commestibile con l’acqua di calce, una soluzione alcalina. Questo processo permetteva di rendere “biodisponibili” per la digestione la vitamina niacina e un importante aminoacido, il triptofano, che, a sua volta, si converte in niacina. L’antica pratica di mettere l’impasto di mais a bagno per una notte in acqua di calce prima di fare le tortillas non venne mai trasmessa a quei paesi del Vecchio Mondo nei quali venne diffuso il mais, o alle comunità il cui alimento principale era costituito dal mais. Questo, quasi inevitabilmente, portò alla diffusione della malattia da carenza di niacina: la pellagra. Un altro vero tesoro fu la patata, inizialmente coltivata per abbellire abiti e cappelli fu introdotta come cibo da Antoine Augustin Parmentier che durante la prigionia in Germania ne apprezzò il sapore, constatando la sua facilità di crescita in terreni relativamente poveri. Tornato in patria, qualche anno dopo Parmentier propose la “pomme de terre” (patata) ad un premio per nuovi cibi contro la carestia, presentando il tubero come un pane già fatto che non richiedeva ne mugnaio ne fornaio.

L’alimento suscitò grande interesse e fu così che, dopo la spaventosa carestia del 1785, Luigi XVI impartì l’ordine ai nobili di obbligare i propri contadini a coltivare la patata.

New York fu fondata nel 1624 dagli olandesi, col nome di Nieuw Amsterdam; il primo insediamento si trovava sulla punta sud dell’isola di Manhattan. Nel 1664 questo insediamento fu conquistato dagli inglesi, che ne cambiarono il nome in New York acquistandola dagli indiani che non davano valore alla terra essendo per loro un elemento naturale, fu  così che per poche perline si diede inizio alla grande mela. Pian piano si retrocede fino alla scoperta di Colombo in viaggio verso le Indie. America allora occupata dai Taino indigeni locali, abitanti delle foreste, abili cacciatori e pescatori, conducevano una vita semiprimitiva, semplice. Nell’ottobre del 1492 quando dettero il  benvenuto agli spagnoli non sapevano di aver dato origine alla loro fine. Spagnoli che conquistarono con la forza le loro terre diffondendo distruzione, violenza e vaiolo, ma, anche gli indigeni ricambiarono, trasmettendo la sifilide che dilagò in Europa.

L’ultima tappa di questo viaggio televisivo ci porta allo stretto di Bering per scoprire gli animali che vivevano incontrastati padroni nel continente.

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