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by Loretta Dalola

Dalla città sulle acque, al simbolo yemenita di virilità

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Un viaggio diverso dal solito, ma ugualmente interessante, Passaggio  a nord ovest,  ci porta a Venezia e dentro la sua famosa Basilica di San Marco, in una delle piazze più belle del mondo, il fulcro, della città sospesa nell’acqua. Unica al mondo.  Un luogo affascinante che lascia a bocca aperta per quel sapore di mistero e di antico che si respira nelle vie della città. L’atmosfera un po’ malinconica e al tempo stesso romantica di Venezia fa innamorare chiunque venga a visitare questa città sull’acqua. Ed è qui, nella piazza principale che sorge il campanile di San Marco: costruito nel 1173 come faro per i naviganti, crollò nel 1902,  venne interamente ricostruito, identico. È sulla sua sommità  che l’angelo posto sopra la cuspide piramidale del campanile di San Marco ha la funzione di segnalare la direzione del vento: è infatti girevole sul proprio asse sensibile, con le ali, ai soffi di vento e pare, segnali ai veneziani, anche il livello dell’acqua e il conseguente, pericolo dell’acqua alta.

Ma tra credenze e certezze, ecco la  Basilica di San Marco che appare al centro della piazza, colorata d’oro e rivestita da mosaici che raccontano la storia di Venezia, assieme ai meravigliosi bassorilievi che raffigurano i mesi dell’anno.  Si sviluppa verso l’alto e rispecchia lo stile orientale,  è un monumento unico per la ricchezza della sua storia, la maestosità della sua facciata e del suo interno, splendido laboratorio in cui hanno operato per secoli grandi artisti italiani ed europei. Il carattere bizantino che la contraddistingue appare soprattutto nei grandi mosaici che narrano le storie di San Marco, del suo martire, che riposa all’interno del luogo sacro, e il 25 aprile per i veneziani, è una tradizione ben più antica dell’attuale festa nazionale: è la festa di San Marco. Il santo patrono della città che  divenne il suo emblema, assumendo le sembianze di un leone alato che brandisce una spada e stringe tra le zampe un libro sulle cui pagine aperte si legge: Pax Tibi Marce Evangelista Meus,  Pace a Te o Marco Mio Evangelista. Ma il 25 aprile  è anche la Festa del Bocolo ed è tradizione regalare un “bocolo”, cioè un bocciolo di rosa, alla donna amata.

Sopra la porta principale, i quattro cavalli bronzei di Costantinopoli,  ricordano la quarta Crociata del 1204. La quadriga  è un magnifico esempio di fine fattura e precisione di fabbricazione greca. Ognuno dei cavalli è fuso in due pezzi distinti: il corpo e la testa, particolare interessante se si pensa alle tecniche primitive di fusione di oltre duemila anni fa.  Sono di bronzo dorato, lucenti e sono da sempre considerati il simbolo della potenza e della libertà veneziana. I quattro cavalli, subirono spesso le attenzioni dei nemici della Repubblica Serenissima. Ultimo, Napoleone, che se li portò  in Francia come bottino di guerra, per essere collocati sull’arco di trionfo del Carrousel, fatto appositamente costruire dall’imperatore. Riportati in patria, vengono custoditi  in un ambiente sicuro e protetto, all’interno della basilica, nel Museo Marciano, e sono state fatte delle copie che li hanno sostituiti.

Impossibile, quando si visita la cattedrale veneziana, scorrere ordinatamente la quantità di decorazioni, mosaici, strutture architettoniche, oggetti preziosi e raffigurazioni sacre e allegoriche di cui è corredata dentro e fuori: per affrontarla nel modo giusto, prima di scendere nel dettaglio, bisogna lasciarsi travolgere dalla sua abbondanza, che di volta in volta cambierà aspetto a seconda della luce, dell’angolo da cui si osserva e da numerosi altri particolari che fanno della Basilica di San Marco un’esperienza sempre nuova ed intensa. Visitare la Basilica di San Marco significa quindi entrare in una fitta rete di contenuti artistici, religiosi e iconografici che raccontano minuziosamente la storia di Venezia. Luogo mistico e spettacolare, questo luogo sacro per la cristianità,  intreccia storia e fede, Oriente ed Occidente, arte e ricchezza in un implacabile susseguirsi di emozioni che dalla vista raggiungono in profondità lo spirito.

Da Venezia ad un arma, la Jambiya,  un pugnale ricurvo che, a partire dai 12/14 anni, quindi dalla pubertà (sottolineata dalla festosa cerimonia della circoncisione), ogni individuo yemenita di sesso maschile è orgoglioso di ostentare fino alla morte. Nello Yemen un uomo senza il suo coltello, non è nessuno. Lo si mostra, portandolo alla cintura. In una terra dove le donne hanno il volto coperto e  non mangiano assieme agli uomini,  un’arma, poco per volta ha perso un po’ del suo significato bellico per mantenere  inalterato quello fallico. La jambiya, infatti, è un evidentissimo simbolo di virilità al quale non rinunciano neppure gli uomini più umili, come mendicanti e carcerati. Viene portata custodita in un fodero, anch’ esso ricurvo ed applicato ad un cinturone, proprio sopra la pancia ed in questo parecchi studiosi hanno visto l’ intenzione di rappresentare una sorta di prolungamento dell’ organo maschile.

Questo particolare tipo di pugnale è formato da una lama di acciaio, affilata su entrambi i lati, lucidissima e con una linea centrale in rilievo.
Tuttavia il vero capolavoro è costituito dall’ impugnatura. Essa infatti spesso è prodotta con materiali rari e pregiatissimi, come, per esempio, il corno di rinoceronte (al quale vengono attibuite virtù afrodisiache e che viene importato clandestinamente, dato che si tratta di un animale protetto), oppure l’ avorio.   Spesso sono decorate molto finemente con oro ed argento, filigrana, pietre dure e monete. Il pregio, inoltre, aumenta con il tempo quando il materiale utilizzato, invecchiando, assume un bel colore ambrato.

Anche il fodero, che spesso è di legno ricoperto con vari materiali, è decorato con molta cura ed applicato ad un cinturone di cuoio scuro, che si allaccia sulla schiena. In un paese poverissimo un fabbricante di coltelli guadagna bene. È  un lavoro di prestigio, un’abilità artigianale che richiede tecnica e fantasia, una mano d’opera che permette di trovare lavoro a tanti.  La Jambiya, indica il posto occupato dall’ uomo nella società: semplice cittadino, autorità religosa, capo tribù, sceicco, ecc. Un uomo senza la sua Jambiya si sente incompleto. Un segno di lealtà alle norme tribali ed al prestigio sociale. Spogliata del suo significato materiale e vestita soltanto del suo significato simbolico, gli uomini esibiscono fieramente il pugnale, anche  in occasioni festose, come nei  matrimoni, una fase della vita che farà acquisire loro un nuovo status sociale. Anche se nessuno sa cosa aspettarsi dal futuro, qui, un uomo, grazie ad un simbolo antico,  si conquista il suo posto nella società.

E dalla città sull’acqua a quella delle mille e una notte, il viaggio televisivo, si ferma qui.

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