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by Loretta Dalola

Le potenzialità della scienza

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E’ una puntata particolare che si impegna a mettere in risalto le applicazioni della scienza, quella che Corrado Augias, nel suo appuntamento quotidiano de “Le storie – diario italiano”, manda in onda. Una puntata che sfocia nel tema della ricerca partendo dalla notizia, a dir poco sconvolgente, che l’Italia tra i paesi industrializzati, nel campo della ricerca, investe meno della Tunisia.

Un potenziale patrimonio italiano, particolarmente apprezzato in campo internazionale, che rischiamo di perdere e allora da mesi è in atto una protesta che vede riuniti ricercatori, a tempo determinato e non, ma anche docenti e studenti, contro quella che viene definita “una legge indecente che smantella l’università pubblica e ne consegna le briciole in mano ai rettori e alle baronìe“.

L’ospite Carlo Alberto Redi, genetista è l’autore del libro dal titolo “Il biologo furioso” che ben si addice all’argomento trattato. In effetti il professore alla domanda: Perché è furioso, professor Redi? Risponde: “La nostra è una società del sapere e della conoscenza: nell’Ottocento era la chimica, nel Novecento la fisica, ora sono le scienze della vita. Eppure l’attenzione per questi temi è pari a zero. I politici si guardano bene dal chiedere un parere alle istituzioni scientifiche quando c’è da affrontare il fine vita, l’uso delle staminali o gli Ogm. Straparlano di argomenti che non conoscono, per cui non fanno nulla. Con un paradosso: si formano giovani scienziati e poi li si regala agli altri paesi che grazie a loro si arricchiscono di conoscenze”.

Gli attuali problemi moderni della sovrapopolozione, dell’economia, delle malattie e dell’ ambiente , potrebebro essere affrontati dal metodo scientifico, che può aiutare a trovare soluzioni : “Negli anni Ottanta i cittadini potevano anche ignorare la fisica delle particelle, potevano non sapere cosa fosse il bosone di Higgs. Ora invece si devono conoscere i risultati ottenuti dai biologi, perché riguardano tutti. Riguardano il modo in cui verranno alla luce i nostri figli, ciò che mangeremo, come moriremo” .

La battaglia del professor Redi è tutta orientata verso tematiche fortemente contestate da riflessioni etiche, filosofiche e religiose legate alle nuove sperimentazioni. “Le posizioni delle gerarchie ecclesiastiche sui temi come le staminali e l’uso degli embrioni sono contro ogni evidenza scientifica. E pensare che fino a 50 anni fa dell’embrione non importava a nessuno. Ora lo considerano una persona. E chiedono di non toccare i 50mila embrioni conservati nei freezer, “condannandoli” così a morte certa. Mentre invece potrebbero essere impiegati per aiutare la vita”. Cellule che potrebbero debellare malattie e partecipare alla vita. “Siamo un popolo di santi, poeti, artisti, navigatori… solo in ultimo di scienziati. È il retaggio neoidealista che privilegiava la cultura umanista. Ma oggi bisogna sapere di scienza per poter decidere su argomenti come il nucleare, gli Ogm, la fecondazione in vitro. È giusto combattere le grandi aziende che vogliono il monopolio, ma non le conquiste scientifiche come gli Ogm che potrebbero servire per combattere la fame”.

Oggi questo modello di studio è necessario per lo sviluppo di nuove terapie mediche. Vietare la ricerca in tal senso vuol dire limitare le nostre conoscenze su malattie e possibili cure in un contesto culturale in cui si parte dall’equivoco molto diffuso che parlare di cellule staminali embrionali equivalga a parlare di embrione.

La scienza deve essere utilizzata per sorreggere l’uomo che deve essere informato o si rischiano “i tunnel gelminiani, che nascono da lì, dalla disinformazione”. Il nostro è il secolo delle scienze della vita: medicina rigenerativa, biologia sintetica, biotecnologie agroalimentari, bioingegneria. Di fronte alla desertificazione e alla sopravvivenza di tanti, forse sarebbe bene investire nella ricerca di prodotti ottenuti anche in laboratorio, che potrebbero rispondere alle nuove esigenze, ovviamente, il nocciolo del problema sta nel monopolio che ruota attorno al settore:”non è lo scienziato a creare danni: è il modo di usufruire delle conoscenze che è pericoloso se svincolato da scelte politiche e morali”.

Tanto più oggi e tanto più in Italia, dove la conoscenza scientifica viene considerata inutile, si assiste a continui tagli ai finanziamenti alla ricerca e alla fuga di cervelli all’estero, e le decisioni politiche riguardo a temi importanti, quali inizio e fine vita, staminali e rigenerazione, vengono prese senza le adeguate conoscenze.

Il pianeta viene continuamente sfruttato, trasformato e distrutto dalle esigenze umane, e oggi, più di ieri, diventa importante conoscere il linguaggio delle scienze per comprendere la realtà che ci circonda, diventa necessario trasmettete la scienza ai giornalisti, ai politici e ai cittadini, in modo che le scelte politiche, economiche ed etiche in futuro siano più consapevoli.

La scienza è alla base di ogni decisione politica in cui la conoscenza scientifica è riconosciuta per ciò che è: un valore fondante della società contemporanea.

Deposta la collera, spiegato l’intento… ci si tranquillizza.

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