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by Loretta Dalola

Confindustria Ecce Leader

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La nuova polemica sull’articolo 18 innescata  dalle dichiarazioni del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia“i sindacati difendono gli assenteisti cronici e ladri” – apre di fatto la campagna elettorale per la successione. Ospite a In Onda il programma di approfondimento de La7 condotto da Luca Telese e Nicola Porro, il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei che alla domanda di apertura se l’art.18 fosse il nocciolo della questione, risponde:” “Siamo arrivati ad una condivisione totale. Ciò che ha dichiarato il Presidente Marcegaglia è esattamente la presa di posizione che io condivido”… “anche se non approvo i  toni esagerati che ha utilizzato nei confronti delle organizzazioni sindacali”.

La fama del candidato è  tutt’altro che tranquillizzante, pare che all’interno di Confindustria sia considerato un vero falco del business management, e al tono provocatorio di Telese che glielo ricorda, sorride sornione.  La battaglia non è solo per la poltrona ma, è scontro di idee.  I due candidati provengono dal mondo imprenditoriale, hanno passato la vita nelle loro imprese, esportando i loro prodotti in tutto il mondo, come concilieranno le esigenze dei sindacati con quella della  Confindustria al riflesso della vita politica? Quali prese di posizioni prenderanno per rendere più competitiva l’Italia? “Dopo 8 anni di frequentazione del mondo della Confindustria ci si affeziona, è una lobby di potere legittima, quello che deve essere cambiato è il sistema, deve rinnovarsi.  Deve essere più trasparernte e autorevole, insomma  più associazione e meno burocrazia. Non intendo criticare il passato, ma prevenire futuri problemi che si dovranno risolvere. Confindustria non deve essere considerata soggetto politico, deve essere equidistante dalla politica. Credo che l’equidistanza sia la posizione più equilibrata , perché essere filogovernativi è normale è perché il governo è il nostro interlocutore”.

Con il pieno appoggio di  Sergio Marchionne, amministratore delegato del Gruppo Fiat, Bombassei sta facendo una campagna molto forte, critica anche l’articolo 18, che definisce senza mezzi termini: “uno dei principali motivi del perché in Italia non si investe abbastanza, è un freno che non fa sviluppare le assunzioni per i giovani. Dobbiamo rompere gli schemi e adeguarci alle nuove esigenze.” – Anche se lo Statuto dei lavoratori impedisce il licenziamento indiscriminato? –  ” Secondo me l’effetto devastante dell’art. 18 è l’aspetto pscicologico, è quello che impedisce alle grandi imprese europee di investire, l’impossibilità di licenziare”.

Continua dunque la crociata sull’art.18, capro espiatorio dei mancati investimenti esteri, a parte che vorremmo veramente sapere se tali investimenti sono sconsigliati dall’articolo 18 o dalla mancanza di infrastrutture, dalla burocrazia asfissiante, dalla corruzione o dalla presenza di una criminalità organizzata che non ha eguali al mondo. Ma  che l’Itali sia tacciata come  l’Eden del licenziamento è puro vagheggiamneto.

Provi a ragionare come un lavoratore che ha subito una discriminazione, incalza Telese, le farebbe piacere essere cacciato? ” Abbiamo visto filmati di valige aperte con sottrazione di oggetti, esempi eclatanti di licenziamenti per giusta causa”…

E alle 382 operaie della Golden Lady di Gissi in Abruzzo che sono attualmente in cassa integrazione, anticamera del licenziamento, con difficoltà di ricollocazione perché l’azienda ha preferito la delocalizzazione, si risponderà che è giusta causa? La storia di questo stabilimento è del tutto simile a quella dell’Omsa di Faenza:  delocalizzazione in Serbia, chiusura degli impianti produttivi e cassa con incentivi alla mobilità per i dipendenti. “Eravamo già da un anno, molti da due, in cassa integrazione, ma i sindacati, e noi stessi dipendenti, ci dicevano di aspettare, che ci sarebbe stata una riconversione, o che si sarebbe trovato un nuovo acquirente. Perchè qui, come a Faenza, lo smantellamento delle macchine ed il trasferimento in Serbia era già di fatto avvenuto, addirittura mi ricordo che i nostri manutentori sono stati obbligati a fare i corsi a quelli serbi. Invece quest’estate abbiamo ricevuto la tragica notizia; l’azienda chiude, senza riconversione, senza se e senza ma.”

E’ la voce delle donne, madri di famiglia e lavoratrici   che con amarezza si fa sentire ai microfoni de La7 , Giuliana da 18 anni in azienda e che prima facendo i turni percepiva 1.900 euro al mese  ora arriva malapena a 1.000 e testimonia, ennesima prova della decadenza della nostra civiltà, la distanza della politica, specie nel centro-sud, dai problemi reali.  Si parla tanto della competizione globale, di innovazione, di cambio di sistema e poi nel silenzio totale dei sindacati  e della politica si preferisce traslocare il profitto all’estero perché un operaio costa il 40% in meno e fa guadagnare di più che in Italia. Quando chiudono, oppure quando mettono in cassa integrazione o  licenziano i loro dipendenti, le grandi aziende di solito giurano di non poter fare altro. E’  stata la crisi, dicono, a metterci con le spalle al muro. Ma in questi casi la crisi non c’entra nulla.  Alla base c’è soltanto la voglia di aumentare ancora di più un profitto che è già bello grasso. La Golden Lady è un gigante nel settore delle calze femminili, e pagando ancora di meno il lavoro i profitti aumenteranno anche di più. Pensata, e subito messa in atto, senza tenere in considerazione che dentro alla produttività aziendale ci sono essere umani che pagano sulla proprie pelle le strategie di un guadagno maggiore. Un disastro  civile oltre che sociale, perchè in questi esempi si va a colpire un anello che è già debole, quello dell’occupazione femminile.

Sentiamo continuamente parlare di ricostruzione per riqualificare l’Italia agli occhi del mondo e aziende floride e in attivo come la Golden Lady possono decidere di mettere a repentaglio la vita di centinaia e migliaia di famiglie e danneggiare profondamente l’economia del Paese solo per poter aumentare ancora di più i loro già ricchi profitti. E’ questo il vero scandalo su cui tutti continuano a tenere gli occhi chiusi. Forse prima di pensare ad essere innovatori dovremmo lottare per restare conservatori di un Made in Italy, vanto del nostro Paese.

E mentre la campagna elettorale per la successione al vertice di Confindustria entra nel vivo, con il duello fra il presidente uscente, Emma Marcegaglia, ed il vice presidente e candidato Alberto Bombassei, il dubbio ci assale, siamo sicuri che le fazioni che oggi si scannano sull’articolo 18, vogliano finalmente scendere sul pianeta Italia e parlare di cose concrete?

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