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by Loretta Dalola

Hitler e Mussolini l’amicizia fatale

9 commenti


La storia non scompare, non si può spargere al vento, resta tra pelle e cuore, con la storia è possibile capire il tormentato rapporto tra Hitler e Mussolini, fatto di rivalità, ammirazione e diffidenza.

Quando Hitler arriva al potere in Germania, Mussolini è già a capo dell’Italia da quasi dieci anni. L’ammirazione del Fuhrer verso Mussolini è altissima ma non ricambiata dal Duce che durante il loro primo incontro a Venezia tratta il suo ospite quasi con sufficienza. Hitler riteneva Mussolini un esempio da seguire, l’uomo che aveva portato l’Italia ad uno straordinario livello di potenza economica e militare, l’uomo con il quale stringere una profonda amicizia. E’ nella città lagunare, una città di cultura e arte che viene allontanato lo chef ebreo dall’hotel dove alloggia il Fuher. Il diaologo politico ha inizio, i due protagonisti non hanno molto in comune. Mussolini è al culmine della sua potenza in un paese dove regna l’ordine e la disciplina, ha trasformato la democrazia in un regime totalitario, è amato dal popolo, all’apice dell’azione ottenuta con la forza, è avanti nel giocare all’imperatore delle masse, ha da tempo la nazione ai suoi piedi. Mentre l’altro è da poco al potere, ha appena iniziato a costruire la sua macchina da guerra. In piazza San Marco 70.000 camice nere assistono al discorso di Mussolini in onore di Hitler, festanti, gioiosi, esaltati, nessuno di loro immagina che tra poco quell’uomo  sottometterà il Duce in un’amicizia rude e fatale, nata qui nella bella laguna e destinata alla tragedia.

Per il Duce, Roma non è solo un luogo, è lo spirito imperiale, il successo lo esalta e lo spinge alla conquista della Libia. In quegli stessi giorni  in Germania  si varano le leggi razziali, il terzo Reich ha come obiettivo l’imbattibilità e la supremazia sul mondo. Stavolta è Mussolini ad andare a trovare l’amico, un trionfo che dura cinque giorni, tra chilometri di folla plaudente. Il dittatore tedesco ora è un uomo sicuro, non forte. ma capace di azioni forti, nel culto nazista, freddo e celebrativo. Berlino è il simbolo della Germania del futuro, è il trionfo dell’ordine, una marea di gente esaltata e sono esaltati anche i due dittatori nella loro voglia di potere.  E’ l’apoteosi: “Il popolo tedesco è una razza straordinaria, e per questo può fare tutto”! La folla lo acclama, acclama l’uomo che la porterà al disastro della seconda guerra mondiale.

Il popolo capisce sempre troppo tardi che esaltando i dittatori imbocca una strada senza ritorno.

Il sodalizio  continua e comincia la persecuzione degli avversari politici ed ebrei. La guerra si avvicina. Il piano di Hitler con l’appoggio del Duce non dovrebeb fallire. Il Duce è felice, eccitato, l’amicizia con un potente lo esalta e sogna la prospettiva di un grande futuro.   Più nulla li potrà dividere. I due dittatori non fanno mistero del loro disprezzo della democrazia. Hitler vuole la guerra e Mussolini pensa sia meglio stare accanto al vincitore.

Inizia il bagno di sangue. L‘Italia diventa il vassalo del Reich. Hitler esce finalmennte allo scoperto e dimostra la mancanza di peità per qualsiasi esponente della razza ebraica, ha dato fuoco alla miccia e Mussolini lo seguirà. I successi tedeschi lo spingono ad affrettare i passi e si entra in guerra, contro il parere del re e dei capi dello Stato. Mussolini non vuole essere secondo a nessuno.  Annuncia l’entrata in guerra:”Un’ora segnata dal destino batte il cielo della nostra Patria, popolo italiano, corri alle armi e dimostra  la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore”!

La campagna di Francia è un flop, mentre Hitler con la sua industria bellica nazista è una macchina da guerra terribile. Mussolini attaca la Grecia, ma è un altra figuraccia. Hitler continua con le sue vittorie e Mussolini non è all’altezza dei suoi piani. La maledizione di Hitler incombe sull’umanità, il suo scopo di liberare l’Europa dagli ebrei è inarrestabile. Un paesaggio di sangue è stato dipinto, entrambi stanno lavorando per lo sterminio dei popoli sottomessi.

Ma nel settembre del 1939,  comincia il declino che porterà i due uomini ad una drammatica fine, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro. L’opposizione comincia la sua reazione per fermare la conquista del mondo voluta da due menti malate. Hitler assume anti depressivi, mentre le bombe devastano le città.  Mussolini è sempre più succube. Gli americani sbarcano in Italia e il sospetto si insinua tra i due che ormai sono prede braccate dalla paura di scomparire.  C’è cospirazione nell’aria. comincia la fuga dell’uno e il rintanarsi dell’altro. Tutto sta per finire. Il viaggio tra le macerie provocate dalla loro politica sta per compiersi. Il popolo italiano ora distrugge tutto ciò che ricorda il Duce, una rabbia violenta si impadronisce degli animi che vogliono solo la pace.

