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by Loretta Dalola

La tecnologia dei romani

5 commenti


Il documentario di genere storico in onda su NatGeo  ha per protagonista il genio costruttivo dei romani. L’impero Romano è crollato secoli fa, ma molta della tecnologia sviluppata durante quel periodo è ancora oggi usata dalla nostra civiltà. Tema principale del racconto storico è proprio il confronto tra le tecnologie moderne con quelle che i romani avevano a disposizione al loro tempo.

Si parte dal Colosseo, simbolo della potenza e della capacità ingegneristica dei Romani. Costruito in cemento che pur non essendo un’invenzione romana prende spunto dall’idea degli etruschi di una miscela di sabbia a acqua alla quale i romani aggiunsero la pozzolana, un materiale naturale di origine vulcanica,  in grado di provocare l’indurimento della calce e di rendere il conglomerato indurito resistente all’azione dell’acqua grazie alla formazione di silicati di calcio idrati, ottenendo una mistura resistente: il calcestruzzo,  che rende eterna ogni struttura e che ha rivoluzionato l’architettura. Nel Colosseo, cemento  e pietra contornano le gallerie, le arcate invece sono un vero elemento chiave dell’architettura romana  capaci di sopportare pesi enormi. Ha tre piani di arcate, a tre ordini diversi: ionico, dorico, corinzio, sovrastate da un attico in muratura continua interrotto solo da pilastri e finestre. La combinazione di materiali diversi ha inoltre permesso di aumentare la resistenza e l’elasticità della struttura complessiva. 76 entrate e uscite a nido d’ape rendevano efficientissima l’evacuazione.

Ancora oggi siamo debitori ai romani di capolavori assoluti, passati alla storia, come il Pantheon, opera rimasta ineguagliata da secoli che  costituisce una testimonianza della perizia e delle conoscenze tecniche di alto livello degli ingegneri Romani. E in effetti  la resistenza al tempo e alle intemperie di questa costruzione è davvero eccezionale. Ma sono eccezionali anche i principi scientifici applicati dai progettisti che ancora oggi suscitano emozioni. La sua straordinaria cupola, dal diametro di più di 43 metri, la più grande mai costruita in muratura.  Gli elementi che costituiscono la muratura della calotta si vanno alleggerendo a mano a mano che si sale verso l’alto, tanto che nella parte superiore sono stati utilizzati lapilli vulcanici. L’interno è costituito da  cinque ordini di cassettoni concentrici. Al centro della cupola si apre un occhio di nove metri, che è l’unica fonte di illuminazione,  la più grande struttura sferica mai realizzata che influenza ancora oggi gli stili architettonici di tutto il mondo.

Tra le infrastrutture più grandi e vistose lasciateci dai Romani, sicuramente ricordiamo gli imponenti acquedotti che rispondevano alle esigenze di una Roma che si stava trasformando nella più grande metropoli di tutta l’Antichità e non solo, quindi si decise di costruire un acquedotto che collegasse una sorgente e portasse l’acqua fresca in città. Quando pensiamo agli acquedotti romani, ci immaginiamo alte ed eleganti strutture ad archi sorrette da pilastri, ma in realtà la maggior parte del tragitto era effettuato sotto terra, in canali appositi, e solo in pochi casi  uscivano allo scoperto: per esempio per superare un fiume, o per portare l’acqua oltre una pianura. Gli ingegneri avevano intuito che sarebbe stato sufficiente dare una certa pendenza all’acquedotto e mantenerla per tutto il tragitto, e poi la forza di gravità avrebbe fatto tutto il resto, così capirono che un’inclinazione del 25%, in media un metro di pendenza ogni chilometro, avrebbe fatto scorrere l’acqua senza problemi fino alla città, nelle fontane che permetteva a tutti di accedere all’acqua. Anche la moderna New York utilizza gli stessi principi  che i romani utilizzavano  quattro secoli fa.

In conclusione possiamo affermare che la  modernità delle scoperte del mondo romano fa si che ancora oggi la gran parte di quello che noi chiamiamo moderno era già stato scoperto o inventato da loro.

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5 thoughts on “La tecnologia dei romani

  1. Tanto di cappello agli ingegneri romani.
    Non so se me l’hanno raccontata giusta perchè non l’ho verificato, ma pare che sotto il monte della Guardia di Bologna, dove si erge il Santuario della Madonna di San Luca, scorra tuttora un “acquedotto” romano che porta l’acqua dal fiume Setta, depurata e resa potabile, alla città di Bologna.
    Incredibile, dopo duemila anni!
    In quanto al Pantheon merita davvero una visita ed una sosta di meditazione, prima di tutto per la costruzione, enorme e meravigliosa ancora intatta e poi per l’idea. Ogni divinità era la benvenuta a Roma.
    Anche se poi le cose sono cambiate e molto.
    Grazie Loretta per questo bel post, che ho particolarmente gustato. Amo Roma, la città eterna, per tanti motivi, uno dei quali perchè è qui da noi, in Italia.
    Ciao, un abbraccio

  2. Anche Roma ha acquedotti ancora attivi – uno alimenta fontana di Trevi – il rapporto con l’acqua era decisamente sentito nell’antica Roma, acqua calda per le terme, acqua pura e scorrevole per la quotidianità e i residui della terme servivano come sciacquoni per i servizi igienici.Grande popolo, grande efficienza, grande esempio…sfumato nel tempo! ciao un salutone

  3. Roma ed i romani sono sempre stati una delle mie passioni più profonde. Camminare per le vie di Roma e guardare l’acciottolato calpestato migliaia di anni prima da centurioni o legionari o semplici schiavi…mi ha sempre dato dei brividi lungo la schiena.
    Si parla delle Piramidi come di costruzioni grandiose e misteriose, vero ma le costruzioni romane hanno una marcia in più e cioè servivano a qualcosa ed ancora oggi funzionano.
    La pozzolana era usata specialmente nella costruzione degli acquedotti perchè mescolata con la calce, a contatto con l’acqua si induriva e rendeva perfetto il rivestimento dei condotti dove defluiva l’acqua.
    L’hanno riscoperta qualche decennio fa…
    a.y.s. Bibi

  4. caro il mio esperto è proprio così – due grandi civiltà che prive di mezzi tecnologicamente avanzati hanno costruito e lasciato una vasta eredità di cui ancor oggi beneficiamo del loro ingegno – ciao e grazie

  5. Il Cemento Pozzolanico, si ottiene mescolando pozzolana con un terzo di calce diventando silicato idratato di calcio. La pozzolana e un prodotto vulcanico piroclastico che proviene dai getti nell’atmosfera di questo materiale che raffreddandosi bruscamente in aria diventa cristallino instabile, questo si attiva con la calce. Il prodotto finale ha la stessa composizione del cemento, prodotto oggi, stabile all’acqua, ottima resistenza a compressione e anche una discreta resistenza a trazione. Queste alte caratteristiche meccaniche sono state utilizzate dagli ingegneri romani gettando in opera il Pantheon, l’unica cupola emisferica senza lesioni ai meridiani, presenti sia in San Pietro che in Santa Maria del Fiore a Firenze. È tuttora la più grande cupola del mondo non armata. Realizzata dai tecnici romani in meno di dieci anni.

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