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by Loretta Dalola

Schiacciati dalla crisi

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Le tasse, i debiti e la mancanza di lavoro hanno fatto gettare la spugna a molti lavoratori. Ognuno di noi reagisce diversamente alle difficoltà. Crisi e suicidi come aiutare chi sta per cedere? È la domanda che si pone la rubrica Fuori Tg3. In effetti, da tempo la situazione suicidi in Italia, a causa del lavoro, sta diventando una vera e propria piaga, come non porvi attenzione?

Un gesto estremo dettato dalla disperazione e che sconvolge la vita di chi resta. Vicende umane di chi è rimasto schiacciato dai debiti e dalle responsabilità nei confronti dei suoi operai, messo con le spalle al muro, non ce la fa più e muore, volontariamente, schiacciato dall’angoscia di non potercela fare ad uscire dall’incubo economico. Un ‘escalation di suicidi che sta sconvolgendo il nostro paese e che non può lasciare indifferenti. La crisi colpisce imprendidoti, lavoratori e anche  esodati, lavoratori incentivati a lasciare il posto di lavoro tramite trattative e licenziamenti concordati che ora grazie alla nuova riforma non possono andare in pensione e si ritrovano così in un confuso purgatorio.

Esiste una rete di solidarietà che possa togliere dalla solitudine e dall’insicurezza le persone oneste?

La risposta è, no. Si è data molta importanza alla componente economica e non al fattore umano e ora non riusciamo a gestire la linea sottile che separa disperazione, rassegnazione e reazione, in attesa del miglioramento dei tempi. Non esiste una sensibilità pubblica che lanci un appiglio e le persone che hanno basato tutto il loro mondo sulle proprie forze  o sulla loro capacità imprenditorialiale, vacillano, tremano, e cadono. La crisi economica ha pesanti effetti anche sulla salute psicofisica  dei lavoratori. L’insicurezza o la perdita del lavoro, i soldi che mancano, lo stress, e poi, cattiva nutrizione, depressione, fino al suicidio. La crisi ci sta uccidendo?

La crisi economica non è solo un problema del sistema economico. Diventa presto anche un problema sociale. Il fallimento di un’azienda, un licenziamento, una cassa integrazione, un salario ridotto, per non parlare del costo della vita, sono tutti fattori che colpiscono anche la psiche degli uomini. I lavoratori che si sentono fortemente stressati al lavoro, si sentono aggrediti dall’ansia, cadono in depressione. Sono problemi che stritolano. La loro insicurezza lavorativa diventa anche l’insicurezza del loro benessere fisico.  Non abbiamo una rete sociale che li suppporta. Abbiamo perduto il concetto del noi.

Fame di lavoro, una piaga che ha bollato l’Italia. L’argomento suicidio-disoccupazione è un tabù ancora difficile da infrangere: si preferisce non approfondire l’argomento come fosse inesplicabile e remoto. A differenza di altri campi, dove abbondano ricerche, numeri e interpretazioni, su questo fenomeno non esistono specifiche indagini e anche nei resoconti di cronaca, il fattore mancanza di lavoro viene spesso liquidato come una nota a margine, citato come un epitaffio e sempre sottodimensionato rispetto a vaghi disagi personali. Eppure se i soldi diminuiscono, gli essere umani, devono essere messi al riparo  dalla disperazione e dal  senso di solitudine, perchè sono fattori non sempre controllabili dalla sola persona.

La  perdita del  diritto di “cittadinanza lavorativa”, per lo stesso lavoratore licenziato che viene  tenuto ai margini di qualsiasi circuito di ricollocazione dovrebbe rientrare  nei doveri sociali,  perché è  abbastanza ovvio che, se da un giorno all’altro alla condizione di disoccupazione si aggiunge anche la carenza di politiche di sostegno per sopperire ai bisogni basilari di una famiglia, si viene a creare un senso di solitudine e ineluttabilità capace di spingere l’individuo verso gesti estremi e disperati.

Ora più che mai bisogna puntare all crescita e dare segnali di speranza, il male sociale c’è, esiste, è diffuso,  una soluzione va trovata. Finora le politiche che si sono  messe in atto hanno puntato al debito pubblico, risolvibile con l’aumento delle tasse, mentre la crescita è sparita, ora bisogna dare priorità a forme di investimento per  creare i presupposti alla crescita, non basta il rigore, se non diamo ossigeno, il paziente , muore!

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