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by Loretta Dalola

L’africa vista da Giobbe Covatta

6 commenti


“Sono stato negro pure io” con Giobbe Covatta. Un documentario sull’Africa struggente e drammatico come solo il  comico napoletano poteva fare, in onda su  “Current for Change” sul canale 130 Sky, in collaborazione con le più importanti organizzazioni umanitarie e sociali. Il docufilm targato Amref, la principale organizzazione sanitaria privata senza fini di lucro presente in Africa Orientale, per la regia di Giulio Manfredonia  è un viaggio attraverso l’Africa, i suoi problemi e il rapporto col mondo occidentale.

L’incontro tra un insegnante bianco e una bambina della baraccopoli di Nairobi dà l’occasione per un racconto irriverente sulle condizioni di vita dei bambini del luogo. Fra gag comiche e scenette improvvisate, spot pubblicitari e un insolito Tg, il comico napoletano racconta l’Africa come pochi sono riusciti a fare. Con il dolore e la partecipazione di chi la conosce, la ama, e lotta per regalare un futuro a milioni di persone che non lo hanno e che viene considerato “deficiente” dalla voce narrante della bambina: “perchè proprio un deficiente, poteva venira qua e tentare di cambiare l’Africa, ed è pure convinto e a volte riesce a convincere anche me, non è che sto diventando deficiente anch’io”?

I grandi comici hanno la capacità di fare  pensare, commuovere e  anche riflettere. Ma è comunque strano, per non dire incredibile che a loro bisogna rivolgersi per avere una certa dose di informazione su realtà che normalmente vengono dimenticate o presentate come notizie numeriche, muoiono un tot numero di bambini di fame, di malattie ecc.ecc.

Giobbe fa il maestro in un villaggio Masai, all’aperto, con una rudimentale lavagna a bambini con età differenti e insegna loro a scrivere facendo ricorso alla letterina di Babbo Natale…il problema è che non sanno neanche cos’è il Natale, allora si passa alla matematica. Problema: C’è una capanna, un vecchio di 67 anni…eehhhh risate e incredulità….no, allora diciamo un vecchio di 31 anni…ahhh, vogliamo sapere quanto tempo gli resta da vivere? – “Uno dei motivi per cui questi bambini non vanno a scuola è l’acqua, tocca ai bambini di 6/7 anni andarla a prendere, si fanno anche 15km per portare l’acqua a casa e questa è l’acqua africana: altissima, purissima, levissima. NO, bassissima, infettissima e torbidissima”, in una tanica che pesa anche 30kg, del resto più la riempi e meno devi tornare a prenderla. Sembra incredibile ma è più facile trovare la Coca Cola che costa 2 Centesimi che l’acqua che costa 2 Euro!

Torniamo a fare un pò di matematica: mi alzo al mattino e faccio la doccia, poi mi lavo i denti, faccio la pipì e tiro lo sciacquone, poi mi vien sete e bevo due bicchieri, poi, facciamo il pranzo e metto l’acqua a bollire, quanta acqua ho consumato in un giorno? ecco, questa è la differenza tra voi e noi, embhè non fa tanto ridere! Ci sono un miliardo di persone al mondo che non hanno l’acqua, lo sapete? No, allora non capite niente, siete proprio selvaggi.

Allora parliamo di cibo, il mondo è popolato da 6 miliardi di persone, abbiamo cibo sufficiente per 12 miliardi, quindi perché non mangiate? Che state a dieta”? “E pensare che ci sono organismi che si mettono al tavolo per decidere, e fanno, purtroppo fanno, che, per mantenere stabile il mercato e il prezzo delle cose  bisogna scegliere: salvare il mercato o salvare voi?  E secondo voi cosa hanno scelto”? – “Spesso in Africa si pensa di far bene invece si fa male, le mamme mi hanno sgridato, non devo far correre i bambini, perché se corrono gli vien fame”!

