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by Loretta Dalola

Vietnam

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Nella morsa fredda del gelo che fa battere i denti all’Italia, la casa appare come un caldo e comodo rifugio e predispone lo spirito alla lettura o alla visione di buoni programmi televisivi. History è il canale specializzato in documentari, quello sul Vietnam racconta del  lungo conflitto armato che ha opposto  il regime comunista del Vietnam del Nord  conosciuto come Viet Cong, contro il Vietnam del Sud e il suo principale alleato, gli Stati Uniti.  Nel 1964 le  truppe americane lanciano l’operazione “ricerca e distruzione” spronati da nobili intenti: ” Noi combattiamo, perché dobbiamo combattere, non ci tireremo indietro, andate, andate”! sono le parole di incoraggiamento che il vice presidente  Lyndon Johnson usa per motivare l’impegno americano nel combattere il comunismo su tutti i fronti, sia interno che internazionale.

La guerra in Vietnam fu la più rovinosa combattuta dagli  Stati Uniti dopo il Secondo Conflitto Mondiale.

L’immenso dramma del Vietnam fu consumato lungo i fiumi e nei cieli, ma sopratutto a terra e molti dei  giovani soldati impiegati non sapevano nulla del Vietnam ma avevano ben radicata la paura del comunismo che li motivava fortemente a fermare la minaccia.

Il coinvolgimento americano inizia quando il Vietnam si divide in due e diventa un punto nevralgico nella guerra fredda  tra due superpotenze mondiali: gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica.

Nel 1964 si decise di aumentare la presenza americana in Vietnam, fu così che sbarcarono in Vietnam del Sud 3.500 marines, convinti che il conflitto sarebbe finito prestissimo. Nessuno tenne in conto la straordinaria capacità  di resistenza di quel popolo giudicato inferiore difronte alla potenza americana. Un errore di valutazione che costò la vita  a più di 3 milioni di persone (tra cui 58.000 americani)  più della metà erano civili vietnamiti. Nel 1969, al culmine del coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra, più di 500.000 militari statunitensi furono coinvolti nel conflitto in Vietnam. Ragazzi partiti per una missione veloce  giunsero nel territorio asiatico convinti di mettere facilmente  in pratica le teorie  dell’addestramento, ma sottomettere il Vietnam non fu come nelle previsioni e si trovarono nel bel mezzo dell’inferno e ci rimasero più di quanto si aspettavano. Gli attacchi aumentarono sempre di più con gli anni, così come il contingente e dopo l’artiglieria, i bombardamenti, le granate e i proiettili utilizzati in cerca dei punti vulnerabili per far breccia nel nemico l’unità americana rischiava di essere sopraffatta.

La più grande potenza mondiale non riusciva a domare le forze guerrigliere, ecco allora che vengono inviati i bombardieri che sganciano il Napalm, liquidi incendiari da lanciare sul nemico mediante lanciafiamme.  Distruggono tutto: soldati, fortificazioni nemiche, campi coltivati, boschi e villaggi.  Un prodotto chimico industriale,  inventato, perfezionato e fabbricato in laboratori scientifici e su scala industriale. E nel Vietnam fu usato anche contro la popolazione civile che si supponeva nascondesse i partigiani Vietcong; il napalm veniva lanciato dagli elicotteri, contenuto dentro leggeri serbatoi di alluminio che al contatto col terreno si rompevano, spargevano e accendevano il liquido incendiario che bruciava tutto, anche vecchi, donne e bambini.

Le conseguenze in Vietnam furono disastrose. L’economia fu duramente colpita dal conflitto e ancora oggi stenta a riprendersi. Crescente l’opposizione alla guerra negli Stati Uniti che portò  ad aspre divisioni tra gli americani. Un’intera generazione venne segnata da quella guerra, furono enormi i danni psicologici e morali che subirono i reduci. Per molto tempo diventati il simbolo della colpa da cancellare, l’immagine di quella “sporca guerra”, l’emblema della violenza ingiustificata, da eroi a carnefici.

Un conflitto che ha segnato la storia, la vita politica e la cultura degli Stati Uniti d’America e del mondo intero. Le decisioni  vengono sempre prese in sedi a cui i cittadini non hanno accesso; ma i cittadini votano i governanti che possono decidere e i cittadini hanno il dovere di  chiedere che la guerra non rappresenti più una soluzione  per qualsiasi paese.

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