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by Loretta Dalola

Michelangelo, parte seconda

6 commenti


Secondo appunatamento con un genio indiscusso delal nostra arte. Seconda parte del racconto televisivo domenicale, condotto da Philippe Daverio: Michelangelo , che ha rappresentato un capitolo importantissimo del Rinascimento italiano, e che oggi, ci parla  attraverso la voce appassionata del conduttore de: Il Capitale in onda su Rai 3.

1505 l’artistra ha 30anni e ha già realizzato parte della sua scultura.  E’ alle prese con il San Matteo che verrà interrotto per motivi oggettivi (il viaggio a Roma) ma, da quel momento in poi le opere del Buonarrotti avranno caratteri di incompiutezza. Il santo sembra liberarsi dalla materia della creatività ma, non può giungere a compimento. L’urgenza della creatività è proprio in quest’apostolo che cerca faticosamente di trovare una forma, quasi in lotta con la materia stessa, che diverrà la prima di una serie che oggi la critica ascrive nel “non finito michelangiolesco”. Il papa lo vuole a Roma, dove vi giunge con la fama di essere il massimo scultore della sua epoca.

Qui  iniziano anni di vita tormentata. Vuole fare lo scultore ma, il Papa gli affida la Cappella Sistina. E lui fa la scultura nella pittura, crea un linguaggio pittorico nuovo, volumetrico, e lo inserisce in un ‘architettura dipinta. Non può rinunciare alla plasticità e la inserisce nell’arte del dipingere. E la piazza in alto. Il più famoso artista del Rinascimento, maestro della scultura, riesce ad esaltare la plasticità anche nelle forme della pittura. Dipinge il sublime, l’eternità. Massicce figure inserite in un contesto di nudi. Le linee corrono con un andamento prevalentemente curvo, assumendo una valenza espressiva autonoma che stacca le figure dal fondo, nonostante il loro cromatismo sfumato ed omogeneo, ma certamente ben solido che nettamente le distingue tra loro. Plasticità che si materializza nella dinamicità e vitalità delle grandiose figure, le quali allo stesso tempo, manifestano grande sofferenza ed aspirazione all’eterno. Ecco che si può parlare di un plasticismo creato unicamente per via del fondo unito alle solide figure.

Michelangelo ha avuto un solo padrone, Giulio II, ma, alla sua morte Leone X, l’incarico  muta, ora deve occuparsi delle tombe medicee. Se i rapporti con Giulio II della Rovere furono di sudditanza obbligata, quelli intimi e complici con Leone X gli permisero di ritrovarsi nell’atmosfera fiorentina. La Cappella Medicea, anche nota come sacrestia nuova di San Lorenzo (per distinguerla dalla Sagrestia Vecchia di Brunelleschi), è stato il principale lavoro di scultura realizzato a Firenze da Michelangelo, nel periodo successivo al soggiorno romano che lo aveva visto all’opera nella Cappella Sistina. La Cappella doveva essere un piccolo Pantheon della famiglia Medici, e nel periodo che vi lavorò, Michelangelo realizzò, oltre al progetto architettonico, soprattutto due monumenti funebri: la tomba di Lorenzo e la tomba di Giuliano de’ Medici. In entrambi i casi i monumenti presentano analoga tipologia: in una nicchia, ricavata in un paramento architettonico, sono inserite i ritratti dei due personaggi; in basso vi è il sarcofago sui quali sono collocate due figure allegoriche. I ritratti dei due personaggi, più che seguire la fedeltà fisionomica, sono due immagini allegoriche: Giuliano rappresenta l’uomo d’azione e di potere; Lorenzo, invece, l’uomo riflessivo e di pensiero. Entrambi i ritratti sono due possenti sculture che rivelano il carattere più alto del concetto umanistico del principe rinascimentale.

Tutto in un gioco intellettualissimo, ideale nell’esecuzione perfetta del senso dell’esaltazione che esce dalla pietra, un vibrato, un tripudio scultoreo dentro a un altro tripudio architettonico. Michelangelo è architetto ma, mette a frutto l’esperienza pittorica e decora tutto. La decorazione architettonica, senza la preoccupazione di seguire il classicismo degli ordini classici, viene adattata  alle esigenze plastiche, secondo la sua personale visione. Una raffigurazione reale dell’idea vitale, spirituale e intellettuale che si risolve e si sviluppa in uno spazio ideale: la cappella.

E il tutto diviene l’espressione del talento, dell’energia firmata dall’artista in una perfatta accuratezza esecutiva. Passione e manualità si fondono in un tutt’uno e delineano le pulsioni energetiche e la personalità del Buonarrotti. E’ la mutazione dell’architettura che deve essere estetica, pittorica, movimentata. Questa è la sua idea, e l’idea viene elaborata nella materia. In conclusione il progetto dev’essere chiaro nella mente e feroce nell’esecuzione. Sconvolgente sfida della mente che sonda il limite della mano, nella finezza esecutiva, che non vuole raggiungere la fine pur essendo in grado di farlo.

Alla morte di Leone X, gli succede Clemente VII, che vedrà lo sfascio di Roma e all’ansia dell’artisticità si aggiunge quella politica, Michelangelo arriva 60anni della sua creatività, gliene rimangono altri 30, ma, questo sarà il tema di un’altra puntata…



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6 thoughts on “Michelangelo, parte seconda

  1. Michelangelo, anche il suo nome è stupendo, come le sue opere. Qui a Bologna abbiamo un angioletto di Michelangelo, scolpito egregiamente e posto sulla tomba di San Domenico. Ha il viso del Davide, bellissimo.
    A Roma poi c’è anche il grandioso e stupefacente Mosè che non finisce mai di incantare. Quanto è bello questo Paese, con tutti i suoi tesori e tutti i suoi artisti. Bisognerebbe amarlo di più
    Ciao Loretta, un abbraccio.

  2. l’angioletto è un capolavoro giovanile e già lì si vede la differenza con gli altri, ho passato le ore a guardarlo, insieme a mia figlia, quando venivamo a Bologna, stupendoci della sua grande manualità – Nella tua città ci sono luoghi magici, imparagonabili, dove si perde la nozione del tempo, immersi e ammirati nelle atmosfere del passato – ciao

  3. Bellissimi Post su Michelangelo… Non avendo la Tv in casa non ci capito più su questi studi monografici… peccato poi non aver fatto storia dell’arte a scuola. Hai messo in parole tutte le sensazioni che mi ha lasciato la sua pittura quando per la prima volta ma madre mi portò a vedere la cappella sistina. C’era qualcosa di diverso… e si è proprio quella plasticità, quei panneggi che quasi sembrano caderti addosso. Grazie!

  4. Non c’è di chè…è un vero piacere parlare dei nostri maestri, per me la storia dell’arte è passione e formazione, lavorando con l’immagine deve continuamente, vedere, capire, confrontarmi – ciao e gazaie del contributo

  5. Cara Loretta,
    Ora ho letto questo “riassunto” di Michelangelo. Al solito scritto molto bene. A me, Michelangelo è sempre piaciuto moltissimo e… aspetto la terza puntata.
    Ciao.

  6. sarai accontentato, contaci! ciao

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