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by Loretta Dalola

L’addio di Ballarò

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Ultima puntata di Ballarò con  uno share 22,71%, che regala a Floris un’altra serata vincente e un motivo in più alla Rai 3 per avergli rinnovato il contratto. Per l’occasione tanti ospiti, per fare il punto sugli ultimi avvenimenti che hanno coinvolto il nostro Paese e doppia performance di Maurizio Crozza con la tradizionale copertina  e  poi  in studio per la chiusura, centrata sulla parodia del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Crozza ci regala una serie di chicche degne della chiusura del talk show di RaiTre cominciando  con :” Giova, è l’ultima puntata, quante ne abbiamo passate, ora siamo allo scandalo della P4, faceva così schifo la P3? A me andava benissimo anche la P2″…e finendo con : Giova, se vuoi il prossimo anno fallo fare a Masi e Bisignani”! Nel mezzo, l’analisi sulla lega:”Meno male che c’è stata Pontida, più che un raduno della Lega a Pontida è stato un comizio, tristissimo, tanto clamore per dire le stesse cose, gli stessi temi e a forza di cantare Va Pensiero…il pensiero  è andato via veramente!”

Speriamo che la prossima stagione televisiva Crozza abbia qualche argomento in meno per la sua satira, anche se dovremmo rinunciare a qualche risata, in compenso significherebbe che il nostro amato Paese si sta risvegliando per davvero.

Nell’attesa di un autunno migliore,  si passa al governo con un servizio dedicato a Berlusconi, al suo discorso e alle promesse più volte dette ma ancora non rispettate. Un discorso declamato pacatamente, privo dell’enfasi oratoria a cui ci aveva abituato negli  anni,  un piano “impegnativo”,  una lista della spesa con le solite cose da fare  che ormai gli italiani conoscono e a cui non credono più. Un ritornello memorizzato: riforma fiscale, della giustizia, costituzioanle, stabilità e piano del Sud, forse si è scordato il ponte di Messina e la Reggio Calabria Salerno! Spietato il commento di Anna Finocchiaro: “Il discorso del premier non solo è stato ripetitivo ma letto anche con tono svogliato, come se neppure lui ci crede”.
Il tratto paradossale della situazione è che nonostante il guidizio espresso dalle recenti elezioni, è come se tutto si fosse magicamente bloccato,  come se  avessimo ibernato dentro al Palazzo una maggioranza e fuori il popolo impegnato  nella vita che attende il piano politico risolutivo che cambierà una situazione insostenibile. Noi ci siamo allontanati dal consenso al governo e ancora  si da fiducia al progetto annunciato dal Presidente del Consiglio, allora cosa fa testo? La volontà popolare?  Il voto ostile non conta? Il malumore dichiarato non ha effetto? Dove è finito il dovere di rispettare le aspettative del popolo? Lo scollamento è evidente ma questi governanti sono miopi, la situazione è drammatica eppure ascoltiamo ancora le parole di Berusconi. Un Paese fermo da 17 anni, con generazioni che si sono susseguite e con la classe dirigente che oggi parla alle “sedie vuote”.

Il tappo è saltato ma il governo non è caduto da solo, allora bisogna prendere di petto la situazione, dare uno scossone vero  o l’orizzonte che si prospetta sarà simile alla Grecia. Insomma, nel 2011 ci ritroviamo  con la nuova riforma finanziaria firmata da Tremonti.  La manovra  pronta, il testo è scritto ma mancano i soldi. Un bel problema e  l’Italia va ricostruita. Il popolo vede la fine del berlusconismo,  ma non vede nella sinistra una reale alternativa. Altro bel problema, e l’Italia attende di essere ricostruita. E allora ridiamoci su.  In fondo la bella stagione è finalmente arrivata, costosa, ma è arrivata. Per tutto il resto si aspetta…

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