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by Loretta Dalola

Le donne pagano sempre

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L’ondata di maltempo che ha coinvolto la Romagna ha regalato disagi anche domestici. La mancanza della  corrente elettrica, non ha permesso di passare il tempo davanti alla televisione, soltanto una guardatina all’Italia sul due e poi il buio moderno e l’accesione delle candele in compagnia di un buon libro. Lorena Bianchetti affronta con i suoi ospiti lo spinoso argomento della condizione femminile dentro la crisi italiana. Donne fortemente penalizzate dall’attuale situazione. Come ognuno sa, le donne hanno secondo la legge gli stessi diritti degli uomini. Ma nella vita reale non si ha quest’ impressione. Oggi la donna si é liberata dal ruolo tradizionale prova a fare la sua strada. La donna d’oggi é indipendente e emancipata.

Numeri e percentuali che non raccontano la “solita” questione di donne ma, una questione di produttività e di crescita economica. Più semplicemente: una faccenda di soldi e di ricchezza, delle famiglie e del paese. Bisogna partire da qui, dal fatto, dimostrato da economisti e specialisti di tutto il mondo, che, se le donne lavorassero ci guadagnerebbero gli indici economici del paese.  Ma è una realtà ben lontana nel panorama rosa. Alle donne è comunque destinato uno stipendio inferiore di un quarto di quello del collega maschio. E questo nel pubblico. Nel privato la situazione peggiora. C’è poi quella sottile, trasparente ma robustissima pellicola che divide le donne dai posti che contano, li possono sfiorare ma mai afferrare veramente. Trovare una donna nei consigli di amministrazione e nei posti decisionali delle aziende è impresa per persone molto determinate che inevitabilmente sono costrette a scendere a dolorosi compromessi familiari. C’è qualcosa che non torna visto che a scuola, all’università e nei concorsi le votazioni migliori sono quasi sempre delle studentesse.

Le donne di oggi devono lottare per la mobilità, la parità salariale, le pari opportunità, la formazione, la gestione della maternità e paternità, la conciliazione, le molestie sessuali, le discriminazioni, la violenza e il diritto di famiglia.  Ma non basta. Nei luoghi di lavoro ancora si penalizza la maternità.  Un’indagine Istat ha messo in luce un fenomeno che colpisce la fascia delle lavoratrici femminili, è quello della “lettera di dimissioni in bianco”. L’assunzione con licenziamento incorporato è il ricatto a cui spregiudicati datori di lavoro sottopongono tante  dipendenti costrette a pagare un intollerabile prezzo al bisogno di lavoro che, da sacrosanto diritto si trasforma così in ricatto. Un cappio che grava sulla vita dei soggetti coinvolti, ridotti ad uno stato di soggezione permanente e destinati a sicuro licenziamento in caso di maternità  o in occasione di una malattia o di un infortunio prolungato.  Momenti delicati per le persone che una legislazione civile dovrebbe tutelare e valorizzare e che, invece, la logica selvaggia del profitto trasforma in esclusione.

Una lettera di dimissioni in bianco, cioè senza data. La data verrà messa successivamente in un tempo deciso dalle convenienze dell’impresa. Che questa pratica sia diffusa è confermato dai dati e da dolorose testimonianze. Un “licenziamento volontario” a cui fa seguito anche la perdita del diritto alla disoccupazione. Prima arriva la promessa e poi l’inganno. Prima il contratto a tempo indeterminato e, pochi minuti dopo, la lettera di licenziamento. Si può essere “dimissionati” per decine di pretesti, ma i motivi più frequenti sono la nascita di un figlio, una malattia, l’età, i rapporti con il sindacato. Una prassi illegale che coinvolge in percentuale il 60% delle lavoratrici donne.

Eppure, senza le donne e il lavoro femminile non si esce dalla crisi: lo dicono con convinzione molti studiosi dei campi delle scienze economiche e sociali. Nonostante ciò essere donne, oggi, non è facile perchè la società italiana vive ancora forme di pregiudizio e disciminazione che resistono al passare del tempo.

In una società così evoluta come la nostra, tale situazione è inaccettabile. Non è mai troppo tardi per costruire una grande iniziativa contro gli abusi di potere, per la dignità del lavoro, per la libertà delle donne. Non è mai troppo tardi per riprendere la dignità femminile. Oggi è l’occasione per ripartire, produrre più forza ed arricchire questa simbolica battaglia di nuova linfa. Se non ora, quando?

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4 thoughts on “Le donne pagano sempre

  1. Qualunque sia la condizione di disagio le donne ci rimettono sempre di più. Oltre a sobbarcarsi tre o quatrro lavori, ci rimettono anche la vita. E’ cronaca quasi quotidiana l’uccisione della compagna, della fidanzata o della moglie, per il fatto che ha deciso finalemnte di non vivere una vita di soprusi e sottomissione.
    Mi chiedo quanto possono aver sofferto le donne d’un tempo, per quanto riguarda la nostra civiltà, ma quanto sono costrette a sopportare ancora in alre civiltà.
    Ciao Loretta, un abbraccio

    • Non a caso si usa dire:”la forza delle donne” – Siamo consapevoli ancora una volta che ogni manovra finanziaria, ogni taglio alle spese, ogni mancato provvedimento per la crescita, va a influire sulla nostra vita, molto più che su quella degli uomini. Ciò nonostante attingiamo alla capacità che abbiamo di trascinarci sfinite più in là, anche quando tutto crolla, quando chiunque si fermerebbe per rivendicare i propri interessi, mentre noi possediamo sempre quella straordinaria caparbietà nel tirare la carretta. Noi recuperiamo quel briciolo di forza che ci permette ancora una volta di prenderci sulle spalle l’ennesima fatica e responsabilità. ciao e grazie

  2. Cara Loretta, hai ragione nel dire che le donne pagano sempre in prima persona. Le donne non possono e non vogliono schivare compiti e responsabilità che nei momenti difficili diventano ancora più gravosi, come prendersi cura della casa, dei figli, lavorare fuori, cucinare, lavare, stirare.
    Ammetto che solo al pensarci mi viene da star male… e quando vedo donne che fanno tutto questo senza lamentarsi e con un’energia inesauribile, capisco che sono loro il vero motore della società e della famiglia, i veri eroi di questo secolo, costrette a far sacrifici che certi uomini, che decidono delle loro sorti e del loro futuro, dovrebbero provare anche solo per un mese, non sopravvivrebbero di certo. La lettera di licenziamento è una vergogna, ma una prassi consolidata da tempo. Io conosco imprenditori che già 30 anni fa la facevano firmare, ma anche ai ragazzi, non solo alle ragazze.
    Ciao e cerca di sopravvivere alla dieta TV

  3. Sono passata dalle immagini alle parole, ma non è una sofferenza, entrambi sono grandi piaceri – siamo capaci di clonarci e moltiplicare le ore di una giornata per occuparci di tutto – gira e rigira siamo sempre lì, a quel pregio che in fondo ci rovina spesso la vita. Si chiama Pazienza. Protestiamo, brontoliamo ma poi teniamo duro e siamo ancora una volta noi, a mettere le toppe – la nostra straordinaria forza è l’unico orgoglio di cui possiamo ancora vantarci. – ciao e grazie

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