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by Loretta Dalola

Siamo un paese di merda!

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Siamo un paese di merda o lo siamo diventati grazie ad una scellerata e prolungata azione politica?  Questo è il dilemma che segna inesorabilmente la nostra attuale condizione di cittadini europei e su questo si concentra tutta l’informazione mediatica. TGLa7 e In onda dedicano ampio o meglio,  per intero, i loro spazi televisivi.

Anche le edizioni degli altri telegiornali, puntano il dito sulla fatidica frase detta dal premier Berlusconi, in uno sfogo telefonico intercettato e diffuso pubblicamente: “Vado per i cazzi miei. Vado via da questo paese di merda”…frase che dimostra chiaramente tutta la sua esasperazione per le vicende giudiziarie che lo coinvolgono. Innegabile e comprensibile che chiunque,  in un momento di rabbia,  possa verbalmente commettere l’atto liberatorio dello sfogo, il problema non  sta tanto nel fatto della nobiltà del linguaggio utilizzato, ma nella “sostanza” in essa  contenuta. In effetti, da giorni i tentativi della manovra governativa e dei suoi contraccolpi riecheggiano, l’Europa ci tiene nel mirino, i mercati reagiscono negativamente, la disoccupazione aumenta di pari passo allo scontento generale e alla preoccupazione di chi, al contrario di Berlusconio non ha possibilità di scelta e deve rimanere, qui, in questo paese, diventato di merda! La situazione generale attende un decisivo e concreto agire politico, per consolidare e rafforzare la qualità e la credibilità della strategia italiana e dell’impegno del governo a ripagare i suoi debiti.

Siamo sull’orlo del baratro, il tempo stringe, mentre l’Europa guarda i nostri tentativi con occhio critico e attende le misure necessarie a rispettare il risparmio previsto per arrivare agli effetti attesi sul bilancio pubblico.

La lotta contro l’evasione fiscale pare non dia garanzie sicure sul recupero tributario e l’Europa nutre forti dubbi sulla stretta annunciata dalla manovra italiana che recupererebbe il debito, perché troppo variabile. Stanare i furbi, fa bene, ma non è sicuro, l’impatto sui conti pubblici ed è difficile da quantificare e quanto con essa, si possa incassare.

Il bollettino della nostra credibilità ci riporta in alto, abbiamo varcato la sottile linea rossa e il livello è ansiogeno, con il rischio di dover chiedere aiuto all’Europa  e di trovarci come la Grecia. I segnali sono negativi, il movimento in discesa dipende da un’ effettiva possibilità di default dell’ economia italiana.  La piazza italiana risulta la peggiore.
A questo punto il quadro non è positivo anche perché il crescere dello spread  con il bund tedesco sottolinea come la fidLuglio e Agosto, boom di emissioni di titoli del debito pubblicoucia degli investitori sia ancora scarsa per quanto riguarda i titoli di Piazza Affari.

Mentre Berlusconi dichiara nuovamente di essere vittima del “comunismo italiano”, il paese sfinito, da tutte queste notizie  guarda ad un futuro dalle soluzioni incerte, ma sicuramente durissimo. La confusione regna sovrana, e gli italiani attendono il miracolo di proposte governative che, in tempi rapidi, ci facciano recuperare la fiducia europea.

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