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by Loretta Dalola

Come è cambiata la nostra società?

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 Corrado Augias ripropone “Le Storie diario italiano”. Appuntamento quotidiano, su Rai3. Uno spazio ridotto, pochi amici, pochi spettatori in studio, spesso molto giovani, un salotto intimo con due poltrone, sulle quali si discute, si ragiona e ci si ferma a riflettere con Corrado Augias di letteratura, storia, politica e filosofia. Con gli autori del libro: “Cose da non credere, il senso comune alla prova dei numeri”, si parte, insieme, analizzando i profondi cambiamenti che hanno coinvolto la nostra società negli ultimi tempi. Dalla famiglia al sesso, dagli immigrati alle pensioni, l’Italia sta affrontando una vera e propria rivoluzione demografica. Ne discutono in studio il sociologo Gianpiero Dalla Zuanna e l’economista Guglielmo Weber.

L’intervista-colloquio analizza e confuta i miti e i pregiudizi che nel nostro paese ostacolano una gestione corretta dei cambiamenti. Lo fanno attraverso un’analisi attenta della realtà, così come rappresentata dai dati. Perché il senso comune si nutre di miti, il buon senso di fatti. E così si arriva a capire perché dalla rivoluzione sentimentale siamo passati all’indebolimento delle istituzioni. La visione, oggi, del matrimonio, non arriva più fino alla morte. I matrimoni celebrati in Italia nel 2005 sono stati poco più di 243.000, contro i 419.000 del 1972. È, inoltre, aumentata l’età media in cui ci si sposa. Oggi gli uomini arrivano alle nozze intorno ai 32 anni e le donne a 30, mentre per tutti gli anni settanta, l’età media al matrimonio era di circa 27 anni per gli uomini e inferiore ai 24 per le donne. Se il numero dei matrimoni totali diminuisce, aumenta la percentuale di quelli civili; nel 2006 hanno rappresentato il 34% delle unioni, contro poco più del 20% del 1996. Gli italiani comunque continuano ad amare molto la cerimonia religiosa.

L’aumento delle separazioni è del 20%. Ma quali sono le cause dello scioglimento di un matrimonio? Non esistono statistiche ufficiali sul tema. La coppia, la famiglia continua ad essere il fine e l’obiettivo di ogni uomo e di ogni donna. E’ l’istituto del matrimonio ad essere in crisi, infatti molti sono i conviventi. Alcune cause che hanno portato gli italiani a decidere di non sposarsi o di farlo più tardi, sono la crisi economica, l’aumento delle unioni di fatto e la situazione dei giovani che sono in difficoltà nella ricerca del lavoro e della casa. Insomma, considerato il costo esagerato dei matrimoni, le coppie giovani preferiscono decisamente la convivenza o allungare comunque la permanenza nella famiglia d’origine. Non a caso a crollare sono proprio le prime nozze.

Ma anche la conquista del lavoro e della propria autonomia fa si che la donna ritenga naturale lavorare e non veda più nell’unione matrimoniale la sua unica realizzazione. Anche se di fatto è una rivoluzione che in Italia, deve ancora avvenire realmente, perché nel tempo le ragioni familiari prevalgono e portano la donna inevitabilmente a fare altre scelte. Un esempio su tutti, il campo della medicina che vede il numero delle iscrizioni alle facoltà universitarie, con prevalenza femminile, ma di fatto i chirurghi sono al maschile, mentre abbondano le pediatre, più vicine al mondo familiare.

Di fondo il ruolo radicato della donna è difficile da modificare. Resta sempre un’ottima moglie e madre, ma anche badante per genitori e suoceri, mentre agli uomini spettano ruoli più prestigiosi nel mercato del lavoro e con stipendi più alti. Il tasso di occupazione femminile stenta a crescere ed anzi, dopo la crisi finanziaria globale, rischia di rimanere a livelli molto bassi. Mancano le strutture di supporto, come i servizi sociali, asili nido e assistenza domiciliare, che però da soli, non risolvono più il problema. Occorrono oggi politiche economiche più coraggiose e lungimiranti che, stimolando lo sviluppo, tengano nel dovuto conto l’apporto produttivo delle donne, soprattutto nel momento in cui l’Europa ci chiede di equiparare l’età pensionabile di uomini e donne dipendenti della PA.

E’ quindi necessario affrontare tale problematica in una prospettiva integrata, che preveda una molteplicità di interventi, al centro dei quali deve probabilmente essere posta la questione della qualità e dell’efficacia dei servizi pubblici erogati nei confronti della famiglia. Per la ripresa dello sviluppo economico, il contributo delle donne è fondamentale oggi esattamente come è stato storicamente nel passato in situazioni di crisi non molto dissimili dall’attuale.

Non ci sono più le famiglie di una volta”; “Stiamo diventando sempre più vecchi: ci aspetta un futuro di povertà”; “Gli italiani non vogliono più avere bambini”; “L’unico investimento sicuro è il mattone”; “Nel nostro paese ci sono troppi immigrati”: sono alcuni dei luoghi comuni che ascoltiamo ogni giorno. Luoghi comuni basati su paure e incertezze per le possibili conseguenze di alcuni cambiamenti della nostra società, fra cui la sempre maggiore longevità e l’aumento delle migrazioni globali. Nel clima di vera e propria rivoluzione demografica che sta toccando tutti i momenti cardine della vita degli italiani, la prima sfida che bisogna affrontare è alle mentalità individuali. La cultura che porta a vedere nello straniero il “pericolo”, quando al contraio se la loro presenza in Italia fosse cancellata ci si troverebbe di fronte ad un paese paralizzato, perchè i tanto combattuti immigrati, di fatto producono l’11% del prodotto italiano e contribuiscono all’Inps molto più degli italiani. Dunque fondamentale è sconfiggere il razzismo radicato e arrivare al “festival della mente” che ci permetta di vivere in una serena convivenza.

In conclusione, molto cammino resta da fare, e molti miti sono ancora da sfatare.

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