L’incubo del tramonto incombe su entrambi i grandi folli. La fine arriva inesorabile nelle due città in cui tutto era comincaito : Milano e Berlino segnano l’epilogo. Cala il sipario.

Le ideologie fanno sempre leva sulla speranza dei popoli per un mondo nuovo, il ricordo è un monito per le future generazioni. Mai più guerre contro la democrazia. Mai più!

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9 thoughts on “Hitler e Mussolini l’amicizia fatale

  1. L’hai raccontata bene quasi come una tragedia per cui alla fine cala il sipario.
    Col sipario finisce tutto; nella realtà purtroppo non è proprio così.
    Non sono d’accordo sul fatto che il declino cominci già nel 1939.
    O il declino si riferisce alle ideologie?

  2. Il declino dell’ideologia è stato un processo lento e prima di divenire efficace ha dovuto attendere molto a lungo – in quel periodo iniziò un certo declino tra i due che cominciarono a non stimarsi più totalmente ma continuarono ad essere vincolati da eventi storici, dalla follia e dalla smania di potenza – spero di essere stata più chiara, ciao

  3. Non so’ quante volte avro’ visto questo documentario, e gli aspetti che piu’mi hanno interessato sono due:

    1)Le espressioni delle camice nere raccolte a piazza Venezia, piazza S.marco e piazza del Plebiscito, un esercito di sguardi colmi di arroganza mista a superiorita’.

    2)Le espressioni delle stesse camice nere all’annuncio della dichiarazione di guerra a Francia e Inghilterra, lo stesso esercito di sguardi, ma intrisi di paura mascherata da slogan fascisti.

    Ciao
    Zac

  4. Credo che nonostante i tanti tentativi storici di lavaggio del cervello, la gente comune abbia la saggezza di non crederci fino in fondo, purtroppo la paura fa brutti scherzi, del resto son quelli che pagano di più le conseguenze – soccombono, tacciono, subiscono poi, piano piano risorgono…ciao e grazie

  5. NN HO LETTO LA STORIA SE NN UN PO DI BIOGRAFIA DI HITLER E MUSSOLINI,DUE MENTI CHE MI HANNO SEMPRE INCURIOSITA,L IGNORANZA DI HITLER E DI COME SI FACEVA MANOVRARE; PUR DI SODDISFARE I SUOI ISTINTI OMICIDI,DI MUSSOLINI HO SEMPRE PENSATO CHE OLTRE ALLA SUA SETE DI POTERE SI FOSSE UNITO A HITLER X PROTEGGERE L ITALIA ,è SOLO UNA IA RIFLESSIONE

    • ciao e benvenuta – il confronto di opinioni è sempre costruttivo – i due personaggi hanno creato condizioni storiche terribili e drammatiche e sono responsabili di molte sofferenze, che fossero accecati dall’ambizione e dalla sete di potere è fuor di dubbio, ciò non toglie che grazie alla loro distorta concezione di vita, il mondo ha vissuto una delle pagine più distruttive – grazie

  6. E cosi’ Mussolini ha conquistato la Libia? e l’Abissinia chi l’ha conquistata?

  7. Benvenuto e grazie del commento – Nei primi decenni del secolo scorso la parola “Abissinia” occupava un posto di rilievo nell’immaginario collettivo degli italiani. Bastava nominarla per evocare non solo luoghi esotici divenuti mitici grazie alle prime imprese militari in terra d’Africa compiute dal nostro paese in epoca postrisorgimentale, ma anche un confuso groviglio di sentimenti e di desideri inespressi. La campagna d’Abissinia, la più popolare delle guerre fasciste: allora il consenso al regime raggiunse l’apice, e persino molti esponenti dell’antifascismo militante espressero la loro approvazione per quell’impresa d’oltremare, con cui l’Italia riscattava il proprio orgoglio nazionale. L’epilogo e le conseguenze, la storia lo ha ampliamente raccontato –

  8. Grazie per la risposta, ma il mio punto era diverso e cioe’ che la storia bisogna raccontarla bene anche nei dettagli per essere credibile: Mussolini non ha conquistato la Libia, che almeno sulla carta era gia’ un possedimento italiano dal 1911, ma l’Abissinia (oggi Etiopia). E’ vero che l’invasione dell’Abissinia era appoggiata dall’opinione pubblica italiana, ma porto’ alle sanzioni della Societa’ delle Nazioni, che pero’ furono all’acqua di rose e non furono realmente applicate neanche dalle nazioni che le avevano votate. Tutto questo senza parlare delle atrocita’ commesse dall’esercito italiano durante e dopo la guerra, anche su ordine di Mussolini.

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