Le 200 persone più ricche del mondo guadagnano quanto 3 miliardi delle persone più povere del mondo. Questo è quello che racconta Covatta in questo suo documentario. Una parte di queste 3 miliardi di persone che non hanno potere, non hanno voce e da sempre sono ignorati. Aids, fame, sete, povertà sono parole vuote nel linguaggio di ogni giorno che si trasformano in immagini spietate in questo bel documentario. Parole che si trasmormano in macigni che ci colpiscono. Parole e immagini che anche vedendole e sentendole sono difficili da comprendere ed afferrare. Miliardi di persone vivono con un meno di un dollaro al giorno. Come possiamo comprendere fino in fondo una frase del genere?

“Una volta un sacerdote sul sagrato della Chiesa, ha bruciato 200mila preservativi, ora in Africa ci sono 200mila miscredenti in meno e 200mila malati di Aids in più”!  Un documentario spietato, nel raccontare l’ipocrisia del paesi e delle genti ricche nei confronti di queste popolazioni. A questa gente viene inviato anche  un colbacco di finta pelliccia arrivato  fra gli aiuti umanitari. Un colbacco di pelliccia in Africa, questo è il nostro modo di metterci a posto la coscienza. Mentre Giobbe aggiunge: “quasi quasi gli compro gli sci”!

E  loro, i piccoli africani,  ci guardano attraverso la  telecamere con i volti sorridenti e tanta saggezza: “mia nonna diceva: ho pianto perhé non avevo le scarpe, finchè ho visto un uomo che non aveva i piedi”!

“E domani si torna a casa, e lasciamo questi bambini che vorrebbero tanto crescere,  ma che, raramente ci riescono”!

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6 thoughts on “L’africa vista da Giobbe Covatta

  1. Cara Loretta,ti voglio raccontare una cosa brutta ma nello stesso tempo bella.Ho un cugino che convive,lei è vedova da molti anni ne aveva 26 lui 28,e una bimba di 2 una morte improvvisa.Nel 2005 la ragazza che sognava di diventare magistrato era in vacanza e un incidente stradale se l’è portata via.Da quell’anno tutto il patrimonio del padre che era un benestante e la madre dottoressa sono stati portati in Etiopia hanno aperto una scuola,dove all’ingresso c’è una targa con su scritto”BENEDETTA E’QUESTA SCUOLA”.Tutti gli anni raccolgono fondi sia con degli spettacoli a delle cene.Adesso torneranno giù perchè il ricavato lo portano sempre personalmente, per fare un pozzo.
    Dovevo andare con loro ma purtroppo una brutta sciatalgia non mi fa camminare se ci penso mi viene da pingere.
    PS A Benedetta ho dedicato un mio pensiero,non si può morire a solo 20 anni.
    Ciao Loretta e scusami la lungaggine,io non sono molto brava a sintetizzare come fai tu.

    • Ciao Gibran non scusarti per la “lungaggine”, perché quando cè vò, cè vò e nel tuo caso ci voleva proprio – belle parole, bella iniziativa che conferma che intervenire personalmente può, a volte, essere una soluzione e sicuramente rappresenta un bell’esempio di condivisione e generosità. Siete riusciti a trasformare il vostro dolore in gioia altrui! un abbraccio forte e auguri per la tua scialtalgia che è davvero una brutta compagnia…

  2. Giobbe Covatta non è nuovo a questo genere di impegni. Certo fa pensare che per riflettere su certi temi sia necessario l’intervento di un comico. Ma perché, è necessario parlare di certe cose sempre in modo serioso?

  3. ovviamente no, quello che mi ha colpito profondamente e anche sorpreso è stato proprio constatare che il suo modo di fare comicità colpisse il bersaglio in modo così diretto, rapido e immediato – mi ha costretta a pensare, senza scuse e senza scappatoie mentali, direi che ha costruito un messaggio decisamente efficace e questo è un merito che gli va riconosciuto che va oltre al suo impegno personale. ciao e bentornato a casablog

  4. E possibile avere un contatto con giobbe ?

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