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by Loretta Dalola

Se si sveglia il dragone!

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Corrado Augias nel suo “Le storie – Diario italiano” in onda su Rai3, ospita il sindaco Roberto Cenni e l’autrice del libro “L’assedio cinese”, Silvia Pieraccini per una puntata in diretta, dedicata a Prato con particolare attenzione al tema dell’integrazione.

Tre donne cinesi sono morte annegate in un sottopassaggio dove erano rimaste imprigionate a causa del maltempo la notte del 5 ottobre.Il sottopassaggio in cui hanno perso la vita è stato inondato da cinque metri d’acqua e fango perchè il vicino torrente ha tracimato. Il sindaco non ha proclamamto il lutto cittadino, sollecitato  dalla comunità cinese come testimonianza di solidarietà e integrazione della città. Aspre le critiche che hanno seguito questa decisione.

” Per quanto riguarda il lutto cittadino, non ci sono regole precise, in città, in epoca recente non ci sono precedenti di lutto pubblico per incidenti o disgrazie, anche se ci sono vicende che colpiscono profondamente, a Prato non è stato fatto lutto cittadino nè per l’assassinio di un uomo davanti all’ospedale l’anno scorso, nè per la morte di due giovani in un incidente stradale un paio d’anni fa, e credo neanche nel 1996 quando tre pratesi perirono in un aereo di linea inabissatosi davanti a New York 5 minuti dopo il decollo con 650 passeggeri a bordo. Una scelta complessa e per la quale serve molto equilibrio.  La questione cinese è delicata e scegliere in un modo o in un altro avrebbe comportato polemiche. Abbiamo messo le bandiere a mezz’asta alle finestre del Municipio e rispettato un minuto di silenzio, credevo di aver dimostrato la sensibilità al dolore, ho telefonato ai familiari delle vittime, per esprimere la vicinanza e il cordoglio di Prato, ed ho scritto al console e all’ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia per esprimere il dolore della città”.

La forte presenza cinese all’interno della città di Prato è sicuramente un problema perchè a Prato si sono venuti a creare diversi fattori che hanno reso possibile lo sviluppo del pronto moda cinese. Per prima cosa i pochi controlli che sono stati effettuati nella città toscana hanno regalato ai cinesi l’opportunità di operare indisturbati, con regole diverse da quelle a cui noi siamo abituati, primo fra tutti, il forte sfruttamento della mano d’opera a costi bassissimi,   in secondo luogo, la forte crisi del tessile ha creato una grande disponibilità di spazi, in prevalenza capannoni, da utilizzare. Uno dei punti di forza del pronto moda cino-pratese è naturalmente il prezzo stracciato. Un metro di tessuto importato dalla Cina costa 54 centesimi contro i 5 euro del prodotto italiano. A ciò si aggiungono  poi le evasioni fiscali e l’ingresso di  tessuti illegali che arrivano nei porti di Napoli, Livorno, Genova e La Spezia e che costituiscono ormai un fatto noto. Insomma “una serie di illegalità legate a un sistema che produce risorse econimiche, reimpigate poi in droga, prostituzione e sistemi di azzardo”, afferma il sindaco.

Quello di Prato è sicuramente uno di quei casi in cui lo Stato italiano ha dimostrato la propria scarsa forza nel fare i controlli, a qualsiasi  livello: locale, nazionale, sono stati condotti pochi  controlli nei porti, nei negozi cinesi, e sui soldi guadagnati dai cinesi spesso in modo illegale. E’ come se lo Stato avesse girato la testa dall’altra parte e avesse deciso di non guardare quello che stava succedendo. Uno Stato che ora deve prendere atto del fenomeno largamente diffuso e trovare soluzioni di adattabilità reciproca.

D’altra parte l’estrema convenienza dell’aspetto economico, “giustifica” il fuori legge, un’intera filiera produttiva di abiti a basso costo con un’economia parallela che si è trasformata in un modello di strategia che  lavora e cresce a ritmi inimmaginabili per l’economia italiana. Tutto grazie soprattutto al fatto di poter contare su manodopera clandestina e al mancato rispetto delle norme che regolano l’attività d’impresa. Un polo produttivo che non conosce programmazione né marketing, e che si mantiene “parallelo” al distretto tradizionale pur operando nella stessa filiera e che ormai ha raggiunto numeri da capogiro, è la fabbrica più portentosa di moda “Made in Italy” fatta dai cinesi. “Non ci sono più soldi ed è quello che il mercato chiede” afferma un ambulante di Prato.   A questo punto non resta che far diventare colui che sembra un nemico, ovvero il distretto economico cinese delle confezioni, ricco, in crescita e spesso fuori dalla legalità, un alleato dell’altro distretto, quello storico del tessile pratese, alle prese da tempo con una crisi spaventosa di cui non si vede la fine.

Una realtà sociale che sposta l’attenzione anche sull’apetto della coabitazione di due realtà culturali differenti, uno scambio interculturale che deve lavorare su parecchi aspetti. Il fenomeno dell’immigrazione, infatti, presenta notevoli implicazioni economiche, sociali, culturali, di ordine pubblico. Presenta sia problemi sia benefici, che non sono un dato fisso e inevitabile, ma il risultato della  capacità di gestirlo. Partendo dal presupposto che l’immigrazione è fatta di uomini in carne ed ossa, con le loro storie, le loro speranze, le loro paure e debolezze, i loro diritti e i loro doveri, la loro creatività, la voglia di rendersi utili o di approfittare delle situazioni, i loro vincoli familiari. Ebbene, è necessario  che questo inserimento avvenga senza conflitti con la società che li ospita, costruendo una graduale reciprocità di diritti e doveri. Non si è più immigrati, ma cittadini a pieno titolo, dopo aver appreso la lingua di un Paese, dopo avervi vissuto un numero di anni sufficiente a comprenderne la mentalità e la cultura, e a condizione di condividere i valori fondamentali espressi dalla Carta costituzionale di quel Paese. Dopo che si è raggiunto, insomma, un pieno livello di integrazione.

Sperando che il futuro cancelli l’illegalità e offra un esempio di terza generazione in qualità di potenziali ambasciatori del made in Italy nel mondo, finisco questo resoconto della puntata con le parole del sindaco della città di Prato: ” A partire dalla scuola primaria,  l’integrazione è l’orgoglio della nostra città”!

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