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by Loretta Dalola

Il fine giustifica i mezzi?

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E’ stato graziato. Le storie – diario italiano su Rai3, apre il suo appuntamento quotidiano riproponendo le immagini degli abbracci ricevuti in Parlamento dal deputato Nicola Cosentino. Stordisce ancora la scena di entusiasmo e dell’uomo soffocato dall’effusione affettiva: saluti, strette di mano, stritolato, baciato, esaltato, rincuorato da coloro che lo andavano ad omaggiare e a congratularsi. La coscienza della Casta l’ha salvato: 607 presenti, 298 favorevoli, 309 contrari, nessun astenuto.

La fiducia e il coraggio, è questo il respiro che manca e che riduce in cenere le nostre aspettative? Italia oggi: da una parte la vergogna di un Parlamento screditato e dall’altra un paese che torna ad essere protagonista sulla scena europea. Due facce della stessa medaglia. È questo, vivere oggi in Italia? E’ utile provare una forma di sofferenza e indignarsi?

Quesiti importanti discussi con la filosofa Roberta De Monticelli, ospite nello studio di Corrado Augias e autrice del libro “La questione civile”. “È questa erosione di speranza, di coraggio e di slancio creativo a ridurre in cenere i nostri giorni, perchè quando in una società viene a mancare la giustizia è proprio la vita di ciascuno di noi che viene svalorizzata e lo sentiamo attraverso la pagina nera del Parlamento, ma non dobbiamo perdere di vista l’indignazione come giusta risposta a un torto fatto al senso comune”. Con il tono appassionato di un’orazione civile, Roberta De Monticelli mette a fuoco con esattezza il cuore della tragedia che stiamo vivendo, e mostra come dal buon uso della nostra indignazione possa risultare una rifondazione, un progetto per una nuova civiltà.

Anche ai giovani liceali di Caserta viene chiesto di esprimere un’opinione e dalle voci rotte dall’evidente emozione, i volti del nostro futuro esprimono il disagio dovuto alla sensazione di una “giustizia ingiusta”: “Si dice che la giustizia è uguale per tutti, ma io non lo credo” afferma Fabrizio, 19 anni. La legge nata per garantire la libertà di pensiero usata e deformata per proteggere, mina pericolosamente le basi del sistema morale. Le leggi esistono perché devono esserci dei giudizi condivisi, è sconfortante l’atteggiamento del Parlamento perchè a cascata si finisce in fondo alla scala dei valori e allora avviene il trionfo delle feste di Arcore, la degradazione femminile, la vendita del proprio pensiero, l’asservimento al potere e la perdita dell’etica. Un brutale senso comune dove la giustizia è a vantaggio del più forte. Chi ha il potere decide di ricompensare i seguaci e sfruttare le persone, un’evidente distorsione dei valori che crea l’abisso tra noi e loro e ci fa a pezzi mettendoci l’uno contro l’altro. Si è instaurata la consapevolezza che è così, e così dev’essere, perché questo fanno tutti, politica e delinquenza compresi. La politica è diventata un simbolo, un segno del potere assoluto, violento e al di sopra delle regole che spazza via ogni forma di giustizia, di diritto. E insieme, di ogni dignità umana. Il lupo mangia l’agnello. C’è oggi la cooperazione alla distruzione pezzo a pezzo della legalità. Svenduti: giustizia, libertà, morale e bene comune. Accrescere la negligenza e la complicità è una miscela esplosiva che porta al degrado umano.

Dobbiamo fermarci e riflettere sulla situazione della società italiana a partire dalle azioni quotidiane degli individui che in questo momento di crisi sono bloccate dall’apatia e dall’indifferenza. Dobbiamo ridarci una norma per limitare le forze brutali. Siamo ritornati al punto di partenza, dimenticando i costi che hanno dovuto pagare i nostri predecessori che hanno creduto nella democrazia e nella giustizia e ora ne paghiamo le conseguenze. Siamo in balia dell’uso e dell’abuso del potere. Le legge dovrebbe porre dei limiti e chidere il giusto, al contrario in questo tragico paese ridonda il male e il cittadino è gabbato non potendo esercitare il suo diritto ad una cittadinanza comune e normata. La libertà politica non può essere superata perché diventa abuso e quando questo diventa manifesto si entra nella tragedia umana. Come possiamo ancora credere in uno Stato dove gli apparati istituzionali offrono lo spettacolo della complicità con la mentalità criminale? Non c’è società civile senza giustizia.

Una politica distante dalla quotidianità che necessità del nostro risveglio dal torpore dell’indifferenza, dell’apatia, della routine e dell’inerzia. L’abitudine alla rassegnazione. Un’indifferenza depressiva. Uno stato di perdita di senso che si può risolvere solo in un modo: con esercizi di disgusto.
L’antidoto sta nell’urlo di indignazione, che deve dare i suoi frutti, una ricerca, severa, della giustizia e del suo valore.Una lampadina che deve accendersi e che va tenuta accesa. Un’operazione che implica la scoperta del valore dell’ordine, della giustezza che richiede una misura, una posizione, un rapporto per ogni cosa che restituisca l’amore per la bellezza, per la giustizia e la libertà. Insomma, per se stessi.
E se non ora, quando?

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