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by Loretta Dalola

Lavoro: preoccupazioni e tensioni

2 commenti


La situazione in Italia peggiora con l’argomento che suscita tensioni: creare il mercato del lavoro con i licenziamenti più facili. Questo sulla carta e nelle intenzioni del governo ma se da una parte il ministro Sacconi teme il pericolo di terrosrismo, dall’altra, al contrario, si pensa  sia una strategia per mettere a tacere le critiche. Argomenti che ci toccano da vicino e che vengono sviscerati con gli ospiti in studio nel programma pomeridiano Italia sul2, condotto da Milo Infante e Lorena Bianchetti.

Molte le problematiche legate al mondo del lavoro: i giovani vivono un forte precariato, e i lavoratori  che vengono  licenziati difficilmente  potranno reinserirsi, nonostatante la loro professionalità qualificante. E’ una sconfitta dell’Italia non riuscire a far fronte alla crescita, mancano le riforme strutturali che investano sulle potenzialità dell’ uomo, attraverso  cultura, scuola e lavoro.

Valori e  stili di vita reali che non si ritrovano nella lettera d’intenti presentata all’Europa da Berlusconi. Il fenomeno della difficile inclusione dei giovani nel mercato del lavoro appare in Italia molto più marcato rispetto agli altri paesi. La lunga transizione scuola-lavoro si accompagna a bassi tassi di occupazione, elevata disoccupazione, una concentrazione crescente in lavori insicuri, con rischio di intrappolamento nella precarietà. Le riforme adottate negli ultimi decenni hanno aumentato il grado di flessibilità del mercato del lavoro soprattutto liberalizzando i contratti a termine, al fine di favorire l’inclusione nell’occupazione dei giovani. Ciò ha portato a un’accentuazione della segmentazione con la concentrazione dei giovani nei lavori insicuri.

L’elevata disoccupazione giovanile si è ridotta fino agli anni pre-crisi, ma al costo di una accresciuta precarietà. L’impatto della crisi sui giovani è stato drammatico, proprio per l’elevata incidenza di lavori a termine. Il deterioramento del quadro occupazionale ha eroso i deboli progressi registrati nel periodo precrisi, accentuando le criticità esistenti. La partecipazione dei giovani al mercato del lavoro si degenerano già nel momento di uscita dal sistema di istruzione e  la forte vulnerabilità economica e sociale dei giovani in particolare meridionali rende necessaria la creazione di sbocchi di lavoro idonei, pena la perdita di intere potenzialità giovanili che, nonostante le loro aumentate competenze, rischiano di rimanere definitivamente al di fuori del mercato del lavoro.

Nessuna garanzia è scritta nell’immediato futuro. Paure e incertezze che chiedono soluzioni, perché i  giovani si sentono come degli uccelli a cui hanno tagliato le ali.

Se la  vita dei  raggazzi è difficile a causa della mancanza di possibile progettualità futura perché  vincolati da forme contrattuali che scadono,  non stanno bene neppure i lavoratori over 40/50, che licenziati, vedono l’età pensionabile allontanarsi e l’impossibilità di trovare un lavoro alternativo che  permetta loro di sostenere la propria famiglia, aiutare i figli e arrivare al traguardo pensionistico.  L’espulsione dei lavoratori in età matura è un problema che ne porta un altro con sé, quello della difficilissima se non impossibile ricollocazione di queste persone. E’ un problema enorme che diverrà una piaga sociale.

La disoccupazione adulta è un fenomeno sociale che sconvolge la vita delle persone, e ne devasta le famiglie; Sono un’altra nuova emergenza. I lavoratori senior, capelli grigi ma ancora tante energie, sono il prodotto di quel processo conseguente alla crisi e alla mancanza di soluzioni politiche che costituisce uno dei nuovi primati italiani.

Non hanno tutele. Troppo vecchi per lavorare, troppo giovani per la pensione e la differenziazione tra ricchi e poveri aumenta. Licenziare più facilmente non è una soluzione perché mancano tutte quelle garanzie che sostengono il mondo del lavoro. Non ci sono incentivi o agevolazioni per le giovani imprese schiaccite dalla burocrazia, e mancano anche gli ammortizzatori sociali. Se non si affrontano i  problemi, con pragmatismo e con scelte coraggiose ed equilibrate,  non ne usciremo. Giovani e lavoratori vivono nell’incertezza e ora anche nel timore che gli venga portata via quella minima sicurezza legata al tempo indeterminato.

La vita umana è il primo valore da sostenere, il futuro fa paura. Angoscia reale, grida di dolore che non vengono ascoltate. Una fotografia che fa impressione. La politica non è in grado di ascoltare chi ha bisogno della politica.

 

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2 thoughts on “Lavoro: preoccupazioni e tensioni

  1. Il lavoro ed i lavoratori in questo decennio sono stati massacrati in nome della produttività e della redditività delle aziende. Il profitto è stato l’unico fattore di cui si è parlato e si parla ogni giorno. Ogni lavoro in Italia è pagato 1/3 di quanto viene retribuito in altri Paesi europei ma questo i saccenti politici che frequentano i salotti televisivi non lo dicono mai… hanno a disposizione sempre cifre utili ad avvalorare progetti disastrosi ed idee bislacche. Di fronte allo sfruttamento del lavoro e la precarietà esistente oggi in Italia, io proporrei di prendere i nostri politici tutti e mandarli in campagna a raccogliere pomodori e peperoni, pagarli 4 € l’ora e dopo alcuni mesi, dirgli che devono produrre di più e guadagnare solo 2 € l’ora. Poi dopo un anno di lavoro, se sono ancora vivi, possono ritornare a parlare di lavoro.
    Ciao

  2. eh, non sarebbe male come soluzione al problema dello scollamento tra la parte decisionale e chi mette in pratica le teorie – ciao

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