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by Loretta Dalola

Mai più!

1 Commento


Passaggio a nord ovest condotto da Alberto Angela ci offre una puntata che da una parte scopre il fascino della storia attraverso aspetti poco noti e dall’altra invita alla riflessione sui comportamenti umani. In una frazione di secondo due città vengono distrutte e decine e decine di persone svaniscono. Un deserto ardente, muto, una distesa di morti: Hiroshima e Nagasaki. La determinazione degli Stati Uniti di far ricorso alle bombe nucleari per sconfiggere il Giappone era necessaria per scongiurare l’aggressione della Russia. Fare uso di “armi psicologiche” doveva rendere evidente a tutti la supremazia americana. Quel bagliore immenso era il frutto di anni di studi scientifici segreti, di tentativi, di un programma di ricerca americano che portò alla realizzazione dell’ordigno nucleare. L’idea di impiegare nuove bombe era un chiaro messaggio di forza, gli Usa erano pronti a tutto pur di annientare il nemico e porre fine al conflitto.

La missione sarà portata a termine da “Little Boy” e “Fat man”, così gli americani chiamarono i due ordigni che partirono all’alba e che sganciati crearono danni colossali. Un lampo accecante e decine e decine di migliaia di persone cessarono di vivere per colpa della forza d’urto dell’esplosione, dal fuoco divampato a causa del forte calore e poi dalle radiazioni che penetrando profondamente nel corpo umano, fracassarono cellule, alterarono il sangue, danneggiarono i polmoni, fegato e altri organi.

Il silenzio fu rotto da un tuono assordante che colpì tutti e tutto, anche la materia, deformandola e fondendola in oggetti contorti, misti ad ossa umane. Tutto carbonizzato, tutto fermo in un lampo. Tre giorni dopo il bombardamento di Hiroshima, un’altra testata nucleare veniva sganciata sul Giappone: cinque tonnellate di plutonio. La catastrofe umanitaria giace sepolta nelle coscienze di quegli uomini che condannarono a morte centinaia di persone. Con il lancio della bomba atomica su Hiroshima e su Nagasaki, il mondo moderno entrò nell’Era nucleare, consegnando alla saggezza collettiva degli uomini il controllo dei suoi effetti.

E si andò avanti, i cittadini iniziarono ad impegnarsi nella ricostruzione della loro vita affrontando coraggiosamente ogni difficoltà incontrata nel gran disordine dovuto al periodo di confusione dopo il bombardamento, la resa del Giappone e l’occupazione da parte dei soldati stranieri. Palazzi moderni, strade, scuole e grattacieli, la vita è tornata anche se il monito per il futuro è racchiuso proprio nel luogo, ove si è celebrata la prima catastrofe nucleare della storia. Il Giappone considera lo sgancio di quelle due bombe un crimine contro l’umanità e il museo che oggi sorge su quei luoghi è uno spazio ideale dove portare in visita la propria coscienza perché qui, si impara la storia degli errori umani. Oggi le due città sono tornate a vivere ma proprio lì dove la vita è rigermoglaita c’è un punto davvero istruttivo, dove il tempo si è fermato. Nel “museo della pace”, un orologio è l’emblema dell’orrore di uno dei tanti capitoli del libro della guerra. Le sue lancette sono fuse nella ricostruzione del passato e ferme all’ora esatta della deflagazione. Ogni oggetto messo in mostra rappresenta il dolore e la rabbia del popolo che ha vissuto questa realtà.

L’uomo deve piegarsi all’idea che la violenza non è una forma di soluzione. Questi eventi costituiscono una memoria scomoda perché a sganciarle sono stati quelli che, in una diffusa concezione della storia, sono i “buoni” e anche se la ricorrenza di una tragedia che nella cultura occidentale non è mai stata del tutto accolta nel novero dei giorni della memoria, cioè di quegli eventi che hanno segnato, nel modo peggiore, la storia dell’umanità, deve farci dire con forza: Mai più! La speranza di tutti, adesso è l’abolizione delle armi nucleari e la realizzazione di una pacifica comunità internazionale.

E proprio perché la memoria è fatta di simboli, sarebbe giusto restituirli anche a questa tragedia, e dedicarle magari un giorno in cui ricordarla. Ci aiuterebbe a impedire che si perdano nel tempo le impronte di Little Boy e Fat Man.

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One thought on “Mai più!

  1. e tutte queste cose sono successe e succederanno sempre in questo “sputo di universo” (come l’ha definito Vecchioni).
    Povero passato e povero futuro…
    Ciao

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