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by Loretta Dalola

L’alba di una nuova politica

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Aria di rinnovamento in Italia dopo le elezioni amministrative. Il Tg3 riflette sul  Pdl che sprofonda nella sua crisi d’identità. Un partito che annaspa, nessuno sa cosa fare, mentre l’ex leader sa esattamente di “escludere una mia candidatura a Premier”. Silvio Berlusconi e Angelino Alfano hanno respinto le dimissioni presentate da Sandro Bondi a seguito di accuse incrociate, veleni e riunioni. Insomma un Pdl nel caos, che si arrabatta, con l’obiettivo di resistere, perché il Pdl non  si archivia con dignità, ma,  tenta il rilancio, per galleggiare ancora, nell’illusoria, quanto penosa, improbabile, resurrezione.

Disordine, incertezza e confusione, ma anche improvvisi bagliori di resistenza politica si alternano nelle ore più complicate della vita del Pdl in crisi di identità e consenso. Il Pdl non è un fantasma, c’è ancora , anche se il ciclo berlusconiano è finito e si sono accorti che la gente è arrabbiata, ancora lottano, vaneggiando sulle possibili alleanze, sui concorrenti e sugli avversari. Berlusconi, indeciso, confuso,  vuole costruire ” il partito popolare europeo, in cui gli italiani che non si riconoscono nella sinistra, potranno riconoscersi”. Ma il problema è sempre lo stesso, come fare e con chi? Pier Ferdinando Casini è inafferrabile e Luca Cordero di Montezemolo non sembra intenzionato a legittimare operazioni politiche che lo avvolgano dall’esterno. Il flirt con Montezemolo e la politica non va avanti, i binari non convergono e tra treni e Ferrari non si sa se parte o resta.

Il M5S è in crescita vertiginosa. È un incubo, una certezza. Come, l’altra  cosa certa,  Monti, il resto per ora non funziona. Il disagio diffuso nel paese ha generato il rifiuto, la ribellione e visto che all’orizzonte non si vedevano proposte concrete, i cittadini, si sono rivolti a chi qualcosa da offrire ce l’aveva.  Dietro all’ampio consenso ricevuto dalle urne si nasconde, infatti, una grande fiducia nel progetto del M5S. Con l’elezione a sindaco di un loro candidato, ora i grillini sono attesi alla verifica sul campo. Dalle parole si passa ai fatti. In effetti Grillo non ha mai smesso di tuonare, sparandole grosse e ha già iniziato la marcia su Roma, dove si sono già attivati per accoglierlo e fargli capire che non avrà vita facile.

Il velocissimo emendamento, votato altrettanto velocemente, alla Camera priverebbe il Movimento 5 Stelle dei finanziamenti pubblici, del resto sempre negati da Grillo, ma, il colpo basso è nella  modifica al testo concordato da Pdl, Pd e Terzo polo sui contributi elettorali ai partiti politici presentato da due deputati dell’Udc e approvato dall’aula di Montecitorio. Stabilisce che per poter accedere ai rimborsi elettorali previsti dal provvedimento, ogni partito debba avere uno statuto. Insomma, senza Statuto, niente rimborsi. Il che significa che il Movimento 5 Stelle, ove mai un giorno decidesse di accedere al rimborso elettorale che oggi rifiuta, dovrebbe dotarsi di uno Statuto vero e proprio.  Una norma di sbarramento contro i grillini se mai si volessero trasformare in partito.

In conclusione alla legge sui finanziamenti pubblici,  ampiamente rifiutata dagli italiani con il referendum e trasformata abilmente in rimborso elettorale, che vanno a tutti , ora, si aggiunge la ciliegina, della norma ad-grillum e questo non fa altro che mettere in evidenza l’agonia in cui versano i “vecchi” partiti, nessuno escluso. Insomma la parola d’ordine, che li vede accomunati, è “fermare l’uragano Grillo”! Luomo nuovo nello scenario politico italiano. Un uragano capace, forse, di mandare in soffitta la Seconda Repubblica con i suoi vecchi e imbalsamati protagonisti.

Staremo a vedere cos’altro escogiteranno per arrestare il nuovo che avanza.

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