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by Loretta Dalola

La manovra è legge

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Tg la 7 . La quinta manovra, costata cara agli italiani, è quella definitiva.  Ieri il via libera al Senato e la firma di Napolitano.  E’ il giorno in cui Monti si prende la libertà di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, visto che i partiti mettono ufficialmente i bastoni tra le ruote e poi in privato approvano. Un lavorio sotterraneo tra Pdl e Pd, con  la Lega da una parte e Di Pietro dall’altra. Monti ha concluso questa maratona con una stoccata: ” l’appoggio che questo governo ha ricevuto è molto più grande di quello che vogliono far credere”…

La cerniera dei partiti si è chiusa e Monti ha avuto l’approvazione. Ora servono maggior coinvolgimento e nuovi obiettivi. Manovra approvata alla vigilia della vacanze che vede  i rappresentanti della Lega impermeati dal clima di bontà natalizio ” limitarsi” a mostrare il pollice verso e a scandire il coro di “Buu! Buu!”.

La fase due è già cominciata: crescita e sviluppo per l’Italia, partiti permettendo, visto che Berlusconi vuole essere consultato prima di ogni decisione importante: “Abbiamo detto in maniera chiara a Monti che siccome siamo il principale partito i provvedimenti devono essere discussi prima con noi”. Monti imperturbabile prosegue il suo cammino  e  punta al rilancio della crescita, “sono stati posti i semi per lo sviluppo”, ma “a breve” arriveranno i provvedimenti veri e propri. Perchè sul fronte della crescita finora “abbiamo fatto il possibile in due settimane”, ma “resta da fare un lavoro enorme per liberare l’economia italiana dai freni che l’hanno rallentato la crescita”.

Uno dei problemi dell’economia dell’Italia è il livello troppo basso degli stipendi italiani che subiscono anche le tasse e l’aumento dell’inflazione. Il tutto si traduce in una riduzione del potere d’acquisto. Il potere reale degli stipendi degli italiani è lo stesso da dieci anni, siamo molto indietro rispetto a Francia e Germania  e nel confronto europeo si percepiscono stipendi mediamente più  alti di quelli dell’Italia. Stipendi al palo, tasse  e contributi sociali elevati che gravano sui lavoratori e sulle imprese.


Secondo le ultime classifiche dell’Ocse
gli stipendi netti degli italiani sono al ventitreesimo posto nella classifica dei trenta Paesi più industrializzati che aderiscono all’organizzazione. Statistica elaborate dall’Ocse che consente un confronto neutrale perché tiene conto del costo della vita e quindi classifica i salari a parità di potere d’acquisto. Forse anche per questo il ministro Elsa Fornero sta pensando a  un reddito minimo garantito. E’ sempre la statistica  ad illuminare con luce tetra la situazione del nostro Paese, uno dei pochi al mondo dove una laurea non garantisce affatto salari dignitosi e dove le imprese sembrano assai poco disposte a premiare la manodopera più qualificata. E le donne, che sono quelle che guadagnano meno di tutte rispetto agli altri Paesi industrializzati del mondo. Anche se sono dei geni.

Le tasche degli italiani sono sempre più vuote.

Attendiamo la fase due e nel frattempo, la politica va in ferie!

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