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by Loretta Dalola

Shock nella sanità italiana

6 commenti


Sono successi episodi importanti in questi giorni che hanno riacceso l’attenzione generale  sul problema della sanità italiana. Il Tg de La7 non poteva non essere dedicato a una situazione così allarmante. Il pronto soccorso che dovrebbe essere il luogo dove si svolgono l’insieme delle azioni che permettono di aiutare una o più persone in difficoltà  nell’attesa dell’arrivo dei soccorsi qualificati , nella terza potenza dell’europa è diventata una cosa vergognosa. Una vicenda grave, brutta e intricata è al centro dello scandalo, una situazione indecente che  si è svolta nel pronto soccorso della nostra capitale, che ha fatto emergere quella che ormai sembra essere la normalità.

Quattro giorni legata alla barella in attesa di un posto letto. La donna di 53 anni, malata di un Alzheimer precoce, in preda a crisi epilettiche, era in coma. Caduta in casa, aveva sbattuto la testa. L’hanno scoperta in quella condizione, legata alla barella, Ignazio Marino e Domenico Gramazio, senatori del Pd e del Pdl, dopo essere entrati a sorpresa nella “piazzetta” del pronto soccorso del Policlinico Umberto I di Roma, l’area di smistamento dei pazienti in urgenza. Un caso che ha scoperchiato la realtà.  Il sistema di emergenza in Italia è allo sbando. Ore d’attesa su sedie, barelle di fortuna, senza assistenza,  nella disperata ricerca di un posto letto  o in attesa di  una mezza diagnosi da completarsi poi negli ambulatori specialistici, quando questi apriranno.

Lei che è medico, ha mai visto una situazione del genere? è la domanda che la giornalista rivolge direttamente al senatore Marino, ” Devo dire, sinceramente, no, al pronto soccorso dell’Umberto I, la situazione è intollerabile, totalmente indecente”. Nei cinquanta metri quadrati della “piazzetta”, il lazzaretto di uno dei peggiori ospedali d’Italia, ci sarebbe posto per otto malati ma, al momento del blitz c’erano venti persone, alcune in attesa da giorni. “Nei giorni di crisi vengono stipate anche cinquanta barelle, afferma i direttore dell’azienda sanitaria pubblica, non possiamo respingere i malati”!

Se la capitale è infetta come sarà la situazione negli altri pronto soccorso? Il caso romano sarà isolato?

Il  problema della mancanza di posti per il ricovero non è una novità. Bisogna risolvere queste situazioni.  Il Policlinico Umberto I è uno dei numerosi ospedali oggetto di indagini della magistratura nella capitale, dopo la scoperta fatta circa una settimana fa all’ospedale San Camillo, di pazienti curati a terra nel pronto soccorso. Per questo la Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo sulle presunte carenze negli ospedali della città ma, anche gli altri pronto soccorso italiani sono a rischio collasso. Da Nord a Sud, da Milano a Napoli, passando per Roma, la situazione che si vive nei reparti di emergenza degli ospedali del Paese è al limite: sovraffollamento, accessi impropri, mancanza di posti letto per i ricoveri, carenza di personale medico e paramedico, costretto spesso a stringere i denti e lavorare in condizioni sempre più difficili.

Per quel che riguarda l’attesa dei pazienti per un posto letto, l’attesa a volte si traduce  in una vera e propria odissea. Storie di ordinario disservizio, casi limite forse, ma sempre più frequenti. “L’affollamento del pronto soccorso, spiega il presidente Fimeuc Barletta,  non è un problema organizzativo dei reparti di emergenza, ma dell’ospedale. Se la struttura non può accogliere un paziente, questo per forza rimane in pronto soccorso sulla barella, determinando come effetto domino un rallentamento di tutte le attività e perfino del sistema di emergenza preospedaliero del 118″. Dunque il sovraffollamento è proprio uno, se non il primo, dei problemi più pesanti che affliggono i reparti dell’emergenza-urgenza del Belpaese.

E mentre le stelle stanno a guardare in attesa che si trovino una serie di misure da adottare, i pazienti dovranno pazientare!

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6 thoughts on “Shock nella sanità italiana

  1. Ciò che mi lascia perplesso è quel dichiararsi scandalizzati, da parte di policiti che sanno bene come funziona la sanità pubblica nel nostro Paese. Dopo anni di latrocinio da parte di manager incapaci, nominati dalla politica, oggi arrivano i tagli massicci che, sempre la politica, applica in modo indiscrimitato per far fronte al debito pubblico. Mai nessuno ha pagato per gli errori e le inefficienze. Mai nessuno si è posto il problema di rimodernare e rendere più efficiente il sistema. Poi, arrivano “a sorpresa” in un’ospedale e, guarda caso, scoprono anche loro lo “scandalo” che viviamo noi quotidianamente e da decenni.

    Ciao Loretta, buon pomeriggio a te.

    • guardo la tv e rimango inebetita per come i termini vengano utilizzati in maniera impropria.. malasanità è una denotazione ben precisa in origine che prende vita da una inefficiente ed inefficacie organizzazione sanitaria. Noi italiani abbiamo la brutta abitudine di espandere termini a tutto ciò che fà riferimento alla sanità per cui mettiamo nel mezzo infermieri , medici , personale di supporto e magari perchè no anche qualche adetto alle pulizie. Purtroppo ciò che mi fà specie è che ci scandalizziamo del fatto accaduto e non pensiamo che chi ha il potere decisionale permette tutto ciò. Certamente credo sia fondamentale sottolineare che il personale infermieristico non ha capacità decisionale di collocamento dei degenti, ma quest’ultimi spesso si ritrovano ad dover arginare mancanze organizzative dovendo adattare gli ambienti in maniera tale da poter assistere i molti degenti solo facendosi carico totale dell’assistenza. posso assicurare che ciò che viene studiato nella teoria clinica e pratica all’interno delle università di infermieristica non viene messo in pratica all’interno del nostro sistema sanitario e non per una mancanza di responsabilità dell’infermiere o della poca voglia di erogare un servizio di qualità , ma solo e soltanto perchè i nostri modelli organizzativi aziendali non permettono un sufficiente numero di infermeri calcolando semplicemente che i pazienti sono solo numeri e determinano su statistiche basate sul carico assistenziale prettamente pratico ciò che rappresenta il tempo da dedicare ai nostri pazienti. questo discorso può far intuire quanto un’infermiere possa sentirsi frustrato nel non poter esprimere il suo sapere e le sue conoscenze non solo attraverso una buona assistenza ma anche attraverso una perdita quasi totale di poter dire ciò che è giusto fare, non in senso clinic ma in senso organizzativo. di fatto colui che passa il maggior tempo con i pazienti nelle unità operative intensive e non sono proprio gli infermieri e coloro che nella organizzazione potrebbero sviluppare meglio la distribuzione dei servizi. ma ovviamente in italia questo non sarà mai possibile , perchè il paternalismo medico non permette ancora a noi infermieri di occupare lo spazio dovuto, solo per un semplice motivo, i nostri medici e mi dispiace per coloro che non sono così tengono alla loro poltrona proprio come ci tengono i nostri esterefatti politici. concludo così dicendo che se quella donna è stata legata e non è stato dato ma mangiare a lei non è colpa di un’infermiere che ha dato consegne sbagliate ma di una organizzazione che non presenta una rete sociale intorno alla persona nonchè paziente, infermiere , medico e personale di supporto.
      Grazie comunque per i pensieri espressi…spero che la situazione migliori…

      • Ciao e benvenuto, il tuo contributo è una visione dall’interno e aggiunge sfumature al problema – come sempre gli ingranaggi funzionano solo se, tutti gli elementi, vengono oliati allo stesso modo – spesso, come sottolinei, c’è uno scollamento tra chi dirige e chi opera, incomprensione che scardina i meccanismi e il”sistemaItalia” in questo p decisamente da record! – personalmente ho sempre avuto esperienze, positive e non lamento nulla a riguardo – pare non sia così, purtroppo – e chi ne paga le conseguenze è la parte più fragile, quella, che dipende dall’ingranaggio – ciao e grazie

  2. Sai cosa mi fa pensare tutto quello che ultimamente sta accadendo, alla storia passta e ai suoi ricorsi…la rivoluzione francese avvenne proprio perché i nobili vivevano nel lusso più sfrenato e la Francia viveva una crisi economica e politica enorme, lo scollamento tra la vita del popolo e la bella vita di Versailles consegnò alla memoria la storica frase di Maria Antonietta: “se il popolo non ha pane, dategli delle brioches”. Vera o no, dimostra quanto i due mondi fossero distanti come oggi, dove la classe dirigente punta alla gestione del potere mentre i cittadini chiedono soltanto di essere sottratti alla fame grazie ad un lavoro, di essere curati grazie ad una buona sanità, e che vengano salvaguardati i diritti umani acquisiti con tanta fatica. ciao e grazie

  3. E’ inconcepibile che una persona in qualunque stato di malattia si trovi, debba restare su una barella per giorni e giorni con solo una soluzione fisiologica e nessun nutrimento in una saletta dove passano in continazione le stesse persone.
    Gli infermieri che si altermano danno le consegne l’uno all’altro per cui chi riceve in carico sa che cosa deve fare e che cosa è stato fatto su un paziente anche se questo è in pronto soccorso.
    Credo che non si tratti solo di malasanità (interventi sbagliati o cose del genere) ma di disorganizzazione totale del personale, mancanza di dirigenza con l’aggiunta della superficialità di chi ci lavora.
    Se nell’ospedale non c’è posto, ci saranno altri ospedali che il posto ce l’hanno. Non risulta che almeno qualche tentativo di allocamento in altri ospedali sia stato fatto.
    Ciao Loretta, un abbraccio.

  4. E’ decisamente triste ipotizzare che in situazioni di fragilità con necessità di cure e attenzioni si possano verificare episodi simili – siamo esseri umani che dovremmo affidarci in mani sicure e sensibili, pronte a risolvere, assistere e sostenere chi deve affrontare un percorso sanitario, invece, pare si debba solo incrociare le dita o non ammalarsi! ciao e grazie

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