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by Loretta Dalola

Da truffatrice a barista

2 commenti


Ancora risuonano i commenti, le perplessità, le esigenze, legate al tema della giustizia,  tanto caro al nostro Premier, ancora abbiamo caldo il ricordo dei coinvolgimenti in  casi processuali clamorosi quali Cogne, Garlasco, Perugia, ecc. ecc. ed ecco riapparire dal  passato un nome che suscita ancora reazioni emotive: Vanna Marchi. Questo nome non è legato a una serie di film o a commedie brillanti o a inchieste di attualità, bensì alla vendita di diete e cosmetici. Le sue crociate contro l’adipe avevano il sapore di una guerra santa contro l’opulenza della modernità, combattuta a suon di fervore emiliano.

L’imbonitrice, la regina delle televendite, la truffatrice, condannata a 11 anni e mezzo, per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e bancarotta fraudolenta, è già libera e lavora, felice e pentita.  In un Paese stretto nella morsa di una giustizia tutta umana, la signora delle televendite opera nel bar ristorante La Malmaison, poco distante dalla stazione centrale di Milano e di proprietà del fidanzato della figlia Stefania Nobile, ai domiciliari da più di un anno. La Marchi, infatti, ha già passato due anni e mezzo in carcere e uno agli arresti domiciliari. Tre anni, invece, sono di indulto e 270 sono i giorni di anticipata liberazione per la buona condotta in carcere.

Una Wanna certamente diversa rispetto a quella conosciuta finora, capace, in nome dell’ingordigia, di radere al suolo economicamente  tante persone che, affascinate dalla sua arte affabulatoria, hanno creduto alle creme miracolose, alle alghe “scioglipancia”e  ai sacchetti con il sale. Condannata a 9 anni e sei mesi nel 2009, ora gode dei benefici di legge.

Il fenomeno Marchi scoppia negli anni ottanta, e il grande pubblico la conosce per le televendite di prodotti dimagranti sulle tivù private, ma è nell’ultima parte della sua carriera, quella davanti alle telecamere televisive, in cui vendeva talismani, numeri del lotto, sbriciolava non più ventri grassi ma il malocchio con sali e talismani e con un  kit apposito contro le influenze maligne, portava fortuna e denaro, diceva, a chi si affidava alle profezie sue, della figlia Stefania Nobile e del mago brasiliano Mario Pacheco Do Nascimento, scappato poi in Brasile per sfuggire al mandato di cattura. In tanti credono al suo “d’accordo”, che non ammette repliche. A  suon di pressioni verbali e vere e proprie intimidazioni, seguite da  minacce, Wanna si arricchisce  di decine e decine di migliaia di euro, estorte a persone per lo più appartenenti a fasce deboli. Le quali, ovviamente, mai hanno visto niente di quanto promesso, ma si sono trovate senza il becco di un quattrino, guai familiari provocati da patrimoni dilapidati e magari case vendute o ipotecate per saldare i debiti.

Lei ora, volta pagina, pentita, torna tra noi, e ci vende solo cappuccini e brioches. Vanna ora , non parla, “Mi dispiace ma non posso parlare, sia gentile, non mi metta in difficoltà”, ha detto a un cronista. Non ci è dato sapere se la sua ritrovata voglia di lavorare cancellerà definitivamente i suoi spaventevoli, meriti storici legati all’ampio sfruttamento della credulità popolare,  e siamo lontani dall’inneggiare alla vendetta, ma la sua vicenda penale annosa e tortuosa, ripropone un uso dello strumento penale e della detenzione come sanzione quali vie esclusive per controllare una questione che, piuttosto, ha a che fare col costume italiano e col consumo.

Insomma, davvero la breve esperienza del  carcere e ora, un dignitoso ruolo di barista,  sono gli unici modi per far star buona e rendere innocua, una 69enne fantasiosa, esuberante, ingorda e  troppo energica?  Sarà riuscita a dimenticare definitivamente  alghe,  cure dimagranti,  numeri del Lotto,  truffe, macumbe, e candele magiche? Solo il tempo scriverà dell’enigma, la sentenza.

 

 

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2 thoughts on “Da truffatrice a barista

  1. La giustizia italiana è troppo labile.
    Ciao.

  2. la giustizia umana è passibile di dubbio – quella italiana è fantasiosa – ciao ciao

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