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by Loretta Dalola

Mammuth e violini in Tv

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Sabato pomeriggio, si parte per un nuovo viaggio conoscitivo, televisivo, e Passaggio a Nord Ovest ci porta in Olanda per incontrare il mondo dei mammuth e in Mongolia per ascoltare le dolci note del violino a testa di cavallo. Alberto Angela ci accompagna dentro e fuori il Museo Naturalis di Leida, nei Paesi Bassi, dove è conservata la più grande collezione di ossa di mammuth riportate alla luce nel mare del nord da paleontologi trasformati in pescatori.

Una vera banca dati di questi bestioni del passato. Il termine “mammuth”  raggruppa specie differenti di grossi mammiferi del genere Mammuthus, strettamente imparentati ai moderni elefanti, che vissero in Eurasia e in America settentrionale durante il Pleistocene per circa 5 milioni di anni, per poi scomparire dalla faccia della terra.  Si adattarono al clima delle glaciazioni, avevano zanne lunghe più di 3 metri, vivevano in media 80 anni, pesavano 4/5 tonnelalte ed erano alti più di 3 metri. Una montagna che avanzava lentamente. I cacciatori preistorici li consideravano una vera miniera di cibo, avorio e  pelle. In Italia la loro presenza fu sporadica ma, altrove furono abbondantissimi, come in Siberia, dove,  grazie al clima, i resti, conservati naturalmente, riaffiorano di tanto i tanto.  Mentre in Olanda, nel mare, esistono veri giacimenti per i paleontologi e si può parlare di una vera  “pesca nella preistoria”. Un mare nel quale è possibile prelevare, cattuare, le ossa dei mammuth. Dalle reti che pescano sul fondale riemergono i resti-fossili di questa fauna di 45.000 anni fa. Pezzi di storia del nostro passato che diventano materiale preziosissimo per la ricerca umana.

Dal passato, sepolto in mare, a un presente, che deve essere conservato.  Il Morin khuur è uno strumento antichissimo,  uno degli strumenti musicali più importanti del popolo mongolo , ed è considerato un simbolo della nazione mongola. Produce un suono che viene poeticamente descritto come ampio e sfrenato, selvaggio come il nitrire di un  cavallo, o come una brezza nelle praterie. I nomadi della mongolia gli hanno sempre atribuito poteri magici. Rischiava l’estinzione, finché l’Unesco non l’ha considerato è uno dei Capolavori del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità.  Solo pochi lo suonano ancora e secondo la tradizione dei nomadi la tecnica è sempre stata tramandata oralmente.

Uno strumento  rigorosamente costruito a mano, è costituito da un trapezio in legno-incorniciato  a cui sono attaccati due stringhe. Si svolge quasi in posizione verticale con la cassa di risonanza in grembo del musicista o tra le sue gambe.  Ci sono una serie di leggende su come il Morin Khuur è stato creato, tutte basate sull’amore di un uomo per un cavallo morto. Così centrale era (ed è tuttora) il cavallo alla cultura mongola, che la testa del cavallo è stato posta sulla parte superiore dello strumento musicale, e il  pelo della coda viene utilizzato per le due stringhe e per l’arco. E nella natura selvaggia le note del violino  a testa di cavallo riecheggiano nel vento. Nella dura legge della sopravvivenza il Morin kuur viaggia con il popolo mongolo e accompagna tutti i riti, le festa della famiglia,  e le cerimonie, così come  accompagna le occasioni della vita quotidiana e  le storie raccontate ai bambini, alla  sera. Il Morin kuur, non è semplicemente uno strumento tradizionale, è un’arte affascinante, antica,  un tesoro da conservare e conoscere. Il Morin  khuur è stato e sarà il suono autentico della Mongolia, melodia dell’anima e della natura.

Augurandoci che questo strumento continui a esistere nella cultura mongola, affidiamo al  Morin Khuur il compito di diffondere  la musica del vento della Mongolia  in tutto il mondo cosicché il violino mongolo, non rimarrà in silenzio.

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