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by Loretta Dalola

Otto e mezzo va in vacanza

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Ultima puntata  per Lilli Gruber che chiude la stagione del  suo programma di approfondimento informativo quotidiano Otto e mezzo, con ospite il direttore di Repubblica Ezio Mauro. Il congedo dai telespettatori avviene analizzando la notizia del giorno, ovvero il “passaggio di consegne” da Berlusconi a Alfano,  che durante il Congresso nazionale del Pdl, per acclamazione  è stato eletto segretario nazionale del partito.

Dopo 17 anni di autocrazia berlusconiana, siamo a un passaggio di consegne sostanzioso, un’investitura molto forte. Ora il Pdl lo comanda Angelino, il quarantenne siciliano che diventa  il nuovo vicecapo e a cui Berlusconi ha dato qualcosa che in passato apparteneva solo a lui.

“E’ la prima volta che Berlusconi ha sentito il bisogno di condividere la leadership, dopo le recenti sconfitte elettorali,  il partito sente la neceessità di riorganizzarsi  e questo è normale, bisogna vedere se Alfano avrà l’autonomia, certamente un qualcosa si è rotto nel meccanismo del carisma di Berlusconi anche nel suo partito, che si darà delle nuove regole democratiche…”  è l’analisi del direttore di Repubblica  che recentemente ha scritto il libro :” La felicità della democrazia”.

Alfano nei panni di neosegretario  “Dobbiamo fare un partito serio, basta con l’anarchia e con le liste ‘Coca cola’”, annuncia spiegando di voler “un partito del merito e del talento”, che riparta dal territorio, che utilizzi lo strumento delle primarie per selezionare i migliori e “non come fine, ma come mezzo per vincere le elezioni”. Staremo a vedere quanta possibilità di esprimersi avrà in futuro visto che Berlusconi ancora punta il suo impegno prioritario sulla giustizia e continua a promettere una riforma fiscale che rimane una chimera.

Prima dei saluti finali la Gruber non dimentica di mettere nel mirino della sua voglia di chiarezza la questione dellle recenti intercettazioni “Mediaset-Rai”.  Le due superpotenze nazionali della tv, che dovrebbero competere aspramente per la conquista dell’audience, fare a gara nella pubblicazione di servizi esclusivi, in realtà si scambiano favoritismi e informazioni sui palinsesti.  Inequivocabili le parole che emergono dai resoconti, redatti dalla Guardia di Finanza, delle conversazioni telefoniche di Debora Bergamini, ex assistente personale di Berlusconi e, all’epoca, dirigente della Rai, e di Niccolò Querci, pure lui ex assistente di Berlusconi e, all’epoca, numero tre delle televisioni Mediaset. Un gioco di squadra che “rassicura” sul fatto che le notizie più spinose saranno relegate in coda al servizio di giornata,  all’insegna dello slogan: ” gli italiani meno vedono meglio è“.

Una rete segreta incredibile che fa da ammorbidente tra gli interessi del  Presidente del Consiglio e l’opinione pubblica.  Una rete segreta dedita alla manipolazione dell’informazione, alla censura delle notizie che “possono nuocere all’immagine del presidente Berlusconi”, che si adopera per rallentare il flusso delle notizie e dei risultati “in caso di risvolti negativi per il cavaliere” alle elezioni amministrative dell’aprile 2005.

Forse è anche per questo motivo che ultimamentete abbiano assistito alla fuga dalla Rai verso televisioni sicuramente più piccole ma decise a svolgere il loro ruolo di servizio informativo. Se non ci fossero state le intercettazioni che tanto hanno suscitato le “preoccupazioni” di Berlusconi sulla mancata libertà di conversazione, oggi non sapremmo nulla. Un quadro inquietante e  un altro esempio se qualcuno avesse ancora dubbi, di come questa democrazia risulta difettosa, un potere che determina forme di  asservimento dopo che gli è stato conferito l’onore di governare un Paese, un conflitto di interessi a cui spontaneamente non si sottrae anzi determinato a tesserne la ragnatela che  avvolge tutto, pensa a tutto, provvede a tutto.

Forse è solo la punta dell’icerberg di questi 17 anni di governo berlusconiano,  ma per fortuna sta emergendo e l’Italia non è più distratta e rassegnata. L’Italia è ribelle e cambiata. L’ultima parola spetta ai cittadini che credono ancora nella propria Repubblica democratica.

 

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