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by Loretta Dalola

Interesse alto per chi uccide

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Gli interrogativi che si pongono Milo Infante,  Lorena Bianchetti, e gli ospiti in studio, su Italia sul 2 ,(programma tenuto a battesimo ormai quasi dieci anni fa da Monica Leofreddi) vertono sugli aspetti psicologici dell’animo umano . Perché tanto interesse per chi uccide? Cosa spinge la gente a indagare nella mente degli assassini? Cronaca: poco interesse per le vittime?

Tanti i volti degli assassini che divengono “famosi”, e che rimangono impressi nella memoria collettiva, meno quelli correlati alle vittime che oltre a non avere più voce, lasciano l’immenso vuoto di un’assenza crudele e impensata. Uccidere una persona, significa, uccidere un mondo intero, distruggere le vite dei familiari che vengono condannati ad un’esistenza di dolore. L’assassino dopo aver scontato la sua pena, può comunque avere un futuro. I familiari delle vittime no. Vengono condannati all’ergastolo del dolore.

Dietro i canoni della comunicazione esiste il meccanismo della notorietà che fa audience, essere cattivi ha più charme e si diventa fenomeni come : Vallanzasca, Misseri, Masi, Parolisi, Italia sul Due - Torna la cronaca nera. Col truccoErika, Amanda, che tra l’altro ricevono miglaia di lettere di ammiratori e anche proposte di matrimonio. Dunque, fascino diabolico, certo malefico, ma che attira e  fa amare gli idoli del male. Presenze seduttive che non sanno veramente amare, se non se stessi. Scaltri, bugiardi, fieri di come riescono ad inquinare le prove dei loro misfatti, eppure, riescono a sfocare le immagini delle loro vittime, a metterle diciamo in secondo piano.

Divengono star, perché tutto fa spettacolo, in un contemporaneo turbinio confuso dove  bene  e male perdono i  loro netti connotati?

Assassini  oggetto di un’attenzione spasmodica mediatica, una moda agghiacciante, un interesse accresciuto anche grazie a minuziose e atroci descrizioni dei delitti che stimolano  la curiosità e suscitando scalpore, un meccanismo che crea la classifica dei delitti distinguendoli di serie A e B.  La stragrande maggioranza degli eventi di cronaca nera non trova il minimo spazio sui media nazionali, suscitano qualche attenzione sulla stampa o le tv locali e poi finiscono nel dimenticatoio collettivo. Eppure una piccola percentuale di questi fatti, riesce a conquistare per lunghi periodi l’attenzione dei principali mezzi di informazione, con la televisione che  dedica ore e ore di programmazione al racconto del delitto, alla caratterizzazione dei personaggi, allo sviluppo delle indagini e ai veri o presunti colpi di scena.

Cos’è, in altre parole, che consente a un omicidio su cento di diventare centrale nel discorso pubblico e di godere di una continua attenzione mediatica?

Delitti che fanno vibrare le corde basse dell’attenzione, il triste gioco collettivo,  che riescono a far  emergere la parte oscura dell’uomo, qualcosa di sessualmente accattivante: il  male, che  è dentro ognuno di noi,  che seduce e si rifiuta al contempo, due facce ben distinte. L’assassino è lontano dalla normalità è qualcosa di sconosciuto che suscita curiosità e scatena morbosità. Tra l’assassino e la morte si intrecciano tutte le dinamiche umane che ci coinvolgono, ed ecco che sul palcoscenico della vita c’è un attore, la morte, che smette di recitare, e un altro, l’assassino, che inizia la sua parte da protagonista e il pubblico guarda.

Il  delitto, allora,  entra nelle regole della comunicazione, monopolizza l’attenzione della stampa, la vittima non può più dir nulla, dall’assassino invece ci si aspetta il colpo di scena, la confessione, la prova regina, e il dubbio anima l’attenzione.  Melania, Sarah, Yara, Tommy, Novi Ligure, Cogne, Garlasco, Perugia e altri,  tutti presentano  caratteristiche che rispondono perfettamente ai canoni del giallo: sono  storie che potrebbero essere sfruttate per scrivere un poliziesco di successo o costruire una trama avvincente per un thriller destinato al piccolo o al grande schermo.

Delitti di particolare violenza ed efferatezza, che avvengono in ambito domestico all’interno di famiglie apparentemente “modello”  che riguardano vittime giovani e indifese, magari donne e ragazze, in cui è quasi sempre presente un movente di tipo sessuale, magari inconfessabile perché di natura deviata. Casi che possiedono degli ingredienti funzionali alla drammatizzazione e alla suspense, quindi appetibili per i media che possono così attrarre lo sterminato pubblico. In effetti, quando il giallo finisce, crolla anche l’attenzione. Un vissuto in cui ci si scarica.  Il pericolo è che stiamo costruendo una società contemporanea che ha sdoganato il male, l’informazione si trasforma in intrattenimento, e “gioca” con le vite delle persone, gli assassini divengono gli Scamarcio e i Kim Rossi Staurt,  il pubblico viene educato a spogliarsi di qualsiasi sentimento di pietà per le vittime e a partecipare a un collettivo e inquietante modello da imitare, dove il male vince e diviene affascinante e irresistibile…

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