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by Loretta Dalola

Come muore la democrazia

2 commenti


Democrazia: un tema che sta molto a cuore al conduttore di Le Storie- Diario italiano , Corrado Augias che più volte ritorna ad argomentare con i suoi ospiti questa delicata ma, importante questione. Questa volta è con l’autore di : Come nasce una dittatura, Giovanni Borgognone che  racconta  di una data, il 1924, che ha segnato la nascita ufficiale del fascismo italiano, come regime e non più come movimento sregolato.  L’Italia del delitto Matteotti,  rapito e ucciso, in pieno giorno, così lontana dal nostro presente eppure, i meccacnismi che hanno consentito l’erosione di una democrazia giolittiana sono temi di estrema attualità.

“La dittatura è il frutto avvelenato della democrazia che, come espressione della volontà del popolo è chiaramente un’utopia. Ci sono due poli che giocano attorno ad essa, la partitocrazia e la leaderschip.  La democrazia deve mantenersi in equilibrio tra queste due forze e la dittatura non è altro che lo sbocco dell’estremo di uno dei due poli”, così, Borgognone,  spiega l’ avvento delle dittatura nella storia moderna . Momento di crisi economica, un leader carismatico che si presenta come forte e desideroso di combattere la corruzione politica. Grande comunicatore, in grado di parlare e affascinare le masse  e una volta sistemato al potere si porta dietro un codazzo di adepti, un sostegno. Seguaci pronti a tutto pur di compiacere il capo per potersi arricchire, capaci di sfruttare l’informazione per raggiungere  scopi tutt’altro che collettivi.

E così muore la libertà sotto gli scroscianti applausi.  Storia certo, ma con un che di déjà vu molto attuale.

In un’Italia preda della crisi e del pericolo rosso, con un forte senso di disgusto nei confronti dei partiti si crede a Mussolini come al salvatore. Grande giocatore d’azzardo approfitta della situazione laddove si è creato un vuoto, ci si fionda sopra, iniziando la sua campagna di propaganda contro i comunisti e contro tutti coloro che potrebbero opporsi alle sue idee.

Strane analogie con  un panorama odierno.

Anche allora c’era una stampa libera, una politica pluralista, dunque una democrazia, eppure, la sinistra divisa, non ebbe la forza di opporsi. Passato o presente? E tra tentennamenti, ripensamenti, schieramenti e attese, Mussolini scalzò la democrazia e prese  il potere. Così avvenne il corto circuito, grazie allo  sconforto e alla passività. Si ritenne che coinvolgere le masse fosse pericoloso, l’incubo della rivoluzione fece da freno e non scattò l’antiparlamento e fu così che iniziò il ricatto politico.  La condizione mentale di servi indusse a cercare la via più comoda, quella di credere in  “qualcuno” che  toglie dai guai, che risolve. E il fascismo rese totale il suo inserirsi nella società e dopo, nulla fu più possibile…

Dunque la dittatura nasce senza un titolo giuridico di legittimità. Si impone con la forza e si legittima con la sua stessa vittoria. Assume anzi, a volte, il carattere di un governo che  pone fine ad un processo di disordine sociale e politico, capace di porre ordine autoritario e violento, ma ordine, su una situazione precedente di disordine e confusione. Si autolegittima in forza della necessità di risolvere una situazione di emergenza. Un sistema che vuole eliminare ogni male e ogni infelicità.  La supposizione è che un tale sistema sia fattibile, anzi inevitabile, che diviene  invito per il regime a proclamare che esso realizzi questa perfezione e a esigere dai suoi cittadini riconoscimento e sottomissione, nonché la condanna di tutte le  opposizione  quali forme  di vizio, ingiustizia e perversione.

Alla luce della storia siamo tutti corresponsabili di un sistema dittatoriale, anche chi subisce e non si ribella. L’eredità del passato insegna perché, ahimè, può non essere solo passato!

Giorgio Bocca disse a Sky Tg 24: “Mai un periodo politico così deprimente. Berlusconi ha tutte le caratteristiche di un dittatore, un dittatore sul ridere, ma insomma uno che non tollera concorrenti. Non credo che ci sia mai stato in Italia, neppure sotto il fascismo, un periodo politico così deprimente. Berlusconi ha fatto della politica una specie di grande commedia, di grande farsa, dove tutti hanno diritto a raccontare le balle che vogliono. E’ un periodo veramente molto umiliante”.

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2 thoughts on “Come muore la democrazia

  1. Ci sono forme diverse di Dittatura, i modelli storici che abbiamo vissuto con Hitler, Stalin, Mussolini, sono ormai retaggi del passato. Le Dittature più pericolose sono quelle travestite da Democrazia, quelle nelle quali il Popolo crede di contare qualcosa, ma in realtà conta una cippa. Ti pongo una semplice domanda: Tutti sanno che i cosiddetti Onorevoli, cioè i rappresentanti del Popolo, vengono scelti dal Capopartito e messi in lista sulla base di “capacità” non meglio precisabili. Gli Italiani vorrebbero scegliere loro le persone da mandare al Senato ed alla Camera. Lo vogliono con tutte le forze, al punto da organizzarsi e raccogliere 1 milione e mezzo di firme per promuovere un referendum. Queste firme che fine fanno? Vengono buttate serenamente nella spazzatura ed i partiti continuano indisturbati le loro manfrine con spargimento di aria fritta.
    Tu questa come la chiameresti, Democrazia?
    Pensaci

  2. la chiamo : democrazia camuffata,moderna asservita al potere, menefreghista e interessata, tutto fuorché democrazia popolare – ciao e grazie

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