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by Loretta Dalola

The end della democrazia

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Giorno dopo giorno, Corrado Augias propone su Rai3, “Le Storie diario italiano” appuntamento con la politica, la cultura, l’attualità, la Storia e le storie che cambiano il nostro Paese. L’ospite di questo incontro è Carlo Galli autore del libro: “Disagio della democrazia“, tema decisamente favorevole al dialogo vista l’attualità che stiamo vivendo.

E’ la fine della democrazia intesa nell’accezione ateniese di innovativo sistema politico basato sulla partecipazione di tutti alla gestione degli affari pubblici. Oggi il presupposto della moderna democrazia è il capitalismo, che raramente ha a che fare con il popolo, piuttosto ha a che fare con il modo di fare della politica. Il cittadino-consumatore dell´età della globalizzazione avrebbe davanti agli occhi visitando un ideale Foro politico occidentale contemporaneo: Stato e individui, cittadinanza e diritti, rappresentanza e sovranità, popolo e parlamento ovvero i templi della politica moderna ridotti a un ammasso di pietre corrose e ingiallite dall´usura del tempo e dalle innumerevoli scommesse tradite.

L’attuale concetto di democrazia conosce molti gravi problemi che la sfidano dall’esterno e dall’interno, e che possono sfociare in una crisi complessiva della stessa. Si sono liberate energie legate all’individualità che la rendono diversissima dal territorio antico, dove i cittadini della polis avevano la facoltà di riunirsi in assemblee (ecclesia) per discutere ogni argomento di interesse pubblico ed il potere di sentenziare l’esilio un singolo cittadino tramite l’istituto dell’ostracismo.

Il cuore della nostra politica ruota attorno ai ruoli che l’Europa ci impone visto che abbiamo perso la nostra credibilità, ruoli che convergono solo sul sistema economico, anche alla luce del nostro commissionariamento. Per Galli si tratta di un disagio duplice: soggettivo, dei cittadini, che sempre più vivono un sentimento di rabbiosa repulsione verso la democrazia, alimentato da una miscela di implicita indifferenza o esibita indignazione; ma è anche un disagio oggettivo, legato ai sistemi e alle strutture democratiche, che non riescono più a rispondere alle aspettative suscitate nel trentennio d´oro della democrazia occidental . Fallita anche la percezione dell´idea di rivoluzione in grado di edificare un sistema alternativo a quello capitalistico, un sogno e un progetto che aveva conquistato il cuore e le menti di tanti, distraendoli dalle fatiche e dai rigori del riformismo.

Siamo diventati spettatori, di una rassegnata accettazione del cattivo funzionamento della democrazia, del progressivo restringimento degli spazi civili e degli orizzonti vitali. Bisogna prestare la massima attenzione perché il tema di fondo della democrazia è fuori dal controllo del cittadino, abbiamo perso la conoscenza e il controllo dell’ordine economico. Il governo tecnico ipotizzato per la risoluzione temporanea di questa drammatica crisi politica italiana, pur avendo la fiducia del governo, sotto il profilo politico avrebbe il solo compito di farci uscire dalla crisi. Ma non ci può essere una sola soluzione tecnica, si devono fare anche altre scelte politiche, perché della politica, non ci si piuù liberare, si infila dappertutto.

La speculazione è pronta a lucrare nei prossimi gironi, dopo aver risolto la crisi politica ci troveremo difronte ad altri problematicità. L’Italia ha un debito pubblico spaventoso, riusciamo a malapena a pagare gli interessi. Abbiamo bisogno di una classe politica che rilanci l’economia ma anche di persone che abbiamo credibilità, polso, coraggio e competenza per dare garanzie agli investitori ai cittadini. Nel tempo si è instaurata nella democrazia, un’area astratta che non combacia con la disperazione e l’angoscia quotidiana, il divario tra classe dirigente e popolo si è evidenziato sotto molti aspetti. Il pus emanato da anni dalla politica ha infettato il nostro paese. La crisi ha portato alla caduta delle prospettive e dei valori. Le preoccupazioni stanno strangolando tutti. I privilegi di pochi stanno soffocando il mondo di tutti. Il mercato del lavoro è frustrato e un senso di impotenza è diffuso. Il pallino della crisi è nelle mani della politica.

Ma dal disagio può avere origine anche la rivitalizzazione della democrazia, il rilancio del suo significato umanistico. Tutto sta nelle mani mani politiche, che devono abbandonare il paese della fantasia, e mettere sul tavolo un paese concreto.

Solo la consapevolezza della complessità del gioco democratico può costituire un argine credibile a questa deriva, una coscienza di carattere umanistico che implica la necessità di distinguere e di salvaguardare ciò che è vivo. Dobbiamo ricercare un riscatto democratico che richieda più senso della storia piuttosto che scelte egoistiche, per ristabiliure un rapporto più stretto tra politica, cultura e bene pubblico. Nel coraggio di riappropriarci del vero senso democratico sta il bandolo della matassa.

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