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by Loretta Dalola

La Tv che parla di TV

2 commenti


Il sabato pomeriggio su Rai3,va in onda Tv Talk, lo show-magazine che parla e analizza la settimana  televisiva. Condotto da Massimo Bernardini, accompagnato da tanti ospiti e coadiuvato dai volti giovanili,  di laureandi e laureati in Comunicazione dalle Università di tutta Italia, esperti di linguaggio del piccolo schermo.

Una vivisezione garbata, precisa, dettagliata, attenta e  critica dell’offerta televisiva sempre piu’ nutrita e variegata; “La televisione serve a tutti e guardare i programmi settimanali è importante, dunque cosa ne pensate del debutto finanziato dagli italiani di “Nuovo servizio”, 200.000 milioni di euro ha raccolto e 250.000 il costo a puntata, come andrà”? Chiede ai suoi ospiti il conduttore. “Speriamo che vada bene, anche se il mezzo non è di massa…un trionfo…qualcosa di nuovo che farà parlare”, sono in sintesi le risposte di Oscar Giannino, Bernardo Iovene, Giuseppe Cruciani, chiamati ad  analizzare  i tg e i mezzi d’informazione, partendo dal caso Merkel-Sarkozy che: “Ci ha fatto parlare e molto, il modo in cui la comunicazione politica, si è intrecciata. Tutto è partito da una risata, alla conferenza europea e la Tv ha reagito con telegiornali vari, che hanno dato ognuno la propria versione”. “Fiducia al presidente…pesante ultimatum…caso Italia…reazioni sulla fiducia a Berlusconi…

Nessuno in un primo tempo mostra agli italiani la risata, poi arriva un comunicato stampa e allora i Tg si comportano così: ” Non accettiamo lezioni da altre parti…Berlusconi risponde per le rime…polemiche sull’ironia di Sarkozy…le allusioni sono frutto di un malinteso…il Sarcozy ridens accende dibattiti, ride bene chi ride ultimo…è stato un equivoco”…La provocazione in studio è chiara, la domanda altrettanto. “Strano vedere che i Tg il giorno prima ignorino la notizia poi la diano per scontata”, incalza Bernardini. “Non mi stupisce, afferma Giannino, succede da anni, tutti i giorni”.

In effetti dal punto di vista della narrazione, l’unico Tg che si può vedere, attualmente in Italia è quello di Mentana, che racconta i dettagli in modo equilibrato e lascia poi alla libera riflessione. Eppure la satira lo aveva già mostrato, Braida ne aveva fatto un suo cavallo di battaglia, suscitando le nostre risate, imbarazzante invece la reale prevedibilità dei telegiornali degli ultimi anni, divenuta spudorata.  E’ dunque necessario domandarsi con quale gerarchia l’informazione viene diffusa, cosa e chi fornisce l’informazione pubblica, visto che alla base c’è una questione di scelta. Importante anche l’intrecciarsi di altri mezzi moderni, meno formali e ufficiali, dati da Internet, che diffondono, smentiscono e  mostrano i fatti, in modo meno impegnativo ma  senza filtri.  Resta il fatto che  Tv e  politica, vanno d’accordo, forse troppo.

Oltre all’informazione dai palinsesti televisivi è sparita anche la satira, l’unico superstite. Maurizio Crozza con Italialand, guarda caso anch’esso in onda su La7, che risulta essere la rete più versatile ed equilibtata, seguita da laureati e colti, fedelissimi a Ballarò  e a Milena Gabanelli con Report, che rimane, per la gente  il sostituto del servizio pubblico. Del resto lo stesso Crozza ci chiede:” Italiani, non siete contenti di abitare nel paese più divertente del mondo”?  C’è da domandarsi se non ci vorrebbero più appuntamenti che toccano i fili scoperti di questa Italia, per riuscire a tornare un paese civile.

In collegamento da Roma, Walter Siti, che affronta due temi molto diversi: l’attenzione mediatica sulla morte di Marco Simoncelli e l’inizio della dodicesima edizione del Grande Fratello. ” Lei riesce ancora ad emozionarsi per le storie di questi ragazzi” – “No”.

Non c’ è stupore in questa secca risposta, risulta evidente  che i personaggi nel tempo siano meno significativi, la trasmissione è un pretesto per il dopo. I protagonisti attentamente selezionati nel carnet umano,  sono dei  gadget  che faranno incasso nelle discoteche e negli spazi televisivi. Il programma, è divenuto ormai una replica, priva di novità, con un’immagine italica distrutta dall’ignoranza, dalla volgarità e stupidità, che non soddisfa più nemmeno la voglia di voyeurismo. Tutto scontato, conosciuto e ruotato attorno a prestanti esemplari con le loro storie sentimentali mediatiche che forniranno materiale per l’intrattenimento tv.

Sul tema della situazione della fiction tv, per parlare della sua evoluzione, delle criticità e delle sue potenzialità intervengono: Fabrizio Del Noce direttore di Rai Fiction, Fabrizio Salini, direttore Entertainment e Cinema per Sky Italia, Giancarlo Scheri, direttore di Fiction Mediaset,Gabriella PessionLorenzo Flaherty. La tv non investe più come in passato e diviene difficile competere con i badget molto elevati delle mega produzioni. La fiction italiana, negli ultimi anni, si è trovata a doversi confrontare con le produzioni statunitensi, inglesi e francesi, cercando un proprio posto nel mondo che, però, non è ancora stato trovato.

Paura di rischiare, carenza di autori, potrebbero essere fattori importanti su cui riflettere, certo che risulta difficile costruire un futuro se alla domanda di Bernardini di quanto la critica sulle fiction sia impietosa, il direttore di Rai Fiction, come il collega, difendono il proprio operato e quello della  loro struttura. Il prodotto non è affatto imposto dal target “vecchio” di Rai1, spiega Del Noce,Noi lo scegliamo, il prodotto, tenendo conto anche di quelle che possono essere le generazioni che devono affacciarsi al mondo della fiction”. “Ritengo che ci sia da parte della stampa una preclusione rispetto a ciò che è televisione.Critiche negative? Ce ne importa abbastanza poco. Loro continuano a vendere sempre meno giornali, noi continuiamo ad avere il nostro pubblico.

Ottimi presupposti per non cambiare nulla.

Arrivederci a sabato prossimo.

 

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2 thoughts on “La Tv che parla di TV

  1. Se l’informazione dei nostri Tg si ferma a quelli di Minzolini, stiamo freschi, ci parlerebbe dei ragni e delle allodole, piuttosto che delle figuracce del premier.
    Ma questo abbiamo purtroppo ed è poco e brutto. Nonostante le varie denunce Minzolini resta imperterrito al suo posto, incollato alla sedia come il nanerottolo alla sua. Ogni tanto hanno un sussulto e allora ci dicono che sono ancora lì, vivi e vegeti, nonostante e a prescindere.
    Tuttavia vale la pena pagare ancora il canone per vedere solo la Gabanelli,Floris e Fazio, finchè ce li lasciano. Io mi limito a questi per quanto riguarda la rai.
    Se poi si disinteressano degli ascolti, allora significa che si sono venduti a Mediaset.

  2. Per chi ha creduto, studiato e seguito la propria passione per la Tv è difficile non essere toccata dall’attuale stato di superficialità che circola, sono convinta però che una parte della battaglia l’abbiamo in mano noi, operando delle scelte, come quelle che tu personalmente hai fatto – le televisioni oggi, sono vincolate agli ascolti numerici è dunque importante boicottare le cifre e puntare alla qualità che vogliamo vedere – in Tv c’è tanta scelta, se sappiamo indirizzare le nostre preferenze non possono non tenerne conto – ciao e grazie